
Elia Richetti,
rabbino
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Data
la sua formazione e la sua posizione, Kòrach era una persona
intelligente e consapevole. È quindi strano che abbia scelto una strada
che lo ha condotto ad una fine così miseranda. Un midràsh sostiene che
Kòrach ha sbagliato, perché “ha visto la mucca rossa”.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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È
quanto meno incoraggiante ritornare in Israele dopo un lungo viaggio e
leggere l’iperbolico titolo di un bollettino elettronico sulle elezioni
alla comunità di Roma: “Per Israele ha sbaragliato Israele siamo noi”.
Intanto nei cinque mesi da gennaio a maggio, i nuovi immigrati
dall’Italia, appunto, in Israele sono 161. Nello stesso periodo del
2014 erano stati 85. Verso un nuovo record? Tutto sommato anche
l’aliyah è un modo di esprimere un voto.
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Muri d'Europa |
Dopo
il caso della Francia che ha chiuso il confine di Ventimiglia per
bloccare l’accesso ai migranti e la scelta di Londra, che ha finanziato
la costruzioni di barriere al porto di Calais, a innalzare un nuovo
muro nel continente europeo è l’Ungheria, pronta a costruire una
barriera al confine con la Serbia alta quattro metri. “Il muro – scrive
il Messaggero – bloccherà la rotta più frequentata da chi fugge da
Africa, Siria e Afghanistan”. Ad annunciare la decisione, il ministro
degli Esteri ungherese Peter Szjjarto: “I paesi Ue cercano una
soluzione ma l’Ungheria non può aspettare ancora”. A commentare la
notizia sul Mattino è Edith Bruck, ebrea ungherese sopravvissuta ad
Auschwitz: “Sono sorpresa fino a un certo punto. Il mio Paese d’origine
è stato sempre profondamente razzista”.
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qui firenze - mercati e valori Todeschini: "Diseguaglianze,
il torto partì dai ghetti"
Ci
fu un momento preciso, nella storia d’Italia e d’Europa, in cui iniziò
la saldatura tra potere finanziario e politico, seminando le situazioni
con cui a secoli di distanza deve ancora misurarsi il mondo: dalla
crisi economica, alle crescenti e drammatiche diseguaglianze. Un
momento della storia che coincide anche con la persecuzione della
popolazione ebraica attraverso la sua costrizione nei ghetti. Una
semplice coincidenza? Decisamente no. A spiegarlo, anticipando i
contenuti del suo nuovo libro in uscita il prossimo inverno con
l’editore Laterza, lo storico Giacomo Todeschini. Incontrando la
redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
nel seminario Mercati e Valori, organizzato in collaborazione con la
Comunità di Firenze, il professore dell’Università di Trieste ha
infatti acceso i riflettori su aspetti trascurati della storia del
paese, economica e non, offrendo nuove chiavi di lettura di fenomeni
lontani nel tempo, ma non nell’impatto sulla realtà del XXI secolo. “Il
punto di partenza nell’affrontare la questione delle diseguaglianze
economiche nella prospettiva dello storico è stato esplorare come
questi meccanismi siano collegati al tema della cittadinanza, un
concetto che si forma proprio tra il Medioevo e l’Età moderna”, ha
spiegato Todeschini, che in queste ricerche si è concentrato tra i
secoli XIII e XVI.
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MATURITà 2015 - IL PARERE DEGLI STORICI
Resistenza: nuove narrazioni,
perplessità e domande aperte
“La
Resistenza è fatta di tante piccole vicende, di persone che hanno
stravolto la loro vita, di decisioni coraggiose ma anche di tanti
dubbi. La scelta che è stata presa ha su tutti un merito, quello di
farci uscire da una visione mitologica del passato, affrancandoci
dall’idea fallace che la Storia sia fatta solo dai grandi eroi”. David
Bidussa, storico sociale delle idee, commenta con favore la traccia
sulla Resistenza proposta ieri in sede di esame di maturità e, in
particolare, il riferimento alla figura di Dardano Fenulli, generale
che fece parte della squadra del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di
Montezemolo e che pagò il suo eroismo con la morte alle Fosse
Ardeatine.
C’è però anche un altro rovescio della medaglia: l’esiguo
coinvolgimento degli studenti in questa scelta, limitato a pochi punti
percentuali a fronte di una virata quasi plebiscitaria verso la traccia
sulle nuove tecnologie. “È un campanello d’allarme che mette in luce
tutte le carenze del nostro sistema scolastico per quanto riguarda il
Novecento. Viene da chiedersi – riflette Anna Foa, storica – che fine
abbia fatto la riforma varata in questo senso da Berlinguer”.
Apprezzamento viene invece espresso per il modo, non convenzionale, in
cui è stato proposto il tema.
