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28 Giugno 2015 - 11 Tamuz 5775
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
La presunzione è all'origine di ogni colpa, come si desume da un commento di Rashi alla parashà letta ieri. Ed il delirio di onnipotenza di cui vediamo gli orrori in questi giorni non è altro che la più spaventosa delle sue declinazioni.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
La giornata di venerdì è stata costellata di molte cose. Molti hanno concentrato la loro attenzione sul dato più scioccante: la rete di attentati e assassini (il più significativo quello compiuto da Yassin Salih) che sicuramente ha rimesso in corsa molte paure. Capisco. Ma non dimenticherei (è accaduto sempre venerdì scorso) la storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. Quando succedono cose terribili è anche bene reagire guardando a fatti che aprono a un’ipotesi di speranza e di giustizia, che vanno oltre la paura, e dicono che un altro mondo è possibile.
Alfano: giro di vite
sulle espulsioni
Francia, Tunisia, Kuwait: la nuova offensiva del terrorismo islamico occupa oggi le prime pagine dei giornali italiani e internazionali, riproponendo con forza il tema della sicurezza. “Stiamo ulteriormente intensificando le misure di prevenzione, coordinando gli interventi in maniera coerente e organica” afferma il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Al primo posto, scrive il Corriere, un giro di vite sulle espulsioni. “Dobbiamo allontanare dal nostro territorio tutti coloro che rappresentano un potenziale pericolo. Già nelle prossime ore – dice il ministro – firmerò nuovi decreti per consegnare alle autorità degli Stati d’origine persone che hanno mostrato di non rispettare le regole pur non avendo compiuto veri e propri reati”. Un discorso che si allarga agli imam e a quei predicatori d’odio che mirano a fare nuovi proseliti. “Basti pensare che dal 2001, dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, siamo stati costretti a mandarne via oltre venti”, sottolinea Alfano.
Il leader dell’Ucoii Izzedin Elzir, intervistato dal Fatto Quotidiano, offre la sua personale interpretazione: “Su un milione e 700mila musulmani sparsi per l’Italia solo 80 sono andati a combattere in Siria e Iraq. Di questi nemmeno uno appartiene alla seconda generazione e alcuni erano addirittura italiani convertiti”.

“Cosa ha da imparare l’Europa da Israele in termini di sicurezza?” chiede Libero all’ambasciatore israeliano a Roma Naor Gilon. Risponde il diplomatico: “In Israele viviamo in una situazione molto diversa dalla vostra, ma credo che la prima cosa che l’Europa deve fare è capire che il terrorismo rappresenta una minaccia per la sua stessa esistenza, invece di vivere in modo politicamente corretto e dire sempre ‘non possiamo fare questo, non possiamo fare quello’. Dovete trovare una vostra strada per combattere il terrorismo, così come Israele ha trovato la propria”.
“La domanda non è se succederà ancora, ma quando” spiega intanto da Parigi il premier Manuel Valls (La Stampa).

Domani a Bologna, nell’ambito del festival “Il cinema ritrovato”, sarà presentato il filmato integrale della visita di Mussolini a Trieste del 18 settembre ’38 durante la quale affermò pubblicamente, per la prima volta, l’intenzione di varare le Leggi Razziste. Il filmato, ricorda La Stampa, è stato riportato alla luce dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza (Ancr).
 
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  davar
usa - la magistratura riconosce i diritti
La Corte suprema apre ai gay

