Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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“Rabban
Gamliel diceva: ogni studente la cui interiorità (i pensieri ed i
sentimenti?) non è come la sua dimensione esteriore (i comportamenti ed
i tratti caratteriali?) non entri nel luogo di studio” (Talmud
babilonese, Berachot 27b). Un insegnamento farisaico non proprio da
“sepolcro imbiancato”.
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David Bidussa,
storico sociale
delle idee
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Molti
parlano della morte del libro come se morisse la libertà di lettura.
Condivido il timore, ma non sarà il libro elettronico a uccidere il
libro. Il libro morirà se noi non ci saremo. Nel 1756 qualcuno tentò di
“uccidere” Encyclopédie di Diderot, promettendo la restituzione dei
soldi ai sottoscrittori. Non ci riuscì: non uno dei sottoscrittori che
ancora attendevano i volumi chiese la restituzione dell’anticipo.
Quando ci chiediamo se il libro abbia un futuro noi dobbiamo sempre
chiederci se ci sia garantita la libertà di lettura, ovvero la
possibilità di narrare e di diffondere una storia diversa ,
alternativa, opposta a quella che ci giunge dal’alto. E laddove questa
non sia garantita di trovare le forme e le vie per rivendicare e
praticare il diritto ad averla. Nessun altro lo farà al posto nostro.
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ROMA -
Questa sera alle 20, al Museo ebraico di Roma, limud in ricordo di Anna
Ascarelli Blayer. Per onorare "la signora del Museo" interverranno il
rav Benedetto Carucci Viterbi, Georges de Canino, Yoav Gianni Dattilo e
Rina Menasci.
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Un ciclo di incontri sull'etica medica
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Un
ciclo di incontri sull’etica medica patrocinato dal Dipartimento
Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei locali del Tempio dei Giovani
sull’Isola Tiberina con cadenza settimanale. Appuntamento ogni lunedì
alle 20. Tra i rabbinim coinvolti Roberto Colombo, Roberto Della Rocca,
Riccardo Di Segni, Cesare Efrati, Gianfranco Di Segni, Benedetto
Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto
Piperno.
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Pedalando nella Memoria
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Oggi
a Roma il tradizionale appuntamento con la pedalata in ricordo di
Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau
tra le vittime della razzia del 16 ottobre 1943. Sulla Gazzetta dello
Sport un articolo del giornalista UCEI Adam Smulevich. “Dalle Fosse
Ardeatine a Porta San Paolo, Da Via Tasso al Vecchio Ghetto: il corteo
a pedali – scrive Smulevich – si snoderà nei luoghi che videro
compiersi crimini atroci e che rappresentano oggi un lascito di
inestimabile significato nel processo di comprensione, mai conclusosi,
dell’orrore e della violenza che caratterizzarono quel periodo
storico”. Prevista inoltre una sosta a Gay Street per sottolineare
quanta urgenza vi sia nella lotta, non solo al razzismo in ogni sua
forma e all’antisemitismo, “ma anche al veleno mai sopito
dell’omofobia”.
Sarà processato a breve e con l’accusa di istigazione all’odio razziale
il neofascista romano che – lo scorso gennaio e alla vigilia del Giorno
della Memoria – aveva indirizzato alla sinagoga, all’ambasciata
israeliana e al Museo di Roma in Trastevere tre pacchi contenenti
altrettante teste di maiale. “Moroni, interrogato a Piazzale Clodio, ha
confermato di essere stato lui l’autore della provocazione specificando
di aver agito da solo e ‘senza alcun fine di offendere i morti nei
campi di concentramento’. Una ricostruzione – si legge sul Messaggero –
che non ha convinto il magistrato”.
Curioso aneddoto sulle pagine del Corriere della sera Milano. Cesare
Rimini racconta infatti la visita di un rabbino in uno studio
d’avvocati vicino al Palazzo di Giustizia. Una visita, legata
all’imminente festività del Pesach, che ha suscitato curiosità in tutti
i presenti e che è stata caratterizzata da alcune perle di saggezza.
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QUI ROMA
Pedalando nella Memoria
Nel
nome di Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta alla
deportazione tra i 1023 ebrei catturati dai nazistl il 16 ottobre 1943.
Nel nome di tutti quei cittadini che credono nella democrazia, nei
diritti, nella libertà. Sono stati ancora una volta in tanti - nel
solco di questi valori - a salire in sella a una bicicletta in
occasione della decima edizione di Pedalando nella Memoria, la pedalata
organizzata dal comitato romano della Uisp nei luoghi che più hanno
segnato la storia della Capitale e dei crimini che vi furono commessi
durante il nazifascismo. Dalle Fosse Ardeatine a Porta San Paolo, da
Via Tasso al Portico d'Ottavia: un itinerario affrontato con la
consapevolezza del significato e dell'ineludibilità di questi luoghi
nella comprensione di ciò che è stato. Quattro le diverse postazioni di
partenza, un unico punto d'arrivo: Largo 16 ottobre. Tra le varie tappe
una sosta anche a Gay Street per lanciare un messaggio non solo contro
il razzismo e l'antisemitismo ma anche contro il veleno dell'omofobia.
A
dare il benvenuto ai ciclisti arrivati nell'area del Vecchio Ghetto
(nell'immagine in alto) sono stati, tra gli altri, l'ex assessore
municipale Carla Di Veroli (nipote di Settimia e tra le anime
dell'iniziativa), il vicepresidente della Comunità ebraica romana
Giacomo Moscati, l'assessore alla Memoria Elvira Di Cave, il
consigliere comunale Athos De Luca e Aldo Pavia dell'Associazione
Nazionale Ex Deportati. Di Veroli ha inoltre letto un messaggio del
presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici.
a.s twitter @asmulevichmoked
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dialogo e incomprensioni
Bergoglio tira in ballo i "farisei"
"Non
facciamo come i 'farisei', eliminiamo, invece, i comportamenti che non
sono cristiani, per camminare decisamente sulla via della santità.
