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7 Gennaio 2015 - 16 Tevet 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“Questi sono i nomi dei figli d’Israele che vengono in Egitto…” (Shemòt 1, 1). Ha detto il Grande Rabbì Ytzhàk Meyìr di Gur, conosciuto per il suo commento come Baàl Chidushè ‘Arìm, che in questo verso la Torà utilizza il presente “Abbayìm” - che vengono, e non il passato “Asher bau”- che vennero. Questo per insegnarci che costantemente i nomi dei figli d’Israele vengono a sostenere in tutti gli esili ed in tutte le difficoltà il popolo ebraico. I loro nomi, quelli delle 12 tribù ed i loro meriti sono presenti in tutte le generazioni per aiutarli.
 
David
Assael,
ricercatore
Cosa si può dire di fronte ad un massacro come quello a cui stiamo assistendo a Parigi? Niente, se non che la barbarie fondamentalista interna al mondo islamico non sembra conoscere fine. Inutile illudersi, la Le Pen si è assicurata un successo travolgente. Mala tempora currunt.
 
Germania, ferma reazione contro il razzismo
Forte mobilitazione nella società tedesca in risposta alle marce intrise di odio degli scorsi giorni e alle idee promosse dai “Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”. Tra i firmatari di un appello lanciato dal quotidiano Bild molti volti noti tra cui l’ex cancelliere Helmut Schmidt, il cantante Ugo Lindenberg, l’ex calciatore Oliver Bierhoff (Corriere della sera)

Da Roma a Torino, tornano le stolpersteine. Nuove pietre d’inciampo a raccogliere l’attenzione dei passanti nelle più importanti città italiane. Si parte oggi dalla Capitale con l’apposizione di venti stolpersteine alla presenza dell’artista Gunter Demnig (Repubblica Roma), si prosegue nei prossimi giorni a Torino (La Stampa).
Il Giornale del Piemonte riferisce inoltre della cena di sostegno al Treno della Memoria organizzata al Lingotto da Eataly e Slow Food con il sostegno dell’associazione Terra del Fuoco.

Il Qatar caccia Meshaal. Sembra agli sgoccioli la permanenza del dirigente politico di Hamas, Khaled Meshaal, in Qatar. Le autorità locali, dopo un lungo soggiorno dorato, sembrano propense ad interrompere il sodalizio. Questione di ore: le possibili destinazioni Iran e Turchia (Il Fatto Quotidiano).

Israele, arriva la neve. Attesa e preoccupazione per la grande nevicata prevista per oggi dai meteorologi. Una precipitazione che si annuncia di dimensioni “bibliche”, scrive Maurizio Molinari (La Stampa).
 
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  davar
TERRORE A PARIGI - la nota del presidente ucei
Uniti per una risposta inflessibile
Il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna ha dichiarato:
 
"L'assalto alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, i morti e i feriti della carneficina, le sconvolgenti immagini rilanciate in questi minuti dai media, lasciano una scia di dolore e sgomento.
Chi propugna violenza e distruzione e attacca la libertà di stampa e di espressione deve trovare una risposta ferma e inflessibile in difesa dei valori fondamentali che popoli e culture diverse condividono in una comune visione di pace, democrazia e prosperità.
Da una parte chi sostiene la vita, il pluralismo e la libertà d'espressione. Dall'altra i fautori della morte e dell'annientamento di ogni voce non asservita alla loro ideologia intollerante e oppressiva.
Sono ore tremende. Una prova durissima per Parigi, la Francia, l'Europa, per tutti i cittadini di buona volontà. Se rimarremo uniti potremo superarla. E alla fine sarà la civiltà, sarà il rispetto per tutte le identità, sarà la libertà d'espressione e la democrazia ad avere la meglio”. 
TERRORE A PARIGI - le prime reazioni
"Francia, svegliati!"
 "Orripilato da quello che è successo davanti a #CharlieHebdo. Tutta la Nazione è in lutto e deve raccogliersi in uno slancio di solidarietà e fraternità intorno alle famiglie". Così il gran rabbino di Francia Haim Korsia sul proprio profio Twitter.
Orrore, dolore, sgomento. Sono i sentimenti che attraversano la Comunità ebraica d'Oltralpe in queste ore terribili.
Ad intervenire anche il presidente del Congresso ebraico europeo Moshe Kantor, che ha definito l'azione "l'inizio di un'ondata di attacchi nelle strade d'Europa" e una guerra contro la libertà d'espressione e il modo europeo di vivere la vita "che ha già visto giovani vite ebraiche spezzate a colpi d'arma da fuoco in una scuola e persone uccise mentre visitavano un museo ebraico".
Sammy Ghozlan, presidente dell'istituto nazionale contro l'antisemitismo, ha esortato la Francia a svegliarsi contro "il rischio di un terrorismo islamico su scala globale".
 
