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22
ottobre
2010 - 14
Cheshvan 5771
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Roberto
Colombo,
rabbino
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Rav Carucci e Rav Della Rocca hanno lodato
Avrahàm per “aver messo in gioco se stesso e la sua scuola”, con lo
scopo di liberare Lot che si era allontanato dalla Torah. Qualcuno
potrebbe leggere l’insegnamento come: “Abbassiamo il livello di Torah,
ad esempio a scuola, per permettere anche ai lontani di avvicinarsi”.
La teoria, a volte, si scontra con la pratica. Gli alunni di Avrahàm
sono scomparsi dalla Torah e poi è scomparso pure Lot.
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Sonia
Brunetti
Luzzati,
pedagogista
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“I
tedeschi sentivano il bisogno di educarci, magari uccidendoci, ma di
educarci”. (Giuliana Fiorentino Tedeschi reduce da Auschwitz alla cui
memoria è stata dedicata recentemente una giornata di studio a
Yad Va Shem).
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I falsi
dell'odio - Il libro avvelenato, fra avventura e realtà
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Ci sono buoni motivi per
credere che l’ultimo mercoledì di questo mese d’ottobre sia da
considerarsi una giornata particolare. Anche se mancano conferme
ufficiali, in quella data è previsto appaia nelle librerie una novità
di tutto rispetto, forse il fatto principale di tutta la stagione
culturale. L’editore è fra i più apprezzati: Bompiani. Il titolo un
tocco di mistero e fascinazione: Il cimitero di Praga. La firma quella
del più noto intellettuale italiano vivente: Umberto Eco. E fra gli
slogan presi in considerazione prima del lancio spunta un inevitabile
richiamo al principale caso letterario della nostra storia recente. A
trent’anni da Il nome della Rosa (di cui si calcola siano in
circolazione circa nove milioni di copie in tutto il mondo), questo
nuovo libro, che sia destinato a ripeterne il successo numerico o meno,
segna una scadenza importante. Ovviamente sul contenuto dell’ultima
opera dello scrittore e semiologo vige la massima riservatezza. Alla
vigilia dell’uscita di un grande romanzo, il fattore sorpresa è
d’obbligo e ogni tentativo di violarlo sarebbe sciocco, e anche molto
arrischiato. Eppure in questo caso l’autore ha disseminato, forse con
qualche malizia, il cammino di segnali che a ben vedere in qualche
direzione portano. E c’è pensare che si tratterà di un libro dedicato a
temi cui la minoranza ebraica è comprensibilmente molto sensibile. Se
l’attesa è alta, l’attenzione in campo ebraico, da noi o altrove,
potrebbe esserlo ancora di più. Cerchiamo di mettere assieme i pochi
indizi lasciati alla luce del sole. A cominciare dal titolo. Nella
città boema esistono diversi cimiteri. Ma quando si dice “il cimitero
di Praga” ci sono pochi dubbi: si fa riferimento al cimitero ebraico
più famoso del mondo. Un luogo del vecchio ghetto celebrato da leggende
che narrano di alchimisti capaci di tramutare ogni metallo in oro,
rabbini dai poteri magici, automi potenti e colossali, misteri,
fantasmi e storie di ebrei sempre in bilico fra speranza e
persecuzioni, successo e disastro. Nessuno può escludere che Eco, sulle
orme dei romanzi di Meyrink e del cinema di Wegener, abbia voluto
dedicare la sua fatica più recente al mito del Golem e alla Praga del
ghetto più misterioso e affascinante. Ma esiste quantomeno un’altra
possibile pista. Il cimitero di Praga non è solo un campo sovraffollato
di pietre corrose dal tempo. E’ anche un territorio della fantasia
collettiva, il luogo dove alcuni grandi falsari dell’odio antiebraico
hanno voluto immaginare si svolgessero le cospirazioni di ebrei
intenzionati ad assumere il controllo del mondo. Il laboratorio dove si
sono costruiti tutti i miti dell’odio, il repellente armamentario
culturale e ideologico che ha sostenuto i fautori del razzismo e del
genocidio. Lì si incontravano, secondo i demenziali autori dei primi
romanzetti antisemiti che facevano apparizione fra la fine
dell’Ottocento e il debutto del secolo scorso, i maggiorenti di
fantomatiche consorterie di potere per tradire la loro sete di denaro e
di dominio. E da lì avrebbero preso le mosse anche i famigerati
Protocolli dei savi anziani di Sion, il più clamoroso e tristemente
celebre falso dell’odio. Sarebbe solo letteratura di infimo livello, se
non fosse stata usata, con un successo molto maggiore delle aspettative
nutrite dagli stessi autori, per praticare il genocidio e massacrare
milioni di innocenti. La lettura dei libri di Eco mostra come il suo
lavoro letterario si inoltri sempre lungo lo stretto passaggio fra la
storia, la grande conoscenza e il romanzo, il richiamo dell’avventura.
