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8 maggio 2013 - 28 Iyar
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David
Sciunnach,
rabbino
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“Questi erano i rappresentanti
della comunità .” (Bemidbàr 1, 16) Ci fa notare Rabbì Yohonatan
Iybsheiez, nel suo libro Tifèreth Israel, che i capi delle 12 tribù,
sono chiamati in questo verso con l’appellativo di “rappresentanti
della comunità”. Ciò a sottolineare che questi furono eletti
direttamente dalla comunità d’Israele come loro guide e rappresentanti.
Questo a differenza dei Giudici che invece furono nominati direttamente
da Moshè. Il titolo di “rappresentanti della comunità” ci vuole inoltre
insegnare che le guide del popolo ebraico non sono che rappresentanti e
inviati eletti dalla maggioranza della comunità, e che questi debbono
di tanto in tanto essere scelti in mezzo al popolo e render conto alla
comunità delle loro azioni per tale incarico assunto.
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Davide
Assael, ricercatore
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Il
mondo ebraico non può certo essere indifferente alla cordialità
mostrata da Papa Francesco nei confronti della Comunità Ebraica di Roma
nei giorni immediatamente successivi al suo insediamento. In questo
clima di concordia si sono insinuati, però, momenti opachi; al commento
di Atti 13 44-52 ha fatto riferimento Rav Di Segni su queste pagine la
settimana scorsa, un altro si riferisce ad uno dei primi Angelus (forse
proprio il primo), in cui commentando l’episodio evangelico della
lapidazione dell’adultera è stata richiamata la legge mosaica come
esempio di rigorismo indifferente alla compassione. Sono schemi che ben
conosciamo e che non eliminano la riconoscenza per un’attenzione
tutt’altro che scontata. Se, però, è vero che il Papa teologo non si
era distinto per grande capacità relazionale, anche un buon
sentimentalismo non è sufficiente a superare incrostazioni ideologiche
millenarie. Speriamo in una proficua sintesi fra i due atteggiamenti.
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Qui Budapest - Fermo impegno contro il
fondamentalismo |
Nuove idee per la difesa dei
valori democratici fondamentali e nella lotta al razzismo. Rilancio di
una comune piattaforma etica per le tre religioni monoteiste e
orizzonti di cooperazione per le diverse anime e correnti interne. Sono
alcuni degli elementi emersi in occasione della giornata conclusiva del
World Jewish Congress a Budapest.
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Memoria - Da Rodi ad
Auschwitz, il viaggio più lungo
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La Fondazione CDEC (Centro di
Documentazione Ebraica Contemporanea) è giunta alla fine della corposa
ricerca sugli ebrei deportati da Rodi e dal Dodecaneso nel luglio del
1944 e che dal 9 maggio i nomi e le date di nascita, le maternità, le
paternità, e il destino di ognuno, saranno disponibili, assieme a
quelli degli altri deportati dall’Italia, su internet all’indirizzo
www.nomidellashoah.it
La ricerca, generosamente finanziata dalla Claims Conference, è stata
particolarmente difficile a causa delle continue omonimie dei nomi di
famiglia e dei nipoti che hanno lo stesso nome dei
nonni. Già ne Il libro della memoria, basandomi sull’ottimo elenco di
Hizkià Franco, salvatosi fortunosamente in barca alla volta della
Turchia, avevo stilato un secondo elenco, migliorato con le nuove
testimonianze raccolte. Ora, con una missione speciale nell’isola, cui
ha collaborato Aurelio Ascoli, sono state scoperte nuove fonti
documentarie che, riportate in Italia sono state studiate, compulsate e
rese inequivocabili grazie al lavoro della collaboratrice del CDEC
Alberta Bezzan. Le persone finora identificate trascinate ad Auschwitz
dall’isola di Rodi e dall’isola di Kos, in un folle tragico viaggio di
migliaia di chilometri, sono 1815. Dopo la guerra ne erano vive 178. La
comunità ebraica di Rodi è stata distrutta per sempre.
Il 9 maggio a Roma al cinema Barberini e il 13 a Milano al cinema Orfeo
un film che a New York è già stato molto applaudito, rievocherà la
vicenda. Il regista è Ruggero Gabbai , gli autori sono Marcello
Pezzetti direttore del Museo della Shoah di Roma e me stessa per conto
del CDEC.
Liliana Picciotto
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Qui Roma - La grande ferita del 1982 |
Domani al Quirinale
cerimonia solenne in memoria delle vittime del terrorismo. Nell'elenco
tenuto dal Capo dello Stato potrebbe entrare da quest'anno anche il
nome di Stefano Gay Taché. Un denso studio in uscita nelle librerie
racconta il clima in cui fermentò l'attentato alla sinagoga del 9
ottobre 1982 che portò il terrorismo nel cuore della Capitale e in cui
il piccolo Stefano perse la vita.
