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28 luglio 2014 - 1 Av 5774
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
Un Rebbe, per il mondo chassidico, è molto di più di un Maestro, è una guida spirituale, un padre che ama. Che cosa aveva, per esempio, di speciale questa grande personalità, Rabbi Menachem Mendel Schneerson (1902-1994)? Molti rabbini oggi parlano di Torah come mero insegnamento. Tuttavia il Rebbe portava D-o al popolo. Quale è stato il suo contributo? Avvicinare i lontani. Ovunque nel mondo. Portando un rinnovamento dell’uomo. Non tanto nuove idee, nuove dottrine; quanto piuttosto fonti di creatività nei rapporti umani. Per molti ebrei il semplice adempimento della Halachà rappresenta l’essenza della vita ebraica. Tuttavia il ruolo del Rebbe era insegnare che la vita è un’occasione di esaltazione spirituale. L’osservanza della Halachà è la base, ma l’esaltazione spirituale ottenuta attraverso l’osservanza è lo scopo. La grandezza del Rebbe come guida spirituale consisteva nel fatto che egli fu fautore di nuovi momenti di ispirazione.
 
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Anna
Foa,
storica
In questo silenzio tombale su quanto succede in Siria, acuitosi ulteriormente dallo scoppio del conflitto a Gaza, spicca su un giornale italiano, L’Avvenire di ieri, un articolo dedicato a padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita italiano preso prigioniero in Siria esattamente un anno fa, il 29 luglio 2013, probabilmente dall’ala jihadista. Padre Dall’Oglio, definito nell’articolo “scomodo gesuita del dialogo”, viveva in Siria da tre decenni e vi aveva creato la comunità monastica di Mar Musa, facendone un importante centro di dialogo tra musulmani e cristiani, un luogo dove tutti gli esseri umani, di qualunque fede religiosa e politica, potevano recarsi a parlare e ad incontrare altri esseri umani.
 
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TORINO - "Sotto attacco: quale futuro per Israele?". È il titolo di un incontro che si svolgerà quest'oggi alle 21 al centro sociale della Comunità ebraica di Torino in raccordo con la Comunità ebraica di Casale Monferrato e quella di Vercelli. Introdurranno la serata gli interventi del rabbino Alberto Somekh e del vicepresidente UCEI Giulio Disegni.
 
"Iron Dome, come è nato"
Situazione ancora critica tra Israele e il gruppo terroristico Hamas al governo della Striscia di Gaza. I ripetuti attacchi dalla Striscia, avvenuti in regime di tregua umanitaria da parte di Israele, hanno portato alla ripresa delle operazioni militari già dalla prima mattinata di ieri. La diplomazia è in azione, si lavora per accordi precari. Ma da Netanyahu è arrivato un secco no alla proposta Kerry, ritenuta troppo accondiscendente verso le richieste di Hamas. Ieri lo stesso Netanyahu ha ribadito il punto fermo per l'accettazione di un cessate il fuoco: la smilitarizzazione di Gaza. Sul Corriere della sera Davide Frattini riporta l'atto d'accusa formulato dal premier ad Hamas nel suo consueto giro domenicale di interviste alle emittenti americane: “Non sono in grado di rispettare neppure le tregue che offrono loro stessi”.
Città, quartieri, vite umane: il sistema anti-missilistico Iron Dome continua a svolgere un ruolo fondamentale nella difesa di Israele, bersagliata in queste settimane dal lancio di migliaia di ordigni da Gaza. A Repubblica il suo ideatore, il matematico-ingegnere Danny Gold, racconta sia la genesi della sua intuizione sia la sfida di implementare un progetto in cui non molti, almeno in un primo momento, sembravano credere.
Medici arabi ed ebrei fianco a fianco per curare i civili di Gaza: è l’esempio di umanità fornito dallo staff dell’ospedale di Tel Hashomer. A raccontarlo è Fiamma Nirenstein sul Giornale: “Più che un ospedale, quello di Tel Hashomer è un microcosmo di Israele: ultratecnologico, 2mila pazienti in una città di padiglioni. Girando per le stanze si comprende perché in cambio di Gilad Shalit furono consegnati 1500 terroristi palestinesi. In Israele la vita non ha prezzo”.
 
