
Paolo Sciunnach,
insegnante
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Oggi
la conversione all’ebraismo (Ghiur) è un argomento di interesse
generale, non solo in diaspora, basti pensare a quanto sta accadendo in
Israele. Ci sono più convertiti ora che in qualunque altra epoca
passata. Alcuni uomini o donne si convertono al giudaismo per diversi
motivi. Trovo tuttavia che sia necessario più che mai ritornare a
essere coerenti con la nostra tradizione e i suoi valori spirituali.
Questa volta non parlerò di aspetti normativi legati alla Halachà o al
Beth Din, ma vorrei concentrarmi sui valori spirituali.
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Anna
Foa,
storica
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In
una manifestazione contro la pena di morte organizzata
dall'associazione Nessuno tocchi Caino e tenutasi a Roma, in
Campidoglio, alcuni giorni fa, Iaia Vantaggiato ha parlato della
posizione ebraica, in particolare di quella del Talmud, sul tema delle
esecuzioni capitali. La pena di morte esisteva al tempo dei rabbini del
Talmud, fino a che non fu abolita all'inizio del II secolo dell'era
volgare, ma era davvero difficile emanarla.
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Raid di Israele in Siria
contro le armi di Assad |
Colpire
Damasco, colpire Hezbollah. Il regime di Assad e i miliziani di
Hezbollah accusano Israele di aver lanciato ieri un raid contro il
territorio siriano. Almeno 10 esplosioni sono state registrate vicino
all’aeroporto di Damasco e a Dimas. Bersaglio del raid, né confermato
né smentito da Israele, alcuni depositi di armi. In particolare, come
spiega Maurizio Molinari su La Stampa, l’azione aerea, che non ha
registrato feriti, era diretta a impedire il trasferimento di
sofisticati sistemi antimissile di produzione russa agli Hezbollah
libanesi. Per Molinari, inoltre, il coinvolgimento israeliano nella
guerra civile siriana starebbe seguendo una nuova direttrice: aiuti ai
ribelli filo-occidentali e anti-qaedisti e contro Assad. Secondo
Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera, i raid sarebbero un avviso
indiretto all’Iran, sostenitore di Assad in Siria e Hezbollah in
Libano. Per Alberto Stabile, Repubblica, l’attacco israeliano di ieri
potrebbe indicare anche un cambiamento di politica degli Usa rispetto
al fronte siriano: secondo Stabile, difficilmente Gerusalemme si è
mossa senza avvisare Washington nel raid contro Damasco, il che
potrebbe presagire una “svolta militare che coinvolge anche gli Stati
Uniti contro il regime di Assad”.
Israele cura i siriani e non fa domande. “Sono mesi che al Ziv Medical
Center di Zefat, a 30 chilometri dal confine siriano, a una dozzina da
quello libanese (e i vetri in frantumi, omaggio dei razzi di Hezbollah
delle guerre passate lo testimoniano), ‘arrivano i siriani’, racconta
Alberto Simoni su La Stampa. A Zefat i medici israeliani curano i
ribelli siriani che combattono oltreconfine, non fanno domande sulla
loro appartenenza, curano. “Siamo arrivati già a 427 feriti siriani dal
febbraio del 2013, circa 30 bambini, e non si vede la fine ancora”,
spiega II vicedirettore dell’ospedale Calar Shapira.
Gli scrittori per il riconoscimento della Palestina. Firme israeliane
conosciute, come quelle di David Grossman, Amos Oz, A.B. Yehoshua ma
anche del premio nobel Daniel Kahneman, assieme ad altre ottocento
persone, chiedono all’Europa di riconoscere lo Stato di Palestina. “La
vostra iniziativa per il riconoscimento dello Stato palestinese –
scrivono i firmatari della petizione rivolgendosi ai paesi del Vecchio
Continente – avanzerà le prospettive di pace e incoraggerà israeliani e
palestinesi a porre fine al conflitto” (Corriere della Sera, La Stampa
e Repubblica).
