Haim Korsia, Gran Rabbino
di Francia
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Non c’è differenza tra crimini maggiori e crimini minori. Un crimine è sempre un crimine.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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“Fra
13-15 anni, al termine dell’accordo ora prossimo alla firma, l’Iran si
troverà a soli tre mesi dalla quantità di uranio necessario alla
bomba”. Questa frase non è tratta da un comizio di Bibi Netanyahu, l’ha
detta l’altro ieri il presidente americano Obama. Secondo lui,
l’argomentazione dovrebbe convincere i contrari all’accordo a cambiare
idea. A noi sembra piuttosto il contrario. “A Losanna l’Iran ha
ottenuto il diritto (sinora contestato ma previsto dal Trattato sulla
non proliferazione) di arricchire il proprio uranio. È una concessione,
che permetterebbe a Teheran di costruire prima o dopo un ordigno
nucleare. È possibile”. Anche questo non è un testo di Netanyahu, l’ha
scritto Sergio Romano sul Corriere. “Nell’accordo vi sono clausole
molto particolareggiate sulle ispezioni dell’Aiea (Agenzia
internazionale per l’energia atomica) ed è previsto che le sanzioni
verranno progressivamente revocate soltanto quando gli ispettori
avranno verificato che gli impegni presi sono stati rispettati”. Questa
citazione, sempre nelle parole di Romano, sembra venata di sottile
umorismo. Mentre la prossima è venata di non molto sottile cinismo:
“l’ipotesi del ricorso a un’operazione militare, come è accaduto per il
reattore iracheno Osiraq nel giugno 1981 e per quello siriano a 300 km
da Damasco nel settembre 2007, avrebbe disastrose conseguenze per i
rapporti di Israele con gli Stati Uniti e per la sua immagine nel
mondo”. Di fronte alla minaccia nucleare, l’immagine è certamente la
cosa che conta di più. Buone feste.
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25 Aprile, Nassi si dimette
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Annuncia
le proprie dimissioni il presidente dell’Anpi Roma Ernesto Nassi,
motivando questa decisione con il mancato gradimento per un comunicato
emesso dai vertici nazionali dell’associazione in cui si chiede al
Comune di prendere in gestione il corteo del 25 aprile dopo le
spaccature e le nuove manifestazioni di intolleranza nei confronti
della Brigata Ebraica emerse negli scorsi giorni. “Non è concepibile
che le manifestazioni del 25 Aprile siano contrassegnate da incidenti,
come da anni accade a Roma; ed è quindi indispensabile superare i
contrasti e le divisioni. Certamente – si legge nel comunicato Anpi –
non deve restare esclusa dal corteo del 25 Aprile la Brigata ebraica,
che rappresenta combattenti per la libertà”. La nota è stata diffusa
dopo un colloquio tra il presidente Carlo Smuraglia e il presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
“Nemmeno una telefonata mi hanno fatto”, dice Nassi a Repubblica.
“La situazione è drammatica. Abbiamo deciso un investimento da dividere
tra Unicef, cui andranno 500mila euro e Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni
Unite per i profughi palestinesi, un milione” annuncia il ministro
degli Esteri Paolo Gentiloni a sostegno dei bambini del campo profughi
palestinese di Yarmouk, dove migliaia di persone sono ormai allo stremo
delle forze (Corriere).
Coro di voci sdegnate all’ultima provocazione del leader della Lega
Nord Matteo Salvini sui campi rom “da radere al suolo”. Per il
Messaggero l’espressione “evoca periodi sinistri della storia e
semplifica in modo brutale un tema assai complesso”.
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verso il 25 aprile
L'Anpi con la Brigata Ebraica.
E a Roma Nassi si fa da parte
Annuncia
le proprie dimissioni il presidente dell'Anpi Roma Ernesto Nassi,
motivando questa decisione con il mancato gradimento per un comunicato
emesso dai vertici nazionali dell'associazione in cui si chiede al
Comune di prendere in gestione il corteo del 25 aprile dopo le
spaccature e le nuove manifestazioni di intolleranza nei confronti
della Brigata Ebraica emerse negli scorsi giorni.
L'intervento del presidente Anpi Carlo Smuraglia, arrivato a seguito di
un colloquio con il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Renzo Gattegna, costituisce un chiaro monito contro lo
svilimento del significato della ricorrenza. Nella nota, diffusa ieri
mattina a mezzo stampa, si legge infatti che non è concepibile “che le
manifestazioni del 25 Aprile siano contrassegnate da incidenti, come da
anni accade a Roma” e che certamente non deve restare esclusa dal
corteo del 25 Aprile la Brigata ebraica, “che rappresenta combattenti
per la libertà”.
