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8 dicembre 2014 - 16 Kislev 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
Oggi la conversione all’ebraismo (Ghiur) è un argomento di interesse generale, non solo in diaspora, basti pensare a quanto sta accadendo in Israele. Ci sono più convertiti ora che in qualunque altra epoca passata. Alcuni uomini o donne si convertono al giudaismo per diversi motivi. Trovo tuttavia che sia necessario più che mai ritornare a essere coerenti con la nostra tradizione e i suoi valori spirituali. Questa volta non parlerò di aspetti normativi legati alla Halachà o al Beth Din, ma vorrei concentrarmi sui valori spirituali.
 
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Anna
Foa,
storica
In una manifestazione contro la pena di morte organizzata dall'associazione Nessuno tocchi Caino e tenutasi a Roma, in Campidoglio, alcuni giorni fa, Iaia Vantaggiato ha parlato della posizione ebraica, in particolare di quella del Talmud, sul tema delle esecuzioni capitali. La pena di morte esisteva al tempo dei rabbini del Talmud, fino a che non fu abolita all'inizio del II secolo dell'era volgare, ma era davvero difficile emanarla.
 
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Raid di Israele in Siria
contro le armi di Assad
Colpire Damasco, colpire Hezbollah. Il regime di Assad e i miliziani di Hezbollah accusano Israele di aver lanciato ieri un raid contro il territorio siriano. Almeno 10 esplosioni sono state registrate vicino all’aeroporto di Damasco e a Dimas. Bersaglio del raid, né confermato né smentito da Israele, alcuni depositi di armi. In particolare, come spiega Maurizio Molinari su La Stampa, l’azione aerea, che non ha registrato feriti, era diretta a impedire il trasferimento di sofisticati sistemi antimissile di produzione russa agli Hezbollah libanesi. Per Molinari, inoltre, il coinvolgimento israeliano nella guerra civile siriana starebbe seguendo una nuova direttrice: aiuti ai ribelli filo-occidentali e anti-qaedisti e contro Assad. Secondo Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera, i raid sarebbero un avviso indiretto all’Iran, sostenitore di Assad in Siria e Hezbollah in Libano. Per Alberto Stabile, Repubblica, l’attacco israeliano di ieri potrebbe indicare anche un cambiamento di politica degli Usa rispetto al fronte siriano: secondo Stabile, difficilmente Gerusalemme si è mossa senza avvisare Washington nel raid contro Damasco, il che potrebbe presagire una “svolta militare che coinvolge anche gli Stati Uniti contro il regime di Assad”.
Israele cura i siriani e non fa domande. “Sono mesi che al Ziv Medical Center di Zefat, a 30 chilometri dal confine siriano, a una dozzina da quello libanese (e i vetri in frantumi, omaggio dei razzi di Hezbollah delle guerre passate lo testimoniano), ‘arrivano i siriani’, racconta Alberto Simoni su La Stampa. A Zefat i medici israeliani curano i ribelli siriani che combattono oltreconfine, non fanno domande sulla loro appartenenza, curano. “Siamo arrivati già a 427 feriti siriani dal febbraio del 2013, circa 30 bambini, e non si vede la fine ancora”, spiega II vicedirettore dell’ospedale Calar Shapira.
Gli scrittori per il riconoscimento della Palestina. Firme israeliane conosciute, come quelle di David Grossman, Amos Oz, A.B. Yehoshua ma anche del premio nobel Daniel Kahneman, assieme ad altre ottocento persone, chiedono all’Europa di riconoscere lo Stato di Palestina. “La vostra iniziativa per il riconoscimento dello Stato palestinese – scrivono i firmatari della petizione rivolgendosi ai paesi del Vecchio Continente – avanzerà le prospettive di pace e incoraggerà israeliani e palestinesi a porre fine al conflitto” (Corriere della Sera, La Stampa e Repubblica).
 
