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Famiglia, tradizione e identità: l’esperienza di Tiferet Chaim

Famiglia, tradizione e identità: l’esperienza di Tiferet Chaim

Esplora i temi “della famiglia, della tradizione e dell’identità” nell’ebraismo contemporaneo la tesi di laurea discussa lunedì mattina dalla 28enne Giada Biondini al termine del suo percorso di studi al Diploma Universitario Triennale in Studi Ebraici “Renzo Gattegna” dell’Ucei.
Giovane molto attiva nell’ambito ebraico, Biondini, premiata stamane con un 110 con lode, ha incentrato il suo lavoro sull’esperienza dell’associazione Tiferet Chaim fondata dal maskil Eitan Della Rocca con l’obiettivo di “accorciare” la distanza tra gli ebrei romani under 30 e la Torah attraverso momenti conviviali e di studio. L’associazione è oggi un punto di riferimento per alcune centinaia di giovani, tra cui l’autrice della tesi, che ha trovato non solo «un ambiente molto accogliente, un po’ come stare in famiglia» ma anche uno spazio in cui porre domande sui complessi argomenti sopracitati. Per la sua tesi ha così interpellato dodici giovani di Tiferet Chaim, sei ragazze e sei ragazzi, selezionati in quanto «testimoni privilegiati» della vita comunitaria poiché «attivamente inseriti in un contesto relazionale e associativo rilevante». E se Biondini si è rivolta loro con interviste qualitative semi-strutturate, partendo da una traccia tematica comune, oggi a interrogarla in sede di esame è stata una commissione composta tra gli altri dal direttore del Diploma Universitario Ucei, rav Riccardo Di Segni, dall’assessore all’Identità e alle politiche giovanili dell’Unione, Alex Zarfati, e da rav Giuseppe Momigliano per conto della Consulta Rabbinica. Assieme a loro anche rav Michael Ascoli e Saul Meghnagi, rispettivamente relatore e correlatore della tesi, oltre a Myriam Silvera e Ilana Bahbout, coordinatrice didattica e coordinatrice amministrativa del Diploma.

Il 7 ottobre e il “ritorno” di tanti verso la Comunità

Biondini ha illustrato le finalità della propria indagine, nata con la speranza di offrire «uno sguardo sulle modalità attraverso cui questi giovani vivono il proprio rapporto con la tradizione e con le trasformazioni della società contemporanea, evidenziando continuità, tensioni e possibili ridefinizioni dell’idea di famiglia». Peculiare la scelta di intervistare persone che, al momento della ricerca, risultavano non sposate e senza figli, di modo da valorizzare «espressioni di aspettative, rappresentazioni e proiezioni rispetto al futuro». Un futuro, ha spiegato durante la discussione nella sede della Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano “Tullia Zevi” di Roma, inevitabilmente segnato dal 7 ottobre. «È emerso in diverse testimonianze come un momento traumatico, ma anche come la spinta di un “ritorno” verso la Comunità ebraica da parte di tanti giovani: la Comunità è un luogo in cui ci sente sicuri o capiti», ha affermato. Per rav Ascoli, il lavoro svolto «offre dati e analisi di estremo interesse, uno specchio articolato su cui si potrebbe ulteriormente riflettere» partendo da alcune “proposte specifiche” in cui vengono prospettate possibilità di ampliamento dell’indagine che, sottolinea il relatore, «fornirebbero strumenti ancora più utili ai rabbini e ai dirigenti comunitari per affinare le loro politiche sulla famiglia». Interpellata da Pagine Ebraiche, Biondini racconta come il suo percorso di studi «derivi dalla mia storia personale; l’ebraismo, Israele, sono la mia vita». In un periodo non semplice, «abbiamo una luce che ci aiuta e la mia è anche Tiferet Chaim, un progetto che mantiene l’identità ebraica con valori sani e genuini».

a.s.

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