Dialogo

Religioni firmano patto comune a Roma

Religioni firmano patto comune a Roma

Incontrarci, nel rispetto e nell’ascolto reciproco. Educare le nostre comunità al dialogo. Collaborare per il bene comune. Contrastare ogni forma di pregiudizio, oppressione, discriminazione ed estremismo. Prendere posizioni nette e chiare contro l’odio e le persecuzioni per motivi religiosi.
Sono alcune delle azioni previste nel patto “La via italiana del dialogo interreligioso. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale” siglato oggi a Roma, all’auditorium del museo dell’Ara Pacis, dai rappresentanti delle principali religioni presenti nel nostro Paese. La cerimonia è stata presentata come una «tappa fondamentale» nel consolidamento un percorso iniziato nel 2023 con incontri annuali nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, organizzati con l’obiettivo di avviare e stimolare «una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace». Per l’ebraismo italiano hanno firmato la presidente Ucei, Livia Ottolenghi, e il rav Giuseppe Momigliano intervenuto invece per conto dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia (Ari). Hanno aderito al patto anche i rappresentanti di Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia, Centro Islamico culturale d’Italia, Comunità Religiosa Islamica Italiana, Confederazione Islamica Italiana, Conferenza Episcopale Italiana, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Istituto Tevere, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, Sikhi Sewa Society, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Unione Buddhista Italiana, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia e Unione Induista Italiana. Una copia del documento sarà consegnata nel pomeriggio al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che incontrerà una delegazione di leader religiosi al Quirinale.

«Una consapevolezza comune»

Nella seconda parte della cerimonia, condotta da don Giuliano Savina, direttore dell’ufficio nazionale ecumenismo e dialogo interreligioso della Cei, ciascun firmatario ha svolto una riflessione. Per il presidente della Cei, Matteo Zuppi, la firma «è il frutto maturo di un percorso che ha consolidato in noi la certezza che la via dell’ascolto dell’altro e della conoscenza reciproca, spogliata da pregiudizi e luoghi comuni, sia la chiave per valorizzare quel patrimonio umano e spirituale che ogni tradizione porta in sé». L’Assemblea rabbinica «partecipa nella convinzione che, nell’ambito di questo accordo e nel contesto concreto del Paese in cui viviamo, sia possibile riconoscere i valori etici condivisi, impegnarsi per il benessere sociale della collettività, pensare a progetti responsabili per il futuro», ha affermato Momigliano, sottolineando come punto di partenza di ogni azione sia la consapevolezza «che scaturisce dall’idea fondamentale dell’essere creature di D-O». La presidente Ucei ha auspicato di rafforzare «una collaborazione stabile che favorisca la conoscenza reciproca e promuova iniziative comuni capaci di far conoscere e comprendere ai cittadini le diverse tradizioni religiose». Insieme, ha detto, «possiamo offrire un contributo concreto alla coesione sociale, al rispetto reciproco e alla costruzione di una società sempre più inclusiva e consapevole». Ottolenghi ha lodato l’ex presidente dell’Unione, Noemi Di Segni, presente in sala, per «avere aperto una strada» in questo percorso.

a.s.

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