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17 giugno 2014 - 19 Sivan 5774
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Sono molteplici i tentativi di interpretazione sulle riserve che i dieci esploratori hanno manifestato  nei confronti dell’insediamento nella Terra di Israele.
Ad accentuare lo stupore è il fatto che gli esploratori non erano persone qualunque; erano i rappresentanti del popolo. 
Qualcuno spiega che hanno avuto riserve di tipo etico: che diritto abbiamo noi su questa terra? Questa terra è già abitata! Antepongono una questione morale, un diritto storico, a un progetto divino.
Altri sostengono, invece, che gli esploratori non volevano perdere il loro “status” di notabili. In Israele sarebbero stati considerati alla stregua di tutti gli altri ebrei comuni. Altri ancora spiegano  il clamoroso rifiuto di realizzare la Alya perché innamorati del Monte Sinai e della cornice di spiritualità che caratterizzava tutta la loro esistenza. Chi ce lo fa fare di andare in Israele! Fino a ora ci alimentiamo della manna, un cibo che viene direttamente dal cielo, possiamo occuparci di Torah tutto il giorno. Viviamo perennemente sotto la nuvola protettiva dell’Eterno! Perché dovremmo rinunciare a tutto ciò per iniziare una vita dura e piena di incognite, dovendoci dedicare al lavoro e alla faticosa costruzione di una società ebraica funzionale?
Ancora oggi, a distanza di secoli, le remore e le divergenze ideologiche che caratterizzano i nostri diversi modi di porsi rispetto alla scelta di vivere in Eretz Israel sono riconducibili a queste interpretazioni e all'incapacità di portare la kedushah nella vita di tutti i giorni.
 
Dario
Calimani,
anglista
Mi imbatto, come sempre per caso, in una citazione talmudica: “Se l’uomo non si inchina mentre recita la benedizione ’Ti ringraziamo’, entro sette anni la sua spina dorsale diventa un serpente” (Bava Kamma 16a). Chissà se è prevista una qualche punizione anche per l’ingratitudine dell’uomo nei riguardi dell’uomo? Magari per decreto legge. E anche in contumacia.
 
 
Ucei-Fondazione Cantoni Borse di studio per Israele
Anche per l’anno accademico 2014-2015 l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Fondazione Raffaele Cantoni tornano a offrire borse di studio per ragazzi italiani che intendono sostenere un progetto di formazione nello Stato di Israele.
 
