
Elia Richetti,
rabbino
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Il
problema principale di questa Parashà è il ruolo che deve rivestire il
Santuario. Può esistere per l’Ebraismo una “casa di D.o”, un luogo nel
quale Egli realmente risiede? Il Midràsh racconta che quando Ha-Qadòsh
Barùkh Hu’ ha ordinato a Moshè di far costruire il Mishkàn, il
Tabernacolo mobile, dicendogli “Fammi un Mishkàn perché desidero essere
presente presso i Miei figli”, gli angeli hanno obiettato: “Padrone del
mondo, perché scendi nel mondo inferiore? La Tua lode è nell’essere nei
cieli!”. A ciò Egli rispose: “Vi giuro che farò come avete detto voi,
ma avete sbagliato una cosa: la Mia lode è che Io riempio il mondo!”.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Mi
è capitato a volte di condurre scambi epistolari polemici con
interlocutori con i quali vi erano profonde divergenze di vedute. I
temi per lo più riguardavano gli aspetti politici della società
israeliana. Dopo aver letto o ascoltato espressioni che ritenevo
gravemente inaccettabili e nocive, non mi sono trattenuto dal sollevare
controargomenti anche aspri con le persone in questione, e queste mi
hanno risposto con altrettanta asprezza. Fino a che lo scambio è giunto
al termine, sempre per iniziativa dell’altra persona. Riporto qui due
esempi di questa fase terminale. Il primo: “Finora l’avevo considerata
una persona seria, rispettavo le sue opinioni, la pregherei di non
scrivermi più” (Luisa Morgantini, 4 aprile 2002). E il secondo: “Mi
dispiace, la facevo più scaltro e generoso … Non mi scriva più… Mi ha
scritto lei per primo, non lo faccia più per favore” (Giulio Meotti, 24
novembre 2011). Ora ci vorrebbe un bravo semiologo che spieghi la
differenza fra questi due testi.
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I muri, le parole d'odio
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“Una
vergogna da cancellare”. Così il Mattino nel rilanciare una campagna
mediatica finalizzata a togliere dalla toponomastica napoletana la via
intitolata a Gaetano Azzariti, giurista firmatario del Manifesto della
Razza che nel ’39 fu messo a capo dell’apposito Tribunale da parte di
Mussolini. L’iniziativa ha il supporto dell’editorialista del Corriere
della sera Gian Antonio Stella, che ieri ne ha scritto in proposito sul
quotidiano di via Solferino. “Le vicende di Azzariti – riflette oggi
Giuseppe Montesano – sono ormai materia di Storia, di quella memoria
che serve a decifrare il passato per capire il presente, ma non possono
essere onorate dal nome dato a una strada”. Nuove scritte, nuovi
messaggi di violenza sui muri di Roma. Ad essere preso di mira anche il
presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici (“Pacifici boia”,
tra le varie scritte). La parola boia sembra riacquistare cittadinanza
e riecheggia anche all’interno del Parlamento, scrive Paolo Graldi sul
Messaggero (rubrica Colpo d’occhio), “per bocca di un deputato
testa-calda in cerca di scandalosa notorietà: un insulto che è anche un
vilipendio verso il capo dello Stato”. Intervistato da Famiglia
Cristiana, il rabbino conservative Abraham Skorka si sofferma una nuova
volta sulla sua amicizia con papa Bergoglio, sulle sfide e sulle
opportunità del dialogo interreligioso e sulla prossima visita del
pontefice in Israele. Da quest’ultimo evento, Skorka dice di aspettarsi
due cose: “Prima di tutto il rafforzamento del dialogo fra ebrei e
cattolici, per aprire una nuova era di comprensione fra di noi. In
secondo luogo un forte messaggio di pace, sia politica sia spirituale”.
Un messaggio, sottolinea, che è “per gli ebrei, i palestinesi e tutti i
popoli della regione, con un invito alla preghiera”.
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Memoria viva
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Ogni
anno il Giorno della Memoria riporta l’attenzione dell’opinione
pubblica sulla Shoah e sulle sue vittime. Ma la cadenza delle
celebrazioni non basta.
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israele
"Negoziato, evitiamo passi falsi"
“Se
i negoziati di pace con i palestinesi dovessero interrompersi e
iniziasse un boicottaggio europeo, anche parziale, l'economia
israeliana farebbe un salto all'indietro, ogni persona ne sentirà
l'effetto sulle proprie tasche, il costo della vita si alzerebbe, della
sanità, del sistema educativo, il budget per il welfare e per la difesa
sarebbe ridotto e molti mercati stranieri ci chiuderebbero le porte”. È
uno scenario preoccupante quello proposto dal ministro delle Finanze
israeliano Yair Lapid (nella foto) in occasione del suo intervento
all'Istituto per gli studi della sicurezza nazionale. Affermazioni che
suonano come una risposta a distanza al collega di governo, il ministro
dell'Economia Naftali Bennet che aveva dichiarato, suscitando uno
scontro al vertice con il premier Benjamin Netanyahu, che “uno stato
palestinese distruggerà l'economia israeliana”.
