16 novembre 2014 - 23 Cheshvan 5775 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Benedetto Carucci
Viterbi e di David Bidussa. Nella sezione pilpul una riflessione di
Claudio Vercelli e Francesca Matalon.
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Maurizio Molinari
@Maumol (15 Nov)
#Gerusalemme, proposta del rabbino #BennyLau "Patto fra le fedi sul Monte del Tempio, @Pontifex_it
Rabbi Sacksome
@rabbisacks (15 Nov) "Acts of kindness can break down a wall of separation & turn strangers into friends."
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#PE24BreakingNews
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In Belgio torna la paura, aggredito un rabbino
ll Belgio torna ad essere nel mirino di violenti attacchi antisemiti:
ieri ad Anversa un rabbino è stato aggredito e ferito al collo mentre
andava in sinagoga. A dare la notizia, Avvenire: “la vittima è stata
ricoverata in gravi condizioni ma la sua vita non è in pericolo.
L’aggressione è avvenuta ieri mattina mentre il rabbino, 31 anni, si
stava recando in sinagoga. La polizia belga ha aperto immediatamente
un’indagine e al momento non è chiaro se si tratti di un’aggressione
antisemita o dovuta a motivi criminali. Ad Anversa vive una numerosa
comunità ebraica di 15-18mila persone, per la maggior parte
ultraortodossi”. E se per il momento i moventi non sono ancora stati
confermati, in Belgio torna l’incubo, dopo l’attentato al Museo Ebraico
di Bruxelles dello scorso maggio nel quale morirono quattro persone.
Il Giornale dedica oggi un’ampia intervista a Paolo Giachini, il legale che difese l’SS Erich Priebke,
condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine e lo
ospitò in casa propria. Un colloquio nel quale non mancano parole dure
nei confronti della comunità ebraica, nel tentativo di riabilitare il
nome di Priebke. “Giachini ha assistito Priebke nelle aule di giustizia
e lo ha accudito con attaccamento filiale nei 18 anni di detenzione ai
domiciliari”. Nella lunga intervista, Stefano Lorenzetto tenta di
capire cosa abbia portato Giachini a difendere Priebke: “Un’occhiata
all’albero genealogico aiuta a capire la metamorfosi. Il padre Bruno,
generale di divisione morto nel 1977, combatté a El Alamein e fu
l’unico italiano che riuscì, dopo varie fughe, a tornare in patria dal
campo di concentramento numero 305 di Kassassin, presso i Laghi amari
del canale di Suez, dove a partire dal 1944 gli inglesi avevano
concentrato i prigionieri più pericolosi. Il nonno Luigi, anche lui
generale, fu al fianco di Rodolfo Graziani, viceré d’Etiopia, nella
guerra d’Africa; per il coraggio dimostrato, il maresciallo d’ Italia
gli donò un proprio busto bronzeo, un affresco e una rastrelliera di
«armi tolte al nemico», recitala targa d’ ottone, tutti cimeli oggi
custoditi dal nipote avvocato. Il nonno materno, Gaetano Rossi, fu
direttore generale della Gioventù italiana del littorio e venne
epurato, come quello paterno, per aver aderito alla Rsi”. Giachini
dichiara poi di vedere il ritrovamento di Priebke in Argentina e il
conseguente arresto come una messa in scena: “Il mostro doveva essere
condannato a prescindere. Una lobby mondiale lo pretendeva. Come crede
che si finanzino i centri ebraici che ancora danno la caccia ai
criminali di guerra? Tallonano banche come il Credit Suisse, che nel
1998 ha dovuto sborsare 1,25 miliardi di dollari, e aziende. Ne sa
qualcosa Ingvar Kamprad, fondatore dell’Ikea, fra i 15 uomini più
ricchi del pianeta, costretto a 88 anni a difendersi da accuse
pretestuose sul suo passato di filonazista”. “Presumo che lei non sia
molto simpatico alla comunità israelitica romana”, aggiunge Lorenzetto
e Giachini risponde: “L’ha detto. Ma solo alla frangia estremista oggi
al potere. Eppure sono stato invitato in Israele dai professori Michael
Tagliacozzo e Marek Herman, ho visitato il museo dell’Olocausto
dedicato a Yitzhak Katzenelson e ho studiato con loro per due giorni
documenti anche su Priebke custoditi nella Casa dei combattenti del
Ghetto ad Haifa”.
