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30 marzo 2014 - 28 Adar II 5774
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
“Rabban Gamliel diceva: ogni studente la cui interiorità (i pensieri ed i sentimenti?) non è come la sua dimensione esteriore (i comportamenti ed i tratti caratteriali?) non entri nel luogo di studio” (Talmud babilonese, Berachot 27b). Un insegnamento farisaico non proprio da “sepolcro imbiancato”.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Molti parlano della morte del libro come se morisse la libertà di lettura. Condivido il timore, ma non sarà il libro elettronico a uccidere il libro. Il libro morirà se noi non ci saremo. Nel 1756 qualcuno tentò di “uccidere” Encyclopédie di Diderot, promettendo la restituzione dei soldi ai sottoscrittori. Non ci riuscì: non uno dei sottoscrittori che ancora attendevano i volumi chiese la restituzione dell’anticipo. Quando ci chiediamo se il libro abbia un futuro noi dobbiamo sempre chiederci se ci sia garantita la libertà di lettura, ovvero la possibilità di narrare e di diffondere una storia diversa , alternativa, opposta a quella che ci giunge dal’alto. E laddove questa non sia garantita di trovare le forme e le vie per rivendicare e praticare il diritto ad averla. Nessun altro lo farà al posto nostro.
 
ROMA - Questa sera alle 20, al Museo ebraico di Roma, limud in ricordo di Anna Ascarelli Blayer. Per onorare "la signora del Museo" interverranno il rav Benedetto Carucci Viterbi, Georges de Canino, Yoav Gianni Dattilo e Rina Menasci.
 
Un ciclo di incontri sull'etica medica
Un ciclo di incontri sull’etica medica patrocinato dal Dipartimento Educazione e Cultura UCEI, avrà luogo nei locali del Tempio dei Giovani sull’Isola Tiberina con cadenza settimanale. Appuntamento ogni lunedì alle 20. Tra i rabbinim coinvolti Roberto Colombo, Roberto Della Rocca, Riccardo Di Segni, Cesare Efrati, Gianfranco Di Segni, Benedetto Carucci, Ariel Di Porto, Amedeo Spagnoletto, Gavriel Levi, Umberto Piperno.
 
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Pedalando nella Memoria
Oggi a Roma il tradizionale appuntamento con la pedalata in ricordo di Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau tra le vittime della razzia del 16 ottobre 1943. Sulla Gazzetta dello Sport un articolo del giornalista UCEI Adam Smulevich. “Dalle Fosse Ardeatine a Porta San Paolo, Da Via Tasso al Vecchio Ghetto: il corteo a pedali – scrive Smulevich – si snoderà nei luoghi che videro compiersi crimini atroci e che rappresentano oggi un lascito di inestimabile significato nel processo di comprensione, mai conclusosi, dell’orrore e della violenza che caratterizzarono quel periodo storico”. Prevista inoltre una sosta a Gay Street per sottolineare quanta urgenza vi sia nella lotta, non solo al razzismo in ogni sua forma e all’antisemitismo, “ma anche al veleno mai sopito dell’omofobia”.
Sarà processato a breve e con l’accusa di istigazione all’odio razziale il neofascista romano che – lo scorso gennaio e alla vigilia del Giorno della Memoria – aveva indirizzato alla sinagoga, all’ambasciata israeliana e al Museo di Roma in Trastevere tre pacchi contenenti altrettante teste di maiale. “Moroni, interrogato a Piazzale Clodio, ha confermato di essere stato lui l’autore della provocazione specificando di aver agito da solo e ‘senza alcun fine di offendere i morti nei campi di concentramento’. Una ricostruzione – si legge sul Messaggero – che non ha convinto il magistrato”.
Curioso aneddoto sulle pagine del Corriere della sera Milano. Cesare Rimini racconta infatti la visita di un rabbino in uno studio d’avvocati vicino al Palazzo di Giustizia. Una visita, legata all’imminente festività del Pesach, che ha suscitato curiosità in tutti i presenti e che è stata caratterizzata da alcune perle di saggezza.
 