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israele
Le ultime ore di legislatura
tra turbolenze interne e petizioni
Tra
poche ore, a meno di clamorose sorprese, avrà fine la diciannovesima
legislatura dello Stato di Israele. Nel tardo pomeriggio sono infatti
previste le due votazioni per confermare lo scioglimento della
Knesset, decisione già approvata la scorsa settimana. Governo Netanyahu
al capolinea, dunque, ma c'è ancora tempo per l'approvazione di alcuni
provvedimenti, come si è visto nell'accesa riunione della Commissione
Finanze di questa mattina: la previsione di un ulteriore finanziamento
da destinare alla difesa e agli insediamenti ha fatto infuriare
l'opposizione, che ha contestato al governo un'informazione tardiva in
merito alla decisione. Si tratta, spiegano dall'esecutivo, di una
ricollocazione di un'eccedenza del bilancio 2013 e dell'importo del
budget 2014 non utilizzato. Ma il provvedimento dell'ultima ora non è
piaciuto e i contrasti della politica israeliana si sono fatti sentire
all'interno della commissione Finanze. Il clima accesso e una
situazione tesa con Siria – dopo un presunto raid israeliano che ha
distrutto alcuni depositi vicino Damasco e di cui oggi la Russia,
vicina ad Assad, chiede conto a Gerusalemme – hanno fatto passare
abbastanza sotto traccia la petizione firmata da quasi novecento
personalità israeliane, tra cui gli scrittore Amos Oz, David Grossman e
A. B. Yehoshua così come dal premio Nobel Daniel Kahneman, in cui si
chiede ai paesi europei di riconoscere subito lo stato di Palestina,
senza attendere i negoziati con Israele. “Certamente bisogna arrivare
alla creazione di uno Stato palestinese – il commento a Pagine
Ebraiche 24 del demografo Sergio Della Pergola, docente all'Università
Ebraica di Gerusalemme, rispetto all'iniziativa degli intellettuali
israeliani – ma questo è il punto di inizio non il punto finale del
negoziato”.
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qui napoli - il rabbino capo umberto piperno-
La prima volta del nuovo rav
“Ringrazio
il Consiglio per la fiducia accordatami ed esprimo l'auspicio che possa
attenderci un futuro di gioia. Il successo di un rabbino, tra i vari
fattori, lo si misura anche in relazione al numero di matrimoni e di
milot”. Lo ha affermato il nuovo rabbino capo di Napoli, rav Umberto
Piperno, incontrando questa mattina gli iscritti della Comunità
partenopea. Una prima occasione di confronto, declinata in una lezione
di Torah e in un momento conviviale, per gettare le basi in vista
dell'inizio ufficiale del mandato (primo gennaio 2015).
Accolto tra gli altri dal presidente della Comunità ebraica Pierluigi
Campagnano, dal vicepresidente e consigliere UCEI Sandro Temin e
dall'assessore al bilancio dell'Unione Noemi Di Segni (che ha portato i
saluti del presidente Renzo Gattegna), rav Piperno ha ricordato alcune
figure che hanno guidato il suo percorso di studio e di formazione
ebraica partendo da rav Isidoro Kahn, che ne accompagnò la crescita
dall'età di 10 anni, per arrivare al morè Cesare Eliseo la cui voce, ha
spiegato, “era capace di incantare”.
Tema della lezione odierna la natura della leadership e gli interventi
che vanno adottati nei momenti di difficoltà. Una lezione arricchita da
alcune domande formulate dal grande pensatore portoghese Itzhak
Abravanel, che trascorse parte della propria vita a Napoli.
