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19 giugno 2014 - 21 Sivan 5774
PAGINE EBRAICHE 24



ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Dopo la ribellione di Qòrach contro il sacerdozio e il primato spirituale di Moshè, Aharòn ed i Leviti, è D.o stesso a ribadire la particolare sacralità della tribù di Levì in mezzo a Israele. Di mezzo a tutto un popolo, è logico e giusto che il primato sia assegnato a un gruppo solo, e particolarmente quello che ha sempre dimostrato un maggiore attaccamento a D.o, non contaminandosi con l’idolatria del vitello d’oro.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Sembra si stiano creando le condizioni per la creazione di uno stato indipendente del popolo curdo. I curdi sono un popolo di circa 30 milioni con una lingua, un territorio, una lunga esperienza di semi-autonomia amministrativa, e una lunghissima battaglia contro la soppressione identitaria da parte dei potenti stati occupanti. Il loro territorio si estende fra Turchia, Siria, Iraq e Iran. Gli ultimi avvenimenti in Iraq potrebbero permettere un'autonomia sovrana curda, anche se limitata alla parte irakena dell'intero territorio. Quello che forse è più notevole è che il mondo occidentale ha speso innumerevoli parole a favore della causa dello stato palestinese, ha fortemente promosso l'indipendenza del Kosovo, e ha immediatamente ratificato la scissione del Sudan del Sud. Ma non ha mai avuto il coraggio di prendere chiaramente posizione a favore dello stato curdo, forse perché è più facile schierarsi per il diritto di autodeterminazione dei popoli di fronte a stati relativamente piccoli come Israele, o deboli come la Serbia e il Sudan, ma non lo è altrettanto di fronte a poderosi partner commerciali come la Turchia o l'Iran. Una volta di più le più raffinate e sviluppate democrazie occidentali ci insegnano l'ipocrisia e i doppi standard politici e morali.
 
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Ucei-Fondazione Cantoni Borse di studio per Israele
Anche per l’anno accademico 2014-2015 l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Fondazione Raffaele Cantoni tornano a offrire borse di studio per ragazzi italiani che intendono sostenere un progetto di formazione nello Stato di Israele.
 
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Eyal, Gilad e Naftali, Israele non si ferma
Israele continua a cercare Eyal, Gilad e Naftali. Su Repubblica un lungo reportage dedicato alla vicenda, alla ricerca dei rapitori e all’angoscia che stringe lo Stato ebraico. Le operazioni proseguono nei dintorni di Hebron, dove “soltanto qualche mese fa qui circolava un manuale di Hamas, che considera il sequestro di israeliani l’arma migliore per ottenere il rilascio dei palestinesi detenuti in Israele, di 18 pagine a circolazione interna dal titolo Guida per il rapitore”, con suggerimenti e consigli ben dettagliati – scrive il corrispondente Fabio Scuto – Al sesto giorno Israele si consuma nell’ansia di quest’attesa, di un segnale, un indizio, una rivendicazione”. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha nuovamente condannato il rapimento che vede il coinvolgimento del gruppo terroristico di Hamas a poche settimane dalla riconciliazione con Fatah: “Chi lo ha compiuto vuole distruggerci”. Abu Mazen ha chiesto che i ragazzi possano tornare a casa (Messaggero).
Continua a essere alta l’attenzione sul dramma iracheno. Proseguono i combattimenti tra gli estremisti islamici e l’esercito regolare che tenta di respingerne la dilagante avanzata: teatro degli scontri è ora il complesso petrolifero di Baji, mentre le compagnie energetiche stanno evacuando (tra gli altri Lorenzo Cremonesi sul Corriere). Forte la richiesta per un intervento degli Stati Uniti, con il presidente Barack Obama che tenta di studiare una strategia (Repubblica).
Tra gli estremisti dell’Isis, la rete del terrore che combatte contro il governo iracheno (ma anche in Siria contro il dittatore Bashar Assad) ci sono anche molti cittadini europei, compresi una trentina di combattenti partiti dall’Italia, come ha riferito il Ministro dell’Interno Alfano: il Corriere ricorda come sia stato proprio un francese affiliato al gruppo a colpire il Museo ebraico di Bruxelles uccidendo quattro persone.
Roma. Citati in giudizio in 14 che gravitavano interno al sito Stormfront con l’accusa di incitamento all’odio razziale (Corriere).
Memoria. Sull’Osservatore romano Anna Foa ricorda la figura di Giuseppe Caronia, direttore della clinica malattie infettive del Policlinico di Roma che durante la guerra nascose decine di oppositori politici ed ebrei e fu per questo insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni nel 1996. Presentato oggi alla Sapienza il volume a lui dedicato “La punizione che diventò salvezza. Il salvataggio della famiglia Sonnino durante la Shoah ad opera del prof. Giuseppe Caronia” (Udine, Forum Editrice, 2014) a cura di Silvia Haia Antonucci e Micol Ferrara.
Arrestato in America un guardiano di Auschwitz (Tempo).
A Firenze grande ritorno del Balagan Cafè nei giardini della sinagoga. “Oggi alle 19, incontro con Amanda Sandrelli che alle 21 sarà protagonista con l’Orchestra Multietnica di Arezzo dello spettacolo “Cre-doinunsolo-DIO” (così il titolo, con un gioco di parole), di Stefano Massi-ni, uno dei migliori drammaturghi europei (musiche di Enrico Fink)” scrive la Nazione.
Su Corriere Innovazione, un approfondimento dedicato all’Israele Start up nation.
 
