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8 luglio 2014 - 10 Tamuz 5774
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Roberto
Della Rocca,
rabbino
Per lo Stato di Israele condannare degli assassini ebrei, come punire un capo dello Stato o un ministro fuorilegge, è un fatto assolutamente normale. È parte integrante della filosofia del diritto ebraico e della nostra etica plurisecolare. Giacobbe non risparmia neppure ai propri figli Shimon e Levi pubblica delegittimazione e punizioni per la vendetta perpetrata nei confronti di chi ha violentato la loro sorella Dina. Perché, allora, alcuni ebrei, soprattutto di una certa area politica e culturale, in queste tragiche circostanze, ci chiedono, in modo surrettizio di "discolparci" e di schierarci?
 
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Dario
Calimani,
anglista
Di fronte alla bestialità della violenza, gratuita e folle quanto mai altra, viene voglia di smettere di pensare. E un minimo di pudore vorrebbe che si smettesse anche di scrivere. Chissà se tutto quello che sta accadendo non possa spingere a rivedere certe posizioni estreme. O magari sta invece spingendo qualcuno su posizioni ancor più estreme. Non vi sono certezze. Possiamo però chiederci dove abbiamo sbagliato. Tutti.
 
Ucei-Fondazione Cantoni
Borse di studio per Israele
Anche per l’anno accademico 2014-2015 l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Fondazione Raffaele Cantoni tornano a offrire borse di studio per ragazzi italiani che intendono sostenere un progetto di formazione nello Stato di Israele.
 
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Hamas, nuove minacce
da Gaza verso Israele
Decine e decine di lanci. Una pioggia di fuoco incessante dalla Striscia di Gaza, come non si vedeva da anni. È la nuova emergenza con la quale si trova a fare i conti Israele in queste ore di tensione per tutto il Medio Oriente. Scrive Davide Frattini sul Corriere della sera: “Hamas ha deciso che la calma non tornava utile ai suoi piani e in un’ora ha sparato assieme alle altre fazioni palestinesi quasi 70 tra razzi e missili verso il sud e il centro di Israele: il suo esercito ha rivendicato i bombardamenti con la gittata più lunga, quelli che hanno fatto risuonare le sirene ad ovest di Gerusalemme. Non succedeva dagli otto giorni di guerra della fine di novembre del 2012”. Ferma le reazione del governo Netanyahu, con una riunione d’emergenza durata tre ore che ha portato alle seguenti decisioni, elencate da Maurizio Molinari sulla Stampa: apertura dei rifugi pubblici nel Sud; aumento delle batterie anti-missile Iron Dome attorno alle città; richiamo a ondate di 1500 ufficiali riservisti ai confini di Gaza; impegno ad aumentare la pressione militare su Hamas fino a quando non tornerà la quiete. L’intento di Netanyahu, scrive Molinari, “è obbligare Hamas a ripristinare la tregua siglata alla fine del 2012”. Anche se dalla stessa Hamas arrivano segnali poco incoraggianti e, anzi, ripetute e infuocate minacce. Iniziano intanto a collaborare alcuni degli arrestati per l’omicidio del giovane palestinese bruciato vivo come “vendetta” all’uccisione dei tre studenti di yeshiva rapiti e assassinati nel Gush Etzion. Sempre più forte la pista che vorrebbe questa brutale azione originata da una comune appartenenza agli ambienti più estremisti della tifoseria del Beitar. In un editoriale intitolato ‘Israele e l’orrore dei ragazzi assassini’ Gad Lerner, su Repubblica, scrive: “Oggi Israele deve guardarli in faccia, questi suoi figli che per vendetta hanno afferrato un coetaneo palestinese di 16 anni, Mohammad Abu Khdeir, e lo hanno bruciato vivo in un bosco di Gerusalemme. Li guarda in faccia e li riconosce perché gli sono ben noti, familiari. Magari finora se ne vergognava un po’, ma liquidava la loro esuberanza come teppismo generazionale proletario. Sono i ragazzi di stadio della curva scalmanata del Beitar, organizzati come ultràs in un raggruppamento dal nome sefardita, La Familia’, scelto in contrapposizione linguistica all’élite tradizionalmente ashkenazita dello Stato”.
 
