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9 marzo 2015 - 18 Adar 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
Un amico tedesco mi ha scritto: "Voi ebrei non siete capaci di perdonare!".
Risposta breve:
- Dio perdona.
- Abbiamo il dovere di non vendicarci e di non serbare rancore.
- Abbiamo il dovere di perdonare, ad imitazione del creatore.
- Abbiamo il dovere di rispondere al male inflittoci con il bene. Anche amando colui che ci ha fatto del male ("aiutando l'asino del nemico").
 
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Anna
Foa,
storica
Il cartellone di una mostra ci interpella dalla pagina di ieri, 8 marzo, de La Stampa: volti di donne uccise ad Ankara, volti giovani e meno giovani, belli, seri, sorridenti. Credo che l'unico modo per ricordare l'8 marzo, la festa internazionale della donna, sia ricordare le donne stuprate dell'India, le bambine rapite dall'ISIS e da Boko Haram, le ragazze a cui vengono negati i diritti più elementari, quelle costrette a coprirsi con il velo e a obbedire ai maschi della famiglia.
 
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Al Teatro Franco Parenti (ore 18.00), la presentazione dell'opera in due volumi Ricordati dei giorni del mondo di rav Giuseppe Laras, edita presso la casa editrice EDB. A presentare l'opera rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano, Riccardo Calimani, saggista e presidente del Meis, Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera e Luigi A. Nason, biblista e teologo. Modera Andrée Ruth Shammah.
 
Siria, trattative di pace
per combattere l'Isis
La diplomazia, anche italiana, sta lavorando per avviare le trattative in Siria che portino a una pace tra il regime di Assad e i ribelli. Le forze occidentali avrebbero rinunciato alla deposizione del raiss, scrive Paolo Mastrolilli su La Stampa, come condizione per un accordo di pace e stanno lavorando con le opposizioni al regime per creare un governo di unità nazionale. A fare da mediatori, diversi protagonisti della politica mediorientale: gli Stati Uniti, la Russia e soprattutto l'Iran, che ha ormai il controllo diretto di alcune zone della Siria, in particolare quelle sul Golan, scrive Mastrolilli, a pochi passi dal confine con Israele. Washington, Mosca e Teheran starebbero mediando per un accordo con una transizione morbida legata al dittatore Assad, un piano per pacificare l'area e poi sferrare un attacco congiunto contro l'Isis, che nella Siria distrutta ha trovato terreno fertile in cui crescere. I terroristi del Califfato, intanto, stanno cercando di impadronirsi in Libia, con ogni forma di violenza, dei pozzi petroliferi, come racconta Maurizio Molinari su La Stampa.

La decisione della London University, “una schifezza antisemita”. Così Pierluigi Battista sul Corriere della Sera definisce  “il voto a maggioranza con cui l'Università di Londra ha decretato l'ostracismo contro gli studenti israeliani, i libri israeliani, le ricerche israeliane” che secondo l'editorialista, “non può essere trattato con giudizi diplomatici, con cautele eufemistiche”. Battista denuncia la il voto referendario interno all'università londinese come un “'aggressione morale contro lo Stato degli ebrei, proprio adesso che l'antisionismo radicale, la negazione dello Stato di Israele a esistere, è diventato per i fondamentalisti l'arma per massacrare gli ebrei che vivono in Europa”. E poi lancia un appello a una “raccolta di firme tra gli accademici europei contro l'antisemitismo dei loro colleghi londinesi”.