“Rav Piperno – spiega l'assessore Di Segni – si insedia in una Comunità
molto particolare perché da un lato ha le caratteristiche e le esigenze
di una realtà piccola ma dall'altro un raggio d'azione enormemente più
grande essendo un punto di riferimento per tutto il Meridione: un mondo
significativo per ampiezza del territorio e per lo sviluppo a tasso
elevato del fenomeno. La sfida, per Napoli, è servire sia la piccola
dimensione che la maglia larga”. Commentando
un riferimento del rav alla vocazione di Napoli come città d'approdo
(funzione simbolicamente assolta anche attraverso un porto di respiro
internazionale) Di Segni ha sottolineato come questo processo venga
vissuto con grande attenzione e intensità dall'UCEI. Tra i vari spunti
di riflessione emersi in giornata, infine, l'importanza di interrogarsi
su quale sia oggi il modo migliore per fare Comunità. “C'è fame –
conclude Di Segni – c'è bisogno di un riferimento su cui contare e con
il quale confrontarsi. I rabbini hanno un compito impegnativo: creare
un nucleo all'interno del quale le persone possano riconoscersi”.
Nel presentare i volti e le diverse anime della Napoli ebraica il
presidente Campagnano si è soffermato sull'ampiezza del territorio
coperto dai servizi comunitari e sull'attivismo dei vari nuclei
disseminati nel Meridione per poi sottolineare, a fronte di alcune
assenze in sala, l'esistenza di alcune fratture tra iscritti “che ci
auguriamo possano essere al più presto sanate”. Un aspetto sul quale
fermo è stato l'impegno del rav a favore di una sempre maggiore
coesione sia interna che nei rapporti con le altre Comunità.
Già rabbino capo di Trieste, rav Piperno ha al suo attivo alcune
esperienze di lavoro negli Stati Uniti tra cui la guida della Sephardic
Congregation di Riverdale fino al 2012. Dal momento del ritorno a Roma
è insegnante presso l’Ufficio Rabbinico oltre a svolgere le funzioni di
rabbino presso la sinagoga Bet Shalom. Nel suo incarico napoletano
succede a rav Scialom Bahbout, insediatosi pochi giorni fa a Venezia.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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l Nissim Levy (1924 - 2014)
Nato
nel 1924 ad Alessandria d'Egitto, figlio di Itzchak Levy e Rosa Franco,
terzo di quattro fratelli, Nissim emigrò a soli due anni in Eretz
Israel, coi genitori, a Jaffo. Nel 1936 la loro casa venne bruciata da
arabi rivoltosi spingendoli a rifugiarsi a Tel Aviv, dove Nissim si
arruolò giovanissimo nelle file del Palmach, mentre continuava i suoi
studi alla Alliance Israelite. Tutta la sua gioventù fu passata
lottando e combattendo per la nascita dello Stato Ebraico, e
innumerevoli sono le storie sugli anni '40 che ha raccontato a
chi lo conosceva: dalle notti passate girando a cavallo attorno ai
kibbutzim in costruzione in Galilea, alle missioni in Siria per andare
a prendere i bambini ebrei in fuga dall'Iraq, alle nuotate trascinando
vecchi e bambini che arrivavano in nave dall'Europa e dovevano essere
nascosti perché non si poteva immigrare. Leggi
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Oltremare
- Stabilità |
Se
si va a cercare la parola Knesset su Wikipedia, alla voce “elezioni” si
trova scritto “I 120 membri della Knesset (MK) sono eletti direttamente
per legislature di quattro anni, a meno di elezioni anticipate (che
sono molto frequenti)”. Non fa una piega. Oggi si scioglie la
diciannovesima Kenesset dello Stato d'Israele, formata il 22 gennaio
2012, a conti fatti durata 23 mesi scarsi. Essendo cresciuta in Italia
ho poco spazio per l'ironia su questo tema, ma certo che con
legislature di due o tre anni si fa davvero poco, in un paese in cui le
fonti di instabilità vanno dalla mancanza cronica di acqua, agli
incendi di estensioni anche notevoli almeno una volta l'anno, alle
guerre a ripetizione con tutto il vicinato. Anche qui, come nel resto
del mondo, buona parte dei disastri non sono naturali ma fortemente
umani.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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