Siamo tutti cristiani, ma tutti abbiamo a volte comportamenti che non
sono cristiani". Queste le sconcertanti esortazioni riferite dalle
agenzie di stampa riguardo al discorso del papa all'Angelus, davanti a
diverse migliaia di persone radunate in piazza San Pietro.
Negli scorsi giorni Bergoglio, accogliendo una delegazione di oltre 500
parlamentari e rappresentanti della Repubblica in San Pietro, aveva
parlato di corruzione lanciando una lunga serie di accuse al Sinedrio
di duemila anni fa e rispolverando antichi pregiudizi antiebraici che
facilmente potrebbero prestarsi a interpretazioni distorte.
Un'occasione che il giornalista e aspirante teologo Eugenio Scalfari
non si è lasciato scappare, tanto che su Repubblica di oggi, nel suo
consueto appuntamento domenicale con i lettori, si lascia nuovamente
andare a riflessioni inquietanti sulla classe sacerdotale dell'antico
Israele.
Sul notiziario quotidiano Pagine Ebraiche 24, intanto, anche rav
Benedetto Carucci Viterbi fa riferimento al luogo comune ricorrente
della cultura dominante sui farisei e lo demolisce, dimostrandone la
sua strumentalità, con una citazione dal Talmud: “Rabban Gamliel -
ricorda - diceva: ogni studente la cui interiorità (i pensieri ed i
sentimenti?) non è come la sua dimensione esteriore (i comportamenti ed
i tratti caratteriali?) non entri nel luogo di studio (Talmud
babilonese, Berachot 27b). Un insegnamento farisaico non proprio da
sepolcro imbiancato”.
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Popolo, tecnica e consenso |
L’ottimo
risultato ottenuto dalle liste del Front National di Marine Le Pen
nelle recenti elezioni amministrative francesi ci obbliga a ritornare
su un argomento che già era stato fatto oggetto di riflessioni, ossia
lo spazio del populismo. Il quale, in estrema sintesi, si nutre della
grave crisi della politica come forma di rappresentanza organizzata,
credibile e legittimata, degli interessi collettivi. Il populismo, in
altre parole, non è già una delle forme o delle ideologie di cui si
nutre la politica, propendendo semmai a sostituirsi integralmente ad
essa. Come tale, si percepisce e si autodefinisce nei termini di una
totalità, un insieme conchiuso e sufficiente a sé di posizioni,
atteggiamenti e scelte.
Claudio Vercelli
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Nugae
- Piaghe d'Egitto
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Perché
non scrivo mai le mie opinioni su come va il mondo delle cose serie e
importanti per il genere umano? Principalmente perché sono pusillanime,
e questo è risaputo. Ma in realtà è veramente una buona idea, evita un
buon numero di potenziali strafalcioni. Per dire, in un articolo di
qualche giorno fa il signor Ahmad Al-Gamal, editorialista di un
giornale egiziano, cercava di persuadere il governo del suo paese a
intentare una causa contro Israele per le dieci piaghe. Le dieci piaghe
bibliche, si intende.
Francesca Matalon, studentessa di lettere antiche
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Identità: Haim Hazaz
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Nel
1958 l’allora Primo ministro dello Stato di Israele, David Ben Gurion
si è trovato a gestire il fatto che la nozione stessa di identità
ebraica era diventata in Israele oggetto di una legislazione che
avrebbe avuto implicazioni pratiche cruciali. A cinquanta “Saggi di
Israele” Ben Gurion pose la domanda divenuta il titolo del lavoro del
professor Eliezer Ben Rafael, che in un e-book intitolato “Cosa
significa essere ebreo?” – scaricabile dai siti www.proedieditore.it e
www.hansjonas.it – ha messo in luce per la prima volta in Italia quella
discussione sistematica sull’identità ebraica. Ogni domenica, sul
nostro notiziario quotidiano e sul portale www.moked.it, troverete le
loro risposte. Oggi la risposta di Haim Hazaz. Nato in Ucraina, si
distingue presto come scrittore e drammaturgo. Riceve un’istruzione
laica e tradizionale. Dal 1914 al 1921 vive in diverse città della
Russia. È a Mosca, giornalista della testata in lingua ebraica Ha-am
(Il popolo,) quando scoppia la rivoluzione d’Ottobre (1917). Nel 1921,
va a Costantinopoli e nel 1922 parte per Parigi e Berlino. Nel 1931
emigra in Palestina, si stabilisce a Gerusalemme e continua la sua
carriera di scrittore e drammaturgo. Politicamente molto attivo, dopo
il 1967 diventa difensore dell’idea del Grande Israele. Ha pubblicato
il suo primo lavoro nel 1918, in Russia. Si tratta di un bozzetto
apparso sul periodico in ebraico Ha-Shiloah, dal titolo Ke-vo hashemesh
(Al calar del sole), che lo rese celebre. Ha pubblicato in seguito
numerose opere tra cui Be-qetz ha-yamim (La fine dei giorni), (1950) e
Delatot nehoshet (Le porte di bronzo) (1956). Nel 1953 ha ottenuto il
premio di Israele e nel 1942 e nel 1970 il premio Bialik.
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