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  davar
iSRAELE
"Hamas pagherà a caro prezzo"
Esplosioni e sirene scuotono il sud di Israele. Nelle sole ultime ventiquattro ore il gruppo terroristico di Hamas e le altre fazioni estremiste della Striscia di Gaza hanno lanciato oltre cento razzi contro il territorio israeliano. Una violenza a cui lo Stato ebraico ha risposto con l'operazione Margine Protettivo, intesa a fermare le minacce proveniente da Gaza. Dall'inizio dell'operazione, l'esercito israeliano (Idf) ha colpito novanta obiettivi, incluse case utilizzate da Hamas e dai miliziani jihadisti, postazioni di lancio dei razzi, tunnel sotterranei, campi di addestramento e altri centri usati per attività terroristiche. Nelle ultime ore, secondo fonti palestinesi riportate dal Jerusalem Post e da Ynet, 5 miliziani di Hamas sarebbero morti in seguito a un attacco israeliano. Il grande interrogativo è se l'operazione Margine Protettivo si trasformerà anche in un'operazione via terra. Per il momento infatti le azioni non hanno coinvolto i reparti terrestri ma l'opzione non è stata esclusa sia dai vertici militari sia dallo stesso primo ministro Benajamin Netanyahu. “Hamas ha scelto l'escalation di violenza e ne pagherà le conseguenze”, ha dichiarato Netanyahu che avrebbe ordinato alle forze armate di preparasi per un'operazione prolungata a Gaza. A riassumere il significato della risposta israeliana, il tweet dell'Idf, “Hamas non sarà al sicuro fino a che continuerà a minacciare le vite dei civili israeliani”.
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iSRAELE
Propaganda palestinese, la BBC smaschera #GazaUnderAttack
“Abbiamo analizzato le immagini più postate e condivise sui social media con l’hashtag #GazaUnderAttack: la maggior parte sono vecchie oppure scattate in altri paesi”.
La denuncia dei tentativi di manipolazione nel descrivere quanto sta accadendo in queste ore nella Striscia, da cui continuano invece a essere sparati missili contro Israele, arriva dalla BBC.
Sono tantissimi infatti gli utenti che su Twitter e Facebook postano presunti aggiornamenti e fotografie. Falsi nella maggior parte dei casi, come ha messo in luce l’emittente britannica.
Uno spunto interessante, se si pensa che meno di due anni fa, proprio uno dei giornalisti della BBC si era distinto per la stessa condotta.
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israele
La tensione raccontata dai social
Tra i trending topics di Twitter in Israele campeggia ancora l’hashtag #EyalGiladNaftali. È trascorsa più di una settimana dal ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi israeliani rapiti e uccisi, e nonostante da allora nuovi eventi dal forte impatto mediatico non siano mancati, il ricordo delle tre vittime del terrorismo resta più vivo che mai. La popolazione israeliana è scossa: per l’efferato omicidio a sangue freddo, per la vendetta – prontamente condannata dal Primo Ministro Netanyahu – da parte di israeliani appartenenti all’estrema destra, ma anche per la lenta, lentissima reazione da parte della comunità internazionale. Twitter è un silenzioso testimone di fronte ad un approccio costantemente basato sui “double standards”, espressione inglese che potremmo tradurre con “due pesi e due misure”: sono bastati pochi minuti perché migliaia di tweet condannassero Israele per l’omicidio di Mohammed Abu Khdeir, eppure stampa e leader ancora faticano a definire Hamas il movimento che sta dietro all’uccisione di Eyal, Gilad e Naftali.