Le reazioni del mondo ebraico
Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer, Elena Kagan. Il voto dei tre componenti ebrei della Corte suprema degli Stati Uniti si sarebbe rivelato determinante nella storica sentenza che estende il riconoscimento del matrimonio omosessuale a tutti gli Stati che non la prevedono nel loro ordinamento giuridico questa possibilità. È l'interpretazione che trapela da ambienti politici di Washington in queste ore.
“L'amore vince” ha scritto sul proprio profilo Twitter Barack Obama. Un sentimento condiviso da molteplici associazioni ebraiche, con l'83 per cento degli ebrei americani (la fonte uno studio realizzato lo scorso anno dal Public Religion Research Institute) che si è detto favorevole al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso. Un dato che va ben oltre la media nazionale, 53 per cento, e che vede nell'ebraismo a stelle e strisce l'identità religiosa più marcatamente “pro”. Seguono in graduatoria i bianchi protestanti (62 per cento), i bianchi cattolici (58 per cento), i cattolici di origine ispanica (56 per cento). Fanalino di coda invece i protestanti afroamericani (35 per cento) e i bianchi di ispirazione evangelico-protestante (27 per cento).
“Da 109 anni l'American Jewish Committee si batte per la libertà e per la difesa dei diritti civili. Oggi è un giorno di festa” si legge in una nota dell'Ajc, tra le più antiche associazioni ebraiche statunitensi. A corredo del messaggio, diffuso anche attraverso i social network, una emoticon che raffigura un cuore che porta i colori dell'arcobaleno, celebre bandiera del movimento omosessuale.
Soddisfazione è espressa anche dall'Anti-Defamation League, organismo in prima linea contro ogni forma di discriminazione che ha portato in queste ore sui media la voce di tredici associazioni ebraiche legate al mondo reform e conservative. “La tradizione ebraica ci ricorda che tutte le figure sono create a immagine e somiglianza del Signore e che il matrimonio è una responsabilità sacra, non solo all'interno della coppia ma anche nel rapporto della stessa con una comunità di individui più estesa” scrivono in una nota congiunta i rabbini dell'assemblea conservative d'America.
Contrarietà è stata invece espressa dal mondo ortodosso, più volte intervenuto pubblicamente contro  provvedimenti che contemplassero unioni diverse dalla 'famiglia tradizionale'. “Non abbiamo intenzione di imporre i nostri principi religiosi agli altri, ma crediamo che l'istituto del matrimonio sia centrale nella formazione di una società prospera e che metterne in discussione i cardini porterebbe a un degradamento della stessa” si legge in una nota condivisa alcuni mesi fa da sigle come Agudath Israel, Nation Council of Young Israel, Orthodox Union e Rabbinical Council of America.
Poche ore dopo la sentenza la Union of Orthodox Jewish Congregations of America ha comunque sottolineato: “L'ebraismo dice chiaramente che l'unico matrimonio possibile è quello tra uomo e donna: le nostre convinzioni restano dunque inalterate. Allo stesso tempo però ci è stato insegnato a rispettare ogni individuo e a condannare con forza qualsiasi forma di discriminazione”.

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USA, condannata associazione DI CIARLATANI
"Sei gay? Ti curiamo noi"
Promettevano di “correggere” le pulsioni dei loro assistiti attraverso una terapia che, assicuravano, ne avrebbe segnato il distacco dall'omosessualità. Sono stati condannati da una corte del New Jersey perché la loro iniziativa è stata giudicata contraria alle leggi dello Stato.
È la sorte toccata ai fondatori e animatori di Jews Offering New Alternatives for Healing, associazione ebraica no profit che si attribuiva un patentino di scientificità ma dietro alla quale si celava invece un gruppo di ciarlatani che, tra l'altro, spingevano i propri clienti a prendere letteralmente a racchettate dei cuscini, in quanto rappresentazione simbolica di una madre che avrebbe instillato nel figlio i cromosomi dell'omosessualità. 
A rivolgersi alla Jonah, acronimo dell'associazione, erano stati alcuni giovani dell'ambiente ebraico ortodosso, emarginati per le loro pulsioni e desiderosi di acquistare una diversa considerazione nel loro ambiente di riferimento.
Proponevano “nuove alternative” gli autori della truffa, ufficialmente riconosciuti come tali proprio nelle ore in cui la corte suprema degli Stati Uniti scrive una pagina di storia destinata a lasciare il segno nella grande democrazia americana.


(Nell'immagine un testimone dell'accusa)
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AL MUSEO NAHON
L'antico volto di Mantova ebraica

raccontato da Gerusalemme
Scorrono le immagine e risuonano le musiche. Un magnifico Aron HaKodesh (l’arca in cui vengono riposti i rotoli della Torah), riccamente decorato e risalente al XVI secolo, le pagine degli archivi comunitari, la sinagoga, mappe della città, manoscritti, oggetti rituali. È un autentico tuffo nelle profondità della storia di Mantova ebraica quello proposto dal Museo di Arte ebraica italiana di Gerusalemme Umberto Nahon. Un tuffo offerto con strumenti un po’ speciali: non la necessità di recarsi in loco per una tradizionale mostra, ma un link per scoprire tutti i tesori della città lombarda dal proprio computer. Il progetto, curato dalla conservatrice del museo Andreina Contessa e realizzato da Moshe Caine dell’Hadassah College, è stato sponsorizzato anche dal ministero della Cultura di Israele. “Mantova a Gerusalemme” è infatti la prima mostra virtuale ad apparire nel Portale Nazionale dei Musei del paese e fungerà da prototipo per le future mostre ospitate dal portale.
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pagine ebraiche luglio 2015
Roma e la sfida dell'unità
“Basta conflitti, è il momento dell’unità”. È quanto sostiene Ruth Dureghello, prima donna chiamata a guidare la Comunità romana, nell’ampia intervista che apre il numero di luglio del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche in distribuzione.
Oltre a Roma, sono numerose le Comunità che hanno rinnovato i propri Consigli nelle scorse settimane. Da Padova a Vercelli, da Parma a Napoli: Pagine Ebraiche fa il quadro sulle conferme e sulle new entry. Nella prima categoria i consiglieri UCEI Davide Romanin Jacur (Padova), Giorgio Giavarini (Parma) e Rossella Bottini Treves (Vercelli). A Napoli invece Lydia Schapirer succede a Pierluigi Campagnano (designato alla vicepresidenza).

