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18 giugno 2015 - 1 Tamuz 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
‎Data la sua formazione e la sua posizione, Kòrach era una persona intelligente e consapevole. È quindi strano che abbia scelto una strada che lo ha condotto ad una fine così miseranda. Un midràsh sostiene che Kòrach ha sbagliato, perché “ha visto la mucca rossa”.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
È quanto meno incoraggiante ritornare in Israele dopo un lungo viaggio e leggere l’iperbolico titolo di un bollettino elettronico sulle elezioni alla comunità di Roma: “Per Israele ha sbaragliato Israele siamo noi”. Intanto nei cinque mesi da gennaio a maggio, i nuovi immigrati dall’Italia, appunto, in Israele sono 161. Nello stesso periodo del 2014 erano stati 85. Verso un nuovo record? Tutto sommato anche l’aliyah è un modo di esprimere un voto.
 
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Muri d'Europa
Dopo il caso della Francia che ha chiuso il confine di Ventimiglia per bloccare l’accesso ai migranti e la scelta di Londra, che ha finanziato la costruzioni di barriere al porto di Calais, a innalzare un nuovo muro nel continente europeo è l’Ungheria, pronta a costruire una barriera al confine con la Serbia alta quattro metri. “Il muro – scrive il Messaggero – bloccherà la rotta più frequentata da chi fugge da Africa, Siria e Afghanistan”. Ad annunciare la decisione, il ministro degli Esteri ungherese Peter Szjjarto: “I paesi Ue cercano una soluzione ma l’Ungheria non può aspettare ancora”. A commentare la notizia sul Mattino è Edith Bruck, ebrea ungherese sopravvissuta ad Auschwitz: “Sono sorpresa fino a un certo punto. Il mio Paese d’origine è stato sempre profondamente razzista”.
 
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  davar
israele
Risposta ferma contro l'odio

Unanime condanna in Israele per l'atto vandalico compiuto nella notte contro la Chiesa della Moltiplicazione a Tabhga in Galilea, nel nord del Paese. Un incendio, secondo le autorità di origine dolosa, ha infatti danneggiato la struttura meta di pellegrinaggio del mondo cristiano. “Un atto di codardia che condanniamo fortemente – ha affermato il ministro israeliano della Pubblica sicurezza Gilad Erdan – non lasceremo a nessuno di distruggere la coesistenza religiosa di Israele. Colpire il principio di tolleranza è un danno a valori cruciali di Israele e mostreremo tolleranza zero nei confronti di queste azioni”. Atti che il rabbino capo d'Israele ashkenazita rav David Laud ha definito "contrari all'ebraismo e alla moralità umana”.


(Nell'immagine il ministro israeliano della Pubblica sicurezza Gilad Erdan)
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qui firenze - mercati e valori
Todeschini: "Diseguaglianze,

