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Giochi del Mediterraneo ancora senza Israele, Della Pergola: «Prevale ancora l’opportunismo»

Giochi del Mediterraneo ancora senza Israele, Della Pergola: «Prevale ancora l’opportunismo»

Dal 21 agosto al 3 settembre Taranto ospiterà la ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo. Si tratta della quarta volta per l’Italia dopo le edizioni organizzate a Napoli (1963), Bari (1997) e Pescara (2009). Per la ventesima volta su venti, non per sua scelta, al torneo non parteciperà un Paese che sul Mediterraneo, a ben guardare la mappa, si affaccia: Israele. La questione tecnica è che l’ammissione dipende dal plenum «ma nel plenum ci sono molti Paesi arabi che da sempre ostracizzano Israele; il problema sono però i Paesi occidentali, come l’Italia, che a questa politica di boicottaggio non si oppongono», sottolinea il demografo italo-israeliano Sergio Della Pergola. Esponente di spicco della comunità degli Italkim, Della Pergola parla non solo da appassionato di sport ma anche da figlio di uno dei più autorevoli giornalisti sportivi italiani del Novecento, Massimo Della Pergola, inventore tra gli altri del Totocalcio e molto attivo nel rafforzamento dei legami tra Israele e Italia. L’ammissione di Israele ai Giochi «è un tema per il quale mio padre si è sempre speso molto, relazionandosi direttamente con il Coni: dai vertici dello sport italiano ha sempre ascoltato belle parole e promesse, ma tutto è rimasto teoria; ci vorrebbe un atto di coraggio, ma prevale l’opportunismo». È una questione di lungo corso che inizia già con la prima edizione del 1951, disputata ad Alessandria d’Egitto con dieci nazioni e soli maschi in gara, e che prosegue di edizione in edizione con la stessa trama, passando anche da quella del 1967 di Tunisi, la prima aperta alle donne. Dal 1993 i Giochi si svolgono con cadenza quadriennale e sempre nel segno di un rifiuto arabo di Israele, un boicottaggio “a prescindere” che precede l’emergere, nel dibattito anche europeo, di qualunque discussione attorno alla “questione palestinese”.
Nel 2025 l’attuale ministro italiano dello Sport, Andrea Abodi, disse di auspicare la presenza di atleti israeliani e palestinesi a Taranto. «Non è la prima volta che sento discorsi del genere. Anche mio padre se lo sentì ripetere tante volte: vedrai, questa è l’ultima volta senza Israele; vedrai, la situazione cambierà. Ne parlò anche con Mario Pescante, che negli anni Novanta guidava il Coni e che lo stimava molto: voleva una statua per lui in ogni piazza italiana». Eppure, rileva il figlio, «siamo sempre al solito punto ed è curioso come per i Paesi arabi sia più importante escludere Israele piuttosto che prevedere la partecipazione di atleti palestinesi, in nome di uno Stato che comunque non esiste». Il problema, accusa, «è però soprattutto l’Europa, Italia inclusa, che non fa niente» contro tale postura. Ventisei le nazioni in gara a Taranto, dove accorreranno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la premier Giorgia Meloni. Ci saranno delegazioni di Paesi dove il radicalismo islamico imperversa come Siria, Libano e Libia. Ci saranno l’Egitto di Al Sisi e la Turchia di Erdogan. Ma non ci sarà Israele.

a.s.

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