E siano costanti elementi che riportano il lettore a quei territori fra
Piemonte e Lombardia legati al vissuto dell’autore e tanto importanti
nell’interpretazione della nostra identità. Un’analisi di
molti scritti di Eco dimostra anche come il semiologo sia un profondo
conoscitore e un’analista raffinato dalla biblioteca dei grandi falsi
dell’odio. Sua è la luminosa introduzione a The Plot il capolavoro
disegnato da Will Eisner che smaschera attori e agenti della sudicia
storia dei Protocolli (edizione italiana Il complotto, Einaudi
editore). Sue le coraggiose affermazioni che hanno opposto al mito di
un’Italia al riparo dall’antisemitismo il dato di fatto che in presenza
di un moderata componente di odio da parte del popolo, proprio gli
ambienti intellettuali e religiosi italiani abbiano offerto ai teorici
dell’antisemitismo strumenti decisivi. In ogni caso, e senza ovviamente
mettere minimamente in dubbio le migliori intenzioni di un
intellettuale rigoroso e trasparente, sembra che nelle prossime
settimane i protocolli dell’odio torneranno sotto gli occhi di molti
lettori. E per quanto la logica, la cultura e un’onesta evidenza dei
fatti smontino in modo incontrovertibile qualunque flusso malsano, è
sempre meglio restare con gli occhi aperti. Ecco, in attesa di leggere
il nuovo romanzo, il motivo di questo dossier. Anche perché, per dirla
con lo stesso autore del Cimitero di Praga, “quello che appare
incredibile è che questo falso sia rinato dalle proprie ceneri ogni
volta che qualcuno ha dimostrato che si trattava di un falso. Al di là
di ogni dubbio”.
Guido Vitale, Pagine
Ebraiche, ottobre 2010
I
savi anziani di Sion e l’epopea di una menzogna planetaria
“Una bugia - scriveva Mark Twain - fa in tempo a viaggiare per mezzo
mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe”. Così accadde
per la più violenta e dannosa bugia della storia della letteratura, I
protocolli dei savi anziani di Sion, il testo che diventerà il
manifesto dell’antisemitismo moderno. La clamorosa quanto falsa
ricostruzione di un fantomatico complotto ebraico, ordito dai cattivi
anziani o savi di Sion, si è diffusa nel tempo e nello spazio a una
velocità impressionante. Dalla Germania nazista all’Egitto di Sadat e
Nasser, dagli zar di Russia ai terroristi di Hamas, i Protocolli hanno
attraversato un secolo di storia, divenendo la scusa principe per le
più efferate violenze contro gli ebrei. Un’arma politica per
giustificare l’odio antisemita e la volontà di delegittimare Israele. »
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Qui
Milano - Libri contro l’antisemitismo
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Un pacco di libri (involucro
blu, fiocco bianco), una lunga chiacchierata e una stretta di mano.
Così se l’è cavata Luca I., 19 anni, autore di una “bravata” che poteva
avere delle conseguenze molto più serie di quelle che il giovane
avrebbe mai potuto immaginare, quando nella primavera scorsa aveva
urlato “ebrei di m…” all’indirizzo di alcuni passanti che, kippot in
testa, si dirigevano verso la propria sinagoga. Scattata la denuncia
grazie al numero di targa, Luca si è trovato coinvolto in un
procedimento penale. Così ha presentato in procura una lettera di scuse
indirizzata alla Comunità ebraica, in cui ha raccontato il suo
pentimento e la sua vergogna per un gesto stupido e superficiale. Scuse
accettate dal presidente della Comunità Roberto Jarach, ma a una
condizione. Non il risarcimento il denaro previsto in casi analoghi, ma
la ricerca della conoscenza, principio cardine dell’ebraismo. Dunque
chiuso il procedimento penale senza conseguenze, Luca si è recato in
Comunità insieme al suo avvocato Giambattista Colombo, e ha ascoltato
con attenzione le parole di Jarach, per cominciare ad apprendere quello
che prima ignorava sul popolo ebraico e sull’antisemitismo. “Devi
capire che noi siamo costretti a fronteggiare molti episodi di
antisemitismo, non solo casi isolati purtroppo, ma anche iniziative
organizzate - ha spiegato il presidente - Non è una questione di
ipersensibilità, il popolo ebraico nella storia ha trovato troppe volte
porte chiuse e stereotipi insormontabili sulla strada della propria
aspirazione all’uguaglianza. Siamo persone assolutamente normali, e
ognuno di noi ha pregi e difetti propri. Perché nel momento stesso in
cui identifichi un gruppo attribuendogli delle caratteristiche
unitarie, allora formuli un pensiero razzista”. “Sono davvero
dispiaciuto di quello che ho fatto, e più di tutto mi vergogno per la
mia ignoranza” ha ribadito il diciannovenne. Proprio all’ignoranza,
sulla scia della grande importanza data alla cultura nella tradizione
ebraica, il presidente Jarach tiene a dare rimedio. “Una cosa ti auguro
ora che questa vicenda si conclude: che tu possa diventare uno
studioso, non solo di ebraismo e antisemitismo, ma dei problemi delle
minoranze e del razzismo in generale, perché è ciò di cui il nostro
paese più ha bisogno”. E sicuramente un buon punto di partenza sarà
quel pacco blu che dalla scrivania è passato nelle mani di Luca.