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#IsraeleDifendeLaPace Domande e risposte
Domande chiare e risposte chiare e autorevoli, punto per punto, ai complessi problemi della crisi mediorientale. Aggiornamenti costanti ora per ora. L'impegno di fare chiarezza sui diversi nodi del conflitto in corso tra lo Stato di Israele e i terroristi di Hamas.
Sul portale dell'ebraismo italiano www.moked.it il lancio di una nuova area informativa dedicata dalla redazione a notizie, schede, dichiarazioni  sugli ultimi sviluppi relativi all'operazione delle forze di sicurezza israeliane nella Striscia di Gaza. Tutti i cittadini che ritengono di poter aggiungere un contributo positivo per arricchire il notiziario possono mettersi in contatto scrivendo a desk@ucei.it.
 
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  davar
RAMADAN - IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE UCEI
"Ebrei e musulmani insieme

per contrastare chi genera odio"
In occasione della fine del Ramadan il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha dichiarato:
"Voglio esprimere, a nome di tutti gli ebrei italiani, le più sentite felicitazioni alla comunità islamica che festeggia in queste ore la conclusione del periodo di digiuno del Ramadan.
Sono giornate difficili, che ci vedono in tensione per quanto accade in Medio Oriente e che ripropongono con urgenza la sfida di un dialogo interreligioso che non può prescindere da una maggiore consapevolezza dei valori e dei destini comuni.
Ebrei e musulmani devono infatti camminare al fianco e insieme contribuire al progresso della società italiana. Società in cui l'apporto di ogni singolo individuo concorre alla realizzazione di un mosaico ricco di sfaccettature e opportunità.
L'impegno è pressante: lavorare per un'autentica fratellanza che possa saldarsi con altre esperienze già consolidate all'interno del tessuto nazionale. Un risultato che potrà arrivare soltanto con pazienza e determinazione ma che necessità fin d'ora di una riflessione sulle scelte più adeguate da intraprendere. Affinché vinca l'armonia e non trovino più spazio estremismi, parole di odio, volontà di costruire muri di comunicazione invalicabili”.
#Israeledifendelapace
Ore di attesa
Ore di sospensione, fermi i combattimenti e notizie rarefatte. Mentre il mondo islamico festeggia la Id al-fitr, la celebrazione in occasione del termine del Ramadan, il cessate il fuoco sembra reggere, nonostante Hamas abbia sparato diversi razzi contro Israele nel corso della giornata, la ventunesima dall’inizio dell’Operazione Margine Protettivo, intrapresa proprio per contrastare il lancio di missili.
La relativa quiete di queste ore arriva dopo momenti di alta tensione dal punto di vista diplomatico.

