Livorno un tempo contava sette yeshivot, scuole dedicate allo studio dei testi religiosi ebraici. «Poi, progressivamente, la Livorno ebraica si spopolò», ricorda rav Umberto Piperno, rabbino maggiore della città toscana. «Quando chiuse l’ultima, la Yeshivà Marini, rav Alfredo Toaff, alla guida della Comunità dal 1924 al 1963, commentò: “Ultima scena, ultimo atto”. Aveva ragione: quando non ci sono più libri e viene meno una comunità di studio, si perde una caratteristica essenziale dell’ebraismo». A quella yeshivà, chiusa nel secolo scorso, si richiama l’iniziativa che ai primi di luglio ha riportato a Livorno rabbini, studiosi e soferim per alcuni giorni di lezioni e incontri, con momenti aperti agli iscritti della comunità ebraica livornese e di Pisa.
L’iniziativa, sostenuta dalla famiglia di Matteo Roccas in memoria del padre Fabrizio zl, è stata pensata come il primo passo verso un appuntamento annuale più ampio. «Per un rav stare con i bambini è parte del proprio mondo, ma un rabbino ha anche bisogno di continuare a studiare», spiega rav Piperno, durante una pausa del Talmud Torah, il corso di Torah per i più piccoli. «Abbiamo quindi pensato di riaprire una volta all’anno una yeshivà e l’abbiamo chiamata, naturalmente, Marini, dal luogo storico per questa città, dove studiò anche rav Alfredo Toaff e dove è conservato una parte del patrimonio ebraico locale».
All’iniziativa hanno partecipato rav Roni Klopstock da Gerusalemme e i rabbini capo di Torino, Ariel Finzi, di Firenze, Gadi Piperno, di Venezia, Alberto Sermoneta e lo stesso Piperno. Con loro, i maskilim e soferim Jonathan Di Veroli e David Limentani e il professor Luciano Tagliacozzo.
Una parte dello studio è stata guidata da rav Klopstock, docente alla Yeshivat Ha-Kotel di Gerusalemme. La sua presenza, spiega Piperno, riflette l’impostazione del progetto: un ebraismo sionista religioso, legato a Israele ma attento alle diverse tradizioni comunitarie. «La cosa migliore che può rimanere è lo studio della Torah fatto insieme», sintetizza il rabbino capo di Livorno.
Il programma ha alternato lezioni bibliche, momenti di confronto tra i rabbini e incontri aperti agli iscritti. Una parte del lavoro è stata dedicata all’eruv, la delimitazione rituale che consente di trasportare oggetti durante lo Shabbat. A Livorno Piperno sta lavorando a un eruv che dovrebbe seguire in parte il tracciato del Fosso Reale, nel sistema dei Fossi Medicei. «Abbiamo percorso il fosso in barca, osservato i punti critici e studiato con rav Klopstock le possibili soluzioni. In qualche caso può bastare aggiungere un filo o un cartello per risolvere il problema».
Di Veroli e Limentani hanno invece controllato diversi Sifrei Torah (Rotoli della Bibbia), individuandone uno da restaurare in memoria di rav Alfredo Toaff. «La possibilità di conoscere queste persone è stata molto importante, sia per Livorno sia per Pisa», osserva rav Piperno.
Durante la prima serata livornese è stato presentato anche il volume del Talmud Yerushalmi pubblicato da Belforte, con la traduzione italiana curata da Luciano Tagliacozzo. «È il miracolo delle piccole Comunità: con pochi mezzi si riescono a fare piccole imprese», commenta Piperno. Il lavoro, aggiunge, è stato sottoposto a più revisioni per cercare di garantire la maggiore accuratezza possibile del testo e della traduzione.
La visita alla Yeshivà Marini ha permesso poi di tornare sul patrimonio librario custodito nell’edificio. I volumi sono stati catalogati, anche se la digitalizzazione non è ancora completa; per alcuni sono già disponibili le prime pagine attraverso la Biblioteca nazionale d’Israele.
L’obiettivo è ora dare continuità all’esperienza della yeshivà e coinvolgere, nelle prossime edizioni, studenti e iscritti provenienti anche da Pisa, Firenze e dalle altre Comunità. «Cerchiamo di trarre lezioni dal passato e rivolgerle al futuro», conclude il rav. « E questa esperienza ha mostrato che è possibile».
d.r.
(Nella foto in alto il rabbino maggiore Umberto Piperno; al centro un’immagine della Yeshivah Marini)