David
Sciunnach,
rabbino
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“Questi
sono i nomi dei figli d’Israele che vengono in Egitto…” (Shemòt 1, 1).
Ha detto il Grande Rabbì Ytzhàk Meyìr di Gur, conosciuto per il suo
commento come Baàl Chidushè ‘Arìm, che in questo verso la Torà utilizza
il presente “Abbayìm” - che vengono, e non il passato “Asher bau”- che
vennero. Questo per insegnarci che costantemente i nomi dei figli
d’Israele vengono a sostenere in tutti gli esili ed in tutte le
difficoltà il popolo ebraico. I loro nomi, quelli delle 12 tribù ed i
loro meriti sono presenti in tutte le generazioni per aiutarli.
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David
Assael,
ricercatore
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Cosa
si può dire di fronte ad un massacro come quello a cui stiamo
assistendo a Parigi? Niente, se non che la barbarie fondamentalista
interna al mondo islamico non sembra conoscere fine.
Inutile illudersi, la Le Pen si è assicurata un successo travolgente.
Mala tempora currunt.
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Germania, ferma reazione contro il razzismo
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Forte
mobilitazione nella società tedesca in risposta alle marce intrise di
odio degli scorsi giorni e alle idee promosse dai “Patrioti europei
contro l’islamizzazione dell’Occidente”. Tra i firmatari di un appello
lanciato dal quotidiano Bild molti volti noti tra cui l’ex cancelliere
Helmut Schmidt, il cantante Ugo Lindenberg, l’ex calciatore Oliver
Bierhoff (Corriere della sera)
Da Roma a Torino, tornano le stolpersteine. Nuove pietre d’inciampo a
raccogliere l’attenzione dei passanti nelle più importanti città
italiane. Si parte oggi dalla Capitale con l’apposizione di venti
stolpersteine alla presenza dell’artista Gunter Demnig (Repubblica
Roma), si prosegue nei prossimi giorni a Torino (La Stampa).
Il Giornale del Piemonte riferisce inoltre della cena di sostegno al
Treno della Memoria organizzata al Lingotto da Eataly e Slow Food con
il sostegno dell’associazione Terra del Fuoco.
Il Qatar caccia Meshaal. Sembra agli sgoccioli la permanenza del
dirigente politico di Hamas, Khaled Meshaal, in Qatar. Le autorità
locali, dopo un lungo soggiorno dorato, sembrano propense ad
interrompere il sodalizio. Questione di ore: le possibili destinazioni
Iran e Turchia (Il Fatto Quotidiano).
Israele, arriva la neve. Attesa e preoccupazione per la grande nevicata
prevista per oggi dai meteorologi. Una precipitazione che si annuncia
di dimensioni “bibliche”, scrive Maurizio Molinari (La Stampa).
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TERRORE A PARIGI - la nota del presidente ucei
Uniti per una risposta inflessibile
Il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha dichiarato:
"L'assalto alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, i morti
e i feriti della carneficina, le sconvolgenti immagini rilanciate in
questi minuti dai media, lasciano una scia di dolore e sgomento.
Chi propugna violenza e distruzione e attacca la libertà di stampa e di
espressione deve trovare una risposta ferma e inflessibile in difesa
dei valori fondamentali che popoli e culture diverse condividono in una
comune visione di pace, democrazia e prosperità.
Da una parte chi sostiene la vita, il pluralismo e la libertà
d'espressione. Dall'altra i fautori della morte e dell'annientamento di
ogni voce non asservita alla loro ideologia intollerante e oppressiva.
Sono ore tremende. Una prova durissima per Parigi, la Francia,
l'Europa, per tutti i cittadini di buona volontà. Se rimarremo uniti
potremo superarla. E alla fine sarà la civiltà, sarà il rispetto per
tutte le identità, sarà la libertà d'espressione e la democrazia ad
avere la meglio”.
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TERRORE A PARIGI - le prime reazioni
"Francia, svegliati!"
"Orripilato
da quello che è successo davanti a #CharlieHebdo. Tutta la Nazione è in
lutto e deve raccogliersi in uno slancio di solidarietà e fraternità
intorno alle famiglie". Così il gran rabbino di Francia Haim Korsia sul
proprio profio Twitter.
Orrore, dolore, sgomento. Sono i sentimenti che attraversano la Comunità ebraica d'Oltralpe in queste ore terribili.
Ad intervenire anche il presidente del Congresso ebraico europeo Moshe
Kantor, che ha definito l'azione "l'inizio di un'ondata di attacchi
nelle strade d'Europa" e una guerra contro la libertà d'espressione e
il modo europeo di vivere la vita "che ha già visto giovani vite
ebraiche spezzate a colpi d'arma da fuoco in una scuola e persone
uccise mentre visitavano un museo ebraico".
