
Paolo Sciunnach,
insegnante
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Della
Parashah di questa settimana incomincia la notte dell’esilio dei figli
di Israele in Egitto. I Maestri del Talmud approfondirono l’idea che la
Shechinah è in esilio con il popolo di Israele. Si trova insegnato
infatti che dovunque Israele venga esiliato, la Shechinah era ed è con
loro. Li esiliarono in Egitto e la Shechinah era con loro, come è
scritto: “Non mi sono forse rivelato [nigleti] alla casa di tuo padre
quando erano in Egitto?”. E quando ritorneranno, la Shechinah,
ritornerà con loro, come è scritto: “Tornerà il Signore tuo D-o con i
tuoi esiliati”, qui non è scritto “farà tornare”, ma “tornerà”.
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Anna
Foa,
storica
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“Je suis Charlie, flic et juif”. Mi pare che dica tutto, il resto è commento.
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La marcia della libertà |
Sono
cinquanta i capi di Stato e di governo provenienti da tutto il mondo
che ieri hanno marciato nel centro di Parigi in nome della libertà di
espressione ed in memoria delle diciassette vittime dei tre giorni di
terrore che hanno ferito la Francia. Più di due milioni di cittadini si
sono uniti in quella che è stata definita “La più grande marcia della
storia della Francia”. Scrive Stefano Montefiori (Corriere della Sera):
“Sono una cinquantina i capi di Stato e di governo venuti da tutto il
mondo, ma non bisogna lasciarsi ingannare. Non sono loro a guidare. È
la gente dietro che li spinge”.
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Terrore a parigi - livelli di guardia Qualcosa si muove
Qualcosa
si muove. È un fiume interminabile di cittadini in marcia. La gente
riafferma i valori della società civile e della convivenza.
Qualcosa
si muove. Per un giorno la bandiera di Israele sventola libera e
rispettata fra la folla, non è più, come alcuni avrebbero preferito, il
marchio di una fazione, ma il vessillo chiaro a tutti di una
irrinunciabile civiltà.
Qualcosa
si muove, i signori della terra sfilano fra la gente e proclamano i
valori della libertà di stampa e di satira. Forse un abbaglio, forse un
segno di speranza per milioni di cittadini sottomessi a tanti
dispotismi.
Qualcosa
si muove, ora tutti sembrano sapere che il terrorismo islamico minaccia
l’intera società, non solo per la minoranza ebraica. Ma era necessario
attendere i tragici fatti di Parigi per rendersene conto?
Qualcosa
si muove, un giovane padre porta in salvo la sua compagna e il
figlioletto neonato ostaggi nel negozio di alimentari del massacro,
guarda un'agente, alza il pollice verso il cielo, e con un gesto riesce
a dire quello che tutti noi vorremmo dire ogni giorno alle Forze
dell'ordine: "Grazie per il vostro coraggio".
Qualcosa
si muove. Il gran rabbino di Francia Haim Korsia spiega ai Capi di
stato e ai cittadini che tutti i valori posti alla base dell’Europa
civile, Liberté, Egalité, Fraternité, sono irrinunciabili per gli
ebrei, e che gli ebrei, con il loro esempio e la loro storia, sono
essenziali per riempire di significato concreto quello che altrimenti
si ridurrebbe a uno slogan. Poi aggiunge che il nostro compito di ebrei
è quello di riaffermare, dando il buon esempio, il valore più
minacciato e meno compiuto: quello della Fraternità. Molte speranze
dell’11 gennaio saranno forse tradite, molte battaglie ci attendono
ancora. Ma noi, ricordiamoci di fare con impegno la nostra parte!
Qualcosa
si muove. La rivista dei Gesuiti francesi ora pubblica le vignette
sacrileghe di Charlie Hebdo. Occhio ai Gesuiti, se cambia l’aria lo
sentono. E preferiscono giocare d’anticipo.
Qualcosa
si muove. Ore febbrili di lavoro per i colleghi superstiti nella
redazione di Charlie Hebdo. Una disperata corsa contro il tempo per
realizzare il giornale che qualcuno credeva di poter cancellare. Il
nuovo numero entra in tipografia questa notte, ore e ore di rotative
roventi fino a superare il milione di copie, la tiratura record che
nessun giornale satirico ha mai raggiunto. Il nostro cuore batte con
quello dei colleghi, ma anche con quello degli operai poligrafici, dei
trasportatori dei distributori, delle forze di sicurezza che durante la
notte, ognuno facendo la propria parte, raccoglieranno la sfida
lanciata dalla bestialità del terrorismo islamico.