Mai Al Kaila è
riconosciuta in Italia come l’ambasciatore straordinario e
plenipotenziario palestinese. Su Libero Fausto Carioti analizza la sua
linea politica mentre Federica Mogherini, responsabile della politica
estera europea, mette in cima alla propria agenda il riconoscimento
dello Stato palestinese: “una posizione apprezzabile, – scrive Carioti
– se non fosse contraddetta dalle frequenti prese di posizione di un
personaggio che la Mogherini dovrebbe conoscere bene: la stessa Mai Al
Kaila, che non perde occasione per manifestare la propria vicinanza ai
terroristi responsabili di azioni contro Israele e i civili
israeliani”. “Classe 1955, legata al partito Al Fatah, prima di venire
in Italia la signora Al Kaila ha servito come ambasciatore in Cile.
Nata a Gerusalemme, ha studiato medicina. Per 17 anni ha lavorato per
la Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati
palestinesi e i cui dipendenti spesso sono stati scoperti essere
complici o affiliai di Hamas e altre organizzazioni terroristiche. Nel
1986 è stata prigioniera nelle carceri israeliane. Ha ricevuto il
gradimento di Giorgio Napolitano come ambasciatore in Italia
nell’agosto del 2013″. Sul proprio profilo Facebook, spiega Carioti,
Mai Al Kaila lancia spesso, in lingua araba, invettive contro Israele e
omaggi ai terroristi: “Il 6 novembre oggetto degli elogi di Al Kaila è
il terrorista Moataz Hijazi, 32 anni, ucciso pochi giorni prima
dall’esercito israeliano dopo che costui aveva tentato di assassinare
il rabbino ed attivista Yehuda Joshua Glick. ‘Pietà per il mille volte
martire Moataz Hijazi e per Abu Ammar, signore dei martiri’, scrive su
Facebook l’ambasciatore palestinese, che con ogni probabilità quando
parla di Abu Ammar intende riferirsi ad Arafat”.
La Repubblica segnala l’appuntamento al Teatro Verdi di Pisa il 22 e 23 novembre con l’opera lirica Il Ghetto. Varsavia 1943
di Giancarlo Colombini: “La partitura, libretto di Dino Borlone,
premiata nel 1970, da Herbert Von Karajan al Concorso ‘Guido
Valcarenghi’ parla della Resistenza degli ebrei polacchi. Sul podio
Gianluca Martinenghi, regia di Ferenc Anger”.
Monica Perosino su la Stampa, dedica spazio ad una delle vicende più drammatiche del momento: la prigionia delle donne yazide
nella mani dell’Isis. “Schiave, le definiscono i jihadisti, o bottino
di guerra. Vengono scambiate con armi e favori, vendute al mercato, le
più belle e sane costrette a matrimoni forzati dopo essere state
convertite all’Islam. Nessuna di loro riesce a descrivere le violenze
che hanno subito. Tra le sopravvissute c’è chi ha smesso di parlare,
altre si strappano i capelli senza sosta o si tagliano braccia e gambe,
molte sembrano distanti, guardano nel vuoto”. Una di loro, di soli
quindici anni, è riuscita a fuggire e ha raccontato il proprio calvario
al New York Times: “Quando mi hanno preso non volevo lasciare la mano
di mia mamma Poi mi hanno puntato una pistola alla testa, e lei mi ha
detto: vai, devi vivere”. Dopo aver assistito a barbarie e aver subito
soprusi, la ragazza è riuscita a fuggire con una compagnia di prigionia
aiutata poi da un uomo arabo.
Sul Corriere della Sera, il programma dell’ultima giornata di BookCity
a Milano. Tra gli altri ospiti, alle 15 e 45 lo scrittore israeliano Amos Oz
alla Sinagoga centrale, che si focalizzerà sui cambiamenti
nell’incontro dal “titolo preso in prestito da Bob Dylan – The times
they are a changin’ “.
