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12 gennaio 2015 - 21 Tevet  5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
Della Parashah di questa settimana incomincia la notte dell’esilio dei figli di Israele in Egitto. I Maestri del Talmud approfondirono l’idea che la Shechinah è in esilio con il popolo di Israele. Si trova insegnato infatti che dovunque Israele venga esiliato, la Shechinah era ed è con loro. Li esiliarono in Egitto e la Shechinah era con loro, come è scritto: “Non mi sono forse rivelato [nigleti] alla casa di tuo padre quando erano in Egitto?”. E quando ritorneranno, la Shechinah, ritornerà con loro, come è scritto: “Tornerà il Signore tuo D-o con i tuoi esiliati”, qui non è scritto “farà tornare”, ma “tornerà”.
 
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Anna
Foa,
storica
“Je suis Charlie, flic et juif”. Mi pare che dica tutto, il resto è commento.
 
 
 
La marcia della libertà
Sono cinquanta i capi di Stato e di governo provenienti da tutto il mondo che ieri hanno marciato nel centro di Parigi in nome della libertà di espressione ed in memoria delle diciassette vittime dei tre giorni di terrore che hanno ferito la Francia. Più di due milioni di cittadini si sono uniti in quella che è stata definita “La più grande marcia della storia della Francia”. Scrive Stefano Montefiori (Corriere della Sera): “Sono una cinquantina i capi di Stato e di governo venuti da tutto il mondo, ma non bisogna lasciarsi ingannare. Non sono loro a guidare. È la gente dietro che li spinge”.
 
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  davar
l'Intervista del presidente ucei al corriere
"Fronte comune per i valori"

“Sono in gioco tutte le conquiste che la civiltà occidentale ha guadagnato a caro prezzo”. È quanto afferma il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna in una intervista al Corriere della sera a proposito dei fatti di Parigi, della lotta all’odio e all’antisemitismo e della difesa degli insopprimibili valori di libertà di espressione e di satira.

Un impegno affermato con forza anche nell’adesione dell’UCEI alla grande manifestazione repubblicana di Parigi. “Ai nemici della libertà di stampa e di satira. A chi fomenta l’odio, l’antisemitismo, la discriminazione. A chi vorrebbe imporre modelli culturali non compatibili con le nostre società progredite, rispondiamo compatti nel solco dei grandi valori di pluralismo e democrazia che, dalla Francia, si sono irradiati in Europa e nel mondo intero” ha sottolineato Gattegna in un messaggio inviato al presidente francese François Hollande e al presidente del Conseil Représentatif des Institutions juives de France Roger Cukierman. 
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Terrore a parigi - livelli di guardia
Qualcosa si muove
Qualcosa si muove. È un fiume interminabile di cittadini in marcia. La gente riafferma i valori della società civile e della convivenza.

Qualcosa si muove. Per un giorno la bandiera di Israele sventola libera e rispettata fra la folla, non è più, come alcuni avrebbero preferito, il marchio di una fazione, ma il vessillo chiaro a tutti di una irrinunciabile civiltà.
Qualcosa si muove, i signori della terra sfilano fra la gente e proclamano i valori della libertà di stampa e di satira. Forse un abbaglio, forse un segno di speranza per milioni di cittadini sottomessi a tanti dispotismi.
Qualcosa si muove, ora tutti sembrano sapere che il terrorismo islamico minaccia l’intera società, non solo per la minoranza ebraica. Ma era necessario attendere i tragici fatti di Parigi per rendersene conto?
Qualcosa si muove, un giovane padre porta in salvo la sua compagna e il figlioletto neonato ostaggi nel negozio di alimentari del massacro, guarda un'agente, alza il pollice verso il cielo, e con un gesto riesce a dire quello che tutti noi vorremmo dire ogni giorno alle Forze dell'ordine: "Grazie per il vostro coraggio".
Qualcosa si muove. Il gran rabbino di Francia Haim Korsia spiega ai Capi di stato e ai cittadini che tutti i valori posti alla base dell’Europa civile, Liberté, Egalité, Fraternité, sono irrinunciabili per gli ebrei, e che gli ebrei, con il loro esempio e la loro storia, sono essenziali per riempire di significato concreto quello che altrimenti si ridurrebbe a uno slogan. Poi aggiunge che il nostro compito di ebrei è quello di riaffermare, dando il buon esempio, il valore più minacciato e meno compiuto: quello della Fraternità. Molte speranze dell’11 gennaio saranno forse tradite, molte battaglie ci attendono ancora. Ma noi, ricordiamoci di fare con impegno la nostra parte!
Qualcosa si muove. La rivista dei Gesuiti francesi ora pubblica le vignette sacrileghe di Charlie Hebdo. Occhio ai Gesuiti, se cambia l’aria lo sentono. E preferiscono giocare d’anticipo.
Qualcosa si muove. Ore febbrili di lavoro per i colleghi superstiti nella redazione di Charlie Hebdo. Una disperata corsa contro il tempo per realizzare il giornale che qualcuno credeva di poter cancellare. Il nuovo numero entra in tipografia questa notte, ore e ore di rotative roventi fino a superare il milione di copie, la tiratura record che nessun giornale satirico ha mai raggiunto. Il nostro cuore batte con quello dei colleghi, ma anche con quello degli operai poligrafici, dei trasportatori dei distributori, delle forze di sicurezza che durante la notte, ognuno facendo la propria parte, raccoglieranno la sfida lanciata dalla bestialità del terrorismo islamico.
Mercoledì mattina, prima del sorgere del sole, sarà per primo un edicolante, in una città ancora addormentata e avvolta dal buio, ad alzare una bandiera di carta e inchiostro. A suonare la sveglia alla libertà.