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#israeledifendelapace
Vivere con le sirene
Sono un cittadino italiano che vive in Israele e vorrei condividere con voi la mia esperienza di questi giorni in cui allarmi e bum entrano grottescamente a far parte della routine quotidiana, raccontandovi alcuni episodi emblematici e credo rappresentativi che mi sono accaduti. Mentre la mia piccola di quasi 18 mesi capisce poco di quello che sta succedendo, il "grande" di quattro anni e mezzo sta dimostrando una consapevolezza disarmante accompagnata da una curiosità tipica della sua ancora tenera età in cui è naturale il volere sapere tutto sparando raffiche di "perché?" Già nella guerra precedente Asher, il mio figlioletto che allora aveva poco meno di tre anni, aveva visto interrompersi all'improvviso il suo quotidiano sfogo energetico al parco giochi da un allarme che lo colse assolutamente impreparato. Strappatolo dalla parete del baby-snappling, in un battibaleno cercai riparo accovacciandomi su di lui dietro il muro rivolto a nord del palazzo più vicino, che avevo preventivamente scelto come meta già al nostro arrivo al giardino. Ebbene quella sirena se la ricorda ancora molto bene. In questi giorni noto in Asher una naturale turbolenza emotiva. Dice di avere paura di questo e di quell'altro, tutte cose assolutamente innocue che niente hanno a che vedere coi missili. Quelli, a suo dire, non lo spaventano. Chissà cosa frulla nella testa di questi ragazzini costretti a cercare un rifugio quando c'è l'allarme. In fondo anch'io alla sua età a Tripoli mi nascondevo con tutta la famiglia per evitare la folla inferocita contro l'odiato stato sionista eroicamente vittorioso sull'aggressore arabo che lo circondava da tutte le parti. Lo ricordo quasi come un gioco. Il fatto è che e' l'unico ricordo della mia infanzia tripolina. Tutto il resto è stato rimosso. Torniamo ai giorni nostri. Due-tre episodi e chiudo. Prima che scoppiasse questa guerra comprai due biglietti per un concerto. L'idea di uscire con mia moglie dopo mesi (o forse sono già anni?) barricati in casa per prenderci cura dei bimbi mi dava piacere. Tanto potevamo contare fiduciosi sul baby sitteraggio dei nonni. Poi i primi missili. Si va al concerto o non si va? Dopo un po' di titubanza decidiamo di non rinunciare. Usciamo. Telefoniamo per accertarci che il concerto non sia stato annullato. Tutto confermato. Primo allarme. Accosto con la macchina e ci precipitiamo verso la porta del palazzo più vicino per trovare riparo nel vano scale che, normalmente, come spiegato quasi ossessivamente sui media, ha i muri in cemento armato. Ma il portone è chiuso. Nel locale accanto, tutti i tavoli vuoti, un cameriere tranquillo con la sigaretta in mano, ci rivela il codice per aprire quella porta bloccata. Lui non entra. Finita la sirena bisogna apettare al riparo ancora qualche minuto (dicono dieci) perché potrebbero piovere dal cielo Come micidiali frecce i detriti del missile eventualmente intercettato. Che si fa? Proseguiamo o rientriamo? Avanti! Ah! Avanziamo in macchina di pochi metri ed ecco un'altra sirena! Dietro front! Vogliamo abbracciare i nostri bambini e rilasciare i nonni. Mi è capitato una volta di sentire una sirena che non c'era e di entrare nel rifugio. ed un'altra volta di non sentire una sirena che c'era. Mi ero appena addormentato quando mi sono sentito strattonare da mia moglie che proclamava, senza panico per non spaventare i bimbi, "l'allarme!" Poi c'è la piscina pubblica. Di solito nuoto dalle 6 alle 6.30 tutte le mattine. A casa dormono ancora tutti a quell'ora. Quando sono in acqua c'e' l'isolamento acustico. E se suonasse ora? A che sponda vado? Come raggiungo il rifugio pubblico più vicino che mi ero già fatto prudentemente indicare dal bagnino? Prendo gli occhiali? L'asciugamano? Le ciabattine? Al diavolo tutto! Ovviamente il pensiero dell'allarme non ti abbandona neanche nelle situazioni più ordinarie ma non per questo facili da "sospendere": in doccia, durante il cambio di un pannolino, e così via. Ecco, questa è la nostra routine. E siamo a Tel Aviv. Abbiamo ben 90 secondi per trovare un rifugio dal momento in cui comincia a suonare l'allarme. Ci va di lusso rispetto ad Ashdod (solo 45 secondi), Ashkelon (30) o Yad Mordekhai (15). Lì ci vorrebbe lo scatto di Ben Johnson. O, cosa più plausibile, un rifugio ogni 50 metri, alle fermate degli autobus, in mezzo alle aiuole. Grazie a D-o che ci protegge benevolmente. Che protegga i soldati israeliani impegnati in una dura guerra porta a porta contro le vigliaccate di Hamas.
Intanto torniamo alla routine, buongiorno.