Ennio Caretto presenta nell’allegato domenicale del Corriere della
Sera, la Lettura, l’opera pubblicata in America: “Norton Anthology of
World Religions, due tomi di 4.200 pagine in cui sono racchiusi 3.500
anni di storia religiosa con
una documentazione straordinaria” e che contiene sorprendentemente
anche i discorsi di Bin Laden e del filosofo ateo Bertrand Russell.
Suscitano polemiche, spiega Caretto, oltre agli estratti dedicati
all’ex leader di Al Qaeda, “nella sezione sull’ebraismo gli scritti di
Yeshayahu Leibowitz (1903-1994), il filosofo ortodosso e sionista che
contestò la concezione religiosa dello Stato di Israele e disse che i
soldati israeliani nei territori occupati rischiavano di diventare
giudeonazisti”.
Sul Fatto Quotidiano, Antonio Armano ritorna sul libro di Jan Brokken “Anime Baltiche” (Iperborea)
che ha suscitato ben tre tipi di censure diverse: “Ah è un libro
meraviglioso ma ci sono troppe storie di ebrei, dicono in Lituania. Ah
è un libro meraviglioso ma c’è la parte sulla mafia russa, dicono in
Lettonia. Ah è un libro meraviglioso ma c’è la questione della
minoranza russa, dicono in Estonia”. Questi i tre motivi, dunque, per
il quale il libro, a quattro anni dall’uscita, non sarebbe stato ancora
pubblicato proprio nel paesi baltici. A tal proposito Brokken, ospite
di BookCity, spiega di aver trattato temi scomodi. “Non si può dire,
secondo l’autore, che nei paesi baltici ci sia antisemitismo, anche per
il senso di colpa della Shoah, ma a Vilnius hanno osservato che nel
libro ci sono troppe storie di ebrei. In realtà ci sono le storie di
due ebrei nati in Lituania, compreso il mitico Romain Gary, che farà
fortuna in Francia come eroe della Liberazione e scrittore (vince due
volte il Goncourt, caso unico), ma anche di due lituani-lituani”.
Ancora sul Fatto Quotidiano, l’intervista allo scrittore arabo-israeliano Ala Hlehel
che si confronta con temi come il Califfato e la Terza Intifada: “Gli
accoltellamenti, i tentativi di investire con l’auto, non sono frutto
di una rivolta organizzata come nelle due intifade precedenti. Si
tratta, secondo me, di outsiders che agiscono per loro disperazione,
gente che non è in grado di munirsi di una pistola o fucile e cerca di
fare terrorismo con i mezzi che ha. Nella West Bank si è sviluppata una
borghesia e un’economia di stampo occidentale. Un benessere che una
terza intifada potrebbe compromettere, e la gente non lo vuole”.
Conclude poi: “A Israele direi: vi restituisco le chiavi, sciolgo
l’Autorità Palestinese e chiedo ai paesi stranieri di smettere di
inviare aiuti finanziari e altro. A mio avviso, al governo israeliano
fanno comodo le lunghe trattative senza accordo. Per i palestinesi sono
una tragedia, perciò mi sembra che se Israele tornasse a sostenere i
costi immensi dell’occupazione, la trattativa avrebbe una
accelerazione”.
Grande spazio sulla Domenica del Sole 24 Ore
alle scritture bibliche: Giulio Busi recensisce il libro di Giampaolo
Ardellini “Tu mi hai rapito il cuore. Eros, amore e sessualità nella
Bibbia ebraica”, (Wingsbert, Correggio) mentre Gianfranco Ravasi fa un
ampio excursus sui saggi che trattano di dottrine politiche nella
tradizione delle scritture ebraico-cristiane. Sempre sulla Domenica, la
presentazione della mostra dedicata ad Amedeo Modigliani a Pisa (Amedeo
Modigliani et ses amis, Palazzo Blu, fino al 15 febbraio) e il rapporto
tra Freud e il duce di Giorgio Dell’Arti tratto dal libro di Federico
Zapperi “Freud e Mussolini. La psicoanalisi in Italia durante il
fascismo” (Franco Angeli).
Rachel Silvera
twitter @rsilveramoked
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