gv

terrore a parigi - la cerimonia in sinagoga
"La nostra forza è l'unità"
Frederic Boisseau, Philippe Braham, Frank Brinsolaro, Jean Cabut, Elsa Cayat, Yohan Cohen, Yoav Hattab, Philippe Honoré, Clarissa Jean-Philippe, Ahmed Marabet, Bernard Maris, Mustapha Ourad, Michel Renaud, Francois Saade, Bernard Verlhac, Georges Wolinski. Sono i nomi delle 17 vittime cadute a Parigi per mano del fanatismo, dell'odio antisemita, dell'oppressione della libertà di pensiero. Sono i nomi risuonati nella Grande Synagogue di rue de la Victoire di Parigi, nel corso della cerimonia in loro onore, a conclusione della straordinaria marcia in difesa dei valori democratici e repubblicani andata in scena ieri nella Capitale francese. “Nelle strade di Parigi, c'ero, c'eravamo tutti. Abbiamo visto che questa è la Francia – ha dichiarato il Gran Rabbino di Francia rav Haim Korsia nel suo intervento al Tempio Maggiore, alla presenza del presidente francese Francois Hollande e del primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu - Un luogo in cui se incrociavamo qualcuno sorrideva, non c'era nessuno di scontroso, nessuno di triste”. “Ci è voluta la morte di diciassette persone per arrivare a questo”, le parole di rav Korsia, piene di amarezza ma rivolte con fiducia al futuro. “La Francia – ha sottolineato il rav - ha ritrovato oggi 11 gennaio i valori che l'hanno resa faro del mondo”. E in questa Francia l'ebraismo transalpino si riconosce come dimostra lo spontaneo canto della Marsigliese, intonato dal pubblico presente in sinagoga dopo il saluto del premier israeliano Netanyahu, ricevuto da grande applauso. Poco dopo l'ovazione per quel “Am Israel chai! Am Israel chai!” scandito due volte da Netanyahu, qualcuno ha iniziato a cantare l'inno nazionale francese, si sono aggiunte le voci di tutti, fino a diventare un coro unico. Siamo ebrei, siamo francesi e amiamo Israele ha ribadito ieri al mondo l'ebraismo transalpino. “Oggi la Francia era per le strade, tutta la Francia... e anche gli ebrei di Francia erano per le strade – ha spiegato con calore Joel Mergui, presidente del Consistoire central israélite de France – per difendere la libertà di espressione, per difendere Charlie Hebdo, per difendere la democrazia... perché il popolo ebraico è la democrazia”.
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Terrore a parigi - il lavoro dei giornalisti
La sfida dell'informazione
Sin dai primi tragici minuti successivi alla carnefica perpetrata nella redazione di Charlie Hebdo, e poi con i terribili fatti di cronaca dei giorni seguenti, febbrile è stato il lavoro in tutte le redazioni italiane per offrire un'informazione completa su quanto accadeva in Francia. La redazione del portale dell'ebraismo italiano www.moked.it e di Pagine Ebraiche ha fatto una chiara scelta a tutela dei valori che costituiscono l'ossatura delle società progredite: la lotta a ogni forma di odio, violenza e fondamentalismo; la piena difesa del diritto di espressione e di satira.
Numerose sono state le iniziative adottate dalla redazione nelle ultime giornate, a partire dall'immediata adesione al presidio organizzato dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana e da altre sigle del mondo editoriale e giornalistico davanti a Palazzo Farnese, sede dell'ambasciata di Francia a Roma. Una presenza riportata con rilievo dai principali quotidiani (tra cui Corriere e Repubblica) e che è stata annunciata con una nota inviata al segretario generale della Fnsi Franco Siddi. “La determinazione di questi colleghi non sarà dimenticata. Il segno di coraggio tracciato dai cavalieri della democrazia – si legge nella nota – resterà indelebile in molti cuori. Riaccenderà lo strenuo impegno di tutti coloro che restano uniti per respingere ogni intimidazione e non intendono comunque rinunciare né alla libertà d’espressione, né al diritto a un sorriso”.
Forte l'interesse anche sui principali media audiovisivi. Proprio quest'oggi, negli studi di SkyTg24, ospite in studio per commentare i fatti di Parigi il giornalista dell'Unione Adam Smulevich. Una chiacchierata ad ampio raggio sui temi del momento filtrati e raccontati da un osservatorio particolare come quello della stampa ebraica nazionale.
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Qui Roma - la semichà di roberto di veroli
Un nuovo rabbino italiano
“Non è così frequente ritrovarsi insieme per festeggiare un nuovo rabbino all’interno della comunità, oggi è una giornata speciale”, queste le parole con cui il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni ha reso omaggio alla Semichà di rav Roberto Di Veroli che, dopo un percorso di studi, ha raggiunto la carica di rabbino. Rav Di Veroli si occupa anche della shechitah, la macellazione rituale ed è sofer, trascrive quindi i testi sacri.
A partecipare, tra i tanti accorsi, i bambini della scuola elementare Vittorio Polacco, il rabbino capo di Venezia Scialom Bahbout, il rabbino e preside delle scuole medie e dei licei Benedetto Carucci Viterbi, il coordinatore del Collegio rabbinico Gianfranco Di Segni e il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici.
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Qui Roma - la semichà di rav roberto di veroli
"Solidi come mattoni"
Roberto Di Veroli ha ricevuto l’investitura stamane al Tempio Grande, tutto l’ebraismo italiano deve vivere questo avvenimento come una festa. Un segno di vitalità. Una risposta concreta a chi pensa in questi tristi giorni di poterci fiaccare. Ma, a mio avviso, lo è soprattutto per un altro motivo. Roberto svolge con un alta competenza, professionalità e dedizione l’attività di shochet e sofer.

