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15 gennaio 2015 - 25 Tamuz 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Quando la Torah ci dice per la prima volta che Ha-Qadòsh Barùkh Hu’ incarica Moshè di andare a parlare al faraone affinché lasci uscire gli Ebrei dall’Egitto, il midràsh riporta un’osservazione di Rabbì Lewì molto curiosa: La situazione – egli dice – assomiglia al caso di un re che pianta un frutteto, e vi inserisce diversi alberi non fruttiferi. Alla domanda dei suoi servi sul perché abbia piantato alberi non fruttiferi, il re risponde che anch’essi gli servono per rifornirlo di legname da costruzione.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Vorremmo mandare un cordiale augurio di molti anni di vita produttiva e in buona salute al Presidente della Repubblica uscente Giorgio Napolitano, grati per quello che ha detto in occasione del Giorno della Memoria il 25 gennaio 2007: "Dobbiamo combattere ogni rigurgito di antisemitismo, anche quando esso si travesta da antisionismo, perché antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita ieri e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele".
MILANO -   In occasione della Giornata del Dialogo ebraico-cristiano 2015, all'Ambrosiana alle 17.00 si terrà la lezione di rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano, dal titolo  "Giustizia e perdono nelle scritture sacre". Partecipano: Chiara Ferrero, Pier Francesco Fumagalli, Gioachino Pistone, Ambrogio Makar.
 
Cinque milioni di copie
per Charlie Hebdo
Esaurito in Francia e nei paesi dove è stato pubblicato, settimanale Charlie Hebdo, con la prima uscita dopo la strage dello scorso 7 gennaio, vende cinque milioni di copie. Una risposta ai terroristi che volevano sopprimere nel sangue la libertà di stampa. “Se possiamo far rivivere la carta e i chioschi di giornali, e tramite loro Charlie Hebdo, allora abbiamo vinto”, si è rallegrato Luz, autore della copertina del settimanale con il Maometto triste (Corriere della Sera). In Italia a distribuire il giornale satirico è il Fatto Quotidiano che ha esaurito ieri le copie e oggi torna in edicola con una tiratura speciale di 360mila copie. Ma le reazioni nel mondo islamico sono state dure. Se gli attacchi dell’Isis e di Hezbollah erano prevedibili, anche in Turchia – paese in cui Charlie Hebdo è stato distribuito – è scatta la censura su ordine di un tribunale (Avvenire). Il New York Times, dividendosi al suo interno, ha deciso di non pubblicare la nuova copertina di Charlie Hebdo col profeta in copertina (Repubblica).

Al Qaeda dietro la strage. In un filmato della filiale yeminita di Al Qaeda la rivendicazione dell’attentato di Parigi contro Charlie Hebdo. Il movimento terroristico sostiene di essere la mano che ha guidato la strage di Parigi. E a testimoniare il legame dei fratelli Kouachi – responsabili dell’attentato – con l’organizzazione islamista, un viaggio nel 2011 nello Yemen. Come sottolinea Guido Olimpo sul Corriere, gli analisti sono divisi nel confermare la paternità della strage ad Al Qaeda: “i qaedisti vogliono far propria la ‘vittoria’ – scrive Olimpo – e usano nomi famosi anche per rispondere alla concorrenza del Califfo. Altri ritengono invece che la fazione sia responsabile, unita da un vincolo leggero con gli esecutori, bombe umane padrone del loro timer”.
 
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  davar
israele - le primarie di HaBait HaYehudì 
Ayelet, il volto laico di Bennett 
Continua a correre il conto alla rovescia che porterà il prossimo 17 marzo l'elettorato israeliano alle urne. Mancano sessanta giorni alle elezioni e cominciano a definirsi in modo sempre più chiaro i nomi dei candidati dei diversi partiti. Le ultime novità arrivano da HaBait HaYehudì. Alle primarie del partito di Naftali Bennett si è infatti imposta Ayelet Shaked, la trentaseienne di Tel Aviv che rappresenta il volto secolare di HaBait HaYehudì, partito di ispirazione sionista religioso. Sarà lei il terzo nome della lista che sarà presentata da Bennett alle imminenti elezioni (i primi due posti sono riservati allo stesso Bennett e al leader del partito alleato Tekuma, Uri Ariel). “Ringrazio chi ha votato per aver espresso la sua fiducia in me e nelle mie azioni – ha dichiarato Shaked, nota per le sue posizioni dure in particolare nei confronti dei palestinesi e spesso al centro di aspre polemiche -  HaBait HaYehudì ha dimostrato di essere il partito dei cittadini di Israele: religiosi e secolari, uomini e donne, di tutti i gruppi etnici e di ogni estrazione sociale”. La Shaked, affermano i media israeliani, costituisce una chiave importante per Bennett per convincere l'elettorato laico a votare per lui.
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j-ciak
Mosè, lo Hobbit e il Gladiatore
Mentre qui negli States ci si prepara agli Oscar (oggi si annunciano le nomination), sbarca anche in Italia “Exodus - Dei e re” di Ridley Scott. Due ore e mezza che grondano di effetti speciali, colori, costumi, scene di massa, gioielli, meravigliosi paesaggi e grandi attori. La critica si è divisa, il pubblico stenta (il diretto concorrente è l’altrettanto spettacolare “Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate”). Intanto Egitto e Marocco l’hanno messo al bando perché troppo distante dalla realtà storica o forse, dice qualcuno, per evitare rischiose manifestazioni di piazza. Il quadro non invoglia, ma “Exodus – Dei e re” va visto.

