
Elia Richetti,
rabbino
|
Si apre il quarto libro della Torah, il
cosiddetto “chomàsh ha-pequdìm”, il libro dei censimenti; il popolo
viene contato due volte, tenendo i Leviti separati dal resto del
popolo. Questi conteggi sono significativi e problematici al tempo
stesso, sia per le modalità, sia per il concetto stesso di conteggio.
Tuttavia non di questo parleremo, bensì della parola “Be-midbàr” (nel
deserto), che apre la nostra Parashah.
|
|
Leggi
|
Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
|
Da Gerusalemme dove viviamo, nonostante
l'accesso solo parziale alla televisione italiana, seguiamo i
telegiornali e osserviamo i candidati alle elezioni europee di questo
fine settimana. Fra gli altri c'è un figuro politico inquietante che
visto in televisione sembra un incrocio fra un pazzo e un cretino. Se
alla fine costui, come dice di voler fare, dovesse raggiungere un ruolo
di responsabilità non tanto nel parlamento europeo quanto nel governo
italiano, credo sarebbe opportuno considerare seriamente la fuga.
Finché siete in tempo.
|
|
 |
"Shoah, rigettiamo paragoni fuori luogo" |
"Gli ebrei italiani assistono con sgomento e
preoccupazione a una campagna elettorale in cui ripetutamente si
evocano simbologie, fatti e personaggi di un passato terrificante per
lanciare messaggi subliminali e denigrare avversari, nella illusoria
speranza di raccogliere facili consensi fra un elettorato che in realtà
è molto più maturo di quanto non si ritenga”. Così è intervenuto il
presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
|
|
Leggi
|
 |
Il piano di pace Bennett |
Mentre i negoziati di pace tra israeliani e
palestinesi si sono arenati oramai da settimane, il ministro
dell’Economia israeliano Naftali Bennett, leader del partito Habayt
HaYeudi, sceglie le pagine dell’autorevole quotidiano americano The
Wall Street Journal per rilanciare una sua proposta che definisce
“Piano di stabilità”. Sottolineando l’ambiguità della politica
dell’Autorità nazionale palestinese guidata da Mahmud Abbas – che ha
deciso di riallacciare i rapporti con Hamas, il gruppo terroristico che
governa la Striscia di Gaza – Bennett sostiene che “i palestinesi che
vivono in alcune porzioni della West Bank (note come Area A e Area B)
dovrebbero autogovernarsi” e perché ciò sia possibile “Israele deve
permettere ai palestinesi completa libertà di movimento, il che
richiede di rimuovere tutti i blocchi stradali e checkpoints nella West
Bank. In particolare – aggiunge il ministro – Israele dovrebbe
smantellare la barriera di sicurezza realizzata nell’ultimo decennio
per difendersi dagli attacchi terroristici durante la Seconda
Intifada”. Per Bennett la sicurezza di Israele è garantita
dall’Intelligence del paese e dunque la barriera non sarebbe più
necessaria. Nel piano poi è prevista un aiuto alla controparte
palestinese per sviluppare la sua economia. Per l’Area C della West
Bank, il ministro dell’Economia invece propone l’annessione della zona
allo Stato di Israele con la possibilità per i residenti palestinesi di
ottenere la piena cittadinanza israeliana. “Gerusalemme Est e il Golan
sono territori di Israele – afferma Bennet – e ciò dovrebbe essere vero
anche per l’Area C”.
“Il saluto nazista? Non sempre è un reato”. Il Corriere della Sera
riporta la notizia della decisione di un Tribunale federale svizzero di
Losanna di escludere la punibilità penale del saluto nazista se inteso
come dichiarazione di un’idea personale. “Il gesto è un crimine –
spiega il Corriere facendo riferimento alla decisione dei giudici
elvetici – solo se, oltre che per dichiarare le proprie convinzioni,
viene usato per diffondere ad altri l’ideologia razzista”.
Cosa è cambiato dal viaggio in Israele di Paolo VI del 1964 a quello
che cinquant’anni dopo vedrà protagonista l’attuale pontefice, Jorge
Mario Bergoglio? “Quel viaggio di Paolo VI – scrive Leo Lestingi sulla
Gazzetta del Mezzogiorno – si collocò in un contesto in cui il papa era
ancora nelle condizioni di ignorare ufficialmente l’esistenza dello
Stato d’Israele. Infatti, in tutto il viaggio, Montini non lo nominò
mai”. I rapporti tra Israele e Vaticano, con alti e bassi, si sono
fortemente evoluti nel tempo, così come è accaduto nelle relazioni tra
ebraismo e cristianesimo. “Per quanto riguarda il piano della
riflessione – scrive Lestingi riferendosi all’attualità – la presa di
posizione finora più impegnativa è contenuta nei nn. 247-248
dell’Evangelii gaudium di papa Francesco, laddove si ribadisce
l’esistenza di legami ‘speciali’ con il popolo ebraico la cui Alleanza
con Dio non è mai stata revocata. Quel popolo e la sua fede sono
considerati una «radice sacra» dell’identità cristiana”.