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  davar
QUI ROMA
Pedalando nella Memoria
Nel nome di Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta alla deportazione tra i 1023 ebrei catturati dai nazistl il 16 ottobre 1943. Nel nome di tutti quei cittadini che credono nella democrazia, nei diritti, nella libertà. Sono stati ancora una volta in tanti - nel solco di questi valori - a salire in sella a una bicicletta in occasione della decima edizione di Pedalando nella Memoria, la pedalata organizzata dal comitato romano della Uisp nei luoghi che più hanno segnato la storia della Capitale e dei crimini che vi furono commessi durante il nazifascismo. Dalle Fosse Ardeatine a Porta San Paolo, da Via Tasso al Portico d'Ottavia: un itinerario affrontato con la consapevolezza del significato e dell'ineludibilità di questi luoghi nella comprensione di ciò che è stato. Quattro le diverse postazioni di partenza, un unico punto d'arrivo: Largo 16 ottobre. Tra le varie tappe una sosta anche a Gay Street per lanciare un messaggio non solo contro il razzismo e l'antisemitismo ma anche contro il veleno dell'omofobia.

A dare il benvenuto ai ciclisti arrivati nell'area del Vecchio Ghetto (nell'immagine in alto) sono stati, tra gli altri, l'ex assessore municipale Carla Di Veroli (nipote di Settimia e tra le anime dell'iniziativa), il vicepresidente della Comunità ebraica romana Giacomo Moscati, l'assessore alla Memoria Elvira Di Cave, il consigliere comunale Athos De Luca e Aldo Pavia dell'Associazione Nazionale Ex Deportati. Di Veroli ha inoltre letto un messaggio del presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici.

a.s twitter @asmulevichmoked
israele
Tsad Kadima, progetti di futuro
Grande successo per l’annuale serata di gala della onlus Tsad Kadim svoltasi negli scorsi giorni al Teatro di Gerusalemme (Sala Sherover). Una festosa serata nel corso della quale è stato possibile fare il punto gli sviluppi delle attività educative e riabilitative che l’associazione svolge da più di 26 anni in Israele. Scopo della serata raccogliere fondi per appoggiare i progetti dell’associazione a favore di più di 400 bambini e ragazzi e in particolare in favore delle attività del nuovo centro diurno per ragazzi dai 21 anni in su attivo dal settembre 2013.
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dialogo e incomprensioni
Bergoglio tira in ballo i "farisei"
"Non facciamo come i 'farisei', eliminiamo, invece, i comportamenti che non sono cristiani, per camminare decisamente sulla via della santità. Siamo tutti cristiani, ma tutti abbiamo a volte comportamenti che non sono cristiani". Queste le sconcertanti esortazioni riferite dalle agenzie di stampa riguardo al discorso del papa all'Angelus, davanti a diverse migliaia di persone radunate in piazza San Pietro.
Negli scorsi giorni Bergoglio, accogliendo una delegazione di oltre 500 parlamentari e rappresentanti della Repubblica in San Pietro, aveva parlato di corruzione lanciando una lunga serie di accuse al Sinedrio di duemila anni fa e rispolverando antichi pregiudizi antiebraici che facilmente potrebbero prestarsi a interpretazioni distorte. Un'occasione che il giornalista e aspirante teologo Eugenio Scalfari non si è lasciato scappare, tanto che su Repubblica di oggi, nel suo consueto appuntamento domenicale con i lettori, si lascia nuovamente andare a riflessioni inquietanti sulla classe sacerdotale dell'antico Israele.
Sul notiziario quotidiano Pagine Ebraiche 24, intanto, anche rav Benedetto Carucci Viterbi fa riferimento al luogo comune ricorrente della cultura dominante sui farisei e lo demolisce, dimostrandone la sua strumentalità, con una citazione dal Talmud: “Rabban Gamliel - ricorda - diceva: ogni studente la cui interiorità (i pensieri ed i sentimenti?) non è come la sua dimensione esteriore (i comportamenti ed i tratti caratteriali?) non entri nel luogo di studio (Talmud babilonese, Berachot 27b). Un insegnamento farisaico non proprio da sepolcro imbiancato”.

