
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Partecipare
ad una riflessione pubblica il 27 gennaio a Palermo, al palazzo Steri,
sede dell’Inquisizione, avendo il cuore ad Oriente mentre da nord gli
Hezbollah minacciano la mia casa che è Israele, ha un sapore al tempo
grottesco, storico, identitariamente testardo e straordinariamente
votato al futuro.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Per
avere un segnale di laicità da questo nostro paese bisogna
sorprendentemente attendere che questi arrivino dagli ambienti della
Chiesa. Non è un paradosso e non sto parlando di “laicismo”, che è
altra cosa. Per laicità intendo la capacità di conoscere e riconoscere,
e di dare dignità alle diverse manifestazioni culturali, tradizionali,
religiose e politiche che si esprimono nella società in cui viviamo.
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La tregua difficile
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Il
Sarà tregua, almeno per il momento, tra Israele ed Hezbollah. A
dichiararlo è proprio Hezbollah con un messaggio inviato attraverso
l’Unifil (United Nations Interim Force In Lebanon). D’altro canto,
riporta Avvenire, Israele stessa “sembra disposta ad abbassare la
tensione”. Tensione salita alle stelle in questi giorni, dopo l’attacco
di mercoledì al confine nel quale sono stati uccisi due soldati
israeliani ventenni e nel quale ha perso la vita anche un casco blu
spagnolo. Intanto il premier Benjamin Netanyahu, che accusa l’Iran di
essere il mandante dell’attacco, ha dichiarato: “Il paese si difenderà
contro ogni minaccia”.
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servizio sanitario nazionale
Privacy e diritti religiosi,
la svolta del Garante
L'informazione
sulla religione di un ricoverato potrà essere raccolta dalle strutture
sanitarie soltanto quando il ricoverato richieda di usufruire
dell'assistenza religiosa e spirituale durante il ricovero ovvero nei
casi “in cui ciò si rilevi indispensabile durante l'esecuzione dei
servizi necroscopici e per rispettare specifiche volontà espresse in
vita dall'interessato”. Non dovrà quindi avvenire in maniera
sistematica e preventiva bensì solo su richiesta dell'interessato e
qualora l'interessato sia impossibilitato, di un terzo legittimato,
“quale ad esempio un familiare, un parente o un convivente”.
È quanto disposto dal Garante della Privacy in un recente provvedimento
rivolto agli operatori del Servizio Sanitario Nazionale. Intitolato
“Informazioni sulle convinzioni religiose dei pazienti: i casi in cui
possono essere raccolte durante il ricovero”, il provvedimento arriva
in risposta ad alcune segnalazioni inviate dalla dottoressa Anna Maria
Haberman, medico in pensione con un lungo trascorso all'ospedale
Niguarda di Milano.
"Ci sono pervenute alcune segnalazioni nelle quali si lamenta una
presunta violazione delle disposizioni in materia di protezione dei
dati personali in relazione alla prassi seguita da molte strutture del
Ssn relativa alla somministrazione sistematica ai pazienti, all'atto
del ricovero, di un questionario nel quale è richiesto di rispondere ad
alcune domande tra le quali figura la seguente: 'Qual è la sua
religione?'. In merito a quanto segnalato - si legge nel documento -
l'Ufficio ha provveduto ad avviare un'istruttoria, al fine di
comprendere le motivazioni che renderebbero indispensabile per le
strutture sanitarie del Ssn acquisire in modo sistematico e preventivo
il dato relativo al credo religioso di appartenenza di tutti i pazienti
all'atto del loro ricovero”.
In considerazione dei dati acquisiti il Garante dispone quindi alle
strutture sanitarie di adeguare la raccolta delle informazioni relative
alla religione di appartenenza dell'interessato entro sei mesi dalla
data di adozione del provvedimento e dispone che lo stesso sia inviato
alle regioni e province autonome affinché provvedano a divulgarlo
presso le strutture di competenza.
