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30 gennaio  2015 - 10 Shevat 5775
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Pierpaolo Pinhas Punturello e di Gadi Luzzatto Voghera. Nella sezione pilpul una riflessione di Anna Segre, Francesco Moises Bassano, Ilana Bahbout e Laura Salmon.
 
PM of Israel @IsraeliPM
(29 Gen)
PM Netanyahu at the state memorial ceremony for former PM Ariel Sharon: Iran is responsible for yesterday's attack against us from Lebanon

Maurizio Molinari @Maumol
(29 Gen)
#Golan, dentro i bunker di Maayan Baruch, il kibbutz minacciato dal lancio di razzi #Hezbollah

 
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La tregua difficile
Sarà tregua, almeno per il momento, tra Israele ed Hezbollah. A dichiararlo è proprio Hezbollah con un messaggio inviato attraverso l’Unifil (United Nations Interim Force In Lebanon). D'altro canto, riporta Avvenire, Israele stessa "sembra disposta ad abbassare la tensione". Tensione salita alle stelle in questi giorni, dopo l’attacco di mercoledì al confine nel quale sono stati uccisi due soldati israeliani ventenni e nel quale ha perso la vita anche un casco blu spagnolo. Intanto il premier Benjamin Netanyahu, che accusa l’Iran di essere il mandante dell’attacco, ha dichiarato: “Il paese si difenderà contro ogni minaccia”.

L’incubo di Hezbollah. Sulla Stampa il reportage di Maurizio Molinari che visita i kibbutzim al confine con il Libano, possibile prede di attacchi di Hezbollah. Gli abitanti, spiega Molinari, vivono con l’incubo dei tunnel, protagonisti anche dell’ultimo conflitto con Gaza. “I pericoli vengono dal cielo e da sottoterra” spiega Philip Pismanick, veterano della sicurezza nel kibbutz che mostra al giornalista un bunker in grado di ospitare trenta persone.

L’Europa e l’antisemitismo. Dopo la commemorazione dei 70 anni della liberazione di Auschwitz, l’intervento dell’ambasciatore d’Israele in Italia Naor Gilon sul Messaggero riflette sulla situazione attuale degli ebrei d’Europa: “Sono trascorsi 70 anni, ma l’ombra nefasta dell’antisemitismo in Europa è tornata a crescere. Com’è possibile che molti ebrei d’Europa debbano aver paura di camminare liberamente per strada indossando simboli che li identifichino come ebrei? Com’è concepibile che le scuole ebraiche debbano essere protette da migliaia di militari? Purtroppo, all’antisemitismo tradizionale si è aggiunto un nuovo tipo di antisemitismo: odio estremista per l’esistenza stessa dello Stato d’Israele e per il diritto del popolo ebraico a vivere in un proprio Stato”. E, continua: “Non esiste al mondo altro Paese di cui si discuta continuamente il diritto ad esistere e su cui si riversano quotidianamente minacce di essere cancellato dalla faccia della terra”.

Milano. In mille ieri hanno affollato il Binario 21 per ricordare le deportazioni degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale ascoltando la testimonianza di Liliana Segre. “Ricordare è imperativo” ha detto durante l’occasione il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo. E intanto, scrive Paola D’Amico sul Corriere della Sera Milano, una sala del Memoriale è stata dedicata a Bernardo Caprotti. “Senza di lui non avremmo avuto la forza di cominciare l’opera” ha dichiarato il vicepresidente della Fondazione per il Memoriale (e vicepresidente UCEI) Roberto Jarach.

Un’amicizia difficile. Cala il gelo tra Netanyahu e il presidente Usa Obama dopo la decisione del primo di parlare al Congresso americano a marzo in prossimità delle elezioni israeliane. Sul Sole 24 Ore l’analisi di Mario Platero che spiega l’irritazione di Obama per essere stato scavalcato nella decisione e introduce il personaggio chiave di Ron Dermer, ambasciatore israeliano a Washington: “Obama non sopporta che Dermer, nato in America, naturalizzato israeliano, divenuto uno dei più ascoltati consiglieri politici di Netanyahu, abbia dialogato direttamente con il presidente della Camera John Boehner senza mai avvertire la Casa Bianca. Ma Dermer si giustifica “L’invito è venuto da Boehner, che io sappia doveva essere lui informare il Obama di questo appuntamento”.