Simone Somekh, twitter @simonsays101
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qui roma - artiste del novecento
Il violinista sul Tevere
Un viaggio nelle strade della Roma ebraica di fine Ottocento, portati per mano dalle note della musica klezmer. “Il violinista sul Tevere”, spettacolo realizzato dall'Orchestra Popolare Romana, è un racconto in musica che accompagna lo spettatore lungo i luoghi della città eterna. Una Roma d'epoca che rivive, dunque, grazie all'abilità dei quattordici strumentisti dell'Orchestra e di un narratore, protagonisti domani sera al Chiostro della Galleria d'Arte Moderna della Capitale. Un concerto che si inserisce nell'ambito del calendario di eventi legati alla mostra in corso alla Gam “Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica” a cura di Marina Bakos, Olga Melasecchi e Federica Pirani, realizzata dalla Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia assieme a Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Museo ebraico di Roma. La chiave di lettura adottata dall'Orchestra Popolare Romana, che da da tre anni si dedica alla ricerca e alla diffusione della musica di tradizione ebraica italiana sia sefardita che ashkenazita, rientra perfettamente in uno dei tanti scenari che la mostra (aperta fino al 5 ottobre) ha il merito di schiudere: il racconto della Roma dello scorso secolo, con i suoi circoli culturali e la sua effervescenza politica, letteraria ed artistica.
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QUI TRIESTE
Le note di Yerushalaim
Nuovo appuntamento con la rassegna musicale Erev Laila realizzata dalla Comunità ebraica triestina in collaborazione con l'Associazione Musica Libera presieduta da Davide Casali. Questa sera alle 21, presso la terrazza del museo ebraico Carlo e Vera Wagner, è infatti previsto un concerto del coro Kol Ha-Tikwa (nell'immagine) diretto dal maestro Marco Podda, che presenterà un programma variegato alternando canti tradizionali, canzoni popolari israeliane, brani più strettamente liturgici, affiancati dal tenore solista Nathan Neumann, Furio Franceschinel ed Erica Strudthoff al violino, Giuliana Metelli al violoncello e Riccardo Morpurgo al pianoforte.
Sorto con l'intento di continuare la ricca tradizione musicale aperta e accogliente della Trieste ebraica, il coro si pone come scopo la promozione di musica, arte e cultura in ogni sua forma, partendo dal recupero, la valorizzazione e la trasmissione della produzione musicale ebraica, sia antica che contemporanea.
In caso di pioggia, il concerto si svolgerà in una sala situata all’interno dell’edificio.
pilpul
Le parole di Rachel
“Gli assassini dei nostri figli, chiunque li abbia mandati, chiunque li abbia aiutati, saranno tutti portati davanti alla giustizia. Vogliamo i veri responsabili, non altri. Nessuna madre, nessun padre dovrebbe passare quello che stiamo passando noi. E il nostro è lo stesso dolore dei genitori di Mohammed Abu Khadir”. A parlare è Rachel Frankel, madre di Naftali, uno dei tre studenti israeliani rapiti e uccisi da terroristi palestinesi. La donna, insieme ai suoi famigliari, ha poi aggiunto: “Non c’è differenza tra il sangue di un ragazzo ebreo e quello di un arabo. Un assassinio è un assassinio, non esiste giustificazione, non esiste perdono”. Queste parole ci fanno piangere e ci portano a nutrire una speranza.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Storie - Il razzista Almirante
Piccolo ripasso di storia su Giorgio Almirante. Quando nell’agosto del 1938 il siciliano Telesio Interlandi, campione dell’antisemitismo fascista, viene nominato da Mussolini direttore dell’ignobile rivista «La Difesa della razza», chiama alla segreteria di redazione il suo giovane collaboratore al «Tevere» Almirante, nato a Salsomaggiore Terme, rampollo di una nobile famiglia molisana, che poi nel dopoguerra sarebbe diventato segretario del Msi.

Mario Avagliano
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