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Qui Milano - Digitale, lingue, associazione Alumni Ecco il nuovo corso per la scuola della Comunità
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Digitalizzazione,
nuovo slancio allo studio delle lingue straniere, partnership con le
altre scuole ebraiche italiane ed estere, impegno sul fronte della
comunicazione e del marketing, nascita dell’Associazione Alumni: la
scuola della Comunità ebraica di Milano al centro della seduta di
Consiglio, con la presentazione di numerosi progetti messi in cantiere
negli scorsi mesi dall’assessore alla Scuola Daniele Schwarz e dalla
Commissione formata da Davide Hazan, Guido Osimo e Raffaele Turiel,
nonché dalla Fondazione Scuola.
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Qui Milano - Miss
Israele si racconta ai giovani
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Yityish Aynaw, la
popolarissima Miss Israele, in visita in Italia, si racconta in un
aperitivo organizzato da Efes2, l’ufficio giovani della Comunità
ebraica di Milano ed è ospite d’onore della Women’s Division del Keren
Hayesod.
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Qui Roma - Primo Levi nei ritratti di Larry
Rivers
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Si è svolta nei giardini del
tempio maggiore a Roma la conferenza stampa di presentazione della
mostra "Survivors. Primo Levi nei ritratti di Larry Rivers". Dal 9
maggio al 15 ottobre il Museo ebraico ospiterà tre storiche tele del
pittore americano acquistate da Gianni Agnelli in memoria dello
scrittore torinese, suo ex compagno di scuola al liceo Massimo
D'Azeglio di Torino, che dal 2002 sono in deposito alla Pinacoteca
Agnelli. A raccontare la straordinaria storia dei dipinti il
giornalista Furio Colombo che visse la vicenda a stretto contatto con
Gianni Agnelli e che ne ha raccontato tutti i particolari. Assieme a
lui il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il
direttore del Museo ebraico Alessandra Di Castro, Ginevra Elkann
presidente della Pinacoteca Agnelli di Torino e Mario Maniaci della
Fondazione Banca Nazionale delle Comunicazioni, sponsor della mostra
assieme all'Associazione Daniela Di Castro. Accompagnano l'esposizione
dei tre quadri di Rivers alcuni documenti prestati dal Centro
Internazionale di Studi Primo Levi di Torino e dell'Istituto romano per
la storia d'Italia dal fascismo alla Resistenza. (nell'immagine Alessandra Di Castro e Ginevra Elkann)
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Qui Milano - La sfida
del pluralismo culturale |
Quali sfide per le società
europee di fronte al multiculturalismo e al mondo che cambia? A
discuterne nell’incontro “Le sfide del pluralismo culturale di fronte
all’Europa - Democrazia e cittadinanza nel mondo delle differenze”
organizzato a Palazzo Morando dall’Associazione Reset-Doc, il
consigliere della Comunità di Milano Daniele Nahum, Michel Wieviorka
della Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e Marina
Calloni dell’Università di Milano Bicocca.
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Qui Trieste - Keren
Labinaz (1989-2013) |
Oggi non ho le parole, o
solo parole sorde e vuote. Nella mitologia del lavoro giornalistico ci
si immagina che un professionista esperto possa fabbricare parole
acconce a ogni circostanza e talvolta chi fa questo lavoro, dopo averne
viste tante e tante, si illude di potersela cavare in tale modo. Ma
oggi no. Non so dire il mio dolore immenso per la morte di Keren
Labinaz, che una malattia inesorabile ha rubato alla vita terrena nelle
scorse ore, fermando la sua gioventù, il suo coraggio, la sua presenza
fra noi. Aveva l'età di molti dei nostri figli, i progetti e gli slanci
che tutti dovremmo augurare loro. Ha avuto un papà formidabile nella
sua intelligenza, nella sua umanità, nel suo amore per Israele. Un
fratello meraviglioso che di questo padre è il testimone in terra. Una
madre che per molti ex alunni e amici è stata semplicemente il simbolo
della scuola ebraica. Aveva il dono dell'intelligenza, della
spontaneità e del sorriso. Quali altre parole ci possono essere. Oggi
non chiedete altre parole, bastino quelle del Rav Elia Richetti, il
rabbino di tutti noi che siamo stati giovani in quella Trieste e in
quegli anni: "Il cielo e la terra se la contendevano. Il cielo ha
vinto". Per il resto lasciatemi ascoltare un momento di silenzio e di
solitudine, salire al sole e al vento, senza più una lacrima da
spendere, verso Sant'Anna, al campo della vita dove riposano gli ebrei
di Trieste. Schiacciato dalla consapevolezza di quanto sia immensa,
accecante e spietata e terribile la primavera in questo luogo. A
Daniela, che è componente essenziale del Comitato scientifico del
giornale ebraico dei bambini DafDaf e elemento irrinunciabile per
esperienza e umanità dell'educazione ebraica in Italia; a Eitan, a
tutti i loro cari e a tutti i loro amici, il saluto commosso della
redazione. Che il ricordo vivo di Keren sia di benedizione per tutti i
giovani ebrei italiani chiamati in questi anni a costruire il futuro e
a testimoniare i valori presi in consegna di generazione in generazione.