Verità per Nisman. Continua a destare inquietudine la morte del magistrato Alberto Nisman misteriosamente ucciso prima di poter dimostrare il coinvolgimento del premier argentino Cristina Kirchner nella strage perpetrata nel 1994 nel Centro ebraico di Buenos Aires. Dopo i funerali celebrati ieri, a dare spazio sulla è questione è il Fatto Quotidiano che intervista Gustavo Vera, amico di papa Bergoglio che con la fondazione Alameda combatte le mafie dei narcotrafficanti e crede nell’implicazione dei servizi segreti: “Posso solo ipotizzare che l’intervento dei servizi sia fondamentale nel condizionare Nisman nell’affrettarsi a presentare una denuncia, invece di attendere i termini regolari, curiosamente pochi giorni dopo la gigantesca manifestazione per l’attentato di Parigi. In termini mafiosi questo significa sacrificare un alfiere per poter fare scacco matto”. Sul Fatto intervistata anche la deputata argentina Patrizia Bullrich che racconta: “Era convinto di aver completato la ricerca della verità, attraverso l’accusa nei confronti di otto alti dirigenti dello Stato iraniano come protettori degli autori dell’attentato: gli Hezbollah libanesi. Dopo anni d’indagini irrisolte, il suo lavoro lo aveva portato ad una soluzione che però il governo voleva distruggere”.

Verità per Nisman/2. Infine a trattarne anche Furio Colombo sul Fatto Quotidiano che spiega le dinamiche dell’attentato sul quale indagava il magistrato: “Si tratta di un gravissimo atto di terrorismo avvenuto a Buenos Aires nel 1994. Un intero palazzo, che occupava un isolato nel centro della capitale, e che era il Centro Ebraico Argentino (cultura, servizi sociali, servizi medici, previdenza, assistenza), è stato polverizzato da un potentissimo esplosivo militare disposto con cura e bravura in punti diversi in modo da ridurre in minute macerie tutti e quattro i lati dell’edificio e delle strade intorno all’edificio. Era orario di lavoro e i morti sono stati quasi cento. Poco dopo l’attentato a Buenos Aires, ho potuto vedere, narrare e documentare la scena di guerra per il quotidiano Repubblica”.

La furia dell’Isis. Il Mattino, tra gli altri, aggiorna sull’ultima azione dello Stato Islamico che ha distrutto parti dell’antichissima città di Ninive: “Fino ad oggi avevano una circonferenza di 12 chilometri i resti delle mura in questo che è uno dei più importanti siti archeologici dell’Iraq”. Fallita intanto ad Amman la trattativa, riporta Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera, per riportare a casa il pilota giordano e il giornalista giapponese ostaggi.

La Francia e la Jihad. Desta scalpore la storia di Ahmed, un bambino di 8 anni residente a Nizza indagato per apologia di terrorismo. Dopo la strage di Charlie Hebdo il bambino si sarebbe rifiutato di osservare il minuto di silenzio dicendo: “Sono dalla parte dei terroristi” (Corriere della Sera). Sempre in Francia è stato lanciato un sito anti-jihadismo a contrasto della propaganda per arruolare nuovi terroristi: “Ti dicono sacrificati al nostro fianco, ma morirai da solo, lontano da casa tua”.

Lo scivolone di Vattimo. Sul Giornale la gaffe del filosofo Gianni Vattimo che commentando al programma radiofonico la Zanzara la vicenda che ha visto coinvolti il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il suo portavoce Fabio Perugia e il giornalista David Parenzo rimasti chiusi dentro il campo di Auschwitz, ha commentato: “Finalmente una buona attività della polizia tedesca”.

Erin Brockovich made in Israel. Sul Foglio Giulio Meotti traccia la figura di Nitsana Darshan Leitner, l’avvocato israeliano che “combatte il terrorismo con la penna e con la carta” ottenendo risarcimenti dagli sponsor del terrorismo islamico di un miliardo di dollari.

Cultura. Tanti gli spunti interessanti sul Venerdì di Repubblica: dalla vita di Philip Roth raccontata da un nuovo libro che rivela anche un suo flirt con Jackie Kennedy al compositore Marco Castelnuovo Tedesco, maestro di colonne sonore fino ai libri di Bernard Malamud e al saggio “Gli abitanti del Ghetto di Roma” di Angela Groppi (ed Viella).

Rachel Silvera twitter @rsilveramoked
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