Qui Milano – La verità sulla morte di Ilan Halimi

“Mai più accada quello che è successo a mio figlio. Mai più un ragazzo di 24 anni sia scelto perché ebreo, rapito, torturato e ucciso. Voglio che l’impegno per l’educazione e la lotta all’antisemitismo, ci consentano di dire mai più”. A parlare è Ruth Halimi, madre di Ilan, il ragazzo parigino che nel 2006 fu sequestrato da una banda di maghrebini. Fu ritrovato abbandonato su binari ferroviari, ancora in vita, dopo 24 giorni di sevizie. Morirà poco dopo. Ma quello che colpisce della storia di Ilan, che la madre ha raccontato nel libro “24 giorni. La verità sulla morte di Ilam Halimi”, scritto in collaborazione con la giornalista Emilie Frèche, e presentato ieri sera al palazzo dell’Ispi di Milano, in una serata organizzata dal Keren Hayesod e dall’associazione Italia-Israele, non è solo l’efferatezza del crimine. È anche l’indifferenza della società civile. Della Polizia che si ostinò a non riconoscere la matrice antisemita del sequestro, nonostante tutti gli indizi portassero in quella direzione. Delle autorità politiche, che durante e dopo, non furono disposte ad ammettere i loro errori, non vollero affrontare il problema del grave antisemitismo che cresce in Francia. Persino il pubblico ministero nella sua requisitoria mancò di sottolineare adeguatamente il carattere antisemita del reato.
Proprio la gravità del silenzio sull’antisemitismo degli anni Duemila ha rappresentato il filo conduttore della serata, introdotta dal giornalista Paolo Del Debbio. “Parlare di antisemitismo oggi sembra quasi passato di moda, mentre invece è necessario denunciare quello che accade, prendendo esempio dalla signora Halimi, e dalla sua straordinaria forza nell’andare avanti”.
E un sentito grazie alla madre di Ilan è venuto anche da Luciano Bassani del Keren Hayesod, e da Silvia Guastalla, della casa editrice livornese Belforte, che ha pubblicato il libro “24 giorni”, per la prima volta in una lingua diversa dal francese. Un grazie per la decisione di vincere il suo dolore per raccontare la storia di suo figlio, perché sia un monito alla Francia e all’Europa.
“Dobbiamo domandarci cosa ci portiamo dentro nella nostra Europa colta ed evoluta. La stessa Francia bandiera dei valori repubblicani deve domandarsi cosa si nasconde dietro la facciata della francesizzazione degli immigrati, dentro cui si nascondono i rancori delle banlieu”- ha ammonito Giorgio Sacerdoti, presidente della fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea e professore di diritto internazionale all’Università Bocconi.
Il pericolo più grande che nasconde la rinascita dell’antisemitismo è il suo assumere forme nuove, darsi una facciata di legittimità proponendosi come antisionismo o addirittura semplice critica nei confronti dello Stato d’Israele. Questo denuncia l’intervento di David Meghnagi, professore dell’Università di Roma Tre “Su Israele viene riversato l’odio che in passato aveva come bersaglio le comunità ebraiche. E ricordiamo anche che nell’ideologia islamista non c’è differenza tra ebreo e israeliano”.
La serata non poteva non concludersi senza rivolgere un pensiero a Gilad Shalit, il giovane caporale israeliano da quattro anni nelle mani di Hamas.
“Come non ebreo, cittadino italiano, cittadino europeo – ha dichiarato Marco Paganoni, direttore di Israele.net e già professore dell’Università di Trieste – io dico che non possiamo accettare che un giovane innocente viva prigioniero da quattro anni perché ebreo, come quattro anni fa è stato inaccettabile, che un giovane innocente francese sia stato rapito e ucciso perché ebreo. Per questo ai terroristi di Hamas tutti noi dobbiamo dire una sola parola: liberatelo”.

Rossella Tercatin