
Elia Richetti,
rabbino
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Quando
la Torah ci dice per la prima volta che Ha-Qadòsh Barùkh Hu’ incarica
Moshè di andare a parlare al faraone affinché lasci uscire gli Ebrei
dall’Egitto, il midràsh riporta un’osservazione di Rabbì Lewì molto
curiosa: La situazione – egli dice – assomiglia al caso di un re che
pianta un frutteto, e vi inserisce diversi alberi non fruttiferi. Alla
domanda dei suoi servi sul perché abbia piantato alberi non fruttiferi,
il re risponde che anch’essi gli servono per rifornirlo di legname da
costruzione.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Vorremmo
mandare un cordiale augurio di molti anni di vita produttiva e in buona
salute al Presidente della Repubblica uscente Giorgio Napolitano, grati
per quello che ha detto in occasione del Giorno della Memoria il 25
gennaio 2007: "Dobbiamo combattere ogni rigurgito di antisemitismo,
anche quando esso si travesta da antisionismo, perché antisionismo
significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle
ragioni della sua nascita ieri e della sua sicurezza oggi, al di là dei
governi che si alternano nella guida di Israele".
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MILANO
- In occasione della Giornata del Dialogo ebraico-cristiano
2015, all'Ambrosiana alle 17.00 si terrà la lezione di rav Alfonso
Arbib, rabbino capo di Milano, dal titolo "Giustizia e perdono
nelle scritture sacre". Partecipano: Chiara Ferrero, Pier Francesco
Fumagalli, Gioachino Pistone, Ambrogio Makar.
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Cinque milioni di copie
per Charlie Hebdo
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Esaurito
in Francia e nei paesi dove è stato pubblicato, settimanale Charlie
Hebdo, con la prima uscita dopo la strage dello scorso 7 gennaio, vende
cinque milioni di copie. Una risposta ai terroristi che volevano
sopprimere nel sangue la libertà di stampa. “Se possiamo far rivivere
la carta e i chioschi di giornali, e tramite loro Charlie Hebdo, allora
abbiamo vinto”, si è rallegrato Luz, autore della copertina del
settimanale con il Maometto triste (Corriere della Sera). In Italia a
distribuire il giornale satirico è il Fatto Quotidiano che ha esaurito
ieri le copie e oggi torna in edicola con una tiratura speciale di
360mila copie. Ma le reazioni nel mondo islamico sono state dure. Se
gli attacchi dell’Isis e di Hezbollah erano prevedibili, anche in
Turchia – paese in cui Charlie Hebdo è stato distribuito – è scatta la
censura su ordine di un tribunale (Avvenire). Il New York Times,
dividendosi al suo interno, ha deciso di non pubblicare la nuova
copertina di Charlie Hebdo col profeta in copertina (Repubblica).
Al Qaeda dietro la strage. In un filmato della filiale yeminita di Al
Qaeda la rivendicazione dell’attentato di Parigi contro Charlie Hebdo.
Il movimento terroristico sostiene di essere la mano che ha guidato la
strage di Parigi. E a testimoniare il legame dei fratelli Kouachi –
responsabili dell’attentato – con l’organizzazione islamista, un
viaggio nel 2011 nello Yemen. Come sottolinea Guido Olimpo sul
Corriere, gli analisti sono divisi nel confermare la paternità della
strage ad Al Qaeda: “i qaedisti vogliono far propria la ‘vittoria’ –
scrive Olimpo – e usano nomi famosi anche per rispondere alla
concorrenza del Califfo. Altri ritengono invece che la fazione sia
responsabile, unita da un vincolo leggero con gli esecutori, bombe
umane padrone del loro timer”.
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j-ciak
Mosè, lo Hobbit e il Gladiatore
Mentre
qui negli States ci si prepara agli Oscar (oggi si annunciano le
nomination), sbarca anche in Italia “Exodus - Dei e re” di Ridley
Scott. Due ore e mezza che grondano di effetti speciali, colori,
costumi, scene di massa, gioielli, meravigliosi paesaggi e grandi
attori. La critica si è divisa, il pubblico stenta (il diretto
concorrente è l’altrettanto spettacolare “Lo Hobbit – La battaglia
delle cinque armate”). Intanto Egitto e Marocco l’hanno messo al bando
perché troppo distante dalla realtà storica o forse, dice qualcuno, per
evitare rischiose manifestazioni di piazza. Il quadro non invoglia, ma
“Exodus – Dei e re” va visto.
Daniela Gross
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qui torino
Memoria e dialoghi famigliari
È
stata organizzata dalla Comunità ebraica di Torino insieme
all’Associazione “Giorgio Biandrata” di Saluzzo, la presentazione di
“La Shoah. Memorie e dialoghi familiari” (The Fate of Holocaust
Memories – Trasmission and Family Dialogues) di Chaya Roth. Il lavoro
portato avanti durante tutto lo scorso anno scolastico dai docenti del
Liceo Soleri Bertoni di Saluzzo, in particolare con le classi quarte
del liceo linguistico, è stato mirato soprattutto a un approfondimento
sul Diritto di Cittadinanza, partendo proprio dalla storia di Chaya,
bambina ebrea sopravvissuta alla Shoah, fuggita insieme a sua madre
Hannah e a Gitta, sua sorella prima da Berlino al Belgio, dalla Francia
e infine all’Italia, attraversando a piedi le Alpi da Saint Martin
Vésubie a Valdieri, dove visse nascosta in una cava di pietra. Il
progetto ha inserito la traduzione del libro di Chaya Roth – che è
tornata più volte sulle montagne cuneesi e a Saluzzo con la sua
famiglia – in un'iniziativa più ampia, intitolata “Un cuore vigile”,
che ha ottenuto lo scorso anno il primo premio per le scuole superiori
del concorso “I giovani incontrano la Shoah”. Leggi
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Setirot
- Le tre parole |
Al
di là delle emozioni, del dolore, dei sentimenti di questi giorni, nel
mare di parole ascoltate e pronunciate ce ne sono tre che mi continuano
a girare per la testa. E il loro insieme è in fondo, dal mio punto di
vista, la sola chiave per provare ad andare avanti.
“Album di famiglia”. Ha ragione Ernesto Galli della Loggia quando sul
“Corriere della Sera” scrive che serve una Rossana Rossanda islamica.
La grande dirigente comunista incitò nel lontano marzo 1978, in pieno
sequestro Moro, ad avere il coraggio di dire che per capire il
linguaggio e l'ideologia delle Br non c'era da andare lontano: l'uno e
l'altra erano quelli del comunismo Anni Cinquanta. Le Br non venivano
dal nulla, non erano schegge impazzite bensì una pagina dell'album di
famiglia della Sinistra. Fu allora che il terrorismo iniziò a essere
sconfitto, quando la Sinistra lo isolò.
Stefano Jesurum, giornalista
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Time
out - Gli smemorati
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Le
ultime notizie apparse sui giornali riguardo il Museo della Shoah
dimostrano una sola cosa: ci hanno preso in giro. Che si credesse che
l’opzione migliore fosse lo spostamento in un nuovo locale all’Eur o
che si ritenesse più corretta l’ipotesi una sede temporanea in attesa
della costruzione del museo, l’unica cosa che appare chiara che a breve
non ci sarà nessun Museo della Shoah. La promessa della prima pietra
per il 27 gennaio si è dimostrata falsa e lo spostamento nei nuovi
locali della Fondazione con la possibilità di svolgere lì una mostra
per la Giornata della Memoria, visti i tempi, non appare plausibile.
Daniel Funaro
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