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Roberto
Della Rocca,
rabbino
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Sono molteplici i tentativi di
interpretazione sulle riserve che i dieci esploratori hanno
manifestato nei confronti dell’insediamento nella Terra di
Israele.
Ad accentuare lo stupore è il fatto che gli esploratori non erano
persone qualunque; erano i rappresentanti del popolo.
Qualcuno spiega che hanno avuto riserve di tipo etico: che diritto
abbiamo noi su questa terra? Questa terra è già abitata! Antepongono
una questione morale, un diritto storico, a un progetto divino.
Altri sostengono, invece, che gli esploratori non volevano perdere il
loro “status” di notabili. In Israele sarebbero stati considerati alla
stregua di tutti gli altri ebrei comuni. Altri ancora spiegano il
clamoroso rifiuto di realizzare la Alya perché innamorati del Monte
Sinai e della cornice di spiritualità che caratterizzava tutta la loro
esistenza. Chi ce lo fa fare di andare in Israele! Fino a ora ci
alimentiamo della manna, un cibo che viene direttamente dal cielo,
possiamo occuparci di Torah tutto il giorno. Viviamo perennemente sotto
la nuvola protettiva dell’Eterno! Perché dovremmo rinunciare a tutto
ciò per iniziare una vita dura e piena di incognite, dovendoci dedicare
al lavoro e alla faticosa costruzione di una società ebraica funzionale?
Ancora oggi, a distanza di secoli, le remore e le divergenze
ideologiche che caratterizzano i nostri diversi modi di porsi rispetto
alla scelta di vivere in Eretz Israel sono riconducibili a queste
interpretazioni e all'incapacità di portare la kedushah nella vita di
tutti i giorni.
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Dario
Calimani,
anglista
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Mi imbatto, come sempre per caso, in una
citazione talmudica: “Se l’uomo non si inchina mentre recita la
benedizione ’Ti ringraziamo’, entro sette anni la sua spina dorsale
diventa un serpente” (Bava Kamma 16a). Chissà se è prevista una qualche
punizione anche per l’ingratitudine dell’uomo nei riguardi dell’uomo?
Magari per decreto legge. E anche in contumacia.
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Ucei-Fondazione Cantoni Borse di studio
per Israele |
Anche per l’anno accademico 2014-2015
l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Fondazione Raffaele
Cantoni tornano a offrire borse di studio per ragazzi italiani che
intendono sostenere un progetto di formazione nello Stato di Israele.
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Netanyahu ad Abu Mazen:
“Aiuti a liberare i ragazzi”
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“Mi aspetto il suo intervento per far
tornare a casa i ragazzi rapiti e catturare i rapitori”. Dopo due anni
di gelo e silenzio, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso
di parlare direttamente con il leader dell’Autorità nazionale
palestinese Abu Mazen (Corriere della Sera e Repubblica). Lo ha fatto
per intimargli di agire per salvare i tre studenti, Eyal, Gilad e
Naftali, rapiti giovedì scorso da terroristi palestinesi legati a
Hamas, come ha confermato lo stesso primo ministro di Israele. Una
telefonata per ricordare al leader palestinese che alle preghiere per
la pace devono seguire i fatti. “Abu Mazen è responsabile della sorte
dei ragazzi”, ha ribadito Netanyahu mentre le forze israeliane hanno
avviato un’imponente operazione per cercare di trovare e liberare i tre
studenti, che, secondo l’intelligence, si troverebbero nella zona di
Hebron, nella West Bank. In queste ore sono stati arrestate in
Cisgiordania 150 persone legate al gruppo terroristico di Hamas e alla
Jihad islamica. Le autorità stanno valutando ogni via possibile – tra
cui l’espulsione dei dirigenti islamisti arrestati verso la Striscia di
Gaza – per stringere il cerchio attorno ai propri nemici. “Le
operazioni saranno estese, lo scopo è riportare a casa i ragazzi e
colpire Hamas il più duramente possibile”, ha dichiarato il capo di
Stato maggiore Binyamin Gantz.