Gli elettori dell’Unione Europea si preparano per le imminenti elezioni
del Parlamento UE e la grande preoccupazione è l’avanzare dei partiti
populisti e di estrema destra. Su La Stampa, l’intervista a Marine Le
Pen, leader del francese Front National, che dei sentimenti
euroscettici e della retorica xenofoba ha fatto una bandiera. Di ieri
le vergognose parole del padre di Marine, Jean-Marie Le Pen (fondatore
del Front National) che suggeriva l’ebola come soluzione ai problemi
demografici del Terzo mondo. Alla demagogia e all’antieuropeismo di Le
Pen e simili, risponde indirettamente Roberto Della Seta con un corsivo
sull’Unità. Una riflessione che parte dall’eredità di Auschwitz per
rimarcare l’importanza dei valori su cui si fonda l’Europa nata dalle
ceneri della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah.
Teatro. Su Panorama la regista Andrée Ruth Shammah racconta il “suo
Teatro Parenti”: un luogo che deve diventare “un punto d’incontro
trasversale, sempre più aperto su Milano”. Nella lunga intervista la
regista spiega la sua visione del palcoscenico, riflettendo anche su
temi personali. Sulla sua identità ebraica, ad esempio, Shammah spiega
“il mio ebraismo sta solo nella traccia che lascerò di me
nell’esistenza di chi mi ama”.
Una nuova puntata della telenovela sul discusso libro di Giulio Meotti
“Ebrei contro Israele” (Belforte editore) appare sul Foglio di oggi.
Imbastendo una trafila di citazioni fra le critiche ormai stranote
rivolte al pamphlet, l’anonimo articolista tenta di tenere desta
l’attenzione del lettore al prezzo di evocare inquietanti stereotipi.
Tutte le voci citate lascerebbero intendere una sostanziale
convergenza, quasi l’accordo di una consorteria, quasi una congiura,
per condannare il libro. Per consolidare la suggestione si tace
deliberatamente delle rare ma pure esistenti voci che del libro hanno
segnalato l’importanza.
|
|
Leggi
|
 |
|
|
|
J-CIAK
- IL FESTIVAL DI CANNES
Le
matite della libertà
“Questo
film vi trasporterà, commuoverà, appassionerà, sorprenderà e vi aprirà
una finestra su un mondo di cui non sospettate l’esistenza: il mondo di
dodici disegnatori impegnati, talvolta in pericolo, spesso arrabbiati.
Dodici disegnatori e disegnatrici che a prima vista non hanno nulla in
comune ma sono uniti in un’unica battaglia: quella per la libertà
d’espressione. Libertà che non è mai garantita e sempre va
riconquistata, nelle democrazie come nelle dittature”.
A parlare è uno dei protagonisti del film in questione, Michel Kichka,
uno dei più importanti cartoonist israeliani, che lunedì a Cannes,
sotto una pioggia di flash, ha percorso i fatidici 24 scalini del
Palais des Festivals. Insieme a lui, a presentare fuori concorso
“Caricaturistes, fantassins de la democratie”, la regista Stéphanie
Valloatto, Radu Mihaileanu (il regista di Train de vie, Vai e vivrai e
L’orchestra) che ha collaborato alla sceneggiatura e prodotto la
pellicola, Plantu, Willis, Rayma, Baha Boukhari, Boligan e Danziger. Un
red carpet anomalo, per una pattuglia di vignettisti arrivati da tutto
il mondo a testimoniare il loro quotidiano impegno, divenuto oggetto di
un film che - dal Venezuela alla Cina, dal Medio Oriente alla
Danimarca, dalla Russia alla Costa d’Avorio – ne segue le tracce di
vita e di lavoro, fra censure, autocensure e repressione.
Daniela Gross
Leggi
|
QUI
TRIESTE
Memoria,
Laboratorio aperto
La
memoria materia viva. La memoria patrimonio di tutta la società”, con
le parole inaugurali dello storico Giacomo Todeschini (Università di
Trieste) il Laboratorio della Memoria entra nel vivo e la
collaborazione fortemente voluta fra l’ateneo triestino, l’Università
di Lubiana, la Provincia giuliana e l’Istituto per la storia del
movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia, riafferma la città
adriatica capitale e luogo di incontro di tutte le minoranze, ma anche
spazio di riflessione e di conoscenza delle sofferenze e dei diritti
delle minoranze.
È dedicato alla Memoria dei Traumi del XX Secolo il seminario
organizzato con il Comitato scientifico del Laboratorio della Memoria,
che apre i battenti stamane all’auditorium del Magazzino delle Idee.
L’iniziativa aperta alla cittadinanza contempla molti interventi
dedicati alla memoria della perdita economica e dell’esilio conseguenza
dei conflitti bellici, alle emigrazioni forzate e alle discriminazioni
razziali. Le memorie individuali e collettive vengono indagate nel
corso del seminario non solo sotto il profilo storico e letterario, ma
analizzate da esperti in neuroscienze che operano sul territorio per
scoprire anche l’aspetto fisiologico del trauma legato alle vicende
accadute.
