
Paolo Sciunnach,
insegnante
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Un amico tedesco mi ha scritto: "Voi ebrei non siete capaci di perdonare!".
Risposta breve:
- Dio perdona.
- Abbiamo il dovere di non vendicarci e di non serbare rancore.
- Abbiamo il dovere di perdonare, ad imitazione del creatore.
- Abbiamo il dovere di rispondere al male inflittoci con il bene. Anche
amando colui che ci ha fatto del male ("aiutando l'asino del nemico").
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Anna
Foa,
storica
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Il
cartellone di una mostra ci interpella dalla pagina di ieri, 8 marzo,
de La Stampa: volti di donne uccise ad Ankara, volti giovani e meno
giovani, belli, seri, sorridenti. Credo che l'unico modo per ricordare
l'8 marzo, la festa internazionale della donna, sia ricordare le donne
stuprate dell'India, le bambine rapite dall'ISIS e da Boko Haram, le
ragazze a cui vengono negati i diritti più elementari, quelle costrette
a coprirsi con il velo e a obbedire ai maschi della famiglia.
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Al
Teatro Franco Parenti (ore 18.00), la presentazione dell'opera in due
volumi Ricordati dei giorni del mondo di rav Giuseppe Laras, edita
presso la casa editrice EDB. A presentare l'opera rav Alfonso Arbib,
rabbino capo di Milano, Riccardo Calimani, saggista e presidente del
Meis, Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera e Luigi
A. Nason, biblista e teologo. Modera Andrée Ruth Shammah.
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Siria, trattative di pace
per combattere l'Isis |
La
diplomazia, anche italiana, sta lavorando per avviare le trattative in
Siria che portino a una pace tra il regime di Assad e i ribelli. Le
forze occidentali avrebbero rinunciato alla deposizione del raiss,
scrive Paolo Mastrolilli su La Stampa, come condizione per un accordo
di pace e stanno lavorando con le opposizioni al regime per creare un
governo di unità nazionale. A fare da mediatori, diversi protagonisti
della politica mediorientale: gli Stati Uniti, la Russia e soprattutto
l'Iran, che ha ormai il controllo diretto di alcune zone della Siria,
in particolare quelle sul Golan, scrive Mastrolilli, a pochi passi dal
confine con Israele. Washington, Mosca e Teheran starebbero mediando
per un accordo con una transizione morbida legata al dittatore Assad,
un piano per pacificare l'area e poi sferrare un attacco congiunto
contro l'Isis, che nella Siria distrutta ha trovato terreno fertile in
cui crescere. I terroristi del Califfato, intanto, stanno cercando di
impadronirsi in Libia, con ogni forma di violenza, dei pozzi
petroliferi, come racconta Maurizio Molinari su La Stampa.
La decisione della London University, “una schifezza antisemita”. Così
Pierluigi Battista sul Corriere della Sera definisce “il voto a
maggioranza con cui l'Università di Londra ha decretato l'ostracismo
contro gli studenti israeliani, i libri israeliani, le ricerche
israeliane” che secondo l'editorialista, “non può essere trattato con
giudizi diplomatici, con cautele eufemistiche”. Battista denuncia la il
voto referendario interno all'università londinese come un
“'aggressione morale contro lo Stato degli ebrei, proprio adesso che
l'antisionismo radicale, la negazione dello Stato di Israele a
esistere, è diventato per i fondamentalisti l'arma per massacrare gli
ebrei che vivono in Europa”. E poi lancia un appello a una “raccolta di
firme tra gli accademici europei contro l'antisemitismo dei loro
colleghi londinesi”.
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qui milano
Betavon, l’appetito vien donando
Beteavòn,
che in ebraico significa “Buon appetito”, è la prima cucina sociale
casher in Italia, e da gennaio 2014, su iniziativa di Merkos l’Inyonei
Chinuch, il ramo educativo del movimento Chabad-Lubavitch, distribuisce
pasti gratuiti a chiunque ne abbia bisogno. A poco più di un anno dalla
sua nascita, si terrà questa sera la “Beteavòn Night – L’appetito vien
donando”, una serata di gala e beneficienza i cui proventi andranno
interamente a sostenere l’iniziativa, che si basa principalmente su una
fitta e solida rete di volontari che hanno permesso di distribuire
circa novecento pasti al mese, che presto diventeranno mille, per poi
raggiungere i mille e cinquecento entro la fine del 2015. In un momento
particolarmente difficile a causa della pesante crisi economica, la
cucina vuole rispondere a un disagio diffuso e si rivolge a chiunque si
trovi in una situazione di fragilità, che sia essa momentanea o
continuativa, economica o sociale. Opera in accordo con il Comune di
Milano, e in sinergia con i servizi sociali della Comunità Ebraica di
Milano, e registra anche il supporto della onlus Enel Cuore, attiva
nell’ambito dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, della Regione
Lombardia e di donatori privati.
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Oltremare
- L'albero e io |
Da
anni hanno tagliato l'albero che si appoggiava con qualche prepotenza
sul lato destro del mio soggiorno. Non so che albero fosse, perché sono
botanicamente analfabeta, ma doveva essere parecchio antico,
relativamente parlando, visto che il quartiere in cui vivo è stato
costruito fra gli anni Cinquanta e Sessanta. Era anche parecchio alto,
per arrivare oltre il mio quarto piano - anzi, terzo e mezzo. Qui a Tel
Aviv, le case hanno piani e mezzi piani, a seconda del lato del palazzo.
Ora, l'albero aveva due caratteristiche per cui lo amavo molto, e due per cui potevo ben farne a meno.
Mi proteggeva dalla vista dei vicini di fronte, e assorbiva il rumore
delle loro chiacchiere fra balconi. Faceva ombra nei lunghi pomeriggi
di pieno sole, e me ne accorgo adesso che non c'è e le finestre si
scaldano anche all'interno - prima non succedeva. Però, i suoi rami
sbattevano con violenza contro le finestre a ogni alito di vento,
figuriamoci d'inverno quando arrivavano le tempeste di vento e acqua e
sabbia in parti uguali - un concerto di fronde non proprio bucolico.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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Cosa resta dell'Europa |
Un
amico mi ha chiesto dove potesse trovare uno schtiblach – tempio
– per pregare schachrit a Tel Aviv, gli ho indicato tre
“indirizzi”: Belz, Sadigura, e Kozhnitz, di fatto l’ho virtualmente
indirizzato verso tre città dell’Europa orientale in Ucraina,
Austria, e Polonia. Dopo la tragedia della Shoah il mondo Haredì uscì
distrutto, e apparentemente senza speranza, eppure volle ricrearsi in
Israele con una doppia identità. Mantenne una continuità con le
precedenti comunità e quindi le corti hassidiche e le yeshivot ebbero
gli stessi nomi che avevano nelle città di provenienza, però, per
quanto distante dal sionismo politico, il mondo haredì si è mostrato
anche profondamente intriso dello spirito di ritorno in Eretz Israel e
di Kibutz galuyot, quindi nei Templi con nomi in yiddish pregano e
insegnano hazanim sefarditi o appartenenti al mondo datì leumì – io per
primo ho spesso pregato come shaliach zibur nel mio schitblach di Tel
Aviv, indossando la mia kippà srugà colorata da bogher di una yeshivat
hesder quale sono.
Michele Steindler
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