Credo che per la comunità italiana, la forza di trovare al proprio interno quei professionisti-artigiani previsti e indispensabili in ogni collettività ebraica, sia la cartina tornasole della propria vitalità. Grazie al suo impegno e a quello dei maestri che hanno creduto in lui, oggi Roberto, è il segno che questo può ancora avvenire. Riprendendo il contenuto del suo breve e chiarissimo discorso di oggi al centro del quale c’era l’importanza di insegnare e formare giovani “solidi come mattoni”, gli auguro con tanto affetto di fare presto tanti bravi allievi e di trasmettere queste sue qualificatissime competenze, perche l’Italia ebraica possa fare fronte alle proprie necessità rituali nel rispetto delle proprie tradizioni e con una punta di orgoglio.

Amedeo Spagnoletto, sofer

informazione - international edition
Con il cuore a Parigi
“Le emozioni forti generano talvolta un illusorio senso di unanimità. Ma i gravi fatti avvenuti a Parigi nelle scorse ore pongono tutti, anche gli ebrei italiani, nella necessità di fare una scelta chiara. Non tutti infatti hanno trovato il coraggio di dire chiaramente che la più forte difesa della libertà di stampa e di satira, anche nei casi in cui la satira non ci fosse gradita, costituisce la sola possibile difesa della nostra identità e del nostro diritto di vivere in pace e in sicurezza”.

È rivolto verso Parigi il pensiero del coordinatore dei dipartimenti Informazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e direttore di Pagine Ebraiche Guido Vitale espresso nella consueta rubrica It Happened Tomorrow. È a Parigi il cuore degli ebrei italiani, come quello di tutti i cittadini d’Europa e del mondo che hanno a cuore la libertà, che è anche la parola italiana spiegata nella nuova uscita dell’edizione internazionale di Pagine Ebraiche.

Rossella Tercatin
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 il programma per il giorno della memoria
Venezia non dimentica
Conferenza stampa venerdì a Ca’ Farsetti per la presentazione del programma dedicato al Giorno della Memoria 2015.

