
Paolo Sciunnach,
insegnante
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Un
Rebbe, per il mondo chassidico, è molto di più di un Maestro, è una
guida spirituale, un padre che ama. Che cosa aveva, per esempio, di
speciale questa grande personalità, Rabbi Menachem Mendel Schneerson
(1902-1994)? Molti rabbini oggi parlano di Torah come mero
insegnamento. Tuttavia il Rebbe portava D-o al popolo. Quale è stato il
suo contributo? Avvicinare i lontani. Ovunque nel mondo. Portando un
rinnovamento dell’uomo. Non tanto nuove idee, nuove dottrine; quanto
piuttosto fonti di creatività nei rapporti umani. Per molti ebrei il
semplice adempimento della Halachà rappresenta l’essenza della vita
ebraica. Tuttavia il ruolo del Rebbe era insegnare che la vita è
un’occasione di esaltazione spirituale. L’osservanza della Halachà è la
base, ma l’esaltazione spirituale ottenuta attraverso l’osservanza è lo
scopo. La grandezza del Rebbe come guida spirituale consisteva nel
fatto che egli fu fautore di nuovi momenti di ispirazione.
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Anna
Foa,
storica
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In
questo silenzio tombale su quanto succede in Siria, acuitosi
ulteriormente dallo scoppio del conflitto a Gaza, spicca su un giornale
italiano, L’Avvenire di ieri, un articolo dedicato a padre Paolo
Dall’Oglio, il gesuita italiano preso prigioniero in Siria esattamente
un anno fa, il 29 luglio 2013, probabilmente dall’ala jihadista. Padre
Dall’Oglio, definito nell’articolo “scomodo gesuita del dialogo”,
viveva in Siria da tre decenni e vi aveva creato la comunità monastica
di Mar Musa, facendone un importante centro di dialogo tra musulmani e
cristiani, un luogo dove tutti gli esseri umani, di qualunque fede
religiosa e politica, potevano recarsi a parlare e ad incontrare altri
esseri umani.
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TORINO
- "Sotto attacco: quale futuro per Israele?". È il titolo di un
incontro che si svolgerà quest'oggi alle 21 al centro sociale della
Comunità ebraica di Torino in raccordo con la Comunità ebraica di
Casale Monferrato e quella di Vercelli. Introdurranno la serata gli
interventi del rabbino Alberto Somekh e del vicepresidente UCEI Giulio
Disegni.
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"Iron Dome, come è nato"
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Situazione
ancora critica tra Israele e il gruppo terroristico Hamas al governo
della Striscia di Gaza. I ripetuti attacchi dalla Striscia, avvenuti in
regime di tregua umanitaria da parte di Israele, hanno portato alla
ripresa delle operazioni militari già dalla prima mattinata di ieri. La
diplomazia è in azione, si lavora per accordi precari. Ma da Netanyahu
è arrivato un secco no alla proposta Kerry, ritenuta troppo
accondiscendente verso le richieste di Hamas. Ieri lo stesso Netanyahu
ha ribadito il punto fermo per l'accettazione di un cessate il fuoco:
la smilitarizzazione di Gaza. Sul Corriere della sera Davide Frattini
riporta l'atto d'accusa formulato dal premier ad Hamas nel suo consueto
giro domenicale di interviste alle emittenti americane: “Non sono in
grado di rispettare neppure le tregue che offrono loro stessi”.
Città, quartieri, vite umane: il sistema anti-missilistico Iron Dome
continua a svolgere un ruolo fondamentale nella difesa di Israele,
bersagliata in queste settimane dal lancio di migliaia di ordigni da
Gaza. A Repubblica il suo ideatore, il matematico-ingegnere Danny Gold,
racconta sia la genesi della sua intuizione sia la sfida di
implementare un progetto in cui non molti, almeno in un primo momento,
sembravano credere.
Medici arabi ed ebrei fianco a fianco per curare i civili di Gaza: è
l’esempio di umanità fornito dallo staff dell’ospedale di Tel Hashomer.
A raccontarlo è Fiamma Nirenstein sul Giornale: “Più che un ospedale,
quello di Tel Hashomer è un microcosmo di Israele: ultratecnologico,
2mila pazienti in una città di padiglioni. Girando per le stanze si
comprende perché in cambio di Gilad Shalit furono consegnati 1500
terroristi palestinesi. In Israele la vita non ha prezzo”.
