
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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"E
piangerà suo padre e sua madre per un mese…” (Deuteronomio 21, 13)
Questo versetto, come hanno scritto altri amici e maestri, si riferisce
al percorso materiale e spirituale che la prigioniera non ebrea avrebbe
dovuto vivere in casa del suo probabile futuro marito nonché uomo che
l’aveva fatta prigioniera. Un percorso che da un lato frenava e
limitava l’agire di un uomo in guerra, evitando il proliferare di
violenza, e dall’altro pur imponendo alla prigioniera una conversione
suo malgrado, le donava uno status matrimoniale di estremo rispetto.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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A
Roma e in Italia ci si arrovella in queste settimane in polemiche
museali che raramente hanno a che fare con esperienze concrete. Ancora
si discute sul (bel) museo progettato per villa Torlonia e ora forse
spostato altrove, ma quel museo doveva già essere pronto da tempo, e a
me pare ci si trovi di fronte – in questo come in altri casi in Italia
– a vere e proprie occasioni mancate, sia per l’ebraismo italiano, sia
per l’Italia e la sua complessiva offerta turistico-culturale.
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L'Onu delle religioni
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L’ambasciatore
di Israele in Italia, Naor Gilon, racconta su L’Espresso come il
sistema di difesa antimissile israeliano abbia cambiato in maniera
radicale la percezione del conflitto mediorientale. Iron Dome ha fatto
sì che il numero di vittime civili sia stato relativamente basso, se si
pensa che nei cinquanta giorni di conflitto sono stati lanciati da Gaza
oltre 4.500 razzi contro Israele, riducendo così anche la pressione sul
governo. Scrive Gilon che “Il successo di Iron Dome ha avuto un prezzo
in termini di opinione pubblica mondiale. C'è chi ha iniziato a
lamentare le sproporzioni nei numeri delle vittime, e Israele si è
trovato costretto quasi a ‘giustificarsi’ per essere riuscito a
difendersi.” E conclude: “Se qualcuno dovesse ancora chiedermi della
sproporzione nelle vittime a Gaza, gli domanderò quanti civili
israeliani devono morire, secondo lui, perché la nostra guerra
esistenziale sia considerata proporzionata”.
Sono molte le testate che danno grande risalto all’incontro di ieri fra
Shimon Peres e papa Francesco: Carlo Marrone, sul Sole 24Ore, ricorda
innanzitutto che sono passati tre drammatici mesi “dall'incontro
all'ombra di San Pietro”, quando Francesco e i presidenti israeliano e
palestinese, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, e il patriarca ortodosso
Bartolomeo I, pregarono insieme per la pace. Chiara la proposta di
Peres: “L'Onu ha fatto il suo tempo: quello che ci serve è
un'organizzazione delle religioni unite, un'Onu delle religioni, è
questo il modo migliore per contrastare i terroristi che uccidono in
nome della fede”. Papa Francesco, continua Marrone, ha ascoltato con
attenzione, esprimendo interessamento, ma non ha preso alcun impegno
personale. E parallelamente “Peres è consapevole che la proposta
difficilmente potrà trovare degli sviluppi concreti nell'immediato, ma
lanciando la palla nel campo di Bergoglio sa bene di trovare uno spazio
di manovra.”
Su La Stampa, Andrea Tornielli racconta la giornata dell’ex presidente
israeliano - che ha incontrato anche il principe giordano El Hassan bin
Talal - e che ha spiegato che vorrebbe anche una Carta delle Religioni
Unite: “La nuova Carta servirebbe a stabilire a nome di tutte le fedi
che sgozzare la gente, o compiere eccidi di massa non ha nulla a che
vedere con la religione”. E La Civiltà Cattolica, la rivista dei
gesuiti le cui bozze sono riviste dalla Segreteria di Stato vaticana,
ha pubblicato un'approfondita analisi della situazione irachena:
“Analisti militari attestano che l'attuale soluzione armata non è
efficace. Limitarsi a questo mezzo può continuare a permettere all'Isis
spazi di conquista e occasioni di atrocità maggiori”.
Sempre su La Stampa Enzo Bianchi è autore di un articolo intitolato
“Non ci serve l’ONU delle religioni” e chiede “Siamo convinti di sapere
esattamente di cosa si sta parlando? Siamo concordi
nell'interpretazione da dare a queste parole e a questa proposta?”
Senza mettere in dubbio le intenzioni dell'ex-presidente israeliano,
Bianchi si chiede se la motivazione principale è il fallimento dell’Onu
o se è corretta una lettura più immediata della proposta secondo la
quale un ipotetico nuovo organismo mondiale potrebbe stabilire una
sorta di minimo comune denominatore delle fedi. Ma, commenta, “in
questa ottica non si può evitare l'impressione di un appiattimento
sincretista”, un’iniziativa difficilmente realizzabile, che però
potrebbe avere un respiro diverso se mirasse a trovare modalità e spazi
per garantire continuità e regolarità al confronto tra le religioni su
tematiche etiche e se i responsabili delle diverse confessioni di fede
potessero dialogare tra loro e aiutarsi reciprocamente. “Si tratterebbe
allora di uno spazio in cui avverrebbe nella franchezza e nel rispetto
il riconoscimento della dignità umana ed etica del credente
appartenente a un'altra religione” e, conclude, “Non abbiamo bisogno di
un'Onu delle religioni, bensì di reimparare l'arte dell'ascolto, del
rispetto dell'altro, del dialogo”.
