24 settembre 2014 - 29 Elul 5774 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav David Sciunnach e
Davide Assael. Nella sezione pilpul una riflessione di Alberto
Cavaglion e Francesco Lucrezi.
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Rosh Hashanah, un nuovo inizio
ricordando Eyal, Gilad e Naftali
“Chiamati a un nuovo inizio”, titola l'Osservatore Romano in un articolo sulle imminenti celebrazioni delle feste ebraiche di Rosh Hashanah (capodanno) e Kippur.
E per spiegare il significato della teshuva, il pentimento, il
quotidiano vaticano si affida alle parole del rabbino francese Rivon
Kryeger prima, e poi a quelle del presidente dell'Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. Ampio spazio, inoltre, è dedicato
all'editoriale firmato dall'ambasciatore di Israele presso la Santa
Sede Zion Evrony: “Al suono dello shofar”, il titolo del corsivo
dell'ambasciatore, che si sofferma sul significato di Rosh Hashanah e
Kippur e sui riti e usanze della tradizione ebraica ad essi connessi.
“Quanto avvenuto non ci restituisce le tre magnifiche vite spezzate di Naftali, Gilad ed Eyal,
ma mantiene la promessa che avremmo punito i responsabili dell'orrendo
delitto”. Lo ha affermato Benjamin Netanyahu, primo ministro di
Israele, in seguito alla notizia dell'uccisione dei due terroristi di
Hamas, considerati responsabili del rapimento e assassinio dei tre
ragazzi israeliani lo scorso giugno. I due terroristi, come
ricostruisce Maurizio Molinari su La Stampa, sono stati uccisi in un
blitz all'alba a Nord di Hebron, in Cisgiordania, dall'esercito
israeliano. “Rachel Fraenkel – riporta Molinari - madre di uno dei
ragazzi uccisi, ha confessato di 'non provare reazioni emotive'
dicendosi però 'sollevata dal sapere che due individui pericolosi e
armati non sono più in circolazione e non potranno essere scambiati
nella cornice di un accordo politico'”. Agghiaccianti le esternazioni
del portavoce di Hamas Hussam Bardan, che parla dei due assassini come
“martiri della Jihad”. “Siamo orgogliosi di quanto avete fatto”,
continua Bardan nelle sue dichiarazioni piene di odio e violenza - non
vi dimenticheremo perché avete infranto il mito della sicurezza del
nemico”.
Dieci milioni di euro sottratti alla Comunità ebraica di Milano dal suo tesoriere in undici anni. Questo l'ammontare della truffa,
secondo la magistratura inquirente, emersa pochi mesi fa ai danni delle
casse comunitarie. A riportarlo, nelle cronache milanesi, il quotidiano
Repubblica che ricorda come a denunciare gli ammanchi sia stata la
stessa comunità. “Secondo l'esposto – riporta il quotidiano - solo
attraverso uno sportello della Banca popolare di Milano, l'ex ragiunatt
nel lasso di tempo analizzato sarebbe passato all'incasso di ben 600
assegni, senza che fossero apposti però i necessari timbri. II denaro
veniva giustificato come pagamenti di fornitori, ma in realtà le
operazioni sarebbero state del tutto inesistenti”. 2002-2013, il
periodo di tempo su cui indaga la procura, eventuali sottrazioni
precedenti sarebbero infatti prescritte. “Assunto nel 1975 con la
qualifica di ragioniere – ricostruisce Repubblica - da metà degli anni
'90 era stato promosso tesoriere della comunità. Pochi anni e sarebbero
sparite le prime somme consistenti dalla cassa”. “I trasferimenti di
questo vero e proprio fiume di denaro – continua l'articolo - sarebbero
avvenuti al momento senza alcuna complicità interna. Almeno questo si
deduce dal numero di persone finite sotto indagine. All'interno della
organizzazione della comunità milanese, si sono succeduti anche dei
revisori di conti - addetti al controllo proprio dei bilanci - , che
però non si sarebbero mai accorti del raggiro”. La Comunità in sede
civile ha ottenuto un decreto di sequestro pari alla somma sottratta, i
beni però intestati all'ex tesoriere non sarebbero stati tutti
identificati e, a quanto riporta il quotidiano, difficilmente il danno
quantificato dalla Procura potrà essere interamente recuperato.
"Senza memoria non siamo niente". Ad affermarlo, sulle pagine romane
del Corriere della Sera, Sergio Rizzo in riferimento alla vicenda del
Museo della Shoah di Roma. Ricostruendo i fatti a partire
dall'approvazione nel 2007 da parte dell'amministrazione Veltroni del
progetto per Villa Torlonia di Luca Zevi e Giorgio Tamburini, Rizzo
denuncia le lungaggini burocratiche legate alla realizzazione del
Memoriale di Roma. Portavoce della protesta per i “ritardi
inammissibili”, scrive Rizzo, è il sopravvissuto Piero Terracina che
“chiede l'impegno alla posa della prima pietra almeno per il 27 gennaio
2015, settantesimo anniversario dell'apertura dei cancelli di
Auschwitz, individuando contestualmente una sede temporanea fino al
completamento dei lavori”. “Proposta – ricorda il giornalista -
appoggiata fra gli altri anche dall'architetto Zevi”. “Tutto inutile”,
scrive Rizzo che riporta come inizi a circolare “la voce che il museo a
villa Torlonia non si farà più, e lo spazio per un memoriale
dell'Olocausto potrebbe essere ricavato incredibilmente in uno dei
palazzi dell'Eur”. Il risultato, denuncia il Corriere, “è che Roma
continua a essere l'unica capitale europea, fra quelle colpite dalla
tragedia immane delle deportazioni e della furia nazista, a non avere
un museo dedicato al ricordo della Shoah”.
Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked
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