Sukkot

Quando il generale Allenby salvò la festa

Quando il generale Allenby salvò la festa

«Quando mi addormentai sul treno, non ero più sicuro di cosa fosse reale, la guerra o Sukkot». Nel settembre 1918 Chaim Weizmann era in viaggio verso l’Egitto. La Prima guerra mondiale era ancora in corso, ma il futuro primo presidente d’Israele pensava anche a una questione inattesa: dove trovare i rami di mirto per la festa. L’episodio, narrato da Weizmann nella sua autobiografia Trial and Error, è stato raccontato di recente dalla Biblioteca nazionale d’Israele.
Poco prima della partenza, due anziani ebrei avevano fermato alla stazione Weizmann, sorpreso di non conoscerli: «A quel punto avevo l’impressione di aver incontrato ogni uomo, donna e bambino della comunità ebraica di cinquantamila persone (della Palestina mandataria), la maggior parte più volte». I due gli chiesero di non partire: Sukkot era alle porte e mancava il mirto, una delle quattro specie utilizzate durante la festa.
Weizmann guidava la Commissione sionista, arrivata dopo la Dichiarazione Balfour per porre le prime basi di uno Stato ebraico. Aveva davanti la guerra, la povertà, le malattie e le divisioni della comunità. «Conoscevo bene la necessità del mirto, ma mi era sfuggita», sottolineò nelle sue memorie. Lo statista propose di farlo arrivare dall’Egitto, ma i due anziani volevano quello di Trieste, di qualità migliore, e suggerirono di chiedere aiuto al generale Edmund Allenby. Weizmann obiettò che Trieste si trovava in territorio nemico. «Ma questa è una questione puramente religiosa», replicò uno degli anziani. Quanto all’Egitto, aggiunsero, le autorità britanniche avevano vietato l’importazione di piante per ragioni sanitarie.
Il treno stava per partire da Gerusalemme, Weizmann promise di fare il possibile, senza avere una soluzione. «Viaggiai verso l’Egitto sinceramente preoccupato per la questione del mirto e della quarantena», scrisse, sottolineando la distanza tra il proprio mondo e quello dei due anziani: quasi ignari della guerra, concentrati solo sull’urgenza di rispettare la festa ebraica.
Al Cairo, tra riunioni e altri impegni, la promessa passò in secondo piano. Fu Allenby a ricordarla a Weizmann, poco prima che questi lasciasse l’Egitto, garantendo una soluzione: «A proposito di quei mirti!», affermò il generale. «È una questione importante, se ne parla nella Bibbia. Ieri sera sono andato a leggere il libro di Neemia. Sarà lieto di sapere che abbiamo revocato la quarantena e che una fornitura di rami di mirto arriverà in Palestina in tempo per Sukkot».

(Nell’immagina, un anziano ebreo con dei rami di mirto, 1920 circa, foto di François Scholten – Israel Archive Network: Archivio Yad Ben Zvi, Ministero di Gerusalemme e del Patrimonio, Biblioteca nazionale d’Israele)




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