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5 settembre 2014 - 10 Elul 5774
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
"‪E piangerà suo padre e sua madre per un mese…” (Deuteronomio 21, 13) Questo versetto, come hanno scritto altri amici e maestri, si riferisce al percorso materiale e spirituale che la prigioniera non ebrea avrebbe dovuto vivere in casa del suo probabile futuro marito nonché uomo che l’aveva fatta prigioniera. Un percorso che da un lato frenava e limitava l’agire di un uomo in guerra, evitando il proliferare di violenza, e dall’altro pur imponendo alla prigioniera una conversione suo malgrado, le donava uno status matrimoniale di estremo rispetto.
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
A Roma e in Italia ci si arrovella in queste settimane in polemiche museali che raramente hanno a che fare con esperienze concrete. Ancora si discute sul (bel) museo progettato per villa Torlonia e ora forse spostato altrove, ma quel museo doveva già essere pronto da tempo, e a me pare ci si trovi di fronte – in questo come in altri casi in Italia – a vere e proprie occasioni mancate, sia per l’ebraismo italiano, sia per l’Italia e la sua complessiva offerta turistico-culturale.
 
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L'Onu delle religioni
L’ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon, racconta su L’Espresso come il sistema di difesa antimissile israeliano abbia cambiato in maniera radicale la percezione del conflitto mediorientale. Iron Dome ha fatto sì che il numero di vittime civili sia stato relativamente basso, se si pensa che nei cinquanta giorni di conflitto sono stati lanciati da Gaza oltre 4.500 razzi contro Israele, riducendo così anche la pressione sul governo. Scrive Gilon che “Il successo di Iron Dome ha avuto un prezzo in termini di opinione pubblica mondiale. C'è chi ha iniziato a lamentare le sproporzioni nei numeri delle vittime, e Israele si è trovato costretto quasi a ‘giustificarsi’ per essere riuscito a difendersi.” E conclude: “Se qualcuno dovesse ancora chiedermi della sproporzione nelle vittime a Gaza, gli domanderò quanti civili israeliani devono morire, secondo lui, perché la nostra guerra esistenziale sia considerata proporzionata”.
Sono molte le testate che danno grande risalto all’incontro di ieri fra Shimon Peres e papa Francesco: Carlo Marrone, sul Sole 24Ore, ricorda innanzitutto che sono passati tre drammatici mesi “dall'incontro all'ombra di San Pietro”, quando Francesco e i presidenti israeliano e palestinese, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, e il patriarca ortodosso Bartolomeo I, pregarono insieme per la pace. Chiara la proposta di Peres: “L'Onu ha fatto il suo tempo: quello che ci serve è un'organizzazione delle religioni unite, un'Onu delle religioni, è questo il modo migliore per contrastare i terroristi che uccidono in nome della fede”. Papa Francesco, continua Marrone, ha ascoltato con attenzione, esprimendo interessamento, ma non ha preso alcun impegno personale. E parallelamente “Peres è consapevole che la proposta difficilmente potrà trovare degli sviluppi concreti nell'immediato, ma lanciando la palla nel campo di Bergoglio sa bene di trovare uno spazio di manovra.”
Su La Stampa, Andrea Tornielli racconta la giornata dell’ex presidente israeliano - che ha incontrato anche il principe giordano El Hassan bin Talal - e che ha spiegato che vorrebbe anche una Carta delle Religioni Unite: “La nuova Carta servirebbe a stabilire a nome di tutte le fedi che sgozzare la gente, o compiere eccidi di massa non ha nulla a che vedere con la religione”. E La Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti le cui bozze sono riviste dalla Segreteria di Stato vaticana, ha pubblicato un'approfondita analisi della situazione irachena: “Analisti militari attestano che l'attuale soluzione armata non è efficace. Limitarsi a questo mezzo può continuare a permettere all'Isis spazi di conquista e occasioni di atrocità maggiori”.
Sempre su La Stampa Enzo Bianchi è autore di un articolo intitolato “Non ci serve l’ONU delle religioni” e chiede “Siamo convinti di sapere esattamente di cosa si sta parlando? Siamo concordi nell'interpretazione da dare a queste parole e a questa proposta?” Senza mettere in dubbio le intenzioni dell'ex-presidente israeliano, Bianchi si chiede se la motivazione principale è il fallimento dell’Onu o se è corretta una lettura più immediata della proposta secondo la quale un ipotetico nuovo organismo mondiale potrebbe stabilire una sorta di minimo comune denominatore delle fedi. Ma, commenta, “in questa ottica non si può evitare l'impressione di un appiattimento sincretista”, un’iniziativa difficilmente realizzabile, che però potrebbe avere un respiro diverso se mirasse a trovare modalità e spazi per garantire continuità e regolarità al confronto tra le religioni su tematiche etiche e se i responsabili delle diverse confessioni di fede potessero dialogare tra loro e aiutarsi reciprocamente. “Si tratterebbe allora di uno spazio in cui avverrebbe nella franchezza e nel rispetto il riconoscimento della dignità umana ed etica del credente appartenente a un'altra religione” e, conclude, “Non abbiamo bisogno di un'Onu delle religioni, bensì di reimparare l'arte dell'ascolto, del rispetto dell'altro, del dialogo”.
 