Sammy Ghozlan, presidente dell'istituto nazionale contro
l'antisemitismo, ha esortato la Francia a svegliarsi contro "il rischio
di un terrorismo islamico su scala globale".
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terrore a parigi - chi minaccia l'informazione I cavalieri della democrazia
Nell’appassionante,
commovente, travolgente film che il registra Radu Mihaileanu ha
prodotto e presentato all’ultimo Festival di Cannes (Caricaturistes,
fantassins de la democratie – Caricaturisti, cavalieri della
democrazia), un gruppo fra i principali vignettisti del mondo racconta
come una matita possa costituire l’arma più temibile per combattere i
nemici della democrazia.
Il formidabile vignettista israeliano Michel Kichka (i lettori di
pagine Ebraiche conoscono bene il suo tratto inconfondibile) è fra i
protagonisti, assieme a molti colleghi che non hanno la fortuna di
lavorare a Gerusalemme, nel cuore della più grande democrazia del
mondo, ma devono conquistarsi giorno per giorno, talvolta anche a
rischio della vita, il diritto a disseminare un sorriso.
La strage di Parigi non costituisce solo una drammatica svolta del
terrorismo islamico in Europa, un campanello d’allarme che sarebbe
criminale e suicida lasciare inascoltato. È anche l’assalto armato al
cuore della libertà, alla redazione di un giornale libero. Per compiere
la loro azione infame e vile, i signori della morte hanno atteso l’ora
della riunione di redazione, quando i colleghi si raccolgono per
decidere i contenuti di un giornale. E con questo hanno dimostrato
ancora una volta che la libertà di stampa e la libertà d’espressione,
la professionalità e il coraggio di chi fa i giornali, quotidianamente
minacciata e offesa dai piccoli e grandi squadrismi, è in realtà l’arma
più forte e più temuta da chi vorrebbe soffocare la nostra libertà e il
nostro futuro. Da chi spera di spegnere la gioia di una risata o anche
solo di un sorriso.
La redazione si inchina alla memoria dei giornalisti e dei disegnatori
di Charlie Hebdo ed è vicina ai loro cari. Il loro dolore è anche il
nostro.
La determinazione di questi colleghi non sarà dimenticata. Il segno di
coraggio tracciato dai Cavalieri della democrazia resterà indelebile in
molti cuori. Riaccenderà lo strenuo impegno di tutti coloro che restano
uniti per respingere ogni intimidazione e non intendono comunque
rinunciare né alla libertà d’espressione, né al diritto a un sorriso.
gv
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qui ferrara
Comunità, eletto il Consiglio
Eletto
il nuovo Consiglio della Comunità ebraica di Ferrara. Nell'organico,
votato martedì 6 gennaio dagli iscritti, il consigliere UCEI Eileen
Cartoon, Fortunato Arbib e Andrea Pesaro. Significativa la percentuale
di aventi diritto recatisi all'urna: oltre il 60 per cento del totale.
Nei prossimi giorni i consiglieri si riuniranno per definire i vari
incarichi oltre al nome del nuovo presidente.
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qui roma
Nuove pietre per la Memoria
Suo
compito era di sorvegliare le stazioni e le strade segnalando i
movimenti tedeschi verso i fronti di Cassino e di Anzio. Arrestato dai
nazifascisti, sarà ucciso alle Fosse Ardeatine.
Inizia da Maurizio Giglio, 23 anni, una medaglia di bronzo al valor
militare ottenuta sul fronte greco-albanese, la sesta edizione di
Memorie d’inciampo a Roma, progetto coordinato da Adachiara Zevi sotto
l’alto patronato del presidente della Repubblica e il patrocinio del
comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah
della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane e della Comunità ebraica capitolina.
“Nelle pietre un segno di Memoria tangibile, che parla alla coscienza
di tutti” spiega Zevi. Al suo fianco la vice ambasciatrice di Germania
in Italia Martina Nibbeling-Wrießnig e la presidente del Municipio I
Sabrina Alfonsi. Raccolti attorno all’abitazione che fu di Giglio, in
Largo della Gancia, gli studenti di quattro scuole romane e molti
cittadini del quartiere.
Ad apporre la “stolpersteine” come consuetudine è Gunter Demnig,
l’artista tedesco cui si deve il merito della loro ideazione e
incastonatura – in molte decine di migliaia di esemplari – nelle strade
di tutta Europa.