“Irak e Israele, doppio palude in cui si impantanerà il mondo”. Nel
titolo del corsivo di Vittorio Dan Segre (il Giornale) tutta la
complessità della situazione in cui si trova oggi il Medio Oriente e il
mondo intero. Segre apre lo sguardo su quanto accade in Iraq con
l’avanzata dei jihadisti e sulle conseguenze del rapimento dei tre
giovani israeliani da parte del terrorismo palestinese. Secondo il
giornalista e diplomatico stiamo andando verso una “intifada araba di
proporzioni e conseguenze imprevedibili” che in Iraq porterà a un nuovo
caos petrolifero e umanitario – ne parla tra gli altri anche il
Corriere paventando un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per
fermare l’estremismo sunnita in Iraq – mentre in Israele si arriverà a
“una fase rinnovata di conflitto il cui inizio sarà datato in futuro
dagli storici con giovedì 12 giugno (data del rapimento di Eyal, Gilad
e Naftali, ndr)”. “È strano che pochi, in un’Europa così attenta al
conflitto israelopalestinese – riflette Dan Segre – si siano accorti
che le lungaggini dell’inutile negoziato americano e l’accordo fra
Hamas di Gaza e al Fatah in Cisgiordania preparassero la terza Intifada
contro Israele”.
Diverse le analisi ospitate sui quotidiani italiani in merito alla
situazione israeliana. Sul Foglio Giulio Meotti ricollega il rapimento
a un tentativo dei terroristi di bloccare un legge israeliana “che
legherà le mani del presidente israeliano nella sua funzione di
impartire la grazia a detenuti condannati per atti di terrorismo”.
“Secondo la bozza – continua Meotti – che verrà presentata alla Knesset
per il voto finale all’inizio dell’estate, i giudici potranno
condannare i detenuti a ergastoli esclusi da ogni possibile amnistia
presidenziale, privando così il governo di uno strumento che in passato
è servito per gli scambi di prigionieri e per gli accordi con la
controparte palestinese”. Su l’Avvenire Fabio Carminati ricollega
invece il rapimento a un’ipotetica terza parte che vorrebbe “riaprire
la ferita interpalestinese” ovvero tra Anp e Hamas dopo il recente
riavvicinamento “e allontanare ulteriormente le parti del negoziato”,
cioè Israele e autorità palestinesi. L’intelligence israeliana, però,
come già ricordato, indica Hamas come responsabile del rapimento e
dalla Striscia di Gaza – territorio sotto controllo proprio di Hamas –
sono partiti dei razzi contro Israele.
Intanto Israele tutta si sta mobilitando in nome dei suoi tre ragazzi,
così come accade nel nostro paese. “Domenica in Piazza San Pietro –
scrive su Libero Daniel Mosseri – alcune esponenti dell’Unione delle
comunità ebraiche italiane hanno esposto uno striscione chiedendo a
Papa Francesco un aiuto per la liberazione dei tre giovani. La comunità
ebraica di Roma si è rivolta da un lato al premier Renzi, chiedendo
dall’altro ‘coerenza’ ad Abu Mazen, reduce da un recente incontro a tre
in Vaticano con il pontefice e con il presidente israeliano Peres”.
“Prima dei ghetti, c’erano le giudecche: zone delle città in Italia,
dove gli ebrei vivevano liberamente”. Sul Messaggero Fabio Isman
presenta la nuova collana del Mulino Ritrovare l’Italia che dedica i
primi volumi ai luoghi ebraici. Una serie di lavori tra cui figura
“Andare per ghetti e giudecche” della storica Anna Foa, di cui Isman
ripercorre brevemente i passaggi principali.
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#EyadGiladNaftali
- l'appello dell'ucei
"Gioventù
violata, lo sport
si schieri per i diritti umani"
Il presidente dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha inviato al presidente del Coni
Giovanni Malagò e al presidente della Federcalcio Giancarlo Abete il
seguente appello, annunciando un’azione da estendere a tutto il mondo
dello sport.
