DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 13 maggio 2026
Uranio al 90% se riprendono gli attacchi. È la nuova minaccia formulata dal regime iraniano, mentre a Teheran, come racconta tra gli altri il Corriere della Sera, i pasdaran hanno appena concluso cinque giorni di manovre militari, con l’obiettivo dichiarato di «potenziare le capacità di combattimento» contro il «nemico sionista-americano». Per La Stampa, «è sempre più sottile il filo a cui è appeso il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, così come si sfibra il tessuto del consenso nei confronti di Donald Trump in America, dove si riaffaccia lo spettro inflazionistico in un quadro già appesantito dall’aumento del prezzo del petrolio». Le opzioni militari sono sul tavolo e, riporta Repubblica, Trump «le ha discusse con il Consiglio per la sicurezza nazionale prima di partire per la Cina e secondo la Cnn pende per rilanciare gli attacchi, con azioni dimostrative pesanti che secondo lui potrebbero convincere l’Iran ad accettare le sue condizioni per mettere fine alla guerra».
E se Pechino sostiene Teheran, una parte importante del Medio Oriente ha tutt’altro allineamento. Come spiega il Corriere, «molte alleanze stanno cambiando e oggi il Golfo è diviso sull’amicizia con Israele – Netanyahu ha appena inviato agli Emirati nuove batterie antimissile Iron Dome – non sulla paura dell’Iran».
Lunedì sera il Parlamento israeliano ha approvato una legge che istituisce un tribunale militare per perseguire penalmente i terroristi responsabili dei massacri del 7 ottobre. «I capi d’accusa includeranno crimini contro il popolo ebraico e nei casi più gravi i giudici potranno comminare la pena di morte», sottolinea il Foglio. Per la seconda volta dalla sua fondazione, viene ricordato, lo Stato ebraico «si confronta con un crimine che eccede il diritto penale ordinario» e in questo senso la legge appena varata dalla Knesset «è il risultato del lavoro della Commissione Legge e Giustizia, l’Avvocatura di stato e gli apparati di sicurezza».
Sul Giornale, Fiamma Nirenstein commenta il rapporto della commissione civile israeliana sul 7 ottobre, diffuso nelle scorse ore e intitolato “Silenced No More: Sexual Terror Unveil”: «Quando subito dopo il 7 ottobre con alcuni giornalisti scendemmo ai kibbutz devastati, la prima cosa, la più evidente, fu lo sfregio sessuale congiunto alla strage. Chiunque sia entrato nelle case di Kfar Aza, abbia ascoltato di prima mano i racconti di come i corpi erano stati trovati violati, spezzati, svestiti, uomini donne e bambini, trovò immediata conferma della prima impressione di medici e infermieri». Libero punta il dito contro chi a suo dire “ignora” gli stupri e le altre abiezioni commesse in quelle ore: «La sera del 12 maggio il New York Times ha aperto la homepage con un editoriale/reportage di Nicholas Kristof sulle presunte violenze sessuali perpetrate da israeliani nelle carceri ai danni di palestinesi. Il 13 mattina, mentre Cnn, Washington Post, Afp e decine di altre testate davano conto delle conclusioni della Commissione civile israeliana sui crimini sessuali di Hamas del 7 ottobre, il New York Times non c’era».
Per il Riformista, le sanzioni mirate dell’Unione europea contro alcuni “coloni” israeliani in Cisgiordania ignorano «la storia, il diritto e il contesto di sicurezza reale» ed è «ora di rimettere i fatti e la storia al centro del discorso». La Cisgiordania, si legge, «è il cuore storico del popolo ebraico, citato nella Bibbia, nei libri dei Re e dei Profeti: qui sono nate le radici di Israele, secoli prima che esistesse qualsiasi “Palestina” come entità politica moderna».
Il brano “Michelle” del cantante israeliano Noam Bettan approda alla finale dell’Eurovision. “Israele va in finale tra contestazioni in sala e in piazza”, titola il Corriere, segnalando alcune iniziative di protesta organizzate da gruppi propal «in una Vienna con misure di sicurezza rafforzate e polizia ovunque».
Sul Riformista si parla del libro biografico Eugenio Colorni – Per un’Europa libera e unita (ed. Giuntina) del giornalista Massimiliano Coccia. L’autore, viene spiegato, coglie bene «l’unità della personalità di Colorni, insieme uomo di pensiero e di azione».