Mercoledì
mattina, prima del sorgere del sole, sarà per primo un edicolante, in
una città ancora addormentata e avvolta dal buio, ad alzare una
bandiera di carta e inchiostro. A suonare la sveglia alla libertà.
gv
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terrore a parigi - la cerimonia in sinagoga
"La nostra forza è l'unità"
Frederic
Boisseau, Philippe Braham, Frank Brinsolaro, Jean Cabut, Elsa Cayat,
Yohan Cohen, Yoav Hattab, Philippe Honoré, Clarissa Jean-Philippe,
Ahmed Marabet, Bernard Maris, Mustapha Ourad, Michel Renaud, Francois
Saade, Bernard Verlhac, Georges Wolinski. Sono i nomi delle 17 vittime
cadute a Parigi per mano del fanatismo, dell'odio antisemita,
dell'oppressione della libertà di pensiero. Sono i nomi risuonati nella
Grande Synagogue di rue de la Victoire di Parigi, nel corso della
cerimonia in loro onore, a conclusione della straordinaria marcia in
difesa dei valori democratici e repubblicani andata in scena ieri nella
Capitale francese. “Nelle strade di Parigi, c'ero, c'eravamo tutti.
Abbiamo visto che questa è la Francia – ha dichiarato il Gran Rabbino
di Francia rav Haim Korsia nel suo intervento al Tempio Maggiore, alla
presenza del presidente francese Francois Hollande e del primo ministro
di Israele Benjamin Netanyahu - Un luogo in cui se incrociavamo
qualcuno sorrideva, non c'era nessuno di scontroso, nessuno di triste”.
“Ci è voluta la morte di diciassette persone per arrivare a questo”, le
parole di rav Korsia, piene di amarezza ma rivolte con fiducia al
futuro. “La Francia – ha sottolineato il rav - ha ritrovato oggi 11
gennaio i valori che l'hanno resa faro del mondo”. E in questa Francia
l'ebraismo transalpino si riconosce come dimostra lo spontaneo canto
della Marsigliese, intonato dal pubblico presente in sinagoga dopo il
saluto del premier israeliano Netanyahu, ricevuto da grande applauso.
Poco dopo l'ovazione per quel “Am Israel chai! Am Israel chai!”
scandito due volte da Netanyahu, qualcuno ha iniziato a cantare l'inno
nazionale francese, si sono aggiunte le voci di tutti, fino a diventare
un coro unico. Siamo ebrei, siamo francesi e amiamo Israele ha ribadito
ieri al mondo l'ebraismo transalpino. “Oggi la Francia era per le
strade, tutta la Francia... e anche gli ebrei di Francia erano per le
strade – ha spiegato con calore Joel Mergui, presidente del Consistoire
central israélite de France – per difendere la libertà di espressione,
per difendere Charlie Hebdo, per difendere la democrazia... perché il
popolo ebraico è la democrazia”.
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Qui Roma - la semichà di roberto di veroli
Un nuovo rabbino italiano
“Non
è così frequente ritrovarsi insieme per festeggiare un nuovo rabbino
all’interno della comunità, oggi è una giornata speciale”, queste le
parole con cui il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo
Di Segni ha reso omaggio alla Semichà di rav Roberto Di Veroli che,
dopo un percorso di studi, ha raggiunto la carica di rabbino. Rav Di
Veroli si occupa anche della shechitah, la macellazione rituale ed è
sofer, trascrive quindi i testi sacri.
A
partecipare, tra i tanti accorsi, i bambini della scuola elementare
Vittorio Polacco, il rabbino capo di Venezia Scialom Bahbout, il
rabbino e preside delle scuole medie e dei licei Benedetto Carucci
Viterbi, il coordinatore del Collegio rabbinico Gianfranco Di Segni e
il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici.
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Qui Roma - la semichà di rav roberto di veroli
"Solidi come mattoni"
Roberto
Di Veroli ha ricevuto l’investitura stamane al Tempio Grande, tutto
l’ebraismo italiano deve vivere questo avvenimento come una festa. Un
segno di vitalità. Una risposta concreta a chi pensa in questi tristi
giorni di poterci fiaccare. Ma, a mio avviso, lo è soprattutto per un
altro motivo. Roberto svolge con un alta competenza, professionalità e
dedizione l’attività di shochet e sofer.
Credo
che per la comunità italiana, la forza di trovare al proprio interno
quei professionisti-artigiani previsti e indispensabili in ogni
collettività ebraica, sia la cartina tornasole della propria vitalità.