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  davar
israele
Le ultime ore di legislatura
tra turbolenze interne e petizioni

Tra poche ore, a meno di clamorose sorprese, avrà fine la diciannovesima legislatura dello Stato di Israele. Nel tardo pomeriggio sono infatti previste le due votazioni per confermare lo scioglimento  della Knesset, decisione già approvata la scorsa settimana. Governo Netanyahu al capolinea, dunque, ma c'è ancora tempo per l'approvazione di alcuni provvedimenti, come si è visto nell'accesa riunione della Commissione Finanze di questa mattina: la previsione di un ulteriore finanziamento da destinare alla difesa e agli insediamenti ha fatto infuriare l'opposizione, che ha contestato al governo un'informazione tardiva in merito alla decisione. Si tratta, spiegano dall'esecutivo, di una ricollocazione di un'eccedenza del bilancio 2013 e dell'importo del budget 2014 non utilizzato. Ma il provvedimento dell'ultima ora non è piaciuto e i contrasti della politica israeliana si sono fatti sentire all'interno della commissione Finanze. Il clima accesso e una situazione tesa con Siria – dopo un presunto raid israeliano che ha distrutto alcuni depositi vicino Damasco e di cui oggi la Russia, vicina ad Assad, chiede conto a Gerusalemme – hanno fatto passare abbastanza sotto traccia la petizione firmata da quasi novecento personalità israeliane, tra cui gli scrittore Amos Oz, David Grossman e A. B. Yehoshua così come dal premio Nobel Daniel Kahneman, in cui si chiede ai paesi europei di riconoscere subito lo stato di Palestina, senza attendere i negoziati con Israele. “Certamente bisogna arrivare alla creazione di uno Stato  palestinese – il commento a Pagine Ebraiche 24 del demografo Sergio Della Pergola, docente all'Università Ebraica di Gerusalemme, rispetto all'iniziativa degli intellettuali israeliani – ma questo è il punto di inizio non il punto finale del negoziato”.
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qui napoli - il rabbino capo umberto piperno-
La prima volta del nuovo rav
“Ringrazio il Consiglio per la fiducia accordatami ed esprimo l'auspicio che possa attenderci un futuro di gioia. Il successo di un rabbino, tra i vari fattori, lo si misura anche in relazione al numero di matrimoni e di milot”. Lo ha affermato il nuovo rabbino capo di Napoli, rav Umberto Piperno, incontrando questa mattina gli iscritti della Comunità partenopea. Una prima occasione di confronto, declinata in una lezione di Torah e in un momento conviviale, per gettare le basi in vista dell'inizio ufficiale del mandato (primo gennaio 2015).
Accolto tra gli altri dal presidente della Comunità ebraica Pierluigi Campagnano, dal vicepresidente e consigliere UCEI Sandro Temin e dall'assessore al bilancio dell'Unione Noemi Di Segni (che ha portato i saluti del presidente Renzo Gattegna), rav Piperno ha ricordato alcune figure che hanno guidato il suo percorso di studio e di formazione ebraica partendo da rav Isidoro Kahn, che ne accompagnò la crescita dall'età di 10 anni, per arrivare al morè Cesare Eliseo la cui voce, ha spiegato, “era capace di incantare”.
Tema della lezione odierna la natura della leadership e gli interventi che vanno adottati nei momenti di difficoltà. Una lezione arricchita da alcune domande formulate dal grande pensatore portoghese Itzhak Abravanel, che trascorse parte della propria vita a Napoli.
“Rav Piperno – spiega l'assessore Di Segni – si insedia in una Comunità molto particolare perché da un lato ha le caratteristiche e le esigenze di una realtà piccola ma dall'altro un raggio d'azione enormemente più grande essendo un punto di riferimento per tutto il Meridione: un mondo significativo per ampiezza del territorio e per lo sviluppo a tasso elevato del fenomeno. La sfida, per Napoli, è servire sia la piccola dimensione che la maglia larga”.
Commentando un riferimento del rav alla vocazione di Napoli come città d'approdo (funzione simbolicamente assolta anche attraverso un porto di respiro internazionale) Di Segni ha sottolineato come questo processo venga vissuto con grande attenzione e intensità dall'UCEI. Tra i vari spunti di riflessione emersi in giornata, infine, l'importanza di interrogarsi su quale sia oggi il modo migliore per fare Comunità. “C'è fame – conclude Di Segni – c'è bisogno di un riferimento su cui contare e con il quale confrontarsi. I rabbini hanno un compito impegnativo: creare un nucleo all'interno del quale le persone possano riconoscersi”.
Nel presentare i volti e le diverse anime della Napoli ebraica il presidente Campagnano si è soffermato sull'ampiezza del territorio coperto dai servizi comunitari e sull'attivismo dei vari nuclei disseminati nel Meridione per poi sottolineare, a fronte di alcune assenze in sala, l'esistenza di alcune fratture tra iscritti “che ci auguriamo possano essere al più presto sanate”. Un aspetto sul quale fermo è stato l'impegno del rav a favore di una sempre maggiore coesione sia interna che nei rapporti con le altre Comunità.
Già rabbino capo di Trieste, rav Piperno ha al suo attivo alcune esperienze di lavoro negli Stati Uniti tra cui la guida della Sephardic Congregation di Riverdale fino al 2012. Dal momento del ritorno a Roma è insegnante presso l’Ufficio Rabbinico oltre a svolgere le funzioni di rabbino presso la sinagoga Bet Shalom. Nel suo incarico napoletano succede a rav Scialom Bahbout, insediatosi pochi giorni fa a Venezia.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
 