il torto partì dai ghetti"
Ci fu un momento preciso, nella storia d’Italia e d’Europa, in cui iniziò la saldatura tra potere finanziario e politico, seminando le situazioni con cui a secoli di distanza deve ancora misurarsi il mondo: dalla crisi economica, alle crescenti e drammatiche diseguaglianze. Un momento della storia che coincide anche con la persecuzione della popolazione ebraica attraverso la sua costrizione nei ghetti. Una semplice coincidenza? Decisamente no. A spiegarlo, anticipando i contenuti del suo nuovo libro in uscita il prossimo inverno con l’editore Laterza, lo storico Giacomo Todeschini. Incontrando la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nel seminario Mercati e Valori, organizzato in collaborazione con la Comunità di Firenze, il professore dell’Università di Trieste ha infatti acceso i riflettori su aspetti trascurati della storia del paese, economica e non, offrendo nuove chiavi di lettura di fenomeni lontani nel tempo, ma non nell’impatto sulla realtà del XXI secolo. “Il punto di partenza nell’affrontare la questione delle diseguaglianze economiche nella prospettiva dello storico è stato esplorare come questi meccanismi siano collegati al tema della cittadinanza, un concetto che si forma proprio tra il Medioevo e l’Età moderna”, ha spiegato Todeschini, che in queste ricerche si è concentrato tra i secoli XIII e XVI.
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qui firenze - mercati e valori
Marroni: Raccontare il Vaticano
“Ho iniziato a lavorare come giornalista economico, sono diventato vaticanista dando vita a una figura che nella redazione di un quotidiano di ambito finanziario e dalla prospettiva laica come il Sole 24 Ore non esisteva. Mi sono specializzato con l’esperienza”.
Ospite di Mercati e Valori, il vaticanista del Sole 24 Ore Carlo Marroni ha raccontato la complessità di una figura professionale entrata soltanto di recente a far parte della redazione del prestigioso quotidiano economico-finanziario.
“Fu Ferruccio De Bortoli, che proveniva da un giornale generalista ed era più portato a notare un certo tipo di cose rispetto ai colleghi della finanza, ad aprire questa possibilità. Mi chiese di scrivere un articolo su una notizia dal Vaticano, e io che sono interessato a qualsiasi cosa accettai volentieri. Già il giorno dopo – ha spiegato Marroni – qualcuno mi telefonò per un’altra notizia, e così cominciai a seguire l’argomento assiduamente”.
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MATURITà 2015 - IL PARERE DEGLI STORICI
Resistenza: nuove narrazioni,
perplessità e domande aperte

“La Resistenza è fatta di tante piccole vicende, di persone che hanno stravolto la loro vita, di decisioni coraggiose ma anche di tanti dubbi. La scelta che è stata presa ha su tutti un merito, quello di farci uscire da una visione mitologica del passato, affrancandoci dall’idea fallace che la Storia sia fatta solo dai grandi eroi”. David Bidussa, storico sociale delle idee, commenta con favore la traccia sulla Resistenza proposta ieri in sede di esame di maturità e, in particolare, il riferimento alla figura di Dardano Fenulli, generale che fece parte della squadra del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e che pagò il suo eroismo con la morte alle Fosse Ardeatine.
C’è però anche un altro rovescio della medaglia: l’esiguo coinvolgimento degli studenti in questa scelta, limitato a pochi punti percentuali a fronte di una virata quasi plebiscitaria verso la traccia sulle nuove tecnologie. “È un campanello d’allarme che mette in luce tutte le carenze del nostro sistema scolastico per quanto riguarda il Novecento. Viene da chiedersi – riflette Anna Foa, storica – che fine abbia fatto la riforma varata in questo senso da Berlinguer”. Apprezzamento viene invece espresso per il modo, non convenzionale, in cui è stato proposto il tema.
Di Fenulli ha parlato approfonditamente nelle sue ricerche e nei suoi libri. Mario Avagliano, storico e giornalista, non può che essere soddisfatto della scelta del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. “Fenulli è stato un personaggio significativo – ci spiega – che ha combattuto per la difesa di Roma e che, entrato in clandestinità, ha proseguito nella lotta contro nazisti e fascisti. Ha avuto il coraggio di cambiare opinione sul regime e, in seguito, ha anche collaborato alla messa in sicurezza di molti ebrei romani, prodigandosi ad esempio nella distribuzione di falsi certificati di battesimo”.

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ROMA – PARLA IL PRESIDENTE DEI RICORDARI
“Urtisti vittima di un equivoco:
noi i primi contro il degrado”