Raphael Barki
#israeledifendelapace
La guerra dei post
Senza arrivare ai casi limite come quello della giornalista della CNN, Diana Magnay, richiamata e allontanata dalla Striscia di Gaza per un tweet inopportuno, o anche senza arrivare a interrogarsi sull’operato di Anne Barnard, reporter del New York Times, corrispondente di guerra per oltre un decennio, che ha recentemente usato il suo account twitter in una maniera quantomeno discutibile, è certamente vero che in tempi di guerra la capacità di comprendere come a mezzi diversi debbano corrispondere una attenzione e un linguaggio diversi è ancora più importante
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#ISRAELEDIFENDELAPACE - domande e risposte
CRISI/ Cifre, cosa realtà

e cosa invece propaganda?
Spiegava Sergio Della Pergola, durante il suo recente incontro con la redazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane a Trieste, che quando si tratta di analizzare i dati sulle vittime del conflitto nella Striscia di Gaza è necessario utilizzare grande cautela. “In una zona densamente popolata in cui circa il 50 per cento degli abitanti ha meno di 18 anni e circa il 50 per cento è costituito da donne, operazioni militari non mirate porterebbero a simili percentuali anche fra coloro che ne rimangono vittima. Il fatto che non sia così è un segno della reale attenzione di Israele a evitare per quanto possibile che i civili vengano coinvolti”.
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ANTISEMITISMO
Nuove scritte sui muri di Roma
Scritte antisemite, slogan dell'odio, svastiche. Se ne è trovata traccia, quest'oggi, in molte strade di Roma. "Questa mattina Roma si è svegliata nel peggiore dei modi. I suoi muri sono stati imbrattati da decine di scritte neonaziste inneggianti odio nei confronti degli ebrei. La mente corre al 1993, quando alcune stelle gialle furono attaccate all'entrata dei negozi di proprietà di ebrei", il commento del presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici. Immediata la solidarietà del sindaco Ignazio Marino: "Le scritte antisemite apparse oggi in diverse aree della città sono una vergogna e un'offesa a tutti i romani. Appena appresa la notizia ho chiesto la immediata cancellazione delle stesse. Mi auguro che siano al più presto individuati i responsabili di questo ignobile gesto che condanniamo con forza".
pilpul
 Oltremare - "Fronte unico"
Lo sanno tutti che gli ebrei si aiutano sempre tra di loro. E c’è qualcosa di sottilmente antisemita in questo assunto. Per fortuna è abbastanza vero, e gli israeliani sono anche peggio.
Come durante ogni crisi nel Sud o nel Nord, da settimane ormai sono scattati i sistemi di aiuto reciproco ad ogni livello della società. L'organizzazione dei Kibbutzim apre le porte dei kibbutzim in aree tranquille nel nord del paese, e ospita famiglie intere, o più spesso mogli e figli di uomini che devono restare al sud a occuparsi dei campi o delle fabbriche per non abbandonare a sè stessa la produzione. Ricevono all’arrivo letti dove dormire, lenzuola, vestiti se ne hanno bisogno, hanno una famiglia adottiva e occupano il tempo lavorando nel kibbutz ospitante.


Daniela Fubini, Tel Aviv
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In cornice - High Line
Perché il profondo West Side di New York è così alla moda? Merito delle splendide gallerie d’arte, ma anche della High Line, un vero capolavoro di recupero  architettonico della sede di una vecchia linea ferroviaria. Quindi chapeau al lavoro dello studio Diller, Scofidio + Renfro, a cominciare da Elizabeth Diller, nata a Lodz da una famiglia di sopravvissuti alla Shoah e oggi autrice di una serie di progetti che ridisegnano la Grande Mela.

Daniele Liberanome, critico d'arte
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Tea for two - Vita da stagista
Nove mesi passano in un batter d'occhio. La mia vita da stagista è stata un profluvio di emozioni contrastanti. Uno scricciolo dentro una grande azienda, dentro un enorme macchinario che si muove instancabile. Ricordo ancora quando un anno fa mi presentai al colloquio con una pila di articoli scritti per Pagine Ebraiche stipati in una cartelletta fucsia. "Ma se vuoi essere una giornalista perché ti sei presentata?" Boh. Eppure, in aeroporto, di ritorno da Tel Aviv, la telefonata: sei stata selezionata. Paura e delirio.

Rachel Silvera, studentessa
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