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  davar
#EyalGiladNaftali - israele
Una preghiera oltre le barriere
Eyal, Gilad e Naftali sono stati portati via da una settimana e le ricerche in Cisgiordania proseguono senza sosta. L’esercito ha annunciato l’arresto di altri trenta militanti del gruppo terroristico di Hamas. Nello stesso tempo Israele si interroga su eventuali errori compiuti nella vicenda: sotto accusa in particolare la polizia che aveva ricevuto una telefonata dai ragazzi che provavano a denunciare il rapimento già la sera di giovedì, ma ha ignorato la cosa per diverse ore ritenendola uno scherzo. La registrazione è stata fatta ascoltare ai genitori dei tre giovanissimi studenti di yeshivah, che continuano a dar prova di fermezza e fiducia. E se l’immagino dell’abbraccio delle tre madri ha fatto il giro del mondo, se in ogni luogo proseguono le iniziative mediatiche e i momenti di recitazione dei Salmi per chiedere la liberazione dei ragazzi, una riunione speciale è stata organizzata sul luogo del rapimento dall’associazione per il dialogo Tag Meir Forum, con una preghiera per Eyal, Gilad e Naftali che riunisse ebrei e musulmani (nell’immagine).
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#EyalGiladNaftali - Brasile 2014
In piazza per la solidarietà
Maglie con la stella di Davide e verdeoro, bandiere di entrambi i paesi, striscioni con l’appello “BringBackOurBoys” in bella vista. Non erano in molti, qualche decina, ma questo non ha impedito loro di sensibilizzare i media sul dramma dei tre studenti israeliani rapiti negli scorsi giorni nel Gush Etzion e di cui ancora si ignora la sorte. In larga maggioranza appartenenti alla locale comunità ebraica, i manifestanti scesi nelle strade di Rio De Janeiro (in concomitanza con l’incontro ‘mundial’ del Brasile) hanno voluto lanciare un chiaro messaggio all’opinione pubblica già a partire dal luogo di ritrovo: la piazza antistante la sede ufficiale del torneo. Proprio su queste tematiche è intervenuto anche il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, chiedendo agli Azzurri di Prandelli un segno di solidarietà in occasione del prossimo incontro con il Costa Rica.
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israele
Avraham Shalom (1928-2014)
A servizio del suo paese prima nei ranghi del Palmach e poi come agente segreto dello Shin Bet (che avrebbe successivamente diretto dal 1980 al 1986), Avraham Shalom ha legato il suo nome ad alcune azioni passate alla storia di Israele. In particolare alla cattura di Adolf Eichmann, che riuscì a braccare insieme agli altri membri del commando incaricati di portare il criminale nazista che fu ideatore della soluzione finale del popolo ebraico nelle aule di giustizia israeliane.
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J-Ciak
Synecdoche, New York
Bizzarro. Selvaggiamente ambizioso. Stravagante. Concettuale. Frustrante. Disturbante. E si potrebbe andare avanti a piacere, perché per Synecdoche, New York gli aggettivi sono corsi a fiumi. Piaccia o non piaccia, il debutto alla regia di Charles Kaufmann, immaginifico sceneggiatore di Being John Malkovich e Se mi lasci ti cancello, da oggi nelle sale italiane, è un film che non lascia indifferenti.
Vi farà sorridere pochissimo, vi restituirà la malinconia di certe solitarie domeniche d’inverno o vi respingerà del tutto, con questa storia interpretata da un notevole Philip Seymour Hoffmann che nella prima tranche pare scritta da un Woody Allen di pessimo umore e poi cresce con cadenze cupe e surreali che volteggiano tra vita, morte, arte e amore e rammentano All That Jazz di Bob Fosse o Otto e mezzo di Fellini.
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COMICS & JEWS
'Essere Rutu'. Tel Aviv, giorno 2
La troupe guidata da Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics, è arrivata in Israele e ha iniziato le riprese del documentario con Rutu Modan, un progetto nato dalla collaborazione fra Lucca Comics, l'Ambasciata israeliana in Italia e Pagine Ebraiche. L'illustratrice e autrice di graphic novel israeliana sarà protagonista della mostra che il più grande festival italiano dedicato al fumetto organizza ogni edizione in onore dell’artista che ha vinto il Gran Guinigi – il premio massimo – l’anno precedente. Giovanni Russo ogni giorno scriverà per Pagine Ebraiche 24 una cronaca dal backstage. Oggi la seconda giornata di riprese.