“Caro Presidente Malagò, caro Presidente Abete,
le ultime notizie che ci arrivano da Israele, con la scomparsa di tre
studenti di una scuola religiosa ebraica, acuiscono l’attualità del
dramma dei tanti giovani e giovanissimi rapiti nel mondo a causa della
loro nazionalità, cultura e religione. Dalle studentesse cristiane
sequestrate dagli integralisti di Boko Haram in Nigeria ai bambini
soldato in Afghanistan e in diversi paesi africani: un dramma che
scuote le coscienze di tutti e che non può essere ignorato.
Per far sì che l’oblio non cada su queste vicende ho pensato di
rivolgermi a voi con l’obiettivo di dare un segno tangibile
all’opinione pubblica: perché non coinvolgere gli Azzurri in una
testimonianza di solidarietà che avvicini milioni di telespettatori a
queste tematiche? Una bandiera, uno striscione, una maglietta. Un
simbolo a scelta, in occasione del prossimo incontro con il Costa Rica,
che veda come primi ambasciatori di questo messaggio quelli che ormai
consideriamo campioni non solo di sport, ma anche di umanità. A titolo
di esempio pensavo all’idea di lanciare un hashtag specifico, come
potrebbe essere #BringBackOurBoysandGirls.
Vi sarei grato se riusciste a concretizzare questa iniziativa con la
consapevolezza che #BringBackOurBoysandGirls è l’appello di un mondo
libero che rifiuta il fanatismo e ogni forma di odio, violenza e
sopraffazione.
Naturalmente sono a vostra totale disposizione per affinare e
sviluppare le prime idee che vi ho elencato”.
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#EyadGiladNaftali
- israele
Bibi
Netanyahu alle famiglie:
"Tutto il possibile per ritrovarli"
L'operazione
per riportare a casa i tre ragazzi israeliani rapiti è giunta al suo
quinto giorno. La stretta delle autorità attorno a Hamas, gruppo
terroristico indicato come responsabile del rapimento dall'esercito
israeliano e dal primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, si fa
sempre più pressante. La tensione è alta e tutta Israele - e non solo -
sta dimostrando la propria solidarietà alle famiglie di Eyal Yifrach,
Naftali Frankel, and Gilad Shaar, riunitesi per la prima volta in
queste ore a casa dei Frankel, per condividere speranza e dolore.
“Stiamo facendo il possibile per trovare Eyal, Gilad e Naftali”, ha
affermato il premier Netanyahu, parlando al telefono con le famiglie.
"Nel nome dei cittadini di Israele, voglio rafforzare il vostro
spirito", le parole di solidarietà del primo ministro.
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qui
merano
Elisabetta
Rossi Innerhofer, conferma alla presidenza
Terzo
mandato consecutivo e la soddisfazione di aver rafforzato la percezione
della Comunità nel contesto cittadino facendone un punto per iniziative
culturali e sociali di largo respiro. “Ci attendono tante sfide
importanti e sapremo coglierle” annuncia Elisabetta Rossi Innerhofer,
confermata in queste ore alla presidenza della Comunità ebraica di
Merano, la più settentrionale delle 21 realtà territoriali in cui è
suddivisa l’Italia ebraica. Al suo fianco nel nuovo direttivo i
consiglieri Mirko Wenter e Roberto Nahum. “Sono molto soddisfatta e
sono allo stesso tempo consapevole delle responsabilità pubbliche che
questo ruolo comporta” commenta Innerhofer, che è anche consigliere
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Un messaggio di
felicitazioni per la nomina è arrivato, tra gli altri, proprio dal
presidente UCEI Renzo Gattegna.