Tante le memorie che si ricordano oggi: nel quartiere Prati, ma anche a
Trastevere, piazza Vittorio e soprattutto al Portico d’Ottavia dove 11
pietre commemorano la famiglia Sabatello, catturata nella sua quasi
totalità in occasione della razzia del 16 ottobre 1943. L’unico a
sopravvivere sarà Leone. Per i genitori, le sorelle, la cognata, le due
nipotine e lo zio si apriranno le porte dell’inferno di
Auschwitz-Birkenau.
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La minaccia di Esaù |
L'edizione
del notiziario quotidiano di ieri, 6 gennaio, è stata pubblicata, nella
sua versione che raggiunge molti lettori via mail, con vistose
imperfezioni causate da un problema tecnico. In particolare il testo
del rav Roberto Della Rocca nella rubrica aleftav è apparso in una
forma incompleta ai lettori che non hanno scaricato la versione
completa depositata sul web.
Riprendiamo qui di seguito il testo integrale, pregando i lettori e l'autore di accogliere le nostre scuse.
Nel Talmùd (Sotah,13 a) si racconta che quando i figli di Yaaqòv
giunsero alla grotta di Makhpelà per seppellire il padre, Esaù cercò di
impedire la sepoltura accampando il suo diritto di primogenito a essere
sepolto in quel luogo accanto a suo padre Ytzchak.
Mentre Naftalì, veloce come una gazzella, correva in Egitto per
recuperare il documento che attestava il diritto di Yaaqòv al suo
terreno di sepoltura, Chushìm, il figlio sordo di Dan, intuendo che
quella pretestuosa attesa era causa di disonore verso il cadavere del
suo defunto nonno, prese una mazza e colpì a morte Esaù.
Per la forza del colpo Esaù venne decapitato e la sua testa rotolò nella grotta fino ai piedi di Yaaqòv.
Il rav Kotler interpreta questo midràsh indicandoci che anche Esaù ha
studiato Torah con suo padre e pertanto anche lui ha un qualche diritto
di essere sepolto nella tomba di famiglia. Il suo approccio alla Torah
resta tuttavia un mero esercizio accademico e intellettuale senza
alcuna partecipazione del resto del corpo. Per questo motivo solo la
sua testa, che giace ai piedi di Yaaqòv, viene sepolta assieme ai suoi
antenati.
Ed è Chushìm, col suo gesto estremo, che ci ricorda che di fronte a
situazioni di degrado non ci si può perdere nelle lunghezze
burocratiche e nei codicilli.
Roberto Della Rocca, rabbino
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Ticketless
- Storie pazzesche |
Il
matrimonio è una storia pazzesca? Forse. Di sicuro è il rito ebraico
più popolare nella storia del cinema. Nella imponente produzione di
Woody Allen c’è l’imbarazzo della scelta. La scena del matrimonio è
presente quasi in ogni suo film. Anche il cinema nostrano (soprattutto
la fiction televisiva), gira e rigira, finisce sempre sotto un
baldacchino quando vuole identificare ebraicamente un personaggio.
Nella presente stagione cinematografica il matrimonio ebraico torna
prepotentemente sullo schermo in due film: “Viviane”, dove dell’amor
coniugale si racconta lo sfascio, il tentativo disperato di sancire la
rottura per via giuridica e “Storie pazzesche”, un film a episodi
girato da un regista argentino, Damián Szifron, al suo esordio con
un’opera paradossale che deve molto al suo maestro (e qui produttore)
Almodovar. È di questo film che voglio parlare, non di “Viviane” di cui
tanto s’è scritto.
Alberto Cavaglion
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Periscopio
- Capire la Memoria
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Nell’approssimarsi
delle manifestazioni per il Giorno della Memoria, mi permetto di
ribadire un concetto che ho già avuto modo di comunicare, su queste
stesse colonne, e che mi pare importante, ossia la convinzione che ci
sono due modi, opposti ma ugualmente nocivi, di distorcere la lezione
della Shoah: il primo è quello di negarne l’unicità, appaiandola alle
diverse altre forme di sterminio che sono o sarebbero avvenute nelle
varie epoche, inserendola in uno qualunque dei tanti scaffali della
nutrita libreria del male; il secondo è quello di trasformarne
l’unicità in una sorta di astoricità, non collegando adeguatamente ciò
che è accaduto con quanto registrato nei secoli precedenti e nei
decenni successivi. Alcuni protestano quando qualcuno fa dei paragoni
tra ciò che è successo in Europa negli anni ’40 e ciò che molti, in
altre parti del mondo, auspicano che accada di nuovo agli ebrei. Spesso
queste proteste sono giuste, perché la parola Shoah ha un significato
ben preciso, indica una cosa molto particolare, e può risultare
fuorviante accostarla a fenomeni diversi, precedenti o successivi, di
diversa natura ed entità. Ma la Shoah non nasce dal nulla e non si
dilegua nel nulla.
Francesco Lucrezi, storico
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