La prima impressione di Tel Aviv è quella di una città vitale e molto europea. Inutile nasconderlo: storia e cronaca ci hanno inculcato l’idea che Israele sia un luogo se non pericoloso quanto meno precario.

Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics
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qui milano - sublimar
Un festival per le religioni
“Un’iniziativa che si trova ora a muovere i primi passi, ma che porta avanti intenzioni lodevoli ed è animata da buona volontà, perciò merita sostegno”. Così il rabbino Elia Richetti spiega la nascita di Sublimar, primo Festival Internazionale di Letteratura Religiosa che si svolgerà a Milano dal 20 al 23 giugno presso gli spazi della Società Umanitaria.
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QUI FIRENZE
Amanda Sandrelli al Balagan
Riparte da Amanda Sandrelli e dal grande teatro italiano il secondo appuntamento del Balagan Cafè, il festival delle identità in movimento organizzato dalla Comunità ebraica di Firenze con Enrico Fink alla conduzione artistica. L'attrice di origine viareggina sarà infatti l'ospite d'onore della giornata odierna, che si aprirà alle 19 con un primo momento diretto di confronto con il pubblico. Seguirà, alle 21.15, l'interpretazione dello spettacolo “Credo in un solo Dio” di Stefano Massini in cui le vicende dei tre protagonisti – una professoressa israeliana, una ragazza palestinese, una soldatessa americana, in dialogo nell'Israele contemporanea – saranno raccontate attraverso la voce dell'artista.
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memoria
Alfredo Schonhaut (1925-2014)
Cinquant'anni è durato il silenzio di Alfredo Schonhaut. Un silenzio caduto sulle tragedie del passato, sulla violenza nazifascista di cui fu testimone, sul tentativo di resistere all'orrore combattendo al fianco della brigata Osoppo-Friuli, sulla deportazione a Buchenwald e la perdita di Leopoldo, il fratello con la passione per la montagna, inghiottito dalla Shoah. Poi la chiave che ne apre i ricordi e Schonhaut comincia a raccontare. “Per cinquant’ anni – dirà parlando con degli studenti di una scuola di Merano – non ne ho parlato né ai miei figli, né a mia moglie. E se una telefonata non mi avesse parlato della presenza di lettere riguardanti mio fratello Leopoldo morto a Flossenburg e non ci fosse stato un interessamento alla mia storia da parte del ricercatore Stefano Fattorini, ancor oggi probabilmente non ne avrei parlato”. “Troppo duro ripercorrere quegli anni di sofferenza e angherie – ricorderà Schonhaut - Di autentiche tragedie per molti, di puro annientamento per altri. Le parole spesso non riescono a rendere il senso profondo del dolore, della paura, della tragedia. Da qui la mia scelta del silenzio”. Il coraggio di rompere quel silenzio è un regalo prezioso che Schonhaut, scomparso ieri a Merano, ha voluto donare alle generazioni future..
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QUI LUBIANA
Tre volte senza patria
All’ombra del castello, in una Ljubljana calda e assolata, si è svolto negli scorsi giorni il settimo Convegno della International Conference on Jewish Italian Literature (ICOJIL) sul tema Letteratura italo–ebraica e cultura mitteleuropea al quale hanno partecipato numerosi studiosi provenienti da varie parti del mondo.
L’articolato programma, coordinato da Raniero Speelman dell’Università di Utrecht e da Irena Prosenc dell’Università di Ljubljana, ha visto svilupparsi la riflessione a partire dalla celebre frase di Gustav Mahler “Ich bin Dreifach Heimatlos…" ("Sono tre volte senza patria…)”.

Helen Brunner
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pilpul
Setirot - Gilad, Eyal, Naftali
Naftali Frenkel, Gilad Shaar, Eyal Yifrach. Impossibile non pensarci, non parlarne. Il loro rapimento sgomenta, addolora, riempie di rabbia. E fino a quando non torneranno a casa sani e salvi guai a dimenticarli, a lasciarli soli, a far passare un solo giorno, una sola ora, senza aiutarli come si può, guai a smetterla di ricordarli. Non è questione di essere ebrei o non ebrei, di “sinistra” o di “destra”, di avere in simpatia emotiva e ideologica più gli israeliani o i palestinesi. Non è questione di battersi per “due popoli due Stati” oppure per la Grande Israele. Non è questione di confrontarsi – in maniera anche aspra – all'interno e all'esterno del mondo ebraico.

Stefano Jesurum, giornalista
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Time out - Leader
La disputa tra Mosè e Corach non riguarda tanto l'autorità di Mosè, ma la santità del popolo ebraico. Corach infatti non mette in discussione la vicinanza di Mosè a D-o, ma sostiene che, al contrario di quanto pensi Mosè, il popolo sia già santo come effettivamente era stato detto da D-o precedentemente. In quest'ottica verrebbe quasi naturale schierarsi dalla parte di Corach che difende il ruolo del popolo ebraico. In realtà non è così; Mosè non nega la santità del popolo, ritiene solo che possa raggiungere livelli più alti e che questa ancora vada raggiunta ed elevata.

Daniel Funaro
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