INFORMAZIONE - INTERNATIONAL EDITION
Il silenzio della stampa italiana
Parla la magistratura, tace la stampa e questo deve far riflettere. Così il coordinatore dei dipartimenti Informazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e direttore di Pagine Ebraiche Guido Vitale commenta sull’edizione internazionale gli ultimi scandali che gettano nuove ombre sulla classe dirigente del paese. “I giornali italiani sono affollati di cronache che riguardano il gravissimo scandalo che lega neofascismo, criminalità e politica locale a Roma. Ma per le notizie di cui veniamo a conoscenza non è necessario ringraziare nessuna inchiesta giornalistica. Il lavoro, infatti, è stato interamente condotto dalla magistratura inquirente e fino a quando è stato possibile tutta la stampa italiana ha preferito rimanere in silenzio. Un segnale inquietante che dovrebbe preoccupare tutti coloro che hanno a cuore la democrazia” scrive nella rubrica It Happened Tomorrow.
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qui trieste
Il ruolo della critica musicale
La terza Sabatina del 2014, svoltasi sabato scorso presso l’Antico Caffè San Marco, ha mostrato la possibilità di integrare la memoria di eventi passati con il presente per immaginare scenari futuri.
Presentato da Valerio Fiandra, Rino Alessi (nell'immagine, foto di Nathan Neumann), giornalista e attuale presidente del Circolo della Stampa cittadino, ha condiviso la sua recente esperienza come impresario in occasione della messa in scena dell’Opium Rhapsodie, spettacolo ideato dal tenore Thomas Harris e dal baritono Gabriele Ribis per rendere omaggio a Francis Poulenc, allestito al Museo Revoltella di Trieste
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Nissim Levy (1924 - 2014)
Nato nel 1924 ad Alessandria d'Egitto, figlio di Itzchak Levy e Rosa Franco, terzo di quattro fratelli, Nissim emigrò a soli due anni in Eretz Israel, coi genitori, a Jaffo. Nel 1936 la loro casa venne bruciata da arabi rivoltosi spingendoli a rifugiarsi a Tel Aviv, dove Nissim si arruolò giovanissimo nelle file del Palmach, mentre continuava i suoi studi alla Alliance Israelite. Tutta la sua gioventù fu passata lottando e combattendo per la nascita dello Stato Ebraico, e innumerevoli sono le storie sugli anni '40 che ha raccontato  a chi lo conosceva: dalle notti passate girando a cavallo attorno ai kibbutzim in costruzione in Galilea, alle missioni in Siria per andare a prendere i bambini ebrei in fuga dall'Iraq, alle nuotate trascinando vecchi e bambini che arrivavano in nave dall'Europa e dovevano essere nascosti perché non si poteva immigrare.
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pilpul
 Oltremare - Stabilità
Se si va a cercare la parola Knesset su Wikipedia, alla voce “elezioni” si trova scritto “I 120 membri della Knesset (MK) sono eletti direttamente per legislature di quattro anni, a meno di elezioni anticipate (che sono molto frequenti)”. Non fa una piega. Oggi si scioglie la diciannovesima Kenesset dello Stato d'Israele, formata il 22 gennaio 2012, a conti fatti durata 23 mesi scarsi. Essendo cresciuta in Italia ho poco spazio per l'ironia su questo tema, ma certo che con legislature di due o tre anni si fa davvero poco, in un paese in cui le fonti di instabilità vanno dalla mancanza cronica di acqua, agli incendi di estensioni anche notevoli almeno una volta l'anno, alle guerre a ripetizione con tutto il vicinato. Anche qui, come nel resto del mondo, buona parte dei disastri non sono naturali ma fortemente umani.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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