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#IsraeleDifendeLaPace Domande e risposte
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Domande
chiare e risposte chiare e autorevoli, punto per punto, ai complessi
problemi della crisi mediorientale. Aggiornamenti costanti ora per ora.
L'impegno di fare chiarezza sui diversi nodi del conflitto in corso tra
lo Stato di Israele e i terroristi di Hamas.
Sul portale dell'ebraismo italiano www.moked.it il lancio di una nuova
area informativa dedicata dalla redazione a notizie, schede,
dichiarazioni sugli ultimi sviluppi relativi all'operazione delle
forze di sicurezza israeliane nella Striscia di Gaza. Tutti i cittadini
che ritengono di poter aggiungere un contributo positivo per arricchire
il notiziario possono mettersi in contatto scrivendo a desk@ucei.it.
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#israeledifendelapace
Vivere con le sirene
Sono
un cittadino italiano che vive in Israele e vorrei condividere con voi
la mia esperienza di questi giorni in cui allarmi e bum entrano
grottescamente a far parte della routine quotidiana, raccontandovi
alcuni episodi emblematici e credo rappresentativi che mi sono
accaduti. Mentre la mia piccola di quasi 18 mesi capisce poco di quello
che sta succedendo, il "grande" di quattro anni e mezzo sta dimostrando
una consapevolezza disarmante accompagnata da una curiosità tipica
della sua ancora tenera età in cui è naturale il volere sapere tutto
sparando raffiche di "perché?" Già nella guerra precedente Asher, il
mio figlioletto che allora aveva poco meno di tre anni, aveva visto
interrompersi all'improvviso il suo quotidiano sfogo energetico al
parco giochi da un allarme che lo colse assolutamente impreparato.
Strappatolo dalla parete del baby-snappling, in un battibaleno cercai
riparo accovacciandomi su di lui dietro il muro rivolto a nord del
palazzo più vicino, che avevo preventivamente scelto come meta già al
nostro arrivo al giardino. Ebbene quella sirena se la ricorda ancora
molto bene. In questi giorni noto in Asher una naturale turbolenza
emotiva. Dice di avere paura di questo e di quell'altro, tutte cose
assolutamente innocue che niente hanno a che vedere coi missili.
Quelli, a suo dire, non lo spaventano. Chissà cosa frulla nella testa
di questi ragazzini costretti a cercare un rifugio quando c'è
l'allarme. In fondo anch'io alla sua età a Tripoli mi nascondevo con
tutta la famiglia per evitare la folla inferocita contro l'odiato stato
sionista eroicamente vittorioso sull'aggressore arabo che lo circondava
da tutte le parti. Lo ricordo quasi come un gioco. Il fatto è che e'
l'unico ricordo della mia infanzia tripolina. Tutto il resto è stato
rimosso. Torniamo ai giorni nostri. Due-tre episodi e chiudo. Prima che
scoppiasse questa guerra comprai due biglietti per un concerto. L'idea
di uscire con mia moglie dopo mesi (o forse sono già anni?) barricati
in casa per prenderci cura dei bimbi mi dava piacere. Tanto potevamo
contare fiduciosi sul baby sitteraggio dei nonni. Poi i primi missili.
Si va al concerto o non si va? Dopo un po' di titubanza decidiamo di
non rinunciare. Usciamo. Telefoniamo per accertarci che il concerto non
sia stato annullato. Tutto confermato. Primo allarme. Accosto con la
macchina e ci precipitiamo verso la porta del palazzo più vicino per
trovare riparo nel vano scale che, normalmente, come spiegato quasi
ossessivamente sui media, ha i muri in cemento armato. Ma il portone è
chiuso. Nel locale accanto, tutti i tavoli vuoti, un cameriere
tranquillo con la sigaretta in mano, ci rivela il codice per aprire
quella porta bloccata. Lui non entra. Finita la sirena bisogna apettare
al riparo ancora qualche minuto (dicono dieci) perché potrebbero
piovere dal cielo Come micidiali frecce i detriti del missile
eventualmente intercettato. Che si fa? Proseguiamo o rientriamo?
Avanti! Ah! Avanziamo in macchina di pochi metri ed ecco un'altra
sirena! Dietro front! Vogliamo abbracciare i nostri bambini e
rilasciare i nonni. Mi è capitato una volta di sentire una sirena che
non c'era e di entrare nel rifugio. ed un'altra volta di non sentire
una sirena che c'era. Mi ero appena addormentato quando mi sono sentito
strattonare da mia moglie che proclamava, senza panico per non
spaventare i bimbi, "l'allarme!" Poi c'è la piscina pubblica. Di solito
nuoto dalle 6 alle 6.30 tutte le mattine. A casa dormono ancora tutti a
quell'ora. Quando sono in acqua c'e' l'isolamento acustico. E se
suonasse ora? A che sponda vado? Come raggiungo il rifugio pubblico più
vicino che mi ero già fatto prudentemente indicare dal bagnino? Prendo
gli occhiali? L'asciugamano? Le ciabattine? Al diavolo tutto!
