20 marzo 2015 - 29 Adar 5775 |
|
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Pierpaolo Pinhas
Punturello e di Gadi Luzzatto Voghera. Nella sezione pilpul una
riflessione di Anna Segre, Francesco Moises Bassano, Ilana Bahbout e
Laura Salmon.
|
|
 |
William Daroff @Daroff
20 marzo
#Israel Election Result Complicates Life for Hillary Clinton http://nyti.ms/1GwJUSh (@jasondhorowitz in @nytimes)
Pierluigi Pardo @PIERPARDO 19 marzo
Ecco, #IoSono prima di tutto Alberto Di Porto (e sua moglie Anna), nel magnifico pezzo di @marcoimarisio oggi sul @Corriereit
Peter Lerner @LTCPeterLerner 20 marzo
1,000 tons of cement sent into #Gaza as #Israel continues to facilitate movement. http://www.timesofisrael.com
|
|
 |
#PE24BreakingNews
|
Aggiornamenti regolari e notizie provenienti dal mondo ebraico, sulla homepage del portale dell'ebraismo italiano www.moked.it oppure seguendo il link diretto http://bit.ly/1uQoBHo
Le notizie vengono pubblicate anche su twitter, @paginebraiche, con l'hashtag #PE24BreakingNews.
|
|
|
|
Bibi e la questione palestinese
No
a uno Stato palestinese. Anzi sì, ma non a queste condizioni. Dopo la
vittoriosa elezione di martedì scorso, il primo ministro Benjamin
Netanyahu sceglie un'emittente americana per la sua prima intervista
post elettorale. E il messaggio è diretto al presidente Usa Barack
Obama: “Non sono a favore di un unico Stato, continuo a sostenere i due
Stati e non mi sono rimangiato il discorso di Bar Ilan ma affinché ciò
possa avvenire le condizioni devono mutare”, le parole del premier,
riportate da Maurizio Molinari su La Stampa, e dirette a Washington. Un
significativo passo indietro rispetto alle parole pronunciate da
Netanyahu in campagna elettorale: “con me premier non vi sarà mai uno
Stato Palestinese”. All'interno del suo governo, spiega Molinari, sono
in molti però a pensarla così e il premier – una volta formato il nuovo
esecutivo – dovrà riuscire a mediare con i falchi della sua maggioranza
per non perdere il sostegno Usa. Intanto Washington sta preparando le
contromisure diplomatiche contro la versione di Netanyahu più radicale
(quella elettorale del no alla soluzione dei due Stati, rifiuto
considerato un errore da Thomas Friedman del New York Times, oggi su
Repubblica): nelle scorse ore la Casa Bianca ha minacciato di votare il
riconoscimento dello Stato palestinese all'Onu (La Stampa).
Tensioni Usa-Israele, chance per i palestinesi.
“Il capo dei negoziatori palestinesi, Saeb Erakat, è già pronto a
sfruttare la nuova situazione, intensificando la sua attività
diplomatica in sede Onu”, così Federico Rampini su Repubblica spiega
come il gelo tra Obama e Netanyahu potrebbe favorire i palestinesi in
campo internazionale, con Israele che rischia di non trovare più
l'appoggio americano al Consiglio di Sicurezza Onu per evitare che
passi la risoluzione, promossa dai paesi arabi, “che chiedeva il ritiro
di Israele dalla Cisgiordania entro tre anni”. E mentre riprende il
gioco diplomatico tra americani, israeliani e palestinesi, in Israele
la sinistra mastica amaro: “La nostra speranza infranta”, il titolo
dell'editoriale dello scrittore israeliano A.B. Yehoshua su La Stampa.
Torino, Comunità ebraica in piazza contro il terrorismo.
Sono salite a quattro le vittime italiane dell'attentato terroristico
di Tunisi. A loro, come a tutti coloro che hanno perso la vita nella
strage di mercoledì, sono dedicate diverse manifestazioni in tutta
Italia. “La minaccia del terrorismo, che tocca ormai tutti mira a
distruggere ogni possibilità di civile convivenza tra i popoli e le
fondamenta stesse della nostra democrazia”, ha dichiarato Dario
Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino, scesa in piazza
ieri per partecipare alla manifestazione indetta dal Comune torinese
contro il terrorismo. “Dobbiamo perciò reagire tutti con la massima
determinazione affinché le forze dell'oscurantismo non riescano a
prevalere né a insinuarsi nelle nostre vite”, ha ribadito con forza il
presidente Disegni, cui dichiarazioni sono riprese oggi da Avvenire (in
un passaggio il giornale definisce erroneamente il presidente
“rabbino”).
