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22 maggio 2014 - 22 Iyar 5774
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Si apre il quarto libro della Torah, il cosiddetto “chomàsh ha-pequdìm”, il libro dei censimenti; il popolo viene contato due volte, tenendo i Leviti separati dal resto del popolo. Questi conteggi sono significativi e problematici al tempo stesso, sia per le modalità, sia per il concetto stesso di conteggio.
Tuttavia non di questo parleremo, bensì della parola “Be-midbàr” (nel deserto), che apre la nostra Parashah.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Da Gerusalemme dove viviamo, nonostante l'accesso solo parziale alla televisione italiana, seguiamo i telegiornali e osserviamo i candidati alle elezioni europee di questo fine settimana. Fra gli altri c'è un figuro politico inquietante che visto in televisione sembra un incrocio fra un pazzo e un cretino. Se alla fine costui, come dice di voler fare, dovesse raggiungere un ruolo di responsabilità non tanto nel parlamento europeo quanto nel governo italiano, credo sarebbe opportuno considerare seriamente la fuga. Finché siete in tempo.
 
 
"Shoah, rigettiamo paragoni fuori luogo"
"Gli ebrei italiani assistono con sgomento e preoccupazione a una campagna elettorale in cui ripetutamente si evocano simbologie, fatti e personaggi di un passato terrificante per lanciare messaggi subliminali e denigrare avversari, nella illusoria speranza di raccogliere facili consensi fra un elettorato che in realtà è molto più maturo di quanto non si ritenga”. Così è intervenuto il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
 
