5 novembre 2014 - 12 Cheshvan 5775 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav David Sciunnach e
Davide Assael. Nella sezione pilpul una riflessione di Alberto
Cavaglion e Francesco Lucrezi.
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Maurizio Molinari
@Maumol
(4 Nov)
#Israele, diventare ebrei sarà più facile, ma la nuova legge non piace agli ortodossi
IDF
@IDFSpokesperson
(4 Nov)
Today, we #remember Israeli Prime Minister, Lt. Gen. (Res.) Yitzhak Rabin. May his memory be a blessing.
Chief Rabbi Mirvis @chiefrabbi (4 Nov)
Chief Rabbi addresses Cross-Government Working Group on #Antisemitism #Parliament
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#PE24BreakingNews
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Aggiornamenti regolari e notizie provenienti dal mondo ebraico, sulla homepage del portale dell'ebraismo italiano www.moked.it oppure seguendo il link diretto http://bit.ly/1uQoBHo
Le notizie vengono pubblicate anche su twitter, @paginebraiche, con l'hashtag #PE24BreakingNews.
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Bagnasco in Israele e a Gaza
"Il deserto non spezzerà la vita"
Allarmanti le notizie che arrivano dal Pakistan:
una coppia di cristiani (Shahzad Masih e Shama Bibi) è stata torturata
per due giorni e poi bruciata viva con l’accusa di blasfemia contro il
Corano. A riportare la notizia, tra gli altri, Carlo Baroni del
Corriere della Sera: “Nei giorni scorsi il padre di Shahzad era morto.
Dopo il funerale i due giovani erano tornati nella sua casa. Per
ripulirla e sistemarla. Dentro c’erano delle vecchie carte che, ormai,
non servivano più – Shama aveva pensato di bruciarle, facendone un
piccolo rogo nel cortile. Un uomo che assisteva alla scena giurava di
aver visto tra quei fogli anche alcune pagine del Corano. Abbastanza
per essere accusati di blasfemia. Senza stare a verificare se il
testimone fosse attendibile. Una colpa che aveva già causato la morte
di altri cristiani in Pakistan”.
Il tema della libertà religiosa
torna su Avvenire che presenta il rapporto redatto dall’Acs, la
fondazione della chiesa che ha analizzato il grado di libertà di
professare la propria fede in 196 paesi, lanciando un campanello
d’allarme, come titola il quotidiano: “Sempre meno, sempre peggio”.
Maurizio Molinari racconta su La Stampa il viaggio di Angelo Bagnasco,
presidente del Cei, la Conferenza episcopale italiana, a Sderot e nella
Striscia di Gaza. “A Gaza – spiega Bagnasco – ho trovato un paese molto
provato ma anche della gente decisa a ricostruire una vita migliore”.
Interrogato su quali siano i rapporti tra la Chiesa e Hamas risponde:
“Il nostro compito è far prevalere i moderati a scapito degli
estremisti, negli opposti campi. L’incontro avvenuto in Vaticano fra il
Santo Padre e i presidenti di Israele e Palestina ha trasmesso un
messaggio di pace, dialogo e moderazione che molti vogliono
raccogliere. Domani porterò al Santo Padre la parola di questi popoli,
che hanno avuto grande conforto dalla sua recente visita in
Terrasanta”. Conclude poi con un pensiero su Sderot, la città
israeliana più colpita dai razzi: “Questo nostro viaggio è stato un
pellegrinaggio attraverso un calvario che prosegue, quello di Cristo
attraverso tutte queste terre. Restiamo convinti che il deserto non
riuscirà a spezzare il fiore della vita”.
“Aggiudicata la gara per la realizzazione per la realizzazione del Museo della Shoah”,
così annuncia l’edizione romana del Messaggero con un commento
dell’assessore Paolo Masini: “Il nostro impegno è quello di accelerare
i passaggi per l’avvio dei lavori in coincidenza con la commemorazione
del 27 gennaio, mentre sotto il profilo della legalità, in
collaborazione con il prefetto, manterremo alta la vigilanza sulla
correttezza di tutti i passaggi e sul sistema dei subappalti”. A dare
la notizia anche la Repubblica Roma: “Sarà un consorzio guidato dal
costruttore Cerasi a realizzare il Museo della Shoah di Villa Torlonia:
ieri l’apertura delle buste per la gara d’appalto a cui hanno
partecipato 24 aziende. Il vincitore ha offerto 13 milioni e 299 mila
euro”.