Daniela Gross
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qui torino
Memoria e dialoghi famigliari
È stata organizzata dalla Comunità ebraica di Torino insieme all’Associazione “Giorgio Biandrata” di Saluzzo, la presentazione di “La Shoah. Memorie e dialoghi familiari” (The Fate of Holocaust Memories – Trasmission and Family Dialogues) di Chaya Roth. Il lavoro portato avanti durante tutto lo scorso anno scolastico dai docenti del Liceo Soleri Bertoni di Saluzzo, in particolare con le classi quarte del liceo linguistico, è stato mirato soprattutto a un approfondimento sul Diritto di Cittadinanza, partendo proprio dalla storia di Chaya, bambina ebrea sopravvissuta alla Shoah, fuggita insieme a sua madre Hannah e a Gitta, sua sorella prima da Berlino al Belgio, dalla Francia e infine all’Italia, attraversando a piedi le Alpi da Saint Martin Vésubie a Valdieri, dove visse nascosta in una cava di pietra. Il progetto ha inserito la traduzione del libro di Chaya Roth – che è tornata più volte sulle montagne cuneesi e a Saluzzo con la sua famiglia – in un'iniziativa più ampia, intitolata “Un cuore vigile”, che ha ottenuto lo scorso anno il primo premio per le scuole superiori del concorso “I giovani incontrano la Shoah”.
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qui torino
Riflettere sulla "nona parola"
I numerosi partecipanti all’incontro per la Giornata di riflessione ebraico-cristiana organizzato dalla Comunità ebraica di Torino in collaborazione con la Commissione Diocesana per l’ecumenismo e il dialogo con le altre religioni, con la Commissione Evangelica per l’Ecumenismo e con l’Amicizia ebraico-cristiana, hanno potuto ascoltare al centro sociale gli interventi del rabbino capo Ariel Di Porto su “La nona parola: Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo” e il discorso dell’arcivescovo della città, Cesare Nosiglia, introdotti dal presidente Beppe Segre.
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GIORNATA DI RIFLESSIONE EBRAICO-CRISTIANA 
Raccontare la verità
“La nona Parola è legata di per sé all’ambito giudiziario e fa riferimento al ruolo del testimone in tribunale. Ma si estende anche alla dimensione sociale sottolineando che l’autenticità e la sincerità sono fondamentali nell’incontro con l’altro”. È quanto afferma il presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana rav Giuseppe Momigliano per introdurre la 19esima Giornata di riflessione ebraico-cristiana, sviluppata oggi nel segno del nono comandamento (l’ottavo secondo il computo cristiano) “Non farai falsa testimonianza”.
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  pilpul
Setirot - Le tre parole
Al di là delle emozioni, del dolore, dei sentimenti di questi giorni, nel mare di parole ascoltate e pronunciate ce ne sono tre che mi continuano a girare per la testa. E il loro insieme è in fondo, dal mio punto di vista, la sola chiave per provare ad andare avanti.
“Album di famiglia”. Ha ragione Ernesto Galli della Loggia quando sul “Corriere della Sera” scrive che serve una Rossana Rossanda islamica. La grande dirigente comunista incitò nel lontano marzo 1978, in pieno sequestro Moro, ad avere il coraggio di dire che per capire il linguaggio e l'ideologia delle Br non c'era da andare lontano: l'uno e l'altra erano quelli del comunismo Anni Cinquanta. Le Br non venivano dal nulla, non erano schegge impazzite bensì una pagina dell'album di famiglia della Sinistra. Fu allora che il terrorismo iniziò a essere sconfitto, quando la Sinistra lo isolò
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Stefano Jesurum, giornalista
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Time out - Gli smemorati
Le ultime notizie apparse sui giornali riguardo il Museo della Shoah dimostrano una sola cosa: ci hanno preso in giro. Che si credesse che l’opzione migliore fosse lo spostamento in un nuovo locale all’Eur o che si ritenesse più corretta l’ipotesi una sede temporanea in attesa della costruzione del museo, l’unica cosa che appare chiara che a breve non ci sarà nessun Museo della Shoah. La promessa della prima pietra per il 27 gennaio si è dimostrata falsa e lo spostamento nei nuovi locali della Fondazione con la possibilità di svolgere lì una mostra per la Giornata della Memoria, visti i tempi, non appare plausibile.

Daniel Funaro
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