Quattro volumi appositamente selezionati per lui: L’ebraismo spiegato
ai miei amici di Philippe Haddad, Ebrei in Italia 1870 -1938 di
Maurizio Molinari, Ebrei in Italia tra persecuzione fascista e
reintegrazione post bellica di Ilaria Pavan e Guri Schwarz, tutti
pubblicati dalla Giuntina, e Breve storia degli ebrei e
dell’antisemitismo di Eugenio Saracini, edito da Mondadori.
La scelta di rispondere con quattro libri al più ripetuto ritornello
antisemita si inquadra nel dibattito che si è sviluppato sulla stampa
ebraica e nazionale a proposito dell’opportunità di introdurre una
legge che punisca penalmente il negazionismo. Ipotesi commentata dal
presidente della Comunità di Milano a margine dell’incontro con Luca.
“Non penso che lo strumento migliore per combattere il negazionismo
possa essere l’intervento legislativo. Secondo la mia visione delle
cose, una legge del genere non farebbe che fornire pretesti per
contro-attacchi in nome di una pretesa libertà di espressione - ha
spiegato Jarach - Il mio auspicio è invece che le istituzioni si
impegnino per arginare le situazioni patologiche prima ancora che si
verifichino in concreto. Su questo non dobbiamo transigere. Le
università, gli enti pubblici non possono accettare di patrocinare
gente come Moffa. Penso che il nostro paese e la nostra società siano
assolutamente in grado di sviluppare questi anticorpi senza ricorrere a
una legge”.
Rossella
Tercatin
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Qui Roma - Noa: "L'italia è la mia seconda casa" |
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Auditorium
blindato per la cantante israeliana Noa protagonista del concerto di
beneficenza organizzato dall'Adei-Wizo, Associazione Donne Ebree
d'Italia, cui erano presenti fra gli altri, il presidente della
Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, l'onorevole Fiamma
Nirenstein, la professoressa Amira Meir, moglie dell'ambasciatore
d'Israele Gideon Meir e Umberto Croppi assessore alle politiche
culturali e alla comunicazione del Comune di Roma, che ha rivolto al
pubblico presente in sala il saluto del Sindaco di Roma Gianni
Alemanno. La serata, si è tenuta nella Sala Santa Cecilia
dell'Auditorium Parco della Musica, dove le presidentesse dell'Adei
Wizo di Roma Silvana Limentani e Viviana Levi hanno dato il benvenuto a
Esther Mor capo dipartimento raccolta fondi della Wizo Mondiale e
ospite d'onore della serata destinata alla raccolta fondi per il
progetto 'Warm Home' - il calore di casa- rivolto a bambine e ragazze
che non hanno una famiglia, vivono ai margini della società con grosse
difficoltà, con il rischio di trovarsi a vivere in ambienti pericolosi. »
Lucilla Efrati
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Qui
Livorno - La città riscopre il bagitto
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Non poteva che svolgersi
all’interno del mercato Buontalenti la presentazione di un archivio
sonoro dedicato al bagitto, la storica e pittoresca parlata degli ebrei
livornesi. Tra i banchi di uno dei luoghi più ruspanti di Livorno e
davanti a un pubblico numeroso, lo studioso Alessandro Orfano ha
presentato il frutto di due anni di interviste e incontri con gli
ultimi ebrei labronici ancora capaci di sbagittare, contribuendo alla
significativa ricerca storica sul tema con un lavoro originale in cui
alle varie testimonianze orali si affiancano un ricco glossario e un
approfondimento sulle peculiarità di quel gergo vivace che racchiude
nei suoi fonemi le mille anime mediterranee della città che lo ha visto
nascere. »
Adam Smulevich
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Ma chi lo ha detto?
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Stiamo leggendo la lettera di
Seneca sugli schiavi, che dichiara la sostanziale uguaglianza di tutti
gli uomini e invita a vivere “con il tuo inferiore come vorresti che il
tuo superiore vivesse con te”; i miei allievi si stupiscono che un
pagano abbia scritto frasi del genere e qualcuno azzarda addirittura
che siano state aggiunte da qualche monaco nel corso del Medioevo.
Discutono su chi sia stato il primo a dire queste cose e io faccio
notare che “Ama il tuo prossimo come te stesso” era già scritto da
secoli nella Torah; ovviamente dico “Vecchio Testamento”, perché la
cosa suoni più digeribile, ma non basta. “Non è vero” risponde
prontamente un’allieva, con il sorrisetto timido ma deciso di chi vuole
far notare all’insegnante che sta prendendo una cantonata. Io insisto e
quella chiude la discussione con un “Se lo dice Lei…” per nulla
convinto. Sconcertata, ho provato a cercare il verso con Google e ho
scoperto che in effetti si fa veramente fatica a risalire alla fonte
originale.
Esiste dunque una sorta di “negazionismo della Torah”?
Anna
Segre, insegnante
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Pagine
Ebraiche
è il giornale dell'ebraismo
italiano |
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Dafdaf
è il giornale ebraico per bambini |
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