NAPOLI

Aggressione al Pride: Ucei, Comunità ebraica e Keshet sporgono querela

Aggressione al Pride: Ucei, Comunità ebraica e Keshet sporgono querela

Tre mesi dopo le aggressioni contro i rappresentanti di Keshet Italia al Pride di Napoli, la Comunità ebraica di Napoli, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e l’associazione ebraica LGBTQ+ hanno presentato mercoledì 23 settembre una querela contro i rappresentanti dell’Associazione Transessuali di Napoli (ATN) e di Arrevutamm Pride e contro gli assessori alle Pari opportunità Claudia Pecoraro, della Regione Campania, ed Emanuela Ferrante, del Comune di Napoli. Assistiti dall’avvocato Pier Giacinto Di Fiore, i querelanti chiedono alla Procura di accertare le responsabilità per quanto accaduto il 27 giugno, quando agli esponenti di Keshet fu impedito di partecipare alla conclusione della manifestazione. Nella querela si ipotizza il reato previsto dall’articolo 604 bis del codice penale, che punisce la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Al termine della sfilata, un gruppo di manifestanti aveva bloccato il carro sul quale si trovavano gli esponenti di Keshet, costretti a rifugiarsi nel backstage, dove erano stati raggiunti da insulti e dal lancio di oggetti e liquidi. All’ingresso, le grida «via i sionisti dal Pride» avevano impedito loro di uscire in sicurezza e di prendere la parola dal palco. Antonello Sannino, presidente di Antinoo Arcigay Napoli, aveva condannato le violenze, denunciando anche spintoni, sputi e una kippah tolta a uno dei manifestanti.
«I soggetti denunciati sono quelli che hanno impedito ai ragazzi di partecipare», spiega a Pagine Ebraiche Daniele Coppin, consigliere della Comunità ebraica partenopea. La querela chiama in causa anche i due assessori di Regione Campania e Comune di Napoli, presenti sul posto. Secondo Coppin, avrebbero attribuito ai rappresentanti di Keshet la responsabilità dei disordini, sostenendo che li avessero provocati: una ricostruzione che, riferisce il consigliere, sarebbe stata smentita dagli agenti della Digos presenti. Nella nota congiunta si legge che le due esponenti delle istituzioni sarebbero venute meno «a quella posizione di garanzia di cui sono titolari anche verso gli ebrei», sostenendo chi ha impedito a Keshet di partecipare alla manifestazione. Circostanze e responsabilità sono ora al vaglio della magistratura.
Per i tre firmatari della querela, gli esponenti di Keshet sono stati presi di mira «per il solo fatto di essere ebrei e di mostrare simboli ebraici». Nella nota rivolgono un appello «a tutte le forze politiche, sociali e culturali, alle istituzioni, affinché si intervenga contro ogni forma di odio antiebraico», denunciando un’ondata di antisemitismo che «spesso si diffonde anche con la violenza, come nel caso denunciato». 

(Nell’immagine, l’intervento di Sannino al termine del Pride)

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