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Il piano di pace Bennett
Mentre i negoziati di pace tra israeliani e palestinesi si sono arenati oramai da settimane, il ministro dell’Economia israeliano Naftali Bennett, leader del partito Habayt HaYeudi, sceglie le pagine dell’autorevole quotidiano americano The Wall Street Journal per rilanciare una sua proposta che definisce “Piano di stabilità”. Sottolineando l’ambiguità della politica dell’Autorità nazionale palestinese guidata da Mahmud Abbas – che ha deciso di riallacciare i rapporti con Hamas, il gruppo terroristico che governa la Striscia di Gaza – Bennett sostiene che “i palestinesi che vivono in alcune porzioni della West Bank (note come Area A e Area B) dovrebbero autogovernarsi” e perché ciò sia possibile “Israele deve permettere ai palestinesi completa libertà di movimento, il che richiede di rimuovere tutti i blocchi stradali e checkpoints nella West Bank. In particolare – aggiunge il ministro – Israele dovrebbe smantellare la barriera di sicurezza realizzata nell’ultimo decennio per difendersi dagli attacchi terroristici durante la Seconda Intifada”. Per Bennett la sicurezza di Israele è garantita dall’Intelligence del paese e dunque la barriera non sarebbe più necessaria. Nel piano poi è prevista un aiuto alla controparte palestinese per sviluppare la sua economia. Per l’Area C della West Bank, il ministro dell’Economia invece propone l’annessione della zona allo Stato di Israele con la possibilità per i residenti palestinesi di ottenere la piena cittadinanza israeliana. “Gerusalemme Est e il Golan sono territori di Israele – afferma Bennet – e ciò dovrebbe essere vero anche per l’Area C”.
“Il saluto nazista? Non sempre è un reato”. Il Corriere della Sera riporta la notizia della decisione di un Tribunale federale svizzero di Losanna di escludere la punibilità penale del saluto nazista se inteso come dichiarazione di un’idea personale. “Il gesto è un crimine – spiega il Corriere facendo riferimento alla decisione dei giudici elvetici – solo se, oltre che per dichiarare le proprie convinzioni, viene usato per diffondere ad altri l’ideologia razzista”.
Cosa è cambiato dal viaggio in Israele di Paolo VI del 1964 a quello che cinquant’anni dopo vedrà protagonista l’attuale pontefice, Jorge Mario Bergoglio? “Quel viaggio di Paolo VI – scrive Leo Lestingi sulla Gazzetta del Mezzogiorno – si collocò in un contesto in cui il papa era ancora nelle condizioni di ignorare ufficialmente l’esistenza dello Stato d’Israele. Infatti, in tutto il viaggio, Montini non lo nominò mai”. I rapporti tra Israele e Vaticano, con alti e bassi, si sono fortemente evoluti nel tempo, così come è accaduto nelle relazioni tra ebraismo e cristianesimo. “Per quanto riguarda il piano della riflessione – scrive Lestingi riferendosi all’attualità – la presa di posizione finora più impegnativa è contenuta nei nn. 247-248 dell’Evangelii gaudium di papa Francesco, laddove si ribadisce l’esistenza di legami ‘speciali’ con il popolo ebraico la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata. Quel popolo e la sua fede sono considerati una «radice sacra» dell’identità cristiana”.
Gli elettori dell’Unione Europea si preparano per le imminenti elezioni del Parlamento UE e la grande preoccupazione è l’avanzare dei partiti populisti e di estrema destra. Su La Stampa, l’intervista a Marine Le Pen, leader del francese Front National, che dei sentimenti euroscettici e della retorica xenofoba ha fatto una bandiera. Di ieri le vergognose parole del padre di Marine, Jean-Marie Le Pen (fondatore del Front National) che suggeriva l’ebola come soluzione ai problemi demografici del Terzo mondo. Alla demagogia e all’antieuropeismo di Le Pen e simili, risponde indirettamente Roberto Della Seta con un corsivo sull’Unità. Una riflessione che parte dall’eredità di Auschwitz per rimarcare l’importanza dei valori su cui si fonda l’Europa nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah.
Teatro. Su Panorama la regista Andrée Ruth Shammah racconta il “suo Teatro Parenti”: un luogo che deve diventare “un punto d’incontro trasversale, sempre più aperto su Milano”. Nella lunga intervista la regista spiega la sua visione del palcoscenico, riflettendo anche su temi personali. Sulla sua identità ebraica, ad esempio, Shammah spiega “il mio ebraismo sta solo nella traccia che lascerò di me nell’esistenza di chi mi ama”.
Una nuova puntata della telenovela sul discusso libro di Giulio Meotti “Ebrei contro Israele” (Belforte editore) appare sul Foglio di oggi. Imbastendo una trafila di citazioni fra le critiche ormai stranote rivolte al pamphlet, l’anonimo articolista tenta di tenere desta l’attenzione del lettore al prezzo di evocare inquietanti stereotipi. Tutte le voci citate lascerebbero intendere una sostanziale convergenza, quasi l’accordo di una consorteria, quasi una congiura, per condannare il libro. Per consolidare la suggestione si tace deliberatamente delle rare ma pure esistenti voci che del libro hanno segnalato l’importanza.
 
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  davar
J-CIAK - IL FESTIVAL DI CANNES
Le matite della libertà
“Questo film vi trasporterà, commuoverà, appassionerà, sorprenderà e vi aprirà una finestra su un mondo di cui non sospettate l’esistenza: il mondo di dodici disegnatori impegnati, talvolta in pericolo, spesso arrabbiati. Dodici disegnatori e disegnatrici che a prima vista non hanno nulla in comune ma sono uniti in un’unica battaglia: quella per la libertà d’espressione. Libertà che non è mai garantita e sempre va riconquistata, nelle democrazie come nelle dittature”.
A parlare è uno dei protagonisti del film in questione, Michel Kichka, uno dei più importanti cartoonist israeliani, che lunedì a Cannes, sotto una pioggia di flash, ha percorso i fatidici 24 scalini del Palais des Festivals. Insieme a lui, a presentare fuori concorso “Caricaturistes, fantassins de la democratie”, la regista Stéphanie Valloatto, Radu Mihaileanu (il regista di Train de vie, Vai e vivrai e L’orchestra) che ha collaborato alla sceneggiatura e prodotto la pellicola, Plantu, Willis, Rayma, Baha Boukhari, Boligan e Danziger. Un red carpet anomalo, per una pattuglia di vignettisti arrivati da tutto il mondo a testimoniare il loro quotidiano impegno, divenuto oggetto di un film che - dal Venezuela alla Cina, dal Medio Oriente alla Danimarca, dalla Russia alla Costa d’Avorio – ne segue le tracce di vita e di lavoro, fra censure, autocensure e repressione.