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Netanyahu ad Abu Mazen:
“Aiuti a liberare i ragazzi”
“Mi aspetto il suo intervento per far tornare a casa i ragazzi rapiti e catturare i rapitori”. Dopo due anni di gelo e silenzio, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso di parlare direttamente con il leader dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen (Corriere della Sera e Repubblica). Lo ha fatto per intimargli di agire per salvare i tre studenti, Eyal, Gilad e Naftali, rapiti giovedì scorso da terroristi palestinesi legati a Hamas, come ha confermato lo stesso primo ministro di Israele. Una telefonata per ricordare al leader palestinese che alle preghiere per la pace devono seguire i fatti. “Abu Mazen è responsabile della sorte dei ragazzi”, ha ribadito Netanyahu mentre le forze israeliane hanno avviato un’imponente operazione per cercare di trovare e liberare i tre studenti, che, secondo l’intelligence, si troverebbero nella zona di Hebron, nella West Bank. In queste ore sono stati arrestate in Cisgiordania 150 persone legate al gruppo terroristico di Hamas e alla Jihad islamica. Le autorità stanno valutando ogni via possibile – tra cui l’espulsione dei dirigenti islamisti arrestati verso la Striscia di Gaza – per stringere il cerchio attorno ai propri nemici. “Le operazioni saranno estese, lo scopo è riportare a casa i ragazzi e colpire Hamas il più duramente possibile”, ha dichiarato il capo di Stato maggiore Binyamin Gantz.
“Irak e Israele, doppio palude in cui si impantanerà il mondo”. Nel titolo del corsivo di Vittorio Dan Segre (il Giornale) tutta la complessità della situazione in cui si trova oggi il Medio Oriente e il mondo intero. Segre apre lo sguardo su quanto accade in Iraq con l’avanzata dei jihadisti e sulle conseguenze del rapimento dei tre giovani israeliani da parte del terrorismo palestinese. Secondo il giornalista e diplomatico stiamo andando verso una “intifada araba di proporzioni e conseguenze imprevedibili” che in Iraq porterà a un nuovo caos petrolifero e umanitario – ne parla tra gli altri anche il Corriere paventando un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per fermare l’estremismo sunnita in Iraq – mentre in Israele si arriverà a “una fase rinnovata di conflitto il cui inizio sarà datato in futuro dagli storici con giovedì 12 giugno (data del rapimento di Eyal, Gilad e Naftali, ndr)”. “È strano che pochi, in un’Europa così attenta al conflitto israelopalestinese – riflette Dan Segre – si siano accorti che le lungaggini dell’inutile negoziato americano e l’accordo fra Hamas di Gaza e al Fatah in Cisgiordania preparassero la terza Intifada contro Israele”.
Diverse le analisi ospitate sui quotidiani italiani in merito alla situazione israeliana. Sul Foglio Giulio Meotti ricollega il rapimento a un tentativo dei terroristi di bloccare un legge israeliana “che legherà le mani del presidente israeliano nella sua funzione di impartire la grazia a detenuti condannati per atti di terrorismo”. “Secondo la bozza – continua Meotti – che verrà presentata alla Knesset per il voto finale all’inizio dell’estate, i giudici potranno condannare i detenuti a ergastoli esclusi da ogni possibile amnistia presidenziale, privando così il governo di uno strumento che in passato è servito per gli scambi di prigionieri e per gli accordi con la controparte palestinese”. Su l’Avvenire Fabio Carminati ricollega invece il rapimento a un’ipotetica terza parte che vorrebbe “riaprire la ferita interpalestinese” ovvero tra Anp e Hamas dopo il recente riavvicinamento “e allontanare ulteriormente le parti del negoziato”, cioè Israele e autorità palestinesi. L’intelligence israeliana, però, come già ricordato, indica Hamas come responsabile del rapimento e dalla Striscia di Gaza – territorio sotto controllo proprio di Hamas – sono partiti dei razzi contro Israele.
Intanto Israele tutta si sta mobilitando in nome dei suoi tre ragazzi, così come accade nel nostro paese. “Domenica in Piazza San Pietro – scrive su Libero Daniel Mosseri – alcune esponenti dell’Unione delle comunità ebraiche italiane hanno esposto uno striscione chiedendo a Papa Francesco un aiuto per la liberazione dei tre giovani. La comunità ebraica di Roma si è rivolta da un lato al premier Renzi, chiedendo dall’altro ‘coerenza’ ad Abu Mazen, reduce da un recente incontro a tre in Vaticano con il pontefice e con il presidente israeliano Peres”.
“Prima dei ghetti, c’erano le giudecche: zone delle città in Italia, dove gli ebrei vivevano liberamente”. Sul Messaggero Fabio Isman presenta la nuova collana del Mulino Ritrovare l’Italia che dedica i primi volumi ai luoghi ebraici. Una serie di lavori tra cui figura “Andare per ghetti e giudecche” della storica Anna Foa, di cui Isman ripercorre brevemente i passaggi principali.
 
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  davar
#EyadGiladNaftali - l'appello dell'ucei
"Gioventù violata, lo sport
si schieri per i diritti umani"

Il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha inviato al presidente del Coni Giovanni Malagò e al presidente della Federcalcio Giancarlo Abete il seguente appello, annunciando un’azione da estendere a tutto il mondo dello sport.