Grazie al suo impegno e a quello dei maestri che hanno creduto in lui,
oggi Roberto, è il segno che questo può ancora avvenire. Riprendendo il
contenuto del suo breve e chiarissimo discorso di oggi al centro del
quale c’era l’importanza di insegnare e formare giovani “solidi come
mattoni”, gli auguro con tanto affetto di fare presto tanti bravi
allievi e di trasmettere queste sue qualificatissime competenze, perche
l’Italia ebraica possa fare fronte alle proprie necessità rituali nel
rispetto delle proprie tradizioni e con una punta di orgoglio.
Amedeo Spagnoletto, sofer
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Oltremare
- Fuori tempo |
Sono
tre giorni che ci provo, e non ci riesco. Allontano la memoria dell’11
Settembre, e lei si insinua sotto forma di sogno, sensazione, lapsus. I
numeri non tornano, gli attentatori hanno altre provenienze, il luogo,
il cuore d’Europa, ha tutta un’altra storia, altre stratificazioni di
immigrazioni e forma nei sobborghi. Come paragonare. Eppure. Da venerdì
sera, nessuno in Europa può più sentirsi al sicuro come prima degli
attentati al Charlie Hebdo e all’HyperCacher. Una sensazione molto
simile al 12 settembre 2001 a Manhattan e nel resto degli Stati Uniti.
Allora, l’America intera si riunì per piangere tutti i morti
assassinati dai terroristi suicidi. Nello sbriciolarsi delle Torri
Gemelle in diretta televisiva, sotto gli occhi di centinaia di milioni
di spettatori impietriti, erano stati inceneriti uomini e donne di ogni
religione, cultura e nazionalità. La reazione fu una unificazione a
tutti i livelli, nel lutto e nella condanna. Cerimonie di ogni credo si
tennero, i presenti ugualmente lividi davanti ad ogni prete, reverendo,
rabbino, e quant’altro.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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"Grazie al lavoro dei giornalisti" |
Come
cittadina francese e lettrice affezionata di Pagine Ebraiche vorrei
ringraziare personalmente il direttore Guido Vitale per i suoi articoli
sulla difesa della libertà della stampa minacciata dal terrorismo.
Il suo omaggio a Charlie Hebdo è commovente e profondamente pensato: è
tra i più partecipi e consapevoli che abbia letto. Ha ragione di
sottolineare come in queste ore siano pericolosamente attaccati i
valori della democrazia, la giustizia, la libertà e la pace che i
nostri paesi cercano di garantire, e che soltanto Israele sa incarnare
e difendere in Medio Oriente. L’aggressione terroristica che ha
comportato quattro morti tra i clienti e il personale del supermercato
casher della Porte de Vincennes, conferma la matrice antisemita di
queste abominevoli azioni che purtroppo insanguinano la Francia, da
Toulouse a Parigi.
Condivido l’inquietudine dei miei amici e di tutti coloro che temono un
peggiorare delle condizioni di vita delle famiglie ebraiche in Europa,
ma voglio anche sperare che finalmente l’Europa risponda in modo
unitario e forte a questi tentativi di destabilizzazione.
Un saluto cordiale e riconoscente a tutta la redazione.
Claude Cazalé
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Carissima Lettrice, siamo
noi che dobbiamo un grazie ai lettori per averci seguito con tanta
passione in queste ore difficili. Abbiamo compiuto solo il nostro
dovere professionale e lo abbiamo fatto con tutto il cuore, perché
amiamo il nostro lavoro. (gv)
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La risposta migliore |
Un
terremoto ha scosso l’Europa e le nostre coscienze negli ultimi giorni.
La terra ancora trema sotto di noi. La Francia colpita al cuore e
spetta a noi, a tutti noi provare a reagire. Je suis Charlie, je suis
Juif, ma dopo l’indignazione e la solidarietà in tanti ci siamo
chiesti, quale sarebbe potuta essere la risposta migliore. In che modo
è possibile dare un segnale forte di unità, come si fa a battere il
terrore? Ieri gli ebrei romani, come altri in Italia, hanno provato a
dare una risposta. Nel Tempio Maggiore si sono celebrati i 57 anni di
matrimonio di Sami Modiano, sopravvissuto all’inferno di Auschwitz, e
sua moglie Selma. Una vita travagliata quella di questa coppia, prima
l’incubo della Shoah, poi il tentativo disperato di tornare alla
normalità con la costante paura di non essere capiti, di non essere
creduti, di restare soli.
Daniele Regard
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