Daniela Gross
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QUI TRIESTE
Memoria, Laboratorio aperto
La memoria materia viva. La memoria patrimonio di tutta la società”, con le parole inaugurali dello storico Giacomo Todeschini (Università di Trieste) il Laboratorio della Memoria entra nel vivo e la collaborazione fortemente voluta fra l’ateneo triestino, l’Università di Lubiana, la Provincia giuliana e l’Istituto per la storia del movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia, riafferma la città adriatica capitale e luogo di incontro di tutte le minoranze, ma anche spazio di riflessione e di conoscenza delle sofferenze e dei diritti delle minoranze.
È dedicato alla Memoria dei Traumi del XX Secolo il seminario organizzato con il Comitato scientifico del Laboratorio della Memoria, che apre i battenti stamane all’auditorium del Magazzino delle Idee.
L’iniziativa aperta alla cittadinanza contempla molti interventi dedicati alla memoria della perdita economica e dell’esilio conseguenza dei conflitti bellici, alle emigrazioni forzate e alle discriminazioni razziali. Le memorie individuali e collettive vengono indagate nel corso del seminario non solo sotto il profilo storico e letterario, ma analizzate da esperti in neuroscienze che operano sul territorio per scoprire anche l’aspetto fisiologico del trauma legato alle vicende accadute.

Nell’immagine gli storici Marta Verginella (Università di Lubiana) e Giacomo Todeschini (Università di Trieste), la Presidente della Provincia giuliana Maria Teresa Bassa Poropat e la storica Anna Maria Vinci dell'Istituto per la storia del movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia durante la presentazione al Laboratorio delle idee.
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israele - mar morto da salvare
Luci e ombre sul Canale
“Il Mar Morto sta scomparendo. Cosa si può fare per risolvere il problema?”. È da questa prima e semplice domanda che è necessario partire per analizzare l’iniziativa annunciata congiuntamente da Israele, Giordania e Autorità palestinese per collegare il bacino più salato del mondo al Mar Rosso, in quello che qualcuno ha definito il “canale della pace”. Un progetto approvato con grande enfasi alla fine del 2013 dopo molti anni di studio, che però non convince tutti. A esporre a Pagine Ebraiche dettagli e criticità è Michael Krom, professore di Chimica marina e ambientale dell’Università di Leeds, nonché consulente di uno studio sulla fattibilità del piano commissionato dalla Banca Mondiale.
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qui roma
La voce dei cori ebraici d'Europa
Da San Pietroburgo a Roma, da Leopoli a Londra, sei cori, provenienti da tutta Europa, si incontreranno nella Capitale per dare vita a un affascinante viaggio nella tradizione musicale ebraica. Sbarca infatti a Roma, il Festival internazionale di cori ebraici, la rassegna che da voce all'intreccio tra ebraismo e musica e che sarà protagonista la prossima settimana delle serate capitoline. Il Festival, realizzato con il patrocinio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, della Comunità ebraica di Roma, assieme al Comune capitolino e alla Regione Lazio, è stato presentato oggi presso le sale del Museo ebraico di Roma. A testimoniare l'interesse e il valore dell'iniziativa il conferimento dell'Alto patronato del presidente della Repubblica. "La presenza dei vari cori europei a Roma è un'opportunità per le varie realtà culturali ebraiche europee per incontrarsi e condividere un'esperienza indimenticabile", ha affermato nel corso della presentazione il presidente del Festival nonché del coro Ha-Kol, Richard Di Castro. Al suo fianco, per raccontare il significato dell'iniziativa, il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici e il direttore artistico del Festival Andrea Orlando, direttore del Coro HaKol. A rappresentare invece il coro della diocesi di Roma, cui interpretazione andrà ad affiancare i sei cori ebraici, Riccardo Rossi.
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qui milano
Studiare a ritmo klezmer
Jazz e klezmer protagonisti a Milano sulle note di Gabriele Coen, sassofonista, clarinettista e compositore, con una serie di manifestazioni tra cui un seminario che si è svolto negli scorsi giorni presso il Conservatorio Giuseppe Verdi. A raccontarlo Lydia Cevidalli, musicista e organizzatrice dell’evento insieme a Christian Bellisario.