“Caro Presidente Malagò, caro Presidente Abete,
le ultime notizie che ci arrivano da Israele, con la scomparsa di tre studenti di una scuola religiosa ebraica, acuiscono l’attualità del dramma dei tanti giovani e giovanissimi rapiti nel mondo a causa della loro nazionalità, cultura e religione. Dalle studentesse cristiane sequestrate dagli integralisti di Boko Haram in Nigeria ai bambini soldato in Afghanistan e in diversi paesi africani: un dramma che scuote le coscienze di tutti e che non può essere ignorato.
Per far sì che l’oblio non cada su queste vicende ho pensato di rivolgermi a voi con l’obiettivo di dare un segno tangibile all’opinione pubblica: perché non coinvolgere gli Azzurri in una testimonianza di solidarietà che avvicini milioni di telespettatori a queste tematiche? Una bandiera, uno striscione, una maglietta. Un simbolo a scelta, in occasione del prossimo incontro con il Costa Rica, che veda come primi ambasciatori di questo messaggio quelli che ormai consideriamo campioni non solo di sport, ma anche di umanità. A titolo di esempio pensavo all’idea di lanciare un hashtag specifico, come potrebbe essere #BringBackOurBoysandGirls.
Vi sarei grato se riusciste a concretizzare questa iniziativa con la consapevolezza che #BringBackOurBoysandGirls è l’appello di un mondo libero che rifiuta il fanatismo e ogni forma di odio, violenza e sopraffazione.
Naturalmente sono a vostra totale disposizione per affinare e sviluppare le prime idee che vi ho elencato”.
 

#EyadGiladNaftali - israele
Bibi Netanyahu alle famiglie:
"Tutto il possibile per ritrovarli"

L'operazione per riportare a casa i tre ragazzi israeliani rapiti è giunta al suo quinto giorno. La stretta delle autorità attorno a Hamas, gruppo terroristico indicato come responsabile del rapimento dall'esercito israeliano e dal primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, si fa sempre più pressante. La tensione è alta e tutta Israele - e non solo - sta dimostrando la propria solidarietà alle famiglie di Eyal Yifrach, Naftali Frankel, and Gilad Shaar, riunitesi per la prima volta in queste ore a casa dei Frankel, per condividere speranza e dolore. “Stiamo facendo il possibile per trovare Eyal, Gilad e Naftali”, ha affermato il premier Netanyahu, parlando al telefono con le famiglie. "Nel nome dei cittadini di Israele, voglio rafforzare il vostro spirito", le parole di solidarietà del primo ministro.
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#EyadGiladNaftali
L’Italia ebraica non si ferma
Un digiuno per Eyad, Gilad e Naftali. Una catena di solidarietà portando nel cuore la sorte di dei ragazzini israeliani rapiti dai terroristi nell’area di Gush Etzion lo scorso giovedì sera. Nata in forma spontanea e animata da Duccio Bedarida e dai Consiglieri dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Silvia Mosseri e Guido Osimo, l’appello si è rapidamente diffuso raccogliendo numerose adesioni.
I sentimenti dell’Italia ebraica infatti continuano a essere rivolti a Israele, all’angoscia delle tre famiglie e di un’intera società. Poche parole e tanta emozione anche nell’aula magna della scuola della Comunità ebraica di Milano che si è ritrovata in una preghiera per la liberazione di Eyal, Gilad e Naftali.
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#EyadGiladNaftali
Agensir: "Liberate gli studenti"
Trasversalità e pluralità di consensi all’iniziativa del gruppo di ebrei romani ritrovatisi domenica in piazza San Pietro per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sorte dei tre studenti israeliani. Un sostegno alla mobilitazione arriva tra gli altri dall’Agensir, l’agenzia stampa di riferimento dei settimanali cattolici italiani, che annuncia la propria adesione con un tweet. Ad essere pubblicata è anche una foto dell’iniziativa, svoltasi in concomitanza con la preghiera dell’Angelus.
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qui merano
Elisabetta Rossi Innerhofer, conferma alla presidenza
Terzo mandato consecutivo e la soddisfazione di aver rafforzato la percezione della Comunità nel contesto cittadino facendone un punto per iniziative culturali e sociali di largo respiro. “Ci attendono tante sfide importanti e sapremo coglierle” annuncia Elisabetta Rossi Innerhofer, confermata in queste ore alla presidenza della Comunità ebraica di Merano, la più settentrionale delle 21 realtà territoriali in cui è suddivisa l’Italia ebraica. Al suo fianco nel nuovo direttivo i consiglieri Mirko Wenter e Roberto Nahum. “Sono molto soddisfatta e sono allo stesso tempo consapevole delle responsabilità pubbliche che questo ruolo comporta” commenta Innerhofer, che è anche consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Un messaggio di felicitazioni per la nomina è arrivato, tra gli altri, proprio dal presidente UCEI Renzo Gattegna. 