Di Fenulli ha parlato approfonditamente nelle sue ricerche e nei suoi
libri. Mario Avagliano, storico e giornalista, non può che essere
soddisfatto della scelta del Ministero dell'Istruzione, dell'Università
e della Ricerca. “Fenulli è stato un personaggio significativo – ci
spiega – che ha combattuto per la difesa di Roma e che, entrato in
clandestinità, ha proseguito nella lotta contro nazisti e fascisti. Ha
avuto il coraggio di cambiare opinione sul regime e, in seguito, ha
anche collaborato alla messa in sicurezza di molti ebrei romani,
prodigandosi ad esempio nella distribuzione di falsi certificati di
battesimo”.
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ROMA – PARLA IL PRESIDENTE DEI RICORDARI
“Urtisti vittima di un equivoco:
noi i primi contro il degrado”
“Serve
un ritorno alla legalità. Facciamo una fotografia d'insieme,
sradichiamo il vero abusivismo e poi quello che c'è da sistemare lo
sistemiamo. Ma seguendo questo filo logico, senza soluzioni di
facciata”. Storico presidente degli urtisti, i venditori di ricordi
istituiti nell'Ottocento a seguito della concessione di una dispensa
papale agli ebrei romani, Fabio Gigli replica a chi – in queste ore –
torna a calcare la mano sul concorso della categoria al degrado urbano.
“Facciamo parte del tessuto storico‐sociale della città. E per questo
vogliamo essere protagonisti del suo rilancio” raccontava Gigli in una
recente intervista a Pagine Ebraiche. Concetti su cui torna oggi,
invitando a un chiaro distinguo e una chiara presa di posizione: da una
parte chi pratica selvaggiamente l'abusivismo, dall'altra chi svolge
una professione regolarizzata.
“Dovunque ci si rigiri, a Roma regna il degrado. Un problema annoso,
che non può essere risolto mettendo sulla graticola una categoria, come
la nostra, che è vittima di un grande equivoco. Pochi professionisti,
con spazi ridotti di occupazione del suolo. Eppure – rileva Gigli –
nell'opinione pubblica passa spesso un messaggio diverso”.
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j-ciak
Chi ha paura di Yigal Amir?
Anche
quest’estate si scatena in Israele una feroce polemica attorno al
cinema. E ancora una volta il ministro della Cultura non lesina
pressioni, minacciando il ritiro dei fondi pubblici. Nell’occhio del
ciclone è finito il Jerusalem Film Festival, reo di aver inserito nella
programmazione “Beyond the Fear”, documentario che narra la vita dietro
le sbarre di Yigal Amir, l’uomo che vent’anni da assassinò Itzhak Rabin.
Il ministro Miri Regev, dicendo di aver ricevuto migliaia di telefonate
da cittadini indignati, ha senz’altro minacciato di sospendere i
finanziamenti al festival se il film non fosse stato cancellato.
Alla fine si è raggiunto un accordo: il film sarà proiettato in una
sala privata alcuni giorni prima del festival, anche se prenderà
comunque parte alla selezione per il miglior documentario israeliano. I
diretti interessati l’hanno definito un ragionevole compromesso, ma i
dubbi restano: a partire dall’opportunità che il governo entri a gamba
tesa in una materia così sensibile.
“Beyond the Fear”, girato dal regista lettone-israeliano Herz Frank, e
completato dopo la sua morte da Maria Kravchenko, racconta gli anni che
Yigal Amir trascorre in carcere dopo l’uccisione di Rabin.
Il lavoro si sofferma in modo particolare sulla relazione con Larisa
Trembovler, che sposa nel 2004 e da cui tre anni più tardi avrà un
figlio. Il documentario, che era già stato presentato al festival
canadese Hot Docs, secondo alcuni critici avrebbe il merito di
affrontare questa vicenda così delicata senza i sensazionalismi che i
media all’epoca non avevano invece risparmiato, attraverso interviste
ai familiari di Amir e alla stessa Trembovler.
Daniela Gross
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Setirot
- Boicottaggi |
Non
mi piacciono i boicottaggi in generale. Trovo sbagliato e demenziale,
criminale, boicottare Israele tout court perché equivale a
delegittimarne l’esistenza. Trovo abominevole il boicottaggio delle
università israeliane e di ogni situazione in cui si crea pensiero.
D’altronde i boicottatori europei/americani/occidentali sappiamo che si
nutrono per lo più di ignoranza e pregiudizio, talvolta di odio.
Questione differente è quella degli israeliani che in modo mirato
boicottano attività svolte in territori che si ritengono occupati.
Stefano Jesurum, giornalista
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Time
out - Aperture |
Tra
i temi delle campagne elettorali nelle comunità ebraiche va da qualche
anno di moda sostenere di volere una comunità più inclusiva. Capire
cosa voglia dire inclusiva è già più complicato saperlo; al massimo la
spiegazione che si ottiene è quella di una comunità più aperta che
accolga tutti. Principi di tutto rispetto se non fosse che, senza
un’adeguata spiegazione, finiscano per non avere significato. Dovremmo
capire quali siano i limiti dell’inclusività, se ci siano dei limiti e
fino a che punto siamo disposti a spingerci per convincere qualcuno ad
essere parte della comunità. Esistono forse dei limiti all’apertura?
Siamo certi che essere accoglienti a prescindere sia la risposta
corretta?
Daniel Funaro
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