Nelle prime pagine anche un quadro su due iniziative organizzate dalla redazione UCEI in queste settimane: il seminario Mercato e Valori, realizzato con il supporto della Comunità di Firenze, che si è rivelato un importante momento di confronto su diversi temi: dalle diseguaglianze economiche all’emergenza migranti, dal futuro dell’editoria italiana al ruolo delle minoranze; la settima edizione alle porte di Redazione aperta, annuale appuntamento organizzato con il sostegno della Comunità ebraica triestina che offrirà a tutti i partecipanti l’opportunità di condividere il lavoro quotidiano e i progetti più ad ampio respiro della redazione attraverso giornate scandite da un fitto calendario di iniziative e incontri.

Conoscere Israele, capirne i punti di forza e curarne le fragilità, richiamare l’attenzione sui nodi più profondi. Questi gli obiettivi delle pagine che vanno sotto il titolo di “Realtà di Israele”, un nuovo spazio per comprendere lo Stato ebraico nella sua complessità.
Uno stimolo per combattere la demenza digitale che favorisce la propagazione dell’antisemitismo e dell’odio velenoso contro Israele, ma anche i danni causati da chi cavalca le stesse modalità espressive e gli stessi metodi nella direzione opposta.
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pilpul
L'afasia europea
C’è ben poco da aggiungere, alla ridda di parole che sono state dette, in quest’ultima occasione come in quelle precedenti, riguardo alle mortifere manifestazioni del radicalismo islamista. Uno dei problemi, semmai, è proprio questo, ossia che mentre le parole, a partire dalla sequela di condanne, si sprecano i fatti, invece, difettano. I fatti che dovrebbero costituire da argine rispetto a un delirio criminale senza fine, che tuttavia si alimenta da sé nella misura in cui sta creando, alimentando e riproducendo, oramai da molto tempo, un’economia parallela, società disperate e quindi ricattabili, una pseudopolitica fatta di proclami identitari ai quali si accompagna la morte, ovvero la distruzione del debolissimo tessuto democratico nell’Africa mediterranea e nel Medio Oriente, laddove questo già sussisteva o cercava di germogliare. Quindi, a conti fatti, in pochi luoghi e come tali ancora più preziosi. Ecco, lo scenario si fa maggiormente angosciante se si mettono in rapporto questi due aspetti: da una parte c’è la cruda determinazione di organismi che usano la morte per promuovere se stessi così come un progetto politico, tutt’altro che unitario nelle egemonie che vorrebbe imporre ma senz’altro unificato sul piano dei metodi e degli obiettivi; dall’altra c’è una fragilità ricorrente che è quella di chi dovrebbe sapere come dire di no, avendone gli strumenti, e sembra invece aggrapparsi ad una quotidianità fatta di proclami del genere «mai più!» nel mentre pare già essere passato oltre, ad occuparsi di altre cose. Pensando ancora, forse, che “quel” problema sia essenzialmente una questione interna a società diverse dalle nostre, così come “lontane”. Se mai di ciò si trattasse, sarebbe allora bene recedere immediatamente da questa illusione. Poiché il terrorismo islamista è anche un frutto marcio, ma potente, della globalizzazione. Circola come un veleno, a suo agio nelle contraddizioni che non solo paesi fortemente diseguali come quelli mediorientali esprimono già da sé, ma anche, oramai, all’interno dei nostri. È del tutto illusorio pensare che lo si possa relegare a certi luoghi, consegnare a determinati contesti, in un’espressione fermarlo sulla linea dell’uscio di casa. Se cedono quei paesi maghrebini che hanno cercato fino ad oggi di resistere, seguendo quindi il “modello libico”, del cui caos una parte della politica europea ha non poche responsabilità, il rischio molto concreto è che ciò a cui abbiamo di nuovo assistito in questi ultime ore sia solo una premessa di tragedia a venire. In casa nostra.

Claudio Vercelli






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