16 ottobre

Roma ricorda, contestata presenza Anpi

Roma ricorda, contestata presenza Anpi

Ci sono stati dei momenti di tensione a Roma durante la commemorazione in ricordo delle vittime della razzia del 16 ottobre 1943, il “sabato nero” degli ebrei romani. Alla comparsa di una delegazione della sezione provinciale dell’Anpi, con gonfalone, alcuni presenti hanno invocato la loro “cacciata” da Largo 16 Ottobre. Qualcuno si è anche rivolto al presidente della Comunità ebraica Victor Fadlun, al quale pure è stato chiesto di lasciare la piazza in caso di permanenza della delegazione dell’Anpi. «Chi ha contestato la presenza delle bandiere di Israele e della Brigata Ebraica nei cortei del 25 Aprile, chi non ha saputo difendere senza ambiguità il diritto degli ebrei e di tutti gli italiani a ricordare il contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione, chi nelle piazze si è mostrato compiacente verso la violenza propal, non può pretendere di presentarsi da noi il 16 ottobre come se tutto questo non significasse nulla e non avesse lasciato traccia nelle nostre comunità», aveva dichiarato negli scorsi giorni Fadlun, mentre la presidente Ucei, Livia Ottolenghi, aveva spiegato come fosse «legittimo aspettarsi che chi partecipa a un lutto cittadino debba essere sinceramente solidale e rispettoso verso la Comunità di Roma». Nutrito lo spiegamento di polizia. L’Anpi ha poi dovuto lasciare l’area e sono statei deposte le corone. Erano tra gli altri presenti anche il sindaco Roberto Gualtieri, il rabbino capo della città Riccardo Di Segni, il presidente della Comunità ebraica milanese Walker Meghnagi, il presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati, Federico Mollicone, il vicepresidente della Commissione Difesa della Camera, Piero Fassino. «Siamo riusciti a escludere l’Anpi dalle commemorazioni del 16 Ottobre, ottenendone l’allontanamento», ha dichiarato Fadlun in una nota diffusa dopo la cerimonia. «È stato giusto estrometterli dalla cerimonia, per non turbare un momento di sofferenza profonda, il dolore che si rinnova per un’immensa ferita».

Ottolenghi (Ucei): Ricordo diventi anticorpo democratico

Le iniziative in ricordo del 16 ottobre proseguiranno domenica mattina alle 10 con una “camminata silenziosa” per le vie del quartiere con partenza da Largo Stefano Gaj Taché, organizzata da Elvira Di Cave, Daniel Di Porto ed Elio Limentani con il patrocinio di Ucei e Comunità ebraica locale. Alle 19.45 di domenica è poi in programma la cerimonia a Largo 16 Ottobre promossa dalla Comunità di Sant’Egidio insieme alla Comunità ebraica. Interverranno il sindaco Gualtieri, il rabbino Di Segni, i presidenti Fadlun e Ottolenghi e con loro anche Baldo Reina, cardinale vicario di Roma, e il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi. Su X, oggi Ottolenghi ricorda come le 1.022 persone deportate da Roma nell’ottobre del 1943 furono solo l’inizio, perché a Roma «continuarono e da lì partirono le razzie e le deportazioni di massa in tutta Italia». A Firenze «il 6 novembre 1943 furono deportati centinaia di ebrei, fra i quali il capo rabbino della Comunità Cassuto, a Venezia nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 1943, una massiccia operazione portò all’arresto e alla successiva deportazione di oltre 240 ebrei veneziani, Milano Torino e Genova subirono retate continue, Trieste subì una repressione fortissima, qui i nazisti istituirono l’unico campo di sterminio in Italia dotato di forno crematorio, la Risiera di San Sabba, da cui partirono convogli verso Auschwitz e altri campi». Ottolenghi parla di «feroce antisemitismo» che investe ancora la collettività ebraica «con mezzi e volti nuovi». La sua speranza è che il ricordo di quelle vite spezzate «non resti soltanto una ferita della nostra storia, ma diventi un anticorpo democratico per i nostri giovani».

a.s.

I nostri siti