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Qui Roma – Accoglienza delle diversità religiose e culturali

“Mi sembra un miracolo essere qui a presentare questo progetto pensato a marzo in un incontro molto informale e che vede oggi la condivisione e la sottoscrizione di tutti i rappresentanti religiosi” ha dichiarato lo psicologo Alessandro Bazzoni della ASL Roma E portavoce del progetto “L’accoglienza delle differenze e specificità culturali e religiose della ASL Roma E”, che è stato presentato all’Accademia dell’arte sanitaria del Complesso monumentale del Santo Spirito “Ora il gruppo di lavoro dovrà passare alla operatività creando una rete di relazioni con le Istituzioni che dovranno definirsi e dire in quali termini vogliono realizzarlo”.
Il progetto realizzato in collaborazione con con l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, le associazioni Religions for peace, Ascoltare le sofferenze, Cittadinanzattiva -Tribunale Diritti del Malato e Associazione volontari ospedalieri e con il patrocinio dell’Associazione medica ebraica (Ame), dell’Ordine dei medici di Roma, dell’Associazione per la tutela etica nella cura ed assistenza (Teca), dell’Associazione medici cattolici (Amci) e dell’Associazione medici di origine straniera (Amsi), si pone come obbiettivo di individuare condividere e proporre, modalità operative miranti al miglioramento delle prestazioni sanitarie dirette alle persone di differenti estrazioni culturali e religiose, per fornire a tutti i malati indistintamente le stesse fonti di sostegno relazionale, culturale, appoggio spirituale e condivisione confessionale, come ad esempio in relazione all’alimentazione, alle modalità adottate in caso di decesso, al diverso approccio di relazione e assistenza al paziente nella sua totalità, alle modalità relazionali e comunicative per condividere il consenso informato e ottenere quindi la dichiarazione di aver ricevuto un’adeguata informazione.
Dopo il saluto di professor Pier Paolo Visentin, presidente Teca e segretario generale dell’Accademia di Storia dell’Arte sanitaria, si sono susseguiti quelli di Mario Falconi (Ordine dei medici di Roma), Teofilo Katamba (Amsi), Franco Placidi (Amci), e Guido Coen (Ame) che hanno espresso la propria soddisfazione per la presentazione di questo importante progetto. “Dice il Talmud, Chi salva una vita, salva il mondo intero” ha infatti dichiarato Coen passando subito dopo a ricordare come la nella religione ebraica vi sia una lunga tradizione legata all’accoglienza del diverso e come l’essere medico implichi una maggiore disponibilità nei confronti del prossimo.
Subito dopo si è svolta la cerimonia di sottoscrizione del progetto da parte di tutti i rappresentanti religiosi intervenuti. Al dottor Cesare Efrati, medico dell’Ospedale israelitico di Roma, è stato affidato il compito di accendere una candela a nome dei rappresentanti di tutte le religioni e come simbolo delle candele che si accendono al tramonto del venerdì per celebrare lo shabbat, poi ognuno ha espresso un pensiero o una preghiera secondo il rito della propria religione, fra di essi di monsignor Sergio Mangiavacchi per la pastorale sanitaria della diocesi di Roma, Gianni Montanari dell’Unione induista italiana, Izzedin Elzir, presidente Ucoii e imam della Comunità di Firenze, Maria Angela Falà, dell’Unione buddhista italiana, del reverendo Antonio Adamo pastore della Chiesa valdese, Hari Singh Khalsa rappresentante della Comunità sikh in Italia, padre Augustin Gheorghiu della Chiesa ortodossa rumena, Dora Bognandi dell’Unione delle Chiese avventiste, Giuseppe Scaramuzza segretario regionale Cittadinanzattiva e Francesca Danese presidente del centro servizi per il volontariato del Lazio.
Alessandro Bazzoni ha quindi spiegato gli obbiettivi specifici dell’interessante progetto che vanno dalla creazione di un “Tavolo istituzionale multireligioso e interculturale” che abbia il compito di osservare, monitorare e migliorare l’accoglienza in ospedale dei malati di ogni estrazione culturale e religiosa alla redazione di un “Protocollo di accoglienza” per le strutture di degenza del polo ospedaliero Santo Spirito e, successivamente, per le strutture territoriali, alla istituzione di un “Albo di assistenti e interlocutori religiosi” accreditati presso le istituzioni ospedaliere attraverso accordi con le Comunità di appartenenza, alla creazione di uno spazio di preghiera, meditazione, raccoglimento senza emblemi o simboli di parte inteso come “luogo di apertura al silenzio” .