“Serve un ritorno alla legalità. Facciamo una fotografia d'insieme, sradichiamo il vero abusivismo e poi quello che c'è da sistemare lo sistemiamo. Ma seguendo questo filo logico, senza soluzioni di facciata”. Storico presidente degli urtisti, i venditori di ricordi istituiti nell'Ottocento a seguito della concessione di una dispensa papale agli ebrei romani, Fabio Gigli replica a chi – in queste ore – torna a calcare la mano sul concorso della categoria al degrado urbano.
“Facciamo parte del tessuto storico‐sociale della città. E per questo vogliamo essere protagonisti del suo rilancio” raccontava Gigli in una recente intervista a Pagine Ebraiche. Concetti su cui torna oggi, invitando a un chiaro distinguo e una chiara presa di posizione: da una parte chi pratica selvaggiamente l'abusivismo, dall'altra chi svolge una professione regolarizzata.
“Dovunque ci si rigiri, a Roma regna il degrado. Un problema annoso, che non può essere risolto mettendo sulla graticola una categoria, come la nostra, che è vittima di un grande equivoco. Pochi professionisti, con spazi ridotti di occupazione del suolo. Eppure – rileva Gigli – nell'opinione pubblica passa spesso un messaggio diverso”.
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j-ciak
Chi ha paura di Yigal Amir?
Anche quest’estate si scatena in Israele una feroce polemica attorno al cinema. E ancora una volta il ministro della Cultura non lesina pressioni, minacciando il ritiro dei fondi pubblici. Nell’occhio del ciclone è finito il Jerusalem Film Festival, reo di aver inserito nella programmazione “Beyond the Fear”, documentario che narra la vita dietro le sbarre di Yigal Amir, l’uomo che vent’anni da assassinò Itzhak Rabin.
Il ministro Miri Regev, dicendo di aver ricevuto migliaia di telefonate da cittadini indignati, ha senz’altro minacciato di sospendere i finanziamenti al festival se il film non fosse stato cancellato.
Alla fine si è raggiunto un accordo: il film sarà proiettato in una sala privata alcuni giorni prima del festival, anche se prenderà comunque parte alla selezione per il miglior documentario israeliano. I diretti interessati l’hanno definito un ragionevole compromesso, ma i dubbi restano: a partire dall’opportunità che il governo entri a gamba tesa in una materia così sensibile.

“Beyond the Fear”, girato dal regista lettone-israeliano Herz Frank, e completato dopo la sua morte da Maria Kravchenko, racconta gli anni che Yigal Amir trascorre in carcere dopo l’uccisione di Rabin.
Il lavoro si sofferma in modo particolare sulla relazione con Larisa Trembovler, che sposa nel 2004 e da cui tre anni più tardi avrà un figlio. Il documentario, che era già stato presentato al festival canadese Hot Docs, secondo alcuni critici avrebbe il merito di affrontare questa vicenda così delicata senza i sensazionalismi che i media all’epoca non avevano invece risparmiato, attraverso interviste ai familiari di Amir e alla stessa Trembovler.


Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - Boicottaggi
Non mi piacciono i boicottaggi in generale. Trovo sbagliato e demenziale, criminale, boicottare Israele tout court perché equivale a delegittimarne l’esistenza. Trovo abominevole il boicottaggio delle università israeliane e di ogni situazione in cui si crea pensiero. D’altronde i boicottatori europei/americani/occidentali sappiamo che si nutrono per lo più di ignoranza e pregiudizio, talvolta di odio. Questione differente è quella degli israeliani che in modo mirato boicottano attività svolte in territori che si ritengono occupati.

Stefano Jesurum, giornalista
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Time out - Aperture
Tra i temi delle campagne elettorali nelle comunità ebraiche va da qualche anno di moda sostenere di volere una comunità più inclusiva. Capire cosa voglia dire inclusiva è già più complicato saperlo; al massimo la spiegazione che si ottiene è quella di una comunità più aperta che accolga tutti. Principi di tutto rispetto se non fosse che, senza un’adeguata spiegazione, finiscano per non avere significato. Dovremmo capire quali siano i limiti dell’inclusività, se ci siano dei limiti e fino a che punto siamo disposti a spingerci per convincere qualcuno ad essere parte della comunità. Esistono forse dei limiti all’apertura? Siamo certi che essere accoglienti a prescindere sia la risposta corretta?

Daniel Funaro
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