Nell’immagine gli storici
Marta Verginella (Università di Lubiana) e Giacomo Todeschini
(Università di Trieste), la Presidente della Provincia giuliana Maria
Teresa Bassa Poropat e la storica Anna Maria Vinci dell'Istituto per la
storia del movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia durante
la presentazione al Laboratorio delle idee.
Leggi
|
qui
roma
La
voce dei cori ebraici d'Europa
Da
San Pietroburgo a Roma, da Leopoli a Londra, sei cori, provenienti da
tutta Europa, si incontreranno nella Capitale per dare vita a un
affascinante viaggio nella tradizione musicale ebraica. Sbarca infatti
a Roma, il Festival internazionale di cori ebraici, la rassegna che da
voce all'intreccio tra ebraismo e musica e che sarà protagonista la
prossima settimana delle serate capitoline. Il Festival, realizzato con
il patrocinio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, della
Comunità ebraica di Roma, assieme al Comune capitolino e alla Regione
Lazio, è stato presentato oggi presso le sale del Museo ebraico di
Roma. A testimoniare l'interesse e il valore dell'iniziativa il
conferimento dell'Alto patronato del presidente della Repubblica. "La
presenza dei vari cori europei a Roma è un'opportunità per le varie
realtà culturali ebraiche europee per incontrarsi e condividere
un'esperienza indimenticabile", ha affermato nel corso della
presentazione il presidente del Festival nonché del coro Ha-Kol,
Richard Di Castro. Al suo fianco, per raccontare il significato
dell'iniziativa, il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo
Pacifici e il direttore artistico del Festival Andrea Orlando,
direttore del Coro HaKol. A rappresentare invece il coro della diocesi
di Roma, cui interpretazione andrà ad affiancare i sei cori ebraici,
Riccardo Rossi.
Leggi
|
Setirot
- L'eredità di Peres |
Il
successore di Shimon Peres verrà scelto il 10 giugno. Chiunque sarà
eletto – credo – dovrà fare i conti con una difficilissima eredità. Non
che Peres sia soltanto luce e nessuna ombra (tanto per dirne una: non
ha mai vinto una elezione come segretario di partito), ma perché quella
che lui rappresenta è l'Israele che sta nei nostri cuori (ovviamente
parlo per me). Non scriverò in prima persona di quel ragazzetto,
l'undicenne Szymon Perski, che arrivò in Palestina dalla Polonia nel
1934 e che oggi è presidente in scadenza dello Stato di Israele; la sua
è la storia dello Stato degli ebrei. Mi affiderò invece alle parole di
un suo amico piuttosto famoso, Jacques Attali (le citazioni sono tratte
da “Dizionario innamorato dell'ebraismo” (Fazi Editore).
Stefano Jesurum, giornalista
Leggi
|
|
Anima
comune |
Li
ho portati. A vedere quell'insieme di magliette gialle che hanno
colorato la nostra città per qualche giorno. Volevo che sentissero
quella lingua che provo a insegnare loro da quando sono piccoli e per
una volta, la parlassero da protagonisti. Li ho portati in una piazza
dove di ebraico non c'è proprio nulla. Dove, temo, i nostri antenati
abbiano dovuto patire, durante la storia, per essere nati diversi.
Abbiamo contato insieme le kippot, quelle gialle e blu spiccavano come
allegri girasoli. Siamo rimasti sorpresi dagli uomini, i ragazzi, i
bambini appena cresciuti, che facevano letteralmente la fila. Per fare
avvolgere il proprio braccio con i lacci neri dei tefilin.
Gheula Canarutto Nemni
Leggi
|
|
Time
out - Il voto, l'Europa |
Mentre
gli intellettuali ebrei se la prendono con Meotti, l’attenzione
dell’ebraismo verso le elezioni di domenica sembra decisamente scemare.
Forse per qualcuno il voto europeo non è così importante, ma sarebbe
davvero un errore madornale ritenere che le elezioni europee siano
ininfluenti per il nostro futuro. E non solo perché l’Europa è una cosa
seria che garantisce benessere e sicurezza ai cittadini e protegge più
di quanto abbiano fatto in passato gli Stati nazionali gli ebrei di
questo continente, ma perché il voto avrà anche una valenza interna
capace di modificare gli equilibri interni al Parlamento italiano.
Daniel Funaro
Leggi
|
|
Essere
in prima fila |
Si
è svolto al Teatro Kameri di Tel Aviv il nono convegno di “Pedagogia ad
alto livello” organizzato dal professor Nimrod Aloni, docente di
Filosofia dell’educazione e direttore della Cattedra dell’UNESCO al
Seminar HaKibbuzim College.
Tra gli argomenti trattati nelle varie sessioni: “Difendere l’integrità
dell’insegnamento”, “Etica, Automomia, Professionalità e Tikkun Olam
(riparazione del mondo)”, “Educazione al dialogo e alla coesistenza”
(dove sono state presentate le esperienze di Beresheet LaShalom),
“Perché ogni bambino ha diritto alle sue condizioni di affetto:
empatia, giustizia sociale e multiculturalità”.
Edna Angelica Calò Livne
Leggi
|
|
|