 
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  davar
israel prize - dopo l'intervento di netanyahu
Il premio rigetta le ingerenze
II prestigioso Israel Prize per la Letteratura quest'anno non verrà assegnato. A dichiararlo Jonathan Moses, dell'avvocatura di Stato, a margine dell'audizione tenutasi questa mattina presso l'Alta Corte di Giustizia di Israele e legata alla petizione presentata da diversi artisti israeliani in cui si chiedeva la sospensione per quest'anno dell'assegnazione del premio. Motivo, l'intervento del Primo ministro Benjamin Netanyahu sulla composizione della giuria dell'Israel Prize e le conseguenti dimissioni di di cinque membri della stessa. Dall'ufficio di Netanyahu era arrivato il veto sulla nomina di tre giudici, i professori Avner Holtzman e Ariel Hirschfeld e il produttore Chayim Sharir, gesto considerato dagli altri membri della commissione come un'inaccettabile intromissione. “L’intervento del premier rappresenta la politicizzazione del più importante riconoscimento di Israele, che dovrebbe essere concesso esclusivamente su considerazioni professionali e artistiche” avevano dichiarato i dimissionari, solidarizzando con  Holtzman, Hirschfeld e Sharir .
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Unione giovani ebrei d'Italia
Eletto il nuovo Consiglio Ugei
È Talia Bidussa (Milano) il nuovo presidente dell'Unione giovani ebrei d'Italia. Il Consiglio esecutivo per il 2015 è stato eletto domenica durante il Congresso straordinario tenutosi Milano. Una prima riunione ha già stabilito le deleghe di ciascun consigliere. Ad affiancare Bidussa come vice presidente è stata scelta Sara Astrologo (Roma), che sarà anche responsabile delle attività culturali e dell’organizzazione di un grande campeggio invernale, insieme a Simone Foa (Milano), che curerà anche il coinvolgimento dei giovani delle piccole Comunità. Il ruolo di tesoriere è stato invece affidato a Federico Disegni (Torino), mentre sarà Gabriele Fiorentino il referente per i rapporti con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, e anche alla direzione del giornale Hatikwa. Responsabili per l’organizzazione degli eventi Sonia Hason (Milano) e Valeria Milano (Roma), che saranno anche le referenti per le grandi Comunità di Roma e Milano.
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Unione giovani ebrei d'Italia
Ugei, Talia Bidussa alla guida
È determinata e piena di energie Talia Bidussa, la neoeletta presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia. Il Consiglio esecutivo per il 2015 è stato nominato domenica durante un Congresso straordinario tenutosi a Milano, dove Bidussa si è presentata per il suo secondo mandato. “Lavorare l'anno scorso come consigliera è stata un'esperienza tra le più formative che potessi intraprendere: non solo mi ha permesso di acquisire maggiori competenze organizzative, ma il confronto quotidiano con le persone con cui ho lavorato è diventato man mano sempre più un'esigenza personale e sempre meno una mera questione lavorativa”, racconta.
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antisemitismo - l'impegno di mogherini
Una task force Ue contro l'odio
Una task force europea contro l’antisemitismo. La proposta, avanzata da più fronti, è stata accolta con favore dall’alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, che ha già annunciato di essere al lavoro su diverse iniziative per implementare una sfida che nasce nel segno “del destino comune che lega i cittadini europei”.
“Siamo davanti a un terrorismo che non conosce confini e ha anzi trovato terreno fertile proprio nel cuore dell’Europa. Sono messi in discussione i valori universali di libertà, di dignità e di rispetto. Sono minacciate le comunità ebraiche e per la prima volta da decenni c’è chi si sente spinto a lasciare il proprio paese per trovare riparo altrove, echi di tempi che credevamo archiviati per sempre. Dietro gli attentati – sottolinea Mogherini – vi è un crescendo di violenza di pensiero, di antisemitismo, un nuovo linguaggio per proseliti di un odio antico”. Per questo, afferma, “non bastano più condanne e attestati di solidarietà”.
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qui gerusalemme
Ye'ud, a scuola di leadership 
Inizia oggi la settimana con Ye'ud, il corso di leader training organizzato dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dalla World Zionist Organization e che farà incontrare i giovani partecipanti nella suggestiva cornice di Gerusalemme. Sette giorni all'insegna della condivisione e dello scambio, attraverso incontri e lavori di squadra.
Ad aprire il seminario sarà rav Roberto Della Rocca, direttore del dipartimento Educazione e Cultura dell'UCEI, poi si entrerà nel vivo della formazione con Dan Wiesenfeld, da anni anima di Ye'ud.
