Venezia, “Etica medica oggi, uno sguardo ebraico”

Un prestigioso convegno di etica medica ebraica è in corso di svolgimento stamane a Venezia nella sala Montefiore della Comunità ebraica.

Organizzato dal dipartimento di Educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dalla Comunità Ebraica di Venezia e dall’Associazione Medica Ebraica d’Italia, l’incontro, dal titolo “Etica Medica oggi. Uno sguardo ebraico”, è articolato in due sessioni: Il dolore e Il trapianto degli organi e halakhà.

A introdurre la prima sessione è stato stamane il dottor David Sacerdoti cui sono seguiti gli interventi del dottore Enrico Levis, del rabbino capo di Padova Adolfo Locci, del dottor Matteo Naletto, del giornalista Khaled Magdi Allam e del presidente della Comunità Amos Luzzatto (nell’immagine).

Lo stesso Luzzatto sarà nel pomeriggio onorato con la presentazione di un numero speciale della Rassegna mensile di Israel, la rivista culturale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane cui ha dedicato molte fatiche. Intervenendo nel convegno del mattino con uno studio intitolato al Dolore e altre sofferenze, Luzzatto ha fra l’altro detto: “Come viene accolto il dolore dalla tradizione ebraica? Per prima cosa, esso, come abbiamo già detto, viene designato con più nomi, come se si dovesse distinguere fra tipi diversi di dolori. Già nella Bibbia ‘etzev indica un dolore da parto (Gn 3,16) ma anche un dolore morale ( I Sam 20,3 e II Sam. 19,3). Keev  indica un dolore fisico già in Gn 34,25, ma anche un dolore morale (il keev del cuore, Isaia  65,14 e Prov 14,13). Dalla stessa radice verbale deriva la parola  makh’ov,  anch’essa con il doppio significato (ad es. Isaia 53,3, II Cronache 6,29; di contro non è così in Lamentazioni  1,12 ed Ecclesiaste 1,18). Nella terminologia talmudica si usa la parola Tza’ar soprattutto per i dolori degli animali (TB Shabbat 128 b e Baba Metzi’a 32 b). Sempre in questa epoca più tardiva si usa la parola yissur (pl. Yissurin): Sanhedrin 45 a, Berakhot  10 a).
Ma in questi tempi si parla anche di dolori o più spesso di sofferenza, per lo più causate da dolori, provocati per amore di Dio (yissurin shel ahavà in: Commento di Rashi a TB Berakhot 5 a). Ma in linea di massima, il dolore è visto come punizione per il peccato (TB Shabbat 55 a). Dato il dipanarsi di questa terminologia nell’arco di molti secoli e probabilmente anche sotto la parziale influenza di lingue straniere, è possibile che si tratti di una pura e semplice evoluzione diacronica del linguaggio, senza che i vari termini indichino circostanze differenti o qualità differenti di dolore.
La distinzione fra vari tipi di dolore è pur sempre possibile e comporta precise conseguenze. Esattamente come una donna dell’antichità avrebbe accettato con rassegnazione il dolore del parto, così avrebbe fatto anche un fedele punito con dolori fisici per una sua trasgressione.
Il Talmud narra la storia di uno dei maggiori Maestri, punito con gravi sofferenze per aver respinto un vitellino che veniva condotto al macello e aveva cercato di nascondersi sotto la sua tunica; così facendo gli aveva detto crudelmente che la macellazione era lo scopo stesso della sua nascita. Lo stesso maestro, poi, per avere invece salvato un ratto dai colpi mortali della scopa della sua domestica, fu perdonato e sollevato dalle precedenti sofferenze (TB Baba Metzi’a  85 a)”.

La seconda sessione dedicata al trapianto di organi sarà, nel pomeriggio, introdotta da Giorgio Mortara, presidente AME, cui seguiranno gli interventi del dottor Cesare Efrati, che tratterà dapprima gli “Aspetti di bioetica medica alla luce della tradizione ebraica” poi “La compravendita di organi e le problematiche halakhiche”, e del rav Gianfranco Di Segni, che tratterà “I problemi dei trapianti di cuore dal punto di vista halakhico”.
Ai loro discorsi seguirà un dibattito moderato dalla dottoressa Daniela Roccas.

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