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Qui Mantova – Festivaletteratura
Il grande incontro con la cultura
La
città man mano si riempie, e lo spirito del Festivaletteratura compare
a ogni angolo, ogni vetrina espone qualcosa collegato al festival, le
mappe, i libri, e i programmi danno capolino ovunque, e capita di
vedere un grande classico sbucare fra i barattoli di mostarda, e
un’intera serie di gialli accompagna jeans e maglioni. Ovunque
passeggiano lettori, autori, e le immancabili magliette blu, le
centinaia di ragazzi grazie ai quali il festival riesce ad essere l’incredibile
macchina organizzativa che macina presentazioni, incontri, laboratori a
un ritmo tale che spesso ci si trova a dover scegliere fra più cose
interessanti che accadono contemporaneamente. E tra i protagonisti
della rassegna, come oramai da tradizione, anche Pagine Ebraiche, in
distribuzione nei punti prin cipali del Festival mantovano.
Tra gli ospiti più applauditi e attesi della rassegna, Alfred Brendel, uno
dei più grandi pianisti al mondo che ha parlato del suo ultimo
“Abbecedario di un pianista”, scritto prima di tutto per chiarire
alcune cose a sé stesso. Disponibile, acuto, pronto al dialogo e con la
battuta pronta, ha risposto alle domande di Giovanni Bietti in un’ora
di riflessioni e ragionamenti che spesso sono aforismi da non
dimenticare. Leggi
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dafdaf settembre
Leggere e giocare a fine estate
L’estate,
quest’anno un po’ anomala, piovosa e strana, è sempre un periodo
particolare per gli studenti, e lo è in special modo per i più piccoli,
che hanno a disposizione tre mesi di tempo libero dagli impegni
scolastici e dagli orari rigidi, con tanto spazio per inventare mille
giochi, per correre per i prati e per giocare con i pesci. E
DafDaf, il giornale ebraico dei bambini che vede in questi giorni in
distribuzione il numero 48, durante i mesi estivi cambia pelle, e
accompagna i più piccoli con giochi, ricette, gite e letture. La
copertina - disegnata come sempre da Luisa Valenti - chiede: “Pronti
per l’autunno?” ma la prima rubrica gioca ancora con la voglia di sole
e di gelati. Leggi
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spettacolo
Joan Rivers (1933-2014)
“Lasciatemi
spiegare cos'è davvero la commedia... commedia è far ridere tutti di
tutto e affrontare le cose” -così Joan Rivers definiva il lavoro della
sua vita. È stata la figlia Melissa con un comunicato ad annunciarne il
decesso ieri, all'età di 81 anni, dopo che è stata ricoverata per
diversi giorni all'ospedale Mount Sinai di New York in seguito a
complicazioni sorte durante un intervento alla gola la scorsa
settimana, tra cui un arresto cardiaco. “La gioia più grande di mia
madre era di far ridere le persone”, ha osservato Melissa – ed proprio
per il suo umorismo irriverente, audace, spesso scorretto ma sempre
arguto e calzante che tutti la ricordano. “Ho imparato a non avere
nessun rimpianto per nessuna delle battute che ho fatto. Puoi farmi
stare zitta, puoi sbattermi fuori, va bene. Non mi piegherò al
politically correct. Bensì devi imparare, se vuoi fare satira, che non
puoi far parte del partito”, aveva spiegato Joan d'altra parte. Che in
questi giorni è stata definita dalla presentatrice e comica
statunitense Ellen De Generes “una pioniera, che ha spianato la strada
a moltissimi comici” e dal New York Times “l'appariscente principessa
ebrea americana da Flatbush, Brooklyn, e da Larchmont, Westchester
County, che scendeva a patti col mondo”. Le sue origini sono appunto di
Brooklyn, dove Joan, il cui vero cognome era Molinsky, è nata da
genitori ebrei immigrati dalla Russia. Leggi
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Immaginazione difficile |
Perché
i cristiani sembrano così poco coinvolti emotivamente dai massacri di
cristiani? È una domanda che ci siamo posti spesso negli ultimi anni, e
in particolare nelle ultime settimane con le agghiaccianti notizie che
arrivano dall’Irak. Curiosamente, però, mi è capitato più
volte di pormi la stessa domanda da insegnante di
latino: ho scoperto infatti che non solo non si
arriva quasi mai a leggere gli
autori cristiani, ma spesso non si leggono neppure
i testi famosissimi relativi alle persecuzioni dei cristiani, per
esempio il resoconto di Tacito su Nerone che li usa come capro
espiatorio per stornare da sé i sospetti sull’incendio di Roma, o
l’inquietante scambio epistolare tra Plinio il Giovane e Traiano in cui
lo scrittore ammette candidamente di aver mandato a morte innocenti,
anche bambini, e riceve per questo l’approvazione
dell’imperatore.
Anna Segre
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Tolleranza e integrazione |
Una
cittadina dello Yorkshire, Rothertham, è passata recentemente alle
cronache come l'ennesima “città degli orrori”, qui stando all'inchiesta
si sarebbero registrati dal 1997 al 2013, 1.400 casi di abusi sessuali
su minori, passati fino ad adesso in gran parte sotto silenzio. Secondo
quanto è riportato dai maggiori quotidiani, tra cui il Times, questa
immobilità sarebbe da imputare alla paura da parte delle istituzioni,
di scatenare un tumulto a sfondo razziale, o di subire un'accusa di
razzismo, nell'intervenire in questi anni contro i responsabili. Poiché
ad essere accusati sarebbero alcuni appartenenti alla comunità pakistana.
Francesco Moises Bassano, studente
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Scegliere |
La
realtà è complessa e ambivalente. Per natura e per struttura. Il nostro
pensiero che la comprende, pure. Le nostre scelte no. Sarà per questo,
forse, che scegliere non è mai facile: comporta sempre un po' di
violenza, su noi stessi e sul mondo.
Ilana Bahbout
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