Nei giorni successivi i partecipanti affronteranno le diverse aree di interesse fondamentali per poter diventare un leader dell'ebraismo italiano: dalla conoscenza approfondita delle dinamiche israeliane (a partire dalle imminenti elezioni) al ruolo della diaspora, fino all'avvento dei social media ed alle lezioni con i rabbanim. Ad intervenire saranno, tra gli altri, il giornalista e scrittore Maurizio Molinari e il demografo Sergio Della Pergola.
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qui milano 
Betavon, l’appetito vien donando
Beteavòn, che in ebraico significa “Buon appetito”, è la prima cucina sociale casher in Italia, e da gennaio 2014, su iniziativa di Merkos l’Inyonei Chinuch, il ramo educativo del movimento Chabad-Lubavitch, distribuisce pasti gratuiti a chiunque ne abbia bisogno. A poco più di un anno dalla sua nascita, si terrà questa sera la “Beteavòn Night – L’appetito vien donando”, una serata di gala e beneficienza i cui proventi andranno interamente a sostenere l’iniziativa, che si basa principalmente su una fitta e solida rete di volontari che hanno permesso di distribuire circa novecento pasti al mese, che presto diventeranno mille, per poi raggiungere i mille e cinquecento entro la fine del 2015. In un momento particolarmente difficile a causa della pesante crisi economica, la cucina vuole rispondere a un disagio diffuso e si rivolge a chiunque si trovi in una situazione di fragilità, che sia essa momentanea o continuativa, economica o sociale. Opera in accordo con il Comune di Milano, e in sinergia con i servizi sociali della Comunità Ebraica di Milano, e registra anche il supporto della onlus Enel Cuore, attiva nell’ambito dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, della Regione Lombardia e di donatori privati.
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Informazione – International Edition
I Giusti di ieri e di oggi
È la celebrazione di coloro che per amore della vita e della giustizia sono pronti a rischiare o sacrificare se stessi per salvare gli altri. Al pubblico internazionale di Pagine Ebraiche viene raccontato l’appuntamento con la terza edizione della Giornata europea dei Giusti, iniziativa che ha avuto impulso dall’associazione Gariwo – Foresta dei Giusti, (che vede la collaborazione, tra gli altri, anche dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e del Comune di Milano) che segue l’esempio dell’operato dello Yad Vashem di Gerusalemme che da decenni rende onore a coloro che durante la Shoah furono disposti a mettere a repentaglio la propria vita per proteggere quella anche di un solo ebreo.
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pilpul
 Oltremare - L'albero e io
Da anni hanno tagliato l'albero che si appoggiava con qualche prepotenza sul lato destro del mio soggiorno. Non so che albero fosse, perché sono botanicamente analfabeta, ma doveva essere parecchio antico, relativamente parlando, visto che il quartiere in cui vivo è stato costruito fra gli anni Cinquanta e Sessanta. Era anche parecchio alto, per arrivare oltre il mio quarto piano - anzi, terzo e mezzo. Qui a Tel Aviv, le case hanno piani e mezzi piani, a seconda del lato del palazzo.
Ora, l'albero aveva due caratteristiche per cui lo amavo molto, e due per cui potevo ben farne a meno.
Mi proteggeva dalla vista dei vicini di fronte, e assorbiva il rumore delle loro chiacchiere fra balconi. Faceva ombra nei lunghi pomeriggi di pieno sole, e me ne accorgo adesso che non c'è e le finestre si scaldano anche all'interno - prima non succedeva. Però, i suoi rami sbattevano con violenza contro le finestre a ogni alito di vento, figuriamoci d'inverno quando arrivavano le tempeste di vento e acqua e sabbia in parti uguali - un concerto di fronde non proprio bucolico
.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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Cosa resta dell'Europa
Un amico mi ha chiesto dove potesse trovare uno schtiblach – tempio  – per pregare schachrit  a Tel Aviv, gli ho indicato tre “indirizzi”: Belz, Sadigura, e Kozhnitz, di fatto l’ho virtualmente indirizzato verso  tre città dell’Europa orientale in Ucraina, Austria, e Polonia. Dopo la tragedia della Shoah il mondo Haredì uscì distrutto, e apparentemente senza speranza, eppure volle ricrearsi in Israele con una doppia identità. Mantenne una continuità con le precedenti comunità e quindi le corti hassidiche e le yeshivot ebbero gli stessi nomi che avevano nelle città di provenienza, però, per quanto distante dal sionismo politico, il mondo haredì si è mostrato anche profondamente intriso dello spirito di ritorno in Eretz Israel e di Kibutz galuyot, quindi nei Templi con nomi in yiddish pregano e insegnano hazanim sefarditi o appartenenti al mondo datì leumì – io per primo ho spesso pregato come shaliach zibur nel mio schitblach di Tel Aviv, indossando la mia kippà srugà colorata da bogher di una yeshivat hesder quale sono.

Michele Steindler
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