terrore a parigi - chi minaccia l'informazione
I cavalieri della democrazia
Nell’appassionante, commovente, travolgente film che il registra Radu Mihaileanu ha prodotto e presentato all’ultimo Festival di Cannes (Caricaturistes, fantassins de la democratie – Caricaturisti, cavalieri della democrazia), un gruppo fra i principali vignettisti del mondo racconta come una matita possa costituire l’arma più temibile per combattere i nemici della democrazia.
Il formidabile vignettista israeliano Michel Kichka (i lettori di pagine Ebraiche conoscono bene il suo tratto inconfondibile) è fra i protagonisti, assieme a molti colleghi che non hanno la fortuna di lavorare a Gerusalemme, nel cuore della più grande democrazia del mondo, ma devono conquistarsi giorno per giorno, talvolta anche a rischio della vita, il diritto a disseminare un sorriso.
La strage di Parigi non costituisce solo una drammatica svolta del terrorismo islamico in Europa, un campanello d’allarme che sarebbe criminale e suicida lasciare inascoltato. È anche l’assalto armato al cuore della libertà, alla redazione di un giornale libero. Per compiere la loro azione infame e vile, i signori della morte hanno atteso l’ora della riunione di redazione, quando i colleghi si raccolgono per decidere i contenuti di un giornale. E con questo hanno dimostrato ancora una volta che la libertà di stampa e la libertà d’espressione, la professionalità e il coraggio di chi fa i giornali, quotidianamente minacciata e offesa dai piccoli e grandi squadrismi, è in realtà l’arma più forte e più temuta da chi vorrebbe soffocare la nostra libertà e il nostro futuro. Da chi spera di spegnere la gioia di una risata o anche solo di un sorriso.
La redazione si inchina alla memoria dei giornalisti e dei disegnatori di Charlie Hebdo ed è vicina ai loro cari. Il loro dolore è anche il nostro.
La determinazione di questi colleghi non sarà dimenticata. Il segno di coraggio tracciato dai Cavalieri della democrazia resterà indelebile in molti cuori. Riaccenderà lo strenuo impegno di tutti coloro che restano uniti per respingere ogni intimidazione e non intendono comunque rinunciare né alla libertà d’espressione, né al diritto a un sorriso.


gv
qui ferrara
Comunità, eletto il Consiglio
Eletto il nuovo Consiglio della Comunità ebraica di Ferrara. Nell'organico, votato martedì 6 gennaio dagli iscritti, il consigliere UCEI Eileen Cartoon, Fortunato Arbib e Andrea Pesaro. Significativa la percentuale di aventi diritto recatisi all'urna: oltre il 60 per cento del totale. Nei prossimi giorni i consiglieri si riuniranno per definire i vari incarichi oltre al nome del nuovo presidente.

qui roma
Nuove pietre per la Memoria
Suo compito era di sorvegliare le stazioni e le strade segnalando i movimenti tedeschi verso i fronti di Cassino e di Anzio. Arrestato dai nazifascisti, sarà ucciso alle Fosse Ardeatine.
Inizia da Maurizio Giglio, 23 anni, una medaglia di bronzo al valor militare ottenuta sul fronte greco-albanese, la sesta edizione di Memorie d’inciampo a Roma, progetto coordinato da Adachiara Zevi sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica e il patrocinio del comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Comunità ebraica capitolina.
“Nelle pietre un segno di Memoria tangibile, che parla alla coscienza di tutti” spiega Zevi. Al suo fianco la vice ambasciatrice di Germania in Italia Martina Nibbeling-Wrießnig e la presidente del Municipio I Sabrina Alfonsi. Raccolti attorno all’abitazione che fu di Giglio, in Largo della Gancia, gli studenti di quattro scuole romane e molti cittadini del quartiere.
Ad apporre la “stolpersteine” come consuetudine è Gunter Demnig, l’artista tedesco cui si deve il merito della loro ideazione e incastonatura – in molte decine di migliaia di esemplari – nelle strade di tutta Europa.
Tante le memorie che si ricordano oggi: nel quartiere Prati, ma anche a Trastevere, piazza Vittorio e soprattutto al Portico d’Ottavia dove 11 pietre commemorano la famiglia Sabatello, catturata nella sua quasi totalità in occasione della razzia del 16 ottobre 1943. L’unico a sopravvivere sarà Leone. Per i genitori, le sorelle, la cognata, le due nipotine e lo zio si apriranno le porte dell’inferno di Auschwitz-Birkenau.
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pilpul
La minaccia di Esaù
L'edizione del notiziario quotidiano di ieri, 6 gennaio, è stata pubblicata, nella sua versione che raggiunge molti lettori via mail, con vistose imperfezioni causate da un problema tecnico. In particolare il testo del rav Roberto Della Rocca nella rubrica aleftav è apparso in una forma incompleta ai lettori che non hanno scaricato la versione completa depositata sul web.
Riprendiamo qui di seguito il testo integrale, pregando i lettori e l'autore di accogliere le nostre scuse.