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  davar

Qui Mantova – Festivaletteratura
Il grande incontro con la cultura
La città man mano si riempie, e lo spirito del Festivaletteratura compare a ogni angolo, ogni vetrina espone qualcosa collegato al festival, le mappe, i libri, e i programmi danno capolino ovunque, e capita di vedere un grande classico sbucare fra i barattoli di mostarda, e un’intera serie di gialli accompagna jeans e maglioni. Ovunque passeggiano lettori, autori, e le immancabili magliette blu, le centinaia di ragazzi grazie ai quali il festival riesce ad essere
l’incredibile macchina organizzativa che macina presentazioni, incontri, laboratori a un ritmo tale che spesso ci si trova a dover scegliere fra più cose interessanti che accadono contemporaneamente. E tra i protagonisti della rassegna, come oramai da tradizione, anche Pagine Ebraiche, in distribuzione nei punti principali del Festival mantovano.
Tra gli ospiti più applauditi e attesi della rassegna,
Alfred Brendel, uno dei più grandi pianisti al mondo che ha parlato del suo ultimo “Abbecedario di un pianista”, scritto prima di tutto per chiarire alcune cose a sé stesso. Disponibile, acuto, pronto al dialogo e con la battuta pronta, ha risposto alle domande di Giovanni Bietti in un’ora di riflessioni e ragionamenti che spesso sono aforismi da non dimenticare.
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dafdaf settembre
Leggere e giocare a fine estate
L’estate, quest’anno un po’ anomala, piovosa e strana, è sempre un periodo particolare per gli studenti, e lo è in special modo per i più piccoli, che hanno a disposizione tre mesi di tempo libero dagli impegni scolastici e dagli orari rigidi, con tanto spazio per inventare mille giochi, per correre per i prati e per giocare con i pesci.  E DafDaf, il giornale ebraico dei bambini che vede in questi giorni in distribuzione il numero 48, durante i mesi estivi cambia pelle, e accompagna i più piccoli con giochi, ricette, gite e letture. La copertina - disegnata come sempre da Luisa Valenti - chiede: “Pronti per l’autunno?” ma la prima rubrica gioca ancora con la voglia di sole e di gelati.
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qui firenze
Il Balagan chiude tra gli applausi 
Cala il sipario sulla seconda edizione del Balagan Cafè, festival organizzato dalla Comunità ebraica di Firenze con l’intenzione di animare il confronto, attraverso l’esperienza artistica, attraverso l’interazione tra ospiti sempre stimolanti e diversi, sui temi dell’identità, del dialogo, del diritto alla cittadinanza. Riflessioni poi ampliate anche ai temi del Medio Oriente e alle sue complessità in considerazione del conflitto degli scorsi mesi tra lo Stato di Israele e i terroristi di Hamas. Diretto da Enrico Fink, il Balagan Cafè ha confermato il proprio ruolo di motore dell’estate culturale aprendo le porte della sinagoga e degli spazi comunitari a molte migliaia di fiorentini.
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spettacolo
Joan Rivers (1933-2014)
“Lasciatemi spiegare cos'è davvero la commedia... commedia è far ridere tutti di tutto e affrontare le cose” -così Joan Rivers definiva il lavoro della sua vita. È stata la figlia Melissa con un comunicato ad annunciarne il decesso ieri, all'età di 81 anni, dopo che è stata ricoverata per diversi giorni all'ospedale Mount Sinai di New York in seguito a complicazioni sorte durante un intervento alla gola la scorsa settimana, tra cui un arresto cardiaco. “La gioia più grande di mia madre era di far ridere le persone”, ha osservato Melissa – ed proprio per il suo umorismo irriverente, audace, spesso scorretto ma sempre arguto e calzante che tutti la ricordano. “Ho imparato a non avere nessun rimpianto per nessuna delle battute che ho fatto. Puoi farmi stare zitta, puoi sbattermi fuori, va bene. Non mi piegherò al politically correct. Bensì devi imparare, se vuoi fare satira, che non puoi far parte del partito”, aveva spiegato Joan d'altra parte. Che in questi giorni è stata definita dalla presentatrice e comica statunitense Ellen De Generes “una pioniera, che ha spianato la strada a moltissimi comici” e dal New York Times “l'appariscente principessa ebrea americana da Flatbush, Brooklyn, e da Larchmont, Westchester County, che scendeva a patti col mondo”. Le sue origini sono appunto di Brooklyn, dove Joan, il cui vero cognome era Molinsky, è nata da genitori ebrei immigrati dalla Russia.
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QUI ROMa - scuola  
Un aiuto per l'apprendimento
Questo è un progetto importante e significativo. L’incertezza dello studente è una sconfitta per l’insegnante”. Con queste parole l’assessore alle scuole della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, apre i lavori del corso per insegnanti del Liceo Renzo Levi “Costruire una didattica efficace per i DSA” dedicato ai disturbi specifici di apprendimento. Insegnanti che fino al 10 settembre tornano sui banchi di scuola grazie a un’iniziativa di Celeste Pavoncello Piperno. Entusiasta anche il preside, il rav Benedetto Carucci: “In questa scuola – afferma –  abbiamo un’incidenza elevata di DSA, quasi il 20% degli studenti ne soffre. Proprio per questo una delle sessioni sarà aperta a tutti i genitori”. Genitori rappresentati ieri da Daniela Debach.
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pilpul