COMICs & JEWS
"Being Rutu Modan", l'identità
La troupe guidata da Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics, è arrivata in Israele e ha iniziato le riprese del documentario con Rutu Modan nel progetto nato in collaborazione fra Lucca Comics, l’Ambasciata israeliana in Italia e Pagine Ebraiche, il giornale dell’ebraismo italiano. L’autrice di graphic novel e  illustratrice israeliana sarà protagonista della mostra che il più grande festival italiano dedicato al fumetto organizza ogni edizione in onore dell’artista che ha vinto il Gran Guinigi – il premio massimo – l’anno precedente. Giovanni Russo ogni giorno scriverà per Pagine Ebraiche 24 una cronaca dal backstage. Oggi la prima puntata.

Israele, giorno 0


Dopo un viaggio della speranza durato trenta ore (partivo dalla Francia), mille chilometri in auto, duemilacinquecento in aereo, i severi controlli in ingresso complicati dalle pratiche doganali per l’importazione temporanea dell’attrezzatura per le riprese, un bagaglio perso con parte della suddetta attrezzatura, sono finalmente giunto in Israele. Sono qui per girare un documentario su Rutu Modan, autrice di graphic novel di fama internazionale. Il documentario fa parte di un progetto espositivo più ampio a lei dedicato, che si terrà nell’ambito della prossima Lucca Comics & Games.

Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics and Games

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QUI FIRENZE
Fgei, un nuovo incontro
Ultimi preparativi, ultime telefonate, ultime iscrizioni che si aggiungono a una lista già ricca di presenze. Mancano ormai pochi giorni allo storico raduno degli ex aderenti della Federazione Giovanile Ebraica d’Italia a Firenze. Quasi cinquant'anni di vita e di impegno associativo (la Fgei fu attiva dal 1948 al 1995, quando fu invece istituita l'Ugei) che verranno rievocati attraverso memorie, documenti, testimonianze di un'epoca che ha fortemente segnato le generazioni dell'ebraismo italiano avvicendatesi dal dopoguerra in poi. L'incontro avverrà domenica 22 giugno nelle strutture comunitarie e sarà animato da diversi momenti di confronto. Per ulteriori informazioni scrivere a miticafgei@libero.it.
 

pilpul
Guerra e pace, dieci anni dopo
Dieci anni fa – iniziavo allora a fare politica – discutevamo e ci dividevamo sulla guerra e sulla pace. Dopo la distruzione delle Torri gemelle gli americani costruirono una grande coalizione e attaccarono l’Afghanistan, culla dell’orrore talebano. In pochi si opposero anche se molti paventavano i rischi. Due anni dopo, nel 2003, partì l’offensiva contro l’Iraq, guidata dagli USA senza consenso internazionale e con alcuni alleati occidentali, tra cui l’Italia. “Coalizione dei volonterosi”, si proclamò la compagine, e in pochi mesi parve capace di vincere e abbattere Saddam Hussein.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - Il coraggio di Dajani
e la Shoah nel mondo arabo
C’è speranza che nel mondo arabo, e in particolare tra i palestinesi, maturi davvero la consapevolezza dell’orrore della Shoah? Oppure le aperture di Abu Mazen, che a fine aprile ha definito l’Olocausto come “il crimine più odioso contro l’umanità avvenuto nell’era moderna”, manifestando “simpatia e solidarietà alle famiglie delle vittime innocenti uccise dai nazisti”, rischiano di essere vuota propaganda?
Molto dipenderà anche da come il sistema scolastico arabo recepirà questa svolta. I primi segnali non mi sembrano positivi. Il professore universitario palestinese Mohammed S. Dajani Daoudi che a marzo aveva portato i suoi studenti ad Auschwitz, in un viaggio che era parte di un progetto in collaborazione con una università israeliana e una tedesca, ha dovuto lasciare l’università di Al Quds
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Mario Avagliano
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