Napoli

Comunità ricostituisce amicizia ebraico-cristiana

Comunità ricostituisce amicizia ebraico-cristiana

Assenza di pregiudizi; disponibilità al riconoscimento e apertura all’ispirazione dell’altro; analisi approfondita dei fatti con il costante fine di trovare un punto di intesa. Sono i tre presupposti indicati come «indispensabili» dalla ricostituita sezione napoletana dell’amicizia ebraico-cristiana.
Dopo la fine nel 2018 di una precedente esperienza, è stata la Comunità ebraica locale a rilanciare tale impegno e a decretarne la riapertura, designando alla presidenza Paolo Ferrara, 76 anni, cardiochirurgo in pensione e assessore alla Cultura della Comunità. «Non credo di sbagliarmi nel dire che è la prima volta che una Comunità istituisce un’amicizia ebraico-cristiana motu proprio e fissa la sua sede all’interno del proprio spazio», racconta Ferrara. L’iniziativa ha preso slancio dal riconoscimento del fatto che, in un momento di grave frattura, «tenere aperta la porta a tutti significa fallire». E per questo serve una selezione a monte «per tenere lontani gli estremisti, perché qualunque sforzo con un estremista, di qualunque parte egli sia, porta immancabilmente all’insuccesso dell’impresa». La sezione napoletana si rivolge a tutta la Campania e soprattutto a quella che Ferrara definisce «la terra di mezzo», rilanciando il comune impegno per il tikkun olam (il concetto ebraico di riparazione del mondo) che unisce ebrei e cristiani «al di là delle insuperabili differenze teologiche».

Ferrara ha una lunga esperienza all’interno del mondo interreligioso. A spronarlo «ormai molti anni fa» fu Alberta Levi Temin (1916-2016), storica figura dell’ebraismo napoletano e pioniera del dialogo. La nuova associazione è stata «fortemente voluta» dalla presidente della Comunità ebraica, Lydia Schapirer, con il sostegno della presidente della Federazione delle Amicizie Ebraico-Cristiane in Italia, Roberta Ascarelli. L’organismo vede la luce «con una forte voglia di fare e di essere protagonista nel sociale, anche per questo si è costituita come Ente del Terzo Settore», prosegue Ferrara. Sono anni non semplici, aggiunge, e dopo il 7 ottobre tra gli “amici” di un tempo «è sceso un totale silenzio, denso di incomprensione e di dolore». La crescente solitudine, però, «non può determinare il fallimento di un lavoro per il dialogo». Piuttosto, «dobbiamo cercare vie di dialogo differenti, con una selezione delle persone coinvolte nel dialogo stesso».

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