Un’occasione alla quale sono intervenuti il sub-commissario prefettizio con delega alla Cultura, Sergio Pomponio, la dirigente del Settore Produzioni culturali e spettacolo, Angela Fiorella, Paolo Navarro Dina per la Comunità ebraica di Venezia e i rappresentanti del Coordinamento cittadino per il Giorno della Memoria.
La programmazione come di consueto non si concentra più nella sola giornata del 27 gennaio, ma coinvolge la Comunità Ebraica di Venezia, il Museo Ebraico, tutte le associazioni e gli assessorati alle politiche educative e giovanili in una fitta serie di appuntamenti, più di sessanta, che si svilupperà fino agli inizi di febbraio in centro storico e in terraferma. “Come rappresentante dell’Ente – ha affermato Sergio Pomponio – sono orgoglioso di queste proposte che sono il risultato di un patrimonio costruito anno dopo anno da tante associazioni e istituzioni su questioni fondamentali. Sono iniziative utili per far crescere il senso civico e sono anche lo specchio della vitalità e della ricchezza etica di una comunità. Inoltre servono per richiamare l’attenzione degli amministratori che devono misurarsi su questi temi”.

Michael Calimani
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pilpul
 Oltremare - Fuori tempo
Sono tre giorni che ci provo, e non ci riesco. Allontano la memoria dell’11 Settembre, e lei si insinua sotto forma di sogno, sensazione, lapsus. I numeri non tornano, gli attentatori hanno altre provenienze, il luogo, il cuore d’Europa, ha tutta un’altra storia, altre stratificazioni di immigrazioni e forma nei sobborghi. Come paragonare. Eppure. Da venerdì sera, nessuno in Europa può più sentirsi al sicuro come prima degli attentati al Charlie Hebdo e all’HyperCacher. Una sensazione molto simile al 12 settembre 2001 a Manhattan e nel resto degli Stati Uniti. Allora, l’America intera si riunì per piangere tutti i morti assassinati dai terroristi suicidi. Nello sbriciolarsi delle Torri Gemelle in diretta televisiva, sotto gli occhi di centinaia di milioni di spettatori impietriti, erano stati inceneriti uomini e donne di ogni religione, cultura e nazionalità. La reazione fu una unificazione a tutti i livelli, nel lutto e nella condanna. Cerimonie di ogni credo si tennero, i presenti ugualmente lividi davanti ad ogni prete, reverendo, rabbino, e quant’altro.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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"Grazie al lavoro dei giornalisti"
Come cittadina francese e lettrice affezionata di Pagine Ebraiche vorrei ringraziare personalmente il direttore Guido Vitale per i suoi articoli sulla difesa della libertà della stampa minacciata dal terrorismo.
Il suo omaggio a Charlie Hebdo è commovente e profondamente pensato: è tra i più partecipi e consapevoli che abbia letto. Ha ragione di sottolineare come in queste ore siano pericolosamente attaccati i valori della democrazia, la giustizia, la libertà e la pace che i nostri paesi cercano di garantire, e che soltanto Israele sa incarnare e difendere in Medio Oriente. L’aggressione terroristica che ha comportato quattro morti tra i clienti e il personale del supermercato casher della Porte de Vincennes, conferma la matrice antisemita di queste abominevoli azioni che purtroppo insanguinano la Francia, da Toulouse a Parigi.
Condivido l’inquietudine dei miei amici e di tutti coloro che temono un peggiorare delle condizioni di vita delle famiglie ebraiche in Europa, ma voglio anche sperare che finalmente l’Europa risponda in modo unitario e forte a questi tentativi di destabilizzazione.
Un saluto cordiale e riconoscente a tutta la redazione.

Claude Cazalé

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Carissima Lettrice, siamo noi che dobbiamo un grazie ai lettori per averci seguito con tanta passione in queste ore difficili. Abbiamo compiuto solo il nostro dovere professionale e lo abbiamo fatto con tutto il cuore, perché amiamo il nostro lavoro. (gv)

La risposta migliore
Un terremoto ha scosso l’Europa e le nostre coscienze negli ultimi giorni. La terra ancora trema sotto di noi. La Francia colpita al cuore e spetta a noi, a tutti noi provare a reagire. Je suis Charlie, je suis Juif, ma dopo l’indignazione e la solidarietà in tanti ci siamo chiesti, quale sarebbe potuta essere la risposta migliore. In che modo è possibile dare un segnale forte di unità, come si fa a battere il terrore? Ieri gli ebrei romani, come altri in Italia, hanno provato a dare una risposta. Nel Tempio Maggiore si sono celebrati i 57 anni di matrimonio di Sami Modiano, sopravvissuto all’inferno di Auschwitz, e sua moglie Selma. Una vita travagliata quella di questa coppia, prima l’incubo della Shoah, poi il tentativo disperato di tornare alla normalità con la costante paura di non essere capiti, di non essere creduti, di restare soli.

Daniele Regard
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