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COMICs
& JEWS
"Being
Rutu Modan", l'identità
La troupe guidata da Giovanni Russo,
coordinatore di Lucca Comics, è arrivata in Israele e ha iniziato le
riprese del documentario con Rutu Modan nel progetto nato in
collaborazione fra Lucca Comics, l’Ambasciata israeliana in Italia e
Pagine Ebraiche, il giornale dell’ebraismo italiano. L’autrice di
graphic novel e illustratrice israeliana sarà protagonista della
mostra che il più grande festival italiano dedicato al fumetto
organizza ogni edizione in onore dell’artista che ha vinto il Gran
Guinigi – il premio massimo – l’anno precedente. Giovanni Russo ogni
giorno scriverà per Pagine Ebraiche 24 una cronaca dal backstage. Oggi
la prima puntata.
Israele,
giorno 0
Dopo
un viaggio della speranza durato trenta ore (partivo dalla Francia),
mille chilometri in auto, duemilacinquecento in aereo, i severi
controlli in ingresso complicati dalle pratiche doganali per
l’importazione temporanea dell’attrezzatura per le riprese, un bagaglio
perso con parte della suddetta attrezzatura, sono finalmente giunto in
Israele. Sono qui per girare un documentario su Rutu Modan, autrice di
graphic novel di fama internazionale. Il documentario fa parte di un
progetto espositivo più ampio a lei dedicato, che si terrà nell’ambito
della prossima Lucca Comics & Games.
Giovanni Russo,
coordinatore di Lucca Comics and Games
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QUI
FIRENZE
Fgei,
un nuovo incontro
Ultimi
preparativi, ultime telefonate, ultime iscrizioni che si aggiungono a
una lista già ricca di presenze. Mancano ormai pochi giorni allo
storico raduno degli ex aderenti della Federazione Giovanile Ebraica
d’Italia a Firenze. Quasi cinquant'anni di vita e di impegno
associativo (la Fgei fu attiva dal 1948 al 1995, quando fu invece
istituita l'Ugei) che verranno rievocati attraverso memorie, documenti,
testimonianze di un'epoca che ha fortemente segnato le generazioni
dell'ebraismo italiano avvicendatesi dal dopoguerra in poi. L'incontro
avverrà domenica 22 giugno nelle strutture comunitarie e sarà animato
da diversi momenti di confronto. Per ulteriori informazioni scrivere a
miticafgei@libero.it.
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Guerra
e pace, dieci anni dopo |
Dieci
anni fa – iniziavo allora a fare politica – discutevamo e ci dividevamo
sulla guerra e sulla pace. Dopo la distruzione delle Torri gemelle gli
americani costruirono una grande coalizione e attaccarono
l’Afghanistan, culla dell’orrore talebano. In pochi si opposero anche
se molti paventavano i rischi. Due anni dopo, nel 2003, partì
l’offensiva contro l’Iraq, guidata dagli USA senza consenso
internazionale e con alcuni alleati occidentali, tra cui l’Italia.
“Coalizione dei volonterosi”, si proclamò la compagine, e in pochi mesi
parve capace di vincere e abbattere Saddam Hussein.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie
- Il coraggio di Dajani
e la Shoah nel mondo arabo |
C’è
speranza che nel mondo arabo, e in particolare tra i palestinesi,
maturi davvero la consapevolezza dell’orrore della Shoah? Oppure le
aperture di Abu Mazen, che a fine aprile ha definito l’Olocausto come
“il crimine più odioso contro l’umanità avvenuto nell’era moderna”,
manifestando “simpatia e solidarietà alle famiglie delle vittime
innocenti uccise dai nazisti”, rischiano di essere vuota propaganda?
Molto dipenderà anche da come il sistema scolastico arabo recepirà
questa svolta. I primi segnali non mi sembrano positivi. Il professore
universitario palestinese Mohammed S. Dajani Daoudi che a marzo aveva
portato i suoi studenti ad Auschwitz, in un viaggio che era parte di un
progetto in collaborazione con una università israeliana e una tedesca,
ha dovuto lasciare l’università di Al Quds.
Mario Avagliano
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