I funerali di Keren si terranno questo pomeriggio alle 17 al cimitero
ebraico di Trieste di via della Pace.
gv
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Ticketless - Le Alpi in camera da letto
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 È
giusto abbassare gli occhi davanti allo spettacolo magnifico delle
Alpi, soltanto perché sui “segreti brutti” dei partigiani ebrei, gli
editori sfornano libri al ritmo di uno al mese? Non dobbiamo lasciarci
prendere dallo sconforto. Bisogna resistere. Resistere, resistere,
resistere. Bisogna alzare gli occhi verso l’arco alpino con orgoglio,
ribadendo che i nostri padri non salivano sulle Alpi per poltrire in
uno Chalet o flirtare con le ragazze. Proprio Levi ha lasciato pagine
sul valore etico dell’alpinismo, che piacquero a Massimo Mila. E
d’altra parte perché a Mila, a Venturi, a Chabod e ai partigiani non
ebrei non viene mossa l’accusa che oggi si muove ai giovani ebrei
giudicandoli colpevoli di aver deciso di resistere al nazifascismo
negli stessi luoghi dove trascorrevano le loro vacanze? Perché mai la
confidenza con le montagne dovrebbe essere una colpa? In montagna si
era soliti andare, fra l’altro, anche per ragioni di studio, come
faceva il dialettologo Benvenuto Terracini, di cui ci rimane una
testimonianza semi-comica nell’autobiografia del fratello matematico:
“A proposito degli studi di mio fratello sul dialetto di Usseglio,
vorrei ricordare che per convincere a collaborare alcuni diffidenti
montanari, pensava di facilitarli con l’elogio delle mucche che essi
conducevano al pascolo, sintetizzato nelle parole ‘Oh, che bele
vache!’, talvolta seguite dall’invito rivolto ai montanari ad aprire la
bocca e lasciarvi introdurre della plastilina con la quale registrare
più esattamente la pronuncia di alcune consonanti, secondo quanto
intendeva fare Benvenuto reduce da un corso di fonetica sperimentale
tenuto a Parigi dall’abbé Rousselot”. Le Alpi a tal punto entravano
nella vita degli ebrei piemontesi da ritrovarsele in camera da letto.
Sempre nei “Ricordi di un matematico” (Roma, 1968, pp. 156-157) di
Alessandro Terracini, si descrive un gioco diffuso nelle case ebraiche
del Novecento. In certi piovosi pomeriggi domenicali la camera dei
bambini si trasformava in baita. Dopo avere imbacuccato i figli, zaino
in spalla, si consentiva loro di saltare su e giù dai tavoli e dalle
poltrone, facilitando la salita in cima all’armadio più alto perché
lassù si consumasse, finalmente, il pic-nic.
Alberto
Cavaglion
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Periscopio - Giulio
Andreotti |
Ho avuto la fortuna di
conoscere da vicino Giulio Andreotti in occasione di tre congressi
internazionali organizzati dal centro di Studi Ciceroniani (Varsavia
1989, New York 1991, Courmayeur 1995), a cui lo scomparso Senatore, in
qualità di Presidente del Centro, ebbe la cortesia di invitarmi, e ne
ricordo con nostalgia la grande disponibilità e simpatia umana negli
incontri privati (meno condizionati dalla nota aura di mistero e
impenetrabilità, non so quanto da lui voluta, legata alla sua persona).
Ricordo, in particolare, un colloquio abbastanza lungo che avemmo a
Varsavia, a una cena offerta dall’Ambascatore d’Italia, nel quale
parlammo della sua recente visita ad Auschwitz, per poi passare
all’attualità, e in particolare al conflitto medio-orientale: una
conversazione di grande interesse, nel corso della quale mi espose con
chiarezza e cortesia quella che era la sua visione del problema. (...)
Francesco
Lucrezi, storico
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notizie flash |
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rassegna
stampa |
Qui Milano - Una serata per ricordare Herbert Pagani
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la rassegna |
La
Comunità ebraica di Milano e l’Hashomer Atzair ricorderanno stasera
alle ore 20.30 nell’aula magna Benatoff il cantautore Herbert Pagani,
con uno sguardo speciale al suo rapporto con l’identità ebraica, il suo
paese d’origine, la Libia, e il paese che tanto amava, Israele.
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La tragica storia della gente della Comunità ebraica di Rodi e della deportazione dall’isola viene raccontata sul Corriere della Sera
da Liliana Picciotto, storica del Centro di documentazione ebraica
contemporanea e consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane, che annuncia la messa online dei nomi dei deportati su
www.nomidellashoah.it e presenta il film realizzato sul tema dal
regista e consigliere comunale Ruggero Gabbai, che verrà proiettato in
anteprima a Roma il 9 maggio e a Milano il 13 maggio.
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L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che
incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli
articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente
indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di
posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone
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