MUSICA – L’ebreo Petr Ginz che sbarcò sulla Luna
Il 30 luglio 1942 l’attore e musicista ebreo tedesco Wilhelm Willi Heckmann, il Kapo Georg Streitwolf e la Zigeunerkapelle furono immortalati fotograficamente durante il corteo che accompagnava all’esecuzione capitale il prigioniero Hans Bonarewitz (fuggito e catturato) mentre i musicisti dell’orchestra, a mo’ di scherno nei riguardi del fuggitivo catturato e a chiaro monito di ulteriori tentativi
di fuga nei riguardi degli altri deportati, eseguivano J’attendrai ton retour di Dino Olivieri; dopo l’esecuzione capitale di Bonarewitz i musicisti eseguirono la canzoncina popolare tedesca Alle Vögel sind schon da e la celebre Modřanská polka di Jaromír Vejvoda.
Nella tristemente celebre foto Willi Heckmann suona la fisarmonica piccola al centro in prima fila, Streitwolf a destra della foto suona la fisarmonica grande, seguono i musicisti della Zigeunerkapelle mentre il detenuto viene tirato su un carrettino; il termine Zigeunerkapelle è dovuto al fatto che la prima band musicale assemblata a Mauthausen era prevalentemente costituita da rom sostituiti in breve tempo da deportati di formazione musicale classica anche se, a dir il vero, un musicista rom rimase in organico e
fu immortalato nella medesima foto in seconda fila (foto 2).
Attore in alcuni film muti e musicista di discreta preparazione, il 29 luglio 1937 Heckmann fu arrestato dalla Gestapo a Passau e processato per omosessualità ai sensi del Paragraph 175; il famigerato Paragraph 175 apparteneva a una legge-quadro dell’Impero prussiano a tutela dei minori (in anticipo sui tempi, perseguiva con severità la pedofilia) ma parificava altresì l’omosessualità a crimine perseguibile e durante il regime fu radicalizzato su espressa volontà di Joseph Goebbels.
Allo scoppio della guerra, Heckmann fu trasferito a Mauthausen dove creò un trio per allietare le serate nel postribolo degli ufficiali tedeschi aperto nel lager, insediamento urbano zippato e rovesciato; suonare per allietare serate di quel tipo era un’attività diffusa e ben remunerata all’epoca tanto in Europa quanto negli Usa e nel continente asiatico e i lagernon ne erano immuni, ad Auschwitz I una jazz band era cooptata per lupanari riservati a ufficiali tedeschi e Prominenten (deportati privilegiati) presso il postribolo al piano rialzato del Block 24 all’ingresso del lager.
Dopo la liberazione Heckmann non riuscì a imporsi come musicista professionista in Germania a causa dei postumi di una grave infiammazione nervosa e dolori reumatici contratti nel lager, nel 1954 inoltrò richiesta di risarcimento al Governo della Repubblica Federale di Germania per il periodo di internamento a Mauthausen ma nel 1960 la richiesta fu respinta poiché Heckmann era stato imprigionato come omosessuale a ragione del Paragraph 175. Paradossi della storia: simili richieste di indennizzo morale e materiale presentate alla Germania Ovest furono respinte dai tribunali tedeschi in quanto il Paragraph 175 rimase formalmente in vigore sino al 1994.
Cresciuto ad Hannover e trasferitosi a Berlino, il cantante-cabarettista ebreo e omosessuale ungherese Paul O’Montis alias Paul Wendel era specialista del Nonsensschlager, stile canoro in voga all’epoca pieno di giochi di parole e ambiguità a sfondo omosessuale; arrestato a Praga nel 1939, il 30 maggio 1940 fu trasferito a Sachsenhausen dove morì poche settimane più tardi per suicidio, sebbene dalle dichiarazioni dei responsabili del Block trapelò una realtà diversa fatta di crudeli accanimenti e bestialità del lager nei riguardi di O’Montis tanto da spingerlo al gesto estremo.
In un prezioso documento fonografico è possibile ascoltare la sua struggente interpretazione del Kaddish [ein Ghetto-Lied] di Otto Stransky, Paul O’Montis intona la parola “Adonai” con immensa delicatezza, consapevole della forza superiore che emana dal termine che indica il Divino; quando la musica si fa
preghiera sulle labbra di un uomo, lenisce le ferite dell’anima.
Geniale scrittore, 16enne ebreo ceco deportato a Theresienstadt (prima della deportazione aveva già scritto quattro romanzi nello stile di Jules Verne), Petr Ginz (nell’immagine in alto) era anche un disegnatore straordinario, il suo disegno più celebre è Paesaggio lunare (a sinistra), oggi conservato allo Yad VaShem e raffigurante la Terra vista dalla Luna; fisicamente a Theresienstadt, mente e cuore di Ginz decollarono verso altre dimensioni e soltanto un uomo nel corpo di un giovane è capace di astrarsi dalla tridimensionalità per raggiungere il posto più inquietante dal quale osservare la Terra.
Nel 2003 una copia del Paesaggio lunare di Petr Ginz fu portata nello spazio dall’astronauta israeliano Ilan Ramon (nell’immagine in basso) a bordo dello Shuttle Columbia che tragicamente si disintegrò al rientro dalla missione spaziale; in una sorta di cerchio di memoria universale, il destino di Ilan Ramon e
quello di Petr Ginz si intrecciarono non soltanto nella comune ebraicità bensì nella capacità di guardare oltre nel senso più astronomicamente affascinante del termine.
Attraversare fiumi e atmosfere, questo è il significato più profondo del termine ever ossia ebreo.
Essere ebrei ha permesso sia a Ilan Ramon di circumnavigare la terra con in mano il disegno di Petr Ginz che a Petr Ginz di sbarcare da solo sulla Luna; anche se nella tragica realtà tridimensionale Ginz morì a Birkenau il 28 settembre 1944, a soli 16 anni e con un grande futuro da scrittore.
In un mondo migliore sia gli uomini che le idee non si disintegreranno più nel micidiale attrito atmosferico né nella bestialità di qualsiasi lager.
Francesco Lotoro