pilpul
Popolo, tecnica e consenso
L’ottimo risultato ottenuto dalle liste del Front National di Marine Le Pen nelle recenti elezioni amministrative francesi ci obbliga a ritornare su un argomento che già era stato fatto oggetto di riflessioni, ossia lo spazio del populismo. Il quale, in estrema sintesi, si nutre della grave crisi della politica come forma di rappresentanza organizzata, credibile e legittimata, degli interessi collettivi. Il populismo, in altre parole, non è già una delle forme o delle ideologie di cui si nutre la politica, propendendo semmai a sostituirsi integralmente ad essa. Come tale, si percepisce e si autodefinisce nei termini di una totalità, un insieme conchiuso e sufficiente a sé di posizioni, atteggiamenti e scelte.

Claudio Vercelli
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Nugae - Piaghe d'Egitto
Perché non scrivo mai le mie opinioni su come va il mondo delle cose serie e importanti per il genere umano? Principalmente perché sono pusillanime, e questo è risaputo. Ma in realtà è veramente una buona idea, evita un buon numero di potenziali strafalcioni. Per dire, in un articolo di qualche giorno fa il signor Ahmad Al-Gamal, editorialista di un giornale egiziano, cercava di persuadere il governo del suo paese a intentare una causa contro Israele per le dieci piaghe. Le dieci piaghe bibliche, si intende.

Francesca Matalon, studentessa di lettere antiche
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Identità: Haim Hazaz
Nel 1958 l’allora Primo ministro dello Stato di Israele, David Ben Gurion si è trovato a gestire il fatto che la nozione stessa di identità ebraica era diventata in Israele oggetto di una legislazione che avrebbe avuto implicazioni pratiche cruciali. A cinquanta “Saggi di Israele” Ben Gurion pose la domanda divenuta il titolo del lavoro del professor Eliezer Ben Rafael, che in un e-book intitolato “Cosa significa essere ebreo?” – scaricabile dai siti www.proedieditore.it e www.hansjonas.it – ha messo in luce per la prima volta in Italia quella discussione sistematica sull’identità ebraica. Ogni domenica, sul nostro notiziario quotidiano e sul portale www.moked.it, troverete le loro risposte. Oggi la risposta di Haim Hazaz. Nato in Ucraina, si distingue presto come scrittore e drammaturgo. Riceve un’istruzione laica e tradizionale. Dal 1914 al 1921 vive in diverse città della Russia. È a Mosca, giornalista della testata in lingua ebraica Ha-am (Il popolo,) quando scoppia la rivoluzione d’Ottobre (1917). Nel 1921, va a Costantinopoli e nel 1922 parte per Parigi e Berlino. Nel 1931 emigra in Palestina, si stabilisce a Gerusalemme e continua la sua carriera di scrittore e drammaturgo. Politicamente molto attivo, dopo il 1967 diventa difensore dell’idea del Grande Israele. Ha pubblicato il suo primo lavoro nel 1918, in Russia. Si tratta di un bozzetto apparso sul periodico in ebraico Ha-Shiloah, dal titolo Ke-vo hashemesh (Al calar del sole), che lo rese celebre. Ha pubblicato in seguito numerose opere tra cui Be-qetz ha-yamim (La fine dei giorni), (1950) e Delatot nehoshet (Le porte di bronzo) (1956). Nel 1953 ha ottenuto il premio di Israele e nel 1942 e nel 1970 il premio Bialik.

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