Roma

Keshet sarà al Pride, raggiunto accordo con mediazione sindaco

Keshet sarà al Pride, raggiunto accordo con mediazione sindaco

Keshet Italia parteciperà al Pride di Roma «all’interno di uno spezzone sicuro». In seguito entrerà a far parte del coordinamento del Pride e sarà parte attiva di un percorso di confronto in più tappe con gli organizzatori «per affrontare le tensioni emerse e ricomporre le incomprensioni».
Lo ha annunciato Raffaele Sabbadini, il presidente dell’unica associazione ebraica lgbtqia+ in Italia, nel corso di una conferenza stampa svoltasi venerdì mattina a Roma. Questa soluzione rappresenta a suo modo di vedere «una vittoria del dialogo» e una «seria assunzione di responsabilità reciproca» dopo la decisione presa a fine maggio dal Pride di non accogliere Keshet nella sfilata dei carri per la non adesione della stessa a un documento in cui si definiva “genocidio” la situazione a Gaza. Sabbadini ha ringraziato il sindaco della città, Roberto Gualtieri, per il suo ruolo di mediazione. E quanti nella società civile si sono mobilitati al fianco di Keshet, anche attraverso una lettera «commovente» sottoscritta da oltre duemila persone e fatta arrivare tra le mani del primo cittadino di Roma. La conferenza stampa non è stata però un mero annuncio, diventando di fatto un incontro in cui si è parlato di inclusione, pluralismo, democrazia, sicurezza e pari dignità con l’intervento di politici, parlamentari e attivisti per i diritti civili, moderati dalla giornalista Flavia Fratello. «È una vittoria da celebrare e riconoscere», ha dichiarato per prima la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, a detta della quale «c’era un solo nome» per definire quanto subito in un primo tempo da Keshet. Quella parola, ha detto, è «antisemitismo». Sono poi intervenuti Ivan Scalfarotto («Il Pride è la celebrazione delle differenze: avere un pensiero unico e volerlo imporre a tutti è intrinsecamente contraddittorio»), Renata Polverini («Spero che la giornata di oggi sia un punto di ripartenza del Pride»), Piero Fassino («Il percorso è esposto a rischi e quindi bisogna continuare a battersi secondo obiettivi e intenti positivi»), Paola Concia («Spero che questo sia l’inizio di un percorso per tornare a essere un movimento forte, nessuno si senta deresponsabilizzato»), Enzo Cucco («Dialogo, discussione, trovare delle vie che gratifichino tutti: questo è fondamentale»), Igor Boni («Il germe dell’antisemitismo è digerito, agire contro le discriminazioni ogni tanto funziona»), Gianluca Fioravanti («In questa vicenda sono stati feriti e violati vari articoli della Costituzione: oggi celebriamo una piccola, grande vittoria») e Antonello Sannino («Abbiamo dato prova che con il dialogo si può trovare un punto di confronto»).

«Ampliamo gli spazi di libertà»

Femminista e pioniera degli studi statistici di genere, Linda Laura Sabbadini ha posto tra gli altri l’accento sull’esigenza di «ampliare spazi di libertà invece di ridurli». Anche alla luce di una deriva, ha denunciato, che «si sta purtroppo manifestando anche all’interno dei vari movimenti: se la democrazia la si vuole davvero difendere essa deve esistere per prima anche dentro questi mondi». In apertura di conferenza ha preso la parola Vanni Piccolo, 87 anni, storica figura del movimento omosessuale. «Sono felice che la situazione si sia risolta in questo modo», ha affermato. «Comunque la si pensi, il Pride non può essere esclusione. Io al Pride voglio vedere le bandiere arcobaleno, non soltanto quelle palestinesi, anche perché in quei territori gli omosessuali sono lanciati dai tetti e trovano rifugio in Israele: io alle mie lotte non rinuncio, ma devo anche constatare come ci sia chi sta vivendo l’intersezionalità in modo improprio e superficiale». Ariel Heller, il presidente di Keshet Europa, ha invece ricordato l’aggressione subita nel Pride del 2025: «La rappresentante dei giovani palestinesi ci urlava “terroristi, assassini”. Una cinquantina di persone hanno aggredito il nostro carro e questo ha portato le forze dell’ordine a evacuarci dal corteo. I rischi di incolumità sono reali, per questo era necessario agire».

a.s.

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