David
Sciunnach,
rabbino
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““...
Siate santi ...” (Vaikrà 19, 2). Ha detto a proposito di questo verso
il Grande Zaddìk Rabbì Yehudà Lieb Alter di Gur, conosciuto per il suo
commento come Sefàt Emèt: L’uomo può meritare la Santità solamente
quando annulla se stesso per la collettività, quando vede se stesso
come una parte inscindibile della Comunità d’Israele. Allora quando
tutta la Comunità sarà come un’unica persona tutti saranno Santi.
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David
Assael,
ricercatore
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Anche
se in ritardo (causa festività) vorrei esprimere la mia vicinanza a
Renzo Gattegna, uomo colto a cui tutti dobbiamo molto. Le vergognose
parole di Beppe Grillo sono, come sottolineato da molti, un insulto a
tutto l'ebraismo italiano. Però, forse, possiamo trovare una nota
positiva: Grillo insulta la televisione dopo averla frequentata per
anni, insulta il Festival di San Remo dopo averne calcato il palco ben
più di una volta (credo 7), insulta i compensi televisivi dopo averci
campato in abbondanza, chissà mai, forse, prima era ebreo! Meglio
riderci su perché gira un sondaggio che lo dà al 28%, in ulteriore
crescita rispetto alle politiche di una anno fa. E conosco anche ebrei
che lo sostengono.
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Temi e immagini
del pensiero ebraico |
"Temi
e immagini del pensiero ebraico”. Questo il titolo del ciclo di
incontri ospitato presso la nuova sede della Biblioteca Universitaria
di Genova, l’ex Hotel Colombia (luogo storico della città, che ospitò e
fece cantare grandi nomi tra cui anche i Beatles). L'iniziativa è
organizzata da Laura Mincer (Università di Genova) da Alberto Rizzerio
(Centro Culturale Primo Levi) e Ilana Bahbout (DEC-UCEI).
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Falsità e cospirazioni
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Le
tesi cospirazioniste sull'11 settembre, con ebrei complici degli
americani per danneggiare l'Islam, il rispolvero del falso dei
Protocolli dei savi anziani di Sion, la setta degli illuminati
dominatrice del mondo. Grazie a internet l'universo dei dietrologhi e
dei complottisti ha trovato e trova sempre più diffusione nel pubblico,
in particolare tra i giovani. Un fenomeno pericoloso che, secondo una
denuncia di Le Monde, sembra attecchire tra molti studenti francesi. A
rilanciare la notizia sui quotidiani italiani, Il Corriere della Sera e
La Repubblica. Secondo molti giovani d'Oltralpe a dominare il mondo
sarebbe una fantomatica setta, gli Illuminati, che tra i propri adepti
conterebbe il presidente americano Barack Obama, l'ex presidente
francese Nicolas Sarkozy ma anche cantati pop come Rihanna. Ma come
sottolinea la giornalista Elisa Mignot su Repubblica, “la parola
'Illuminati' è spesso seguita da affermazioni antisemite e
negazioniste”. In Francia sulle teorie del complotto personaggi come
Alain Soral e il comico Dieudonné, noto per le posizioni antisemite,
hanno costruito gran parte del proprio successo, fomentando velenosi
quanto pericolosi pregiudizi antiebraici. Per aver portato un
gruppo di studenti palestinesi in visita ad Auschwitz, Muhammed Dajani,
docente di Studi americani dell'ateneo di Al Quds, deve ora vivere
blindato nella sua casa di Gerusalemme Est. Additato come traditore del
popolo palestinese, Dajani racconta al giornalista Maurizio Molinari
(La Stampa) il perché della sua scelta. “Dajani – scrive Molinari - è
convinto che il riconoscimento della Shoà sia un pilastro della
convivenza e legge dunque come 'un passo positivo' la scelta del
presidente palestinese Abu Mazen di inviare ad Israele un messaggio per
il giorno dell'Olocausto. Ciò non toglie – sottolinea il giornalista -
che molto resta da fare: i libri del Mein Kampf sulle bancarelle di
Ramallah celano un negazionismo frutto del rigetto di Israele”.
Sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella dedica il proprio
editoriale alla controversia nata tra una coppia milanese e l'anagrafe
sulla scelta di chiamare la figlia Lior. “I nomi un po' 'eccentrici'
rispetto, a quelli più usati, in realtà, sono occasione di risse,
polemiche politiche e cause giudiziarie - scrive Stella - da
molto prima che quei due genitori milanesi di religione ebraica si
ribellassero ('siamo disposti ad arrivare anche in Cassazione') al
rifiuto dell'anagrafe milanese di chiamare la loro figlia Lior (in
ebraico significa 'Mia Luce') perché non è chiaro se si tratti di un
nome maschile o femminile”. “Confusione – continua il giornalista - in
qualche modo esistente anche nel mondo ebraico se è vero che portano
quel nome, oltre a molte donne, anche un cestista (Lior Eliyahu), un
calciatore (Lior Refaelov) e un cantante, Lior Attar”.
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Ticketless
- Le orecchie lacerate |
Da
settimane trascuro il tema per cui Ticketless è nato: le comunicazioni
interurbane, ferroviarie ma non solo. Come allignavano gli ebrei
veneziani a Milano? I milanesi a Roma, i romani a Trieste, i triestini
a Ferrara, i ferraresi a Mantova, i mantovani a Bologna? Andata e
ritorno (o solo andata): per ragioni di cuore, matrimoniali, ma
anche professionali o di studio. Ogni vettore, quale che sia la meta e
l’approdo, presenta sorprese. Oggi vorrei parlare, sono parte in causa,
dei piemontesi a Firenze. Lo faccio a partire da un saggio inedito
scritto da una studiosa, che reputo fra le migliori conoscitrici degli
archivi (non soltanto ebraici) in Toscana, Liana Funaro. A lei si
devono studi sulle comunità di Livorno e Firenze, edizioni di
carteggi di Benamozegh e tante altre cose sempre accompagnate da una
rara sensibilità umana.
Alberto Cavaglion
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Reuven Yaron (1924-2014) |
Con
la scomparsa di Reuven Yaron, venuto a mancare lo scorso 3 aprile a
Gerusalemme, la comunità scientifica internazionale perde un Maestro di
alta statura, che ha dato un contributo di rilevante valore alla
crescita delle discipline storico-giuridiche e, in particolare, al
consolidamento e al prestigio del sistema accademico israeliano, che ha
avuto in lui per decenni un punto di riferimento di sicura fama
mondiale.
Nato a Vienna nel settembre 1924, allievo del grande David Daube, Yaron
appartiene a quella schiera di giuristi di formazione continentale che,
fuggiti dall’ostile Vecchio Continente, portarono in Terra d’Israele
l’antico patrimonio della cultura giuridica europea, per farlo
lievitare e fruttificare nel nuovo contesto scientifico del rinascente
Israele, al servizio delle peculiari esigenze teoriche e pratiche della
risorta patria ebraica.
Francesco Lucrezi, storico
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Dialogo, cogliere le nuove sfide
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L’articolo
del rav Riccardo Di Segni dal titolo “I limiti del dialogo e una
sinfonia che suona male” in cui critica l’omaggio sinfonico alla
memoria delle vittime ebree della Shoah da parte dell’organizzazione
cattolica Il Cammino Neocatecumenale, il concerto in memoria di
Auschwitz e, implicitamente, i rabbini che hanno partecipato a questo
evento e me in particolare, è stato portato alla mia attenzione la
prima volta quando è stato pubblicato da Moked-Pagine Ebraiche in
italiano. Nonostante il fatto che io considerassi l’articolo una
visione ingiusta e distorta della realtà, non pensavo di dover
replicare pubblicamente, lasciando in tal modo intendere che potesse
esserci un conflitto personale tra me e il rav Di Segni. Infatti, anche
quando il suo articolo è stato pubblicato in inglese, desideravo
attendere l’occasione di un faccia a faccia con rav Di Segni per
esprimere di persona le mie forti riserve riguardo ai suoi commenti e
al suo approccio alla questione. Durante questo incontro, che si è
svolto nel suo ufficio un mese e mezzo fa, ho cercato di chiarire i
fatti e la mia posizione e ho detto che non avrei voluto contraddirlo
pubblicamente. Rav Di Segni mi ha detto che, al contrario, se avessimo
avuto una sincera differenza di pareri (che io chiamai un “makhloket
lshem shamayim”, cioè un argomento sincero per il bene del Paradiso),
allora avrebbe gradito una pubblica replica. Sono rimasto comunque
sorpreso nel vedere che il suo articolo è stato pubblicato di nuovo
dalla versione internazionale di Moked e quindi, alla luce
dell’incoraggiamento del rav Di Segni, ho deciso di avvalermi di questo
“diritto di replica”.
David Rosen, direttore per i rapporti interreligiosi dell'American Jewish Committee e Consigliere al Gran Rabbinato di Israele
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