Immaginazione difficile
Perché i cristiani sembrano così poco coinvolti emotivamente dai massacri di cristiani? È una domanda che ci siamo posti spesso negli ultimi anni, e in particolare nelle ultime settimane con le agghiaccianti notizie che arrivano dall’Irak. Curiosamente, però, mi è capitato più volte di pormi la stessa domanda da insegnante di latino: ho scoperto infatti che non solo non si arriva quasi mai a leggere gli autori cristiani, ma spesso non si leggono neppure i testi famosissimi relativi alle persecuzioni dei cristiani, per esempio il resoconto di Tacito su Nerone che li usa come capro espiatorio per stornare da sé i sospetti sull’incendio di Roma, o l’inquietante scambio epistolare tra Plinio il Giovane e Traiano in cui lo scrittore ammette candidamente di aver mandato a morte innocenti, anche bambini, e riceve per questo l’approvazione dell’imperatore.

Anna Segre
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Tolleranza e integrazione
Una cittadina dello Yorkshire, Rothertham, è passata recentemente alle cronache come l'ennesima “città degli orrori”, qui stando all'inchiesta si sarebbero registrati dal 1997 al 2013, 1.400 casi di abusi sessuali su minori, passati fino ad adesso in gran parte sotto silenzio. Secondo quanto è riportato dai maggiori quotidiani, tra cui il Times, questa immobilità sarebbe da imputare alla paura da parte delle istituzioni, di scatenare un tumulto a sfondo razziale, o di subire un'accusa di razzismo, nell'intervenire in questi anni contro i responsabili. Poiché ad essere accusati sarebbero alcuni appartenenti alla comunità pakistana.

Francesco Moises Bassano, studente
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Scegliere
La realtà è complessa e ambivalente. Per natura e per struttura. Il nostro pensiero che la comprende, pure. Le nostre scelte no. Sarà per questo, forse, che scegliere non è mai facile: comporta sempre un po' di violenza, su noi stessi e sul mondo.

Ilana Bahbout
 





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