Nel Talmùd (Sotah,13 a) si racconta che quando i figli di Yaaqòv giunsero alla grotta di Makhpelà per seppellire il padre, Esaù cercò di impedire la sepoltura accampando il suo diritto di primogenito a essere sepolto in quel luogo accanto a suo padre Ytzchak.
Mentre Naftalì, veloce come una gazzella, correva in Egitto per recuperare il documento che attestava il diritto di Yaaqòv al suo terreno di sepoltura, Chushìm, il figlio sordo di Dan, intuendo che quella pretestuosa attesa era causa di disonore verso il cadavere del suo defunto nonno, prese una mazza e colpì a morte Esaù.
Per la forza del colpo Esaù venne decapitato e la sua testa rotolò nella grotta fino ai piedi di Yaaqòv.
Il rav Kotler interpreta questo midràsh indicandoci che anche Esaù ha studiato Torah con suo padre e pertanto anche lui ha un qualche diritto di essere sepolto nella tomba di famiglia. Il suo approccio alla Torah resta tuttavia un mero esercizio accademico e intellettuale senza alcuna partecipazione del resto del corpo. Per questo motivo solo la sua testa, che giace ai piedi di Yaaqòv, viene sepolta assieme ai suoi antenati.
Ed è Chushìm, col suo gesto estremo, che ci ricorda che di fronte a situazioni di degrado non ci si può perdere nelle lunghezze burocratiche e nei codicilli.


Roberto Della Rocca, rabbino
Ticketless - Storie pazzesche
Il matrimonio è una storia pazzesca? Forse. Di sicuro è il rito ebraico più popolare nella storia del cinema. Nella imponente produzione di Woody Allen c’è l’imbarazzo della scelta. La scena del matrimonio è presente quasi in ogni suo film. Anche il cinema nostrano (soprattutto la fiction televisiva), gira e rigira, finisce sempre sotto un baldacchino quando vuole identificare ebraicamente un personaggio. Nella presente stagione cinematografica il matrimonio ebraico torna prepotentemente sullo schermo in due film: “Viviane”, dove dell’amor coniugale si racconta lo sfascio, il tentativo disperato di sancire la rottura per via giuridica e “Storie pazzesche”, un film a episodi girato da un regista argentino, Damián Szifron, al suo esordio con un’opera paradossale che deve molto al suo maestro (e qui produttore) Almodovar. È di questo film che voglio parlare, non di “Viviane” di cui tanto s’è scritto.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Capire la Memoria
Nell’approssimarsi delle manifestazioni per il Giorno della Memoria, mi permetto di ribadire un concetto che ho già avuto modo di comunicare, su queste stesse colonne, e che mi pare importante, ossia la convinzione che ci sono due modi, opposti ma ugualmente nocivi, di distorcere la lezione della Shoah: il primo è quello di negarne l’unicità, appaiandola alle diverse altre forme di sterminio che sono o sarebbero avvenute nelle varie epoche, inserendola in uno qualunque dei tanti scaffali della nutrita libreria del male; il secondo è quello di trasformarne l’unicità in una sorta di astoricità, non collegando adeguatamente ciò che è accaduto con quanto registrato nei secoli precedenti e nei decenni successivi. Alcuni protestano quando qualcuno fa dei paragoni tra ciò che è successo in Europa negli anni ’40 e ciò che molti, in altre parti del mondo, auspicano che accada di nuovo agli ebrei. Spesso queste proteste sono giuste, perché la parola Shoah ha un significato ben preciso, indica una cosa molto particolare, e può risultare fuorviante accostarla a fenomeni diversi, precedenti o successivi, di diversa natura ed entità. Ma la Shoah non nasce dal nulla e non si dilegua nel nulla.

Francesco Lucrezi, storico
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