Soddisfazione è espressa da Giorgio Mortara, presidente
dell'Associazione Medica Ebraica e consigliere dell'Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane, che annuncia di essere pronto ad attivarsi
per monitorare l'applicazione della normativa su scala sia regionale
che nazionale (l'idea è di partire dalla Lombardia). Per Giorgio
Sacerdoti, giurista di fama internazionale e consigliere UCEI, si
tratta di un provvedimento che permetterà di evitare abusi e
discriminazioni più volte manifestatisi in passato. "La dizione
'religione cattolica' viene spesso inserita di default. Questo
provvedimento - sottolinea - corregge finalmente il tiro".
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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qui milano - memoriale della shoah
Lottare contro l'indifferenza
“Sono
personalmente grata a Bernardo Caprotti che in questi anni è sempre
stato un amico fidato e un sostenitore speciale del Memoriale, un luogo
che per me rappresenta l’evidenza tangibile della necessità impellente
di non dimenticare la tragedia della Shoah e costruire un futuro di
rispetto e tolleranza”. Con queste parole Liliana Segre, Testimone
della Shoah, ha voluto ringraziare l'imprenditore Bernardo Caprotti per
il suo importante contributo affinché fosse realizzato il Memoriale
della Shoah di Milano. E a Caprotti, patron di Esselunga, come segno di
gratitudine per il sostegno al progetto, la Fondazione del Memoriale ha
voluto dedicare il nuovo spazio mostre del Binario 21.
“Il
suo contributo è stato determinante per l’avvio del primo stralcio dei
lavori, che non sarebbero partiti senza il suo generoso supporto,
fondamentale anche per la seconda fase – hanno sottolineato ieri nel
corso della cerimonia di intitolazione il presidente della della
Fondazione Memoriale della Shoah Ferruccio De Bortoli e Roberto Jarach,
vicepresidente della Fondazione e dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane - Quello di Caprotti è uno straordinario esempio di come la
generosità di un singolo in nome di un ideale possa rappresentare un
grande traino anche per altre realtà”.
A
sottolineare l'importanza del sostegno di Caprotti, anche il
vicesindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris che ha ricordato come il
Memoriale sia “un patrimonio per la città di Milano e per il Paese
intero”. Il Binario 21 – da dove centinaia di deportati furono caricati
dai nazifascisti su vagoni merci e trascinati nei campi di
concentramento e sterminio – è dunque sempre più un luogo di
riferimento per la Memoria collettiva della città e non solo.
Qui ieri ha avuto luogo, come oramai accade da vent'anni, la
commemorazione organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio in
collaborazione con la Comunità Ebraica di Milano. Diversi gli
interventi che hanno preceduto la testimonianza di Liliana Segre, tra
cui quelli di rav Giuseppe Laras, presidente del Tribunale Rabbinico
del Centro Nord Italia (il cui messaggio è stato letto da Vittorio
Bendaud), del vicesindaco De Cesaris, del vicepresidente del Memoriale
Jarach e del presidente della Comunità di Sant'Egidio Marco
Impagliazzo. Presenti, tra gli altri, alla commemorazione rav Alfonso
Arbib, rabbino capo di Milano, i Consiglieri UCEI Guido Osimo e Giorgio
Sacerdoti e il direttore del Centro di Documentazione Ebraica
Contemporanea di Milano Michele Sarfatti.
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argentina - il funerale di alberto nisman Dall'indignazione alla giustizia
“Una
cerimonia intima, che ha trasformato l’indignazione in una richiesta di
giustizia”. Questo il titolo de La Nación, uno dei due maggiori
quotidiani argentini all’indomani del funerale di Alberto Nisman, il
pubblico ministero che aveva accusato il presidente Cristina Fernández
de Kirchner di aver insabbiato le indagini sull’attentato del 1994
all’Amia, il Centro Ebraico di Buenos Aires nel quale persero la vita
85 persone. Il procuratore, che temeva per la sua incolumità, è stato
trovato morto nel suo appartamento, poche ore prima di quando avrebbe
dovuto riferire al Parlamento le sue scoperte a supporto dell’accusa.
