15 febbraio 2015 - 26 Shevat 5775 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Benedetto Carucci
Viterbi e di David Bidussa. Nella sezione pilpul una riflessione di
Claudio Vercelli e Francesca Matalon.
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La Stampa @la_stampa
15 feb
Ancora spari a Copenaghen, attacco alla sinagoga: 1 morto e 2 feriti #CopenhagenShooting http://lastampa.it/
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Doppio attentato a Copenhagen
nella notte colpita una sinagoga
Nella
notte un uomo ha aperto il fuoco nei pressi della sinagoga
Krystalgalde, uccidendo un civile e ferendo due poliziotti. La vittima,
un giovane ebreo, stava prestando servizio di sicurezza volontario
davanti alla sinagoga, al cui interno si stava celebrando un Bar
Mitzvah. L'aggressione, come riporta il Corriere della Sera, si è
verificata a poche ore dall'attentato al jazz club in cui si stava
tenendo un convegno sulla libertà di espressione. Qui un uomo ha aperto
il fuoco, esplodendo quaranta colpi, uccidendo un passante, colpito
all'esterno dell'edificio, e ferendo tre agenti di guardia. “Maschio,
25-30 anni, circa un metro e 85, corporatura atletica, di aspetto arabo
ma con una pelle più chiara del solito, capelli neri lisci”, la
descrizione dell'attentatore rilasciata dai testimoni alle autorità. E
questa mattina presto la polizia di Copenaghen ha ucciso un uomo che
aveva aperto il fuoco contro alcuni agenti. Si sta indagando se si
tratti dell'attentatore responsabile di almeno uno dei due attacchi
avvenuti nella capitale danese.
Copenaghen come Parigi. Un attacco come quello di Charlie Hebdo,
titolano diversi quotidiani italiani (Fatto Quotidiano, La Stampa,
Repubblica) nel ricostruire l'attentato al Krudttøenden, il locale di
Copenaghen dove si stava svolgendo un dibattito su Islam e libertà di
espressione dedicato proprio alla rivista satirica francese.
Bersaglio del terrorista era probabilmente Lars Vilks (sul Mattino un
suo ritratto), vignettista svedese che aveva disegnato alcune
caricature di Maometto in passato. Su La Stampa, Maurizio Molinari,
analizza invece il radicamento in Danimarca di gruppi integralisti
islamici legati all'Isis, in particolare il gruppo Millatu
Ibrahim, considerato il più pericoloso del continente.
Gentiloni minacciato dall'Isis. Mentre il ministro degli Esteri
italiano Paolo Gentiloni ribadisce che l'Italia è “in prima linea nella
lotta contro il terrorismo” e il nostro paese è pronto a combattere in
Libia nel quadro di una missione Onu, la radio del Califfato minaccia
il capo della Farnesina: “II ministro degli Esteri dell'Italia crociata
reagisce all'avanzata dei mujahiddin in Libia, (l'Italia) ora sarebbe
pronta a unirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee ( l'Onu ) per
combattere lo Stato islamico”, dichiara Radio Mosul, voce dell'Isis
(Repubblica). “Giovedì prossimo Gentiloni potrebbe riferire in
Parlamento la linea del governo sulla Libia. Tema già all'ordine di
vari consigli di Affari Esteri d'Europa dove si è discusso di come
rafforzare l'attività dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per il
Mediterraneo, Bernardino Leon, finora senza successo” (Corriere). Il
primo ministro Matteo Renzi si dice pronto a guidare un operazione
militare in Libia e “chiede il via libera del Palazzo di Vetro
innanzitutto a quello che il premier definisce «un mandato
diplomatico». Significa prendere la leadership dei negoziati con le
diverse tribù e fazioni libiche” (Repubblica). A confermare le
intenzioni del governo di intervenire in Libia, anche il ministro della
Difesa Roberta Pinotti. Sarebbero 5mila i soldati italiani da impiegare
contro il terrorismo sul fronte libico.
Negazionismo. Sul Sole 24 Ore una riflessione sulla legge approvata
mercoledì scorso in tema di contrasto al negazionismo a firma di Carlo
Melzi D'Eril e Giulio Enea Vigevani. La posizione espressa
nell'articolo è contraria all'introduzione dell'aggravante per coloro
che negano la Shoah. “In primo luogo, affidare al diritto, specie a
quello penale, il ruolo di custode della verità storica, della versione
"ufficiale" del passato, significa consentire un'incursione dei
pubblici poteri negli spazi riservati alle scienze e alla ricerca
storica – scrivono i due autori -Inoltre, l'introduzione di tale
aggravante contrasterebbe con il principio secondo cui in uno Sta to l
berale non esistono verità assolute. La verità - relativa, parziale,
effimera, convenzionale - deve nascere dalla discussione e non dalla
decisione politica o giudiziaria, anche con riguardo alle tragedie
della storia”. Susanna Nirenstein, invece, su Repubblica racconta le
responsabilità italiane nella Shoah attraverso il nuovo libro dello
storico Simon Levis Sullam I carnefici italiani.
Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked
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