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LETTERATURA
Italia-Israele, penne a confronto
“Non
possiamo cambiare il passato – spiegava la scrittrice israeliana Judith
Rotem – ma possiamo scegliere come raccontarlo, quali percorsi seguire
per farlo, e in questo modo è il passato che ci cambia, che influenza
il nostro presente e futuro”. Sette percorsi differenti, sette
esperienze che affondano le proprie radici in terreni diversi, con
analogie e dissonanze, sette scrittrici per dialogare su “Le radici e
le ali”. Questo il tema cuore della due giorni romana di cui sono state
protagoniste tre delle più importanti voci della letteratura israeliana
al femminile, Judith Katzir, Savyon Liebrecht e Judith Rotem, che si
sono confrontate con le colleghe italiane Milena Angus, Lia Levi,
Rosetta Loy e Chiara Valerio. Una tavola rotonda, organizzata
dall’ambasciata di Israele in Italia e dalla Casa delle letterature,
per riflettere sul passato nei giorni della celebrazioni del 27 gennaio
che ha messo a confronto letterature diverse così come esperienze
personali differenti, aprendo diversi spunti di riflessione sulla
Memoria e l’influenza che ha avuto nella costruzione delle coscienze
civili e letterarie dei due paesi.
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27 gennaio - qui martina franca
Nove piccoli cucchiai
Alunni
di tutte le cinque scuole secondarie di primo grado del Comune di
Martina Franca protagonisti, sul palcoscenico dell'Auditorium Cappelli,
della messa in scena di "Nove piccoli cucchiai" di Marci Stillerman,
pubblicato in Italia per i tipi di Mamash. Ne è risultato uno spettacolo
completo, frutto di un'approfondita analisi di tutte le componenti
della narrazione per trasmettere, e ancor prima per comprendere da
parte degli alunni stessi, il valore della Memoria. Entusiasta Cosimo
Yehuda Pagliara, delegato della Comunità ebraica di Napoli (che ha
concesso il patrocinio all'evento) in Puglia e Basilicata. "Un piccolo
capolavoro - afferma - che è frutto di una seria attività didattica e
di collaborazione tra scuole diverse che hanno costantemente compulsato
le istituzioni ebraiche per conoscere prima di condividere e che sarà
opportuno replicare appena possibile, come espressamente richiesto alle
cinque dirigenti scolastiche, coordinate dalla professoressa Leporato
del comprensivo 'Chiarelli' dal folto pubblico accorso e dall’assessore
alla cultura del Comune di Martina Franca Antonio Scialpi".
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27 gennaio - qui roma
Musica, ultima speranza
"Dal
1940 al 1945 i lager si portarono via la libertà, la dignità umana, la
carriera, la quotidianità (fatta di pianoforte, studi, ricerche,
creazione artistica) dei musicisti ebrei, nella maggior parte dei casi
gli tolsero anche la vita; ma non poterono prendergli la musica". E'
questo enunciato a ispirare il convegno 'Oltre le sbarre...musicisti
durante la persecuzione' in programma nel pomeriggio nella sala Pietro
da Cortona nei musei capitolini a cura dell'archivio di Stato di Roma e
con il supporto dell'archivio storico della Comunità ebraica,
l'archivio storico Siae, la soprintendenza archivistica per il Lazio e
l'istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi.
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Setirot
- Il loro saluto
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Più
ancora delle immonde, ignobili gesta di chi ha oltraggiato Roma con le
ormai famose teste di maiale, a me preoccupano quei molti bravi ragazzi
che al primo raduno dei giovani del Nuovo Centrodestra di Angelino
Alfano hanno accolto l’inno di Mameli con il saluto romano fascista.
Stefano Jesurum, giornalista
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Time
out - L'emblema del male |
È
dannatamente pericolosa la riflessione di Marcello Veneziani su il
Giornale di ieri in cui sostiene che la Shoah abbia sostituto
nell'immaginario collettivo la crocifissione di Gesù come emblema del
male assoluto. Paragonare un evento storico come lo sterminio degli
ebrei ad un evento religioso che, seppur fondamentale e importante per
miliardi di persone, è circoscritto al campo della fede, rischia di
causare pericolosi equivoci. In primis, quella di degradare la Shoah a
atto di fede collettiva e non invece a fatto storico la cui storicità è
monito perenne degli effetti del razzismo e dell'antisemitismo.
Daniel Funaro
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