A farci sbirciare dentro al Museo della storia degli ebrei polacchi
aperto a Varsavia, Timothy Garton Ash che su Repubblica scrive: “Al
museo si entra serpeggiando lungo una sorta di gigantesco canyon in
pietra color sabbia, che nelle intenzioni dell’architetto richiama la
divisione delle acque del Mar Rosso. Discesa una scala di marmo a
spirale si è accolti da una esposizione multimediale che documenta
mille anni di storia della comunità ebrea polacca. L’Olocausto è
presente, mi sembra chiaro, ma la storia non inizia e finisce con
l’Olocausto”. Ricorda poi un episodio: “In vista del mio primo viaggio
in Polonia, 35 anni fa, andai in una piccola libreria in centro a
Londra a comprare dei libri sulla mia destinazione. ‘Perché diamine
vuole andare laggiù?’, mi chiese il libraio e poi citò in Yiddish un
detto di sua madre, ebrea polacca, che, tradotto, suona: Perché vuoi
andare nella terra maledetta?”. Ora, spiega Garton Ash, dopo anni di
persecuzioni, questa terra non è più maledetta e gli ebrei potranno
continuare la scrivere la propria storia.
Sempre su Repubblica, Gad Lerner racconta il dramma delle persone scampate dal pericolo Isis
che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni per trovare rifugio
altrove. “Insieme alla portavoce italiana dell’Unhcr (l’Agenzia delle
Nazioni Unite per i rifugiati), Carlotta Sami, atterriamo a oriente di
Mosul di soli cinquanta chilometri, rassicurati dal ritrovarci
nell’unica regione irachena in cui vige tuttora il rispetto dei diritti
umani. L’estate scorsa, in meno di tre settimane, il Kurdistan iracheno
si è visto arrivare in casa più di 800 mila disperati da dissetare
(siamo in mezzo al deserto), sfamare, risanare. Faceva un caldo
terribile, così come ora fa freddo. Ai profughi iracheni – un mosaico
di etnie, lingue e confessioni religiose diverse – si aggiungono
220mila transfughi siriani. Gli ultimi sono quelli scappati da Kobane,
passando dalla Turchia”.
Il Corriere della Sera ritorna sulla questione Palatucci e
sugli aiuti offerti agli ebrei durante la persecuzione nazista. Sergio
Romano, alla domanda “è possibile che, oltre a Palatucci, altre figure
altre figure con incarichi di Stato importanti si siano rese
protagoniste di atti eroici negli anni delle persecuzioni razziali?”,
risponde: “Sono certo che molte persone hanno silenziosamente aiutato
gli ebrei ogniqualvolta potevano farlo senza mettere a repentaglio la
propria vita. Ma il caso di Palatucci è diverso. Fu deportato a Dachau
dove una targa, nella Stanza della Memoria, ricorda la sua morte, due
mesi prima dell’arrivo delle truppe americane nell’aprile del 1945″.
La Comunità ebraica di Venezia ha espresso la propria solidarietà
alle comunità Copta Ortodossa e Islamica per le offese subite. Il
Corriere Veneto ha riportato infatti che: “nella notte di domenica a
Marghera era stata imbrattata la moschea di via Moranzani, qualche ora
prima una pesante offesa era stata vergata sulla chiesta Copta
Ortodossa di Campalto”.
Dal Corriere del Trentino, la rassicurazione dell’assessore Sara Ferrari: “Confermato il treno della memoria”.
Ferrari spiega: “Abbiamo già sottoscritto un accordo con Bolzano:
l’iniziativa l’organizzeranno loro, ma vi parteciperemo assieme (…) In
questo modo, tutti i nostri ragazzi potranno visitare i luoghi della
strage condotta dai nazisti ai danni degli ebrei in occasione della
giornata della memoria, il 27 gennaio”.
Diverse testate riportano la notizia di sport che
ha indignato Israele: lunedì scorso durante il match tra Maccabi Tel
Aviv e Hapoel Tel Aviv, un tifoso è sceso in campo e ha aggredito il
calciatore Eran Zahavi. Scrive il Corriere dello Sport: “Colpito con
calci e pugni dopo avere realizzato su rigore il gol del pareggio, il
centrocampista ha cercato di difendersi ma è stato espulso per condotta
violenta. Circostanza che ha scatenato la reazione dei sostenitori del
Maccabi i quali hanno invaso il campo determinando la sospensione della
gara al 34′ del primo tempo sull’1-1″.
Dalla stampa estera: su
International New York Times un ricordo vivo di Anna Frank, rievocata
con piccoli particolari toccanti e la situazione delle minoranze
etniche a Mosca, dopo una pubblicazione che ha scatenato la polemica.
Sul Financial Times David Gardner analizza gli equilibri tra Giordania
e Israele e viene presentata un’intervista al sindaco di Gerusalemme
Nir Barkat che ha dichiarato: “La maggior parte dei palestinesi non
vogliono vivere in Palestina”.
Rachel Silvera twitter @rsilveramoked
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