La polizia ha presidiato con una presenza massiccia sia il corteo
funebre che il cimitero ebraico di Tablada, quello stesso dove sono
seppellite le vittime del 1994, insieme alle quali ora si trova Nisman,
spesso definito in questi giorni come “l’ottantaseiesima vittima”,
nella sezione detta “dei martiri”.
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qui venezia
Ricordando Gino Luzzatto
“Già
una volta l’Italia ha potuto risollevarsi dalle tenebre che erano
seguite alla rovina dell’Impero di Roma, ed ha saputo non solo con
l’opera dei suoi poeti, dei suoi artisti, dei suoi pensatori, ma anche
con l’opera dei suoi mercanti, dei suoi marinai, dei suoi artigiani
conquistarsi per tre secoli un nuovo più legittimo primato nel mondo.
Ed oggi ancora, dall’abisso in cui siamo precipitati, noi riusciremo a
risollevarci, se saremo tutti persuasi che in due campi soprattutto,
noi abbiamo ancora una parola da dire: in quelli del lavoro e della
cultura”.
Così Marino Cortese, Presidente della Fondazione Querini Stampalia ha
voluto ricordare Gino Luzzatto, con una citazione dal discorso del
professore per l’inaugurazione dell’anno accademico 1946—1947
dell’Università Ca’ Foscari. Una testimonianza di Cortese resa nel
volume “Gino Luzzatto, Presidente della Querini Stampalia (1950-1964)”,
Venezia 2015, che la Fondazione ha deciso di pubblicare, nell’ambito
delle iniziative per il Giorno della Memoria; intervenuti all’evento
anche Giovanni Toniolo dell’Università LUISS di Roma e Paolo Gnignati,
presidente della Comunità Ebraica di Venezia.
Michael Calimani
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Memoria, storia e caos |
Il
Giorno della Memoria non è il giorno della storia, e nessuno si aspetta
che lo sia. È difficile pretendere che gli allievi apprendano davvero
qualche nozione storica tra suggestioni varie, film, documentari,
pagine di libri, testimonianze, discussioni in classe, mescolati a
qualche nozione impartita frettolosamente sulla Seconda guerra
mondiale, o magari sulla storia degli ebrei in Europa negli ultimi
duemila anni. Per di più, spesso gli insegnanti, anche quando prendono
la giornata seriamente, hanno idee molto diverse tra loro: chi si
affida ai film e chi diffida di tutto ciò che è fiction e ammette solo
testimoni e documentari, chi vuole concentrarsi sull’Italia e sulle
leggi razziali, chi sui giusti, chi sul negazionismo, chi vuole parlare
di antisemitismo, chi di intolleranza in generale.
Anna Segre, insegnante
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La storia travisata |
Nella
ludoteca del reparto pediatrico di una rinomata clinica ospedaliera,
cercando dei libri per mio figlio, mi sono imbattuto in “Momo
Palestine” (Jaca Book, 2002) del francese Robert Gaillot. Un piccolo
libro illustrato per bambini, con soggetto il conflitto in Medio
Oriente raccontato attraverso la storia di un ragazzo palestinese
vittima della perdita del proprio villaggio natio, a seguito della
distruzione perpetrata dall’esercito israeliano. Nella breve
introduzione, accompagnata da una mappa raffigurante un’idealistica
Palestina con i confini di Israele e i nomi delle località trascritti
in lingua araba, si legge: “Dalla fine dell’Ottocento uomini venuti da
Russia, Polonia e da tutta l’Europa, e poi anche dall’Africa e
dall’America del Nord, si sono insediati nella terra di Palestina.
Francesco Moises Bassano, studente
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Unità |
Un
popolo può unirsi per stare insieme nella gioia e nella sofferenza.
Oppure per diventare altro: un corpo organico consapevole che le
diverse parti che lo compongono hanno una funzione specifica, di eguale
importanza, centrale o periferica che sia. Allora un popolo da ‘am’
passa a essere ‘goi’. Da gruppo passa a essere un team.
Ilana Bahbout
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