Un ruolo riconosciuto dalla Storia con le molte operazioni decisive
svolte nella Campagna d'Italia, non ultima lo sfondamento della Linea
Gotica al fianco del Gruppo di Combattimento Friuli e la liberazione di
molte città del centro Italia.
Eppure c'è chi, già da qualche anno, ha dimostrato memoria corta e
preferito offrire il fianco a chi, nella Liberazione, non ha alcun
ruolo. Prova ne è la presenza di sigle quali Fronte Palestina, Rete
Romana Palestina e Rappresentanza Palestina in Italia alla riunione
preparatoria al corteo a seguito della quale l'Associazione Nazionale
Ex Deportati nei Campi Nazisti aveva annunciato il proprio rifiuto a
sfilare ritenendo inaccettabile che rappresentanti della Liberazione
fossero messi al bando “solo ed esclusivamente per intolleranza”.
Nella nota diffusa ieri dall'Anpi viene così sottolineato come sia
necessario evitare la presenza al corteo di bandiere di paesi stranieri
“rappresenti motivi di scontro” e alle stesse sia data una collocazione
distinta “rispetto ai simboli e alle bandiere delle forze partigiane”.
a.s twitter @asmulevichmoked
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J-CIAK
La signora d'oro
Gli
ingredienti sono perfetti. C’è uno dei quadri più belli e celebri del
mondo, il magnifico ritratto in cui Gustav Klimt, nel 1907, immortalò
Adele Bloch-Bauer, regina dei salotti viennesi, circonfusa d’oro e
tasselli cesellati. Una storia vera e mozzafiato sullo sfondo della
Shoah. Una meravigliosa Helen Mirren nel ruolo principale. Ma “Woman in
Gold” di Simon Curtis, da pochi giorni nelle sale americane, per quanto
godibile stenta a prendere il volo. Un peccato, perché la drammatica
vicenda della “Monna Lisa” austriaca, confiscata dai nazisti e
restituita alla nipote Maria Altmann solo dopo una lunga battaglia
legale, vale la pena di essere vista anche sul grande schermo.
Daniela Gross
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L'INIZIATIVA DI HAVI'U ET HAYOM
La Resistenza degli ebrei romani
Un
percorso tra storia e memorie con l’obiettivo di raccontare il ruolo
degli ebrei italiani nella lotta al nazifascismo. È la proposta del
gruppo giovanile ebraico progressista Havi’u et hayom, che ha
organizzato un ciclo di visite guidate, gratuite e aperte a tutti, nei
luoghi che raccontano le sofferenze, i tormenti, i lutti, ma anche le
speranze, di chi a Roma combattè per affrancare il paese dalla
dittatura e costruire un futuro di libertà e democrazia. Apertasi con
una tappa al Museo della Liberazione di via Tasso, e segnata da un
notevole riscontro in termini di partecipazione, l’iniziativa prosegue
con una visita al Mauseleo delle Fosse Ardeatine, nel ricordo
dell’eccidio compiuto il 24 marzo del 1944.
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Setirot
- Sopravvissuti |
«Non
preoccuparti, amore. Siamo dei sopravvissuti, tutt’e due. Siamo già
scampati, insieme, a molte cose: malattie, guerre, attacchi
terroristici e, se è la pace che ci riserva il destino, sopravviveremo
anche a quella». (Da Etgar Keret, “Sette anni di felicità”, Feltrinelli)
Stefano Jesurum, giornalista
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Time
out - Shabbat 25 aprile
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Le
notizie che arrivano dall’Anpi sono confortanti, il 25 aprile sarà
permesso alla Brigata Ebraica di sfilare vietando agli alleati dei
nazisti di portare le loro bandiere. La questione da porsi è se le
comunità ebraiche debbano partecipare alle manifestazioni per la
concomitanza con lo Shabbat. La risposta è semplice: no, ed è già un
problema per l’ebraismo italiano il fatto che in molti si pongano
questa domanda. Non c’è alcun dubbio che non esista alcun evento
storico e politico il cui ricordo meriti la trasgressione della mitzva
fondamentale dell’ebraismo. Siamo ebrei perché rispettiamo lo Shabbat e
non perché siamo antifascisti anche se, per un certo ebraismo,
manifestare per l’antifascismo sembra essere più importante che venire
al Beth haKnesset per pregare di Shabbat. Per questo, per quanto sia
sacrosanto che ciascuno scelga sabato 25 aprile se andare in una
sinagoga, ad un corteo o ai giardinetti con i nipoti, sarebbe bello e
giusto che ci ritrovassimo tutti nelle varie sinagoghe, celebrando
magari un Izcor ricordo dei combattenti della Brigata Ebraica. Sarebbe
bello per chi ha combattuto per noi e anche per i più piccoli che
ancora non sanno cosa sia Brigata Ebraica.
Daniel Funaro
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