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pilpul
Setirot - L'eredità di Peres
Il successore di Shimon Peres verrà scelto il 10 giugno. Chiunque sarà eletto – credo – dovrà fare i conti con una difficilissima eredità. Non che Peres sia soltanto luce e nessuna ombra (tanto per dirne una: non ha mai vinto una elezione come segretario di partito), ma perché quella che lui rappresenta è l'Israele che sta nei nostri cuori (ovviamente parlo per me). Non scriverò in prima persona di quel ragazzetto, l'undicenne Szymon Perski, che arrivò in Palestina dalla Polonia nel 1934 e che oggi è presidente in scadenza dello Stato di Israele; la sua è la storia dello Stato degli ebrei. Mi affiderò invece alle parole di un suo amico piuttosto famoso, Jacques Attali (le citazioni sono tratte da “Dizionario innamorato dell'ebraismo” (Fazi Editore).

Stefano Jesurum, giornalista
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Anima comune
Li ho portati. A vedere quell'insieme di magliette gialle che hanno colorato la nostra città per qualche giorno. Volevo che sentissero quella lingua che provo a insegnare loro da quando sono piccoli e per una volta, la parlassero da protagonisti. Li ho portati in una piazza dove di ebraico non c'è proprio nulla. Dove, temo, i nostri antenati abbiano dovuto patire, durante la storia, per essere nati diversi. Abbiamo contato insieme le kippot, quelle gialle e blu spiccavano come allegri girasoli. Siamo rimasti sorpresi dagli uomini, i ragazzi, i bambini appena cresciuti, che facevano letteralmente la fila. Per fare avvolgere il proprio braccio con i lacci neri dei tefilin.

Gheula Canarutto Nemni
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Time out - Il voto, l'Europa
Mentre gli intellettuali ebrei se la prendono con Meotti, l’attenzione dell’ebraismo verso le elezioni di domenica sembra decisamente scemare. Forse per qualcuno il voto europeo non è così importante, ma sarebbe davvero un errore madornale ritenere che le elezioni europee siano ininfluenti per il nostro futuro. E non solo perché l’Europa è una cosa seria che garantisce benessere e sicurezza ai cittadini e protegge più di quanto abbiano fatto in passato gli Stati nazionali gli ebrei di questo continente, ma perché il voto avrà anche una valenza interna capace di modificare gli equilibri interni al Parlamento italiano.

Daniel Funaro
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Essere in prima fila
Si è svolto al Teatro Kameri di Tel Aviv il nono convegno di “Pedagogia ad alto livello” organizzato dal professor Nimrod Aloni, docente di Filosofia dell’educazione e direttore della Cattedra dell’UNESCO al Seminar HaKibbuzim College.
Tra gli argomenti trattati nelle varie sessioni: “Difendere l’integrità dell’insegnamento”, “Etica, Automomia, Professionalità e Tikkun Olam (riparazione del mondo)”, “Educazione al dialogo e alla coesistenza” (dove sono state presentate le esperienze di Beresheet LaShalom), “Perché ogni bambino ha diritto alle sue condizioni di affetto: empatia, giustizia sociale e multiculturalità”
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Edna Angelica Calò Livne
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