Gentiloni, tra terrorismo islamico e voto in Israele.
Intervistato dal Messaggero, il ministro degli Esteri italiano Paolo
Gentiloni parla della minaccia terroristica dei fondamentalisti
islamici, che mercoledì ha sconvolto la Tunisia, attaccata – spiega il
ministro - perché simbolo di democrazia. Per il capo della Farnesina il
contrasto al terrorismo di matrice islamica passa per la pacificazione
della Libia. Tra i punti toccati nell'intervista anche il voto in
Israele. “Un ministro degli Esteri non considera buone o cattive le
notizie sui risultati elettorali di un Paese amico – afferma Gentiloni
riguardo alla vittoria di Netanyahu - La buona notizia è che Israele è
una grande democrazia e i suoi risultati elettorali vanno rispettati.
Detto questo, il governo italiano ritiene che l'unica soluzione
credibile della crisi israelo-palestinese consista nella sicurezza di
Israele insieme alla nascita di uno Stato palestinese. Questa non è
oggi l'opinione di Netanyahu. Noi rispettiamo il voto ma non rinunciamo
alla nostra posizione”.
L'Occidente e l'attentato a Tunisi.
Editoriale polemico di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera
contro chi ha sempre ricondotto la responsabilità del terrorismo
internazionale agli errori dell'Occidente, contro chi sostiene che “è
colpa nostra se ammazzano gli ebrei in una pizzeria di Gerusalemme e di
Tel Aviv, che è colpa nostra se irrompono in un dibattito in Danimarca
e danno l'assalto alla Sinagoga di Copenaghen”. Ma “adesso che colpa
nostra esattamente sarebbe se hanno compiuto un eccidio in un museo di
Tunisi?”, la domanda di Battista. Su La Stampa, invece, Gianni Riotta
riassume i conflitti internazionali e parla di un mondo in
confusione, in cui il disordine regna sull'ordine, e scrive che “La
prima guerra globale sarà vinta con grande e complessa fatica, impegno
militare, economico, diplomatico, ideale, religioso”.
“L'altra faccia degli zingari”.
Così titola l'editoriale di Stefano Jesurum su Corriere Sette che
sottolinea come la Commissione del Consiglio d'Europa contro razzismo e
intolleranza abbia bacchettato l'Italia, ribadendo “il nostro forte
ritardo nell'attuazione degli impegni presi sull'inclusione dei rom”.
“Nell'ignoranza che ci contraddistingue un po' tutti, nell'immaginario
collettivo ricco di pregiudizi, - sottolinea Jesurum - la "nazione
errante" è sovrapposta all'immagine di donne che chiedono l'elemosina
con i figli in braccio, baracche e roulotte ammassate, uomini che
trascinano carrelli carichi di materiale ferroso. Chi sa, invece, che
in Italia almeno 130 mila rom e sinti vivono in abitazioni
convenzionali, svolgono un lavoro regolare e pagano le tasse?”
La libertà di stampa e i suoi limiti.
“La libertà di stampa è un potere. E in democrazia, come diceva
Montesquieu, un potere senza limiti non è legittimo – afferma in un
intervista a Repubblica lo studioso Tzvetan Todorov - Non dimentichiamo
che, nel XIX secolo, il giornale dell'antisemita Edouard Drumont si
chiamava La libre parole per lui libertà era denigrare gli ebrei. Ora
in Europa i partiti xenofobi invocano la libertà di stampa per poter
dire impunemente tutto il male dei musulmani. Quando difende la libertà
di stampa, bisognerebbe sempre interrogarsi sul rapporto di potere tra
chi l'esercita e chi la subisce”. Todorov sarà protagonista
domenica a Udine di un dialogo pubblico con il direttore di Repubblica
Ezio Mauro, nell'arco della manifestazione La Repubblica delle Idee
(presentata dallo stesso Mauro sul suo giornale) dedicata a riflessioni
sulla libertà e la questione dello scontro di civiltà.
Daniel Reichel
twitter @dreichelmoked
Leggi
|
|

|


|
Seguici
su
Pagine
Ebraiche 24, l'Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite
dall'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane. L'UCEI sviluppa mezzi di
comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle
realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non
sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come
una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione
delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente
disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio
contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it Avete ricevuto questo messaggio
perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se
non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare
un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del
messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati -
I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto
l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa - notiziario
quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009 -
direttore responsabile: Guido Vitale. |