Ovviamente il pensiero dell'allarme non ti abbandona neanche nelle
situazioni più ordinarie ma non per questo facili da "sospendere": in
doccia, durante il cambio di un pannolino, e così via. Ecco, questa è
la nostra routine. E siamo a Tel Aviv. Abbiamo ben 90 secondi per
trovare un rifugio dal momento in cui comincia a suonare l'allarme. Ci
va di lusso rispetto ad Ashdod (solo 45 secondi), Ashkelon (30) o Yad
Mordekhai (15). Lì ci vorrebbe lo scatto di Ben Johnson. O, cosa più
plausibile, un rifugio ogni 50 metri, alle fermate degli autobus, in
mezzo alle aiuole. Grazie a D-o che ci protegge benevolmente. Che
protegga i soldati israeliani impegnati in una dura guerra porta a
porta contro le vigliaccate di Hamas.
Intanto torniamo alla routine, buongiorno.
Raphael Barki
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ANTISEMITISMO
Nuove scritte sui muri di Roma
Scritte
antisemite, slogan dell'odio, svastiche. Se ne è trovata traccia,
quest'oggi, in molte strade di Roma. "Questa mattina Roma si è
svegliata nel peggiore dei modi. I suoi muri sono stati imbrattati da
decine di scritte neonaziste inneggianti odio nei confronti degli
ebrei. La mente corre al 1993, quando alcune stelle gialle furono
attaccate all'entrata dei negozi di proprietà di ebrei", il commento
del presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici. Immediata la
solidarietà del sindaco Ignazio Marino: "Le scritte antisemite apparse
oggi in diverse aree della città sono una vergogna e un'offesa a tutti
i romani. Appena appresa la notizia ho chiesto la immediata
cancellazione delle stesse. Mi auguro che siano al più presto
individuati i responsabili di questo ignobile gesto che condanniamo con
forza".
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Oltremare
- "Fronte unico" |
Lo
sanno tutti che gli ebrei si aiutano sempre tra di loro. E c’è qualcosa
di sottilmente antisemita in questo assunto. Per fortuna è abbastanza
vero, e gli israeliani sono anche peggio.
Come durante ogni crisi nel Sud o nel Nord, da settimane ormai sono
scattati i sistemi di aiuto reciproco ad ogni livello della società.
L'organizzazione dei Kibbutzim apre le porte dei kibbutzim in aree
tranquille nel nord del paese, e ospita famiglie intere, o più spesso
mogli e figli di uomini che devono restare al sud a occuparsi dei campi
o delle fabbriche per non abbandonare a sè stessa la produzione.
Ricevono all’arrivo letti dove dormire, lenzuola, vestiti se ne hanno
bisogno, hanno una famiglia adottiva e occupano il tempo lavorando nel
kibbutz ospitante.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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In
cornice - High Line |
Perché
il profondo West Side di New York è così alla moda? Merito delle
splendide gallerie d’arte, ma anche della High Line, un vero capolavoro
di recupero architettonico della sede di una vecchia linea
ferroviaria. Quindi chapeau al lavoro dello studio Diller, Scofidio +
Renfro, a cominciare da Elizabeth Diller, nata a Lodz da una famiglia
di sopravvissuti alla Shoah e oggi autrice di una serie di progetti che
ridisegnano la Grande Mela.
Daniele Liberanome, critico d'arte
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Tea
for two - Vita da stagista |
Nove
mesi passano in un batter d'occhio. La mia vita da stagista è stata un
profluvio di emozioni contrastanti. Uno scricciolo dentro una grande
azienda, dentro un enorme macchinario che si muove instancabile.
Ricordo ancora quando un anno fa mi presentai al colloquio con una pila
di articoli scritti per Pagine Ebraiche stipati in una cartelletta
fucsia. "Ma se vuoi essere una giornalista perché ti sei presentata?"
Boh. Eppure, in aeroporto, di ritorno da Tel Aviv, la telefonata: sei
stata selezionata. Paura e delirio.
Rachel Silvera, studentessa
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