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29 giugno 2015 - 12 Tamuz 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
Ritengo che le fonti classiche della letteratura rabbinica non affermino specificamente che un’attrazione personale e interiore omosessuale sia intrinsecamente peccaminosa, anche se considerata innaturale. Tuttavia, è bene sottolineare che colui che abbia praticato rapporti omosessuali lasciando che le sue attrazioni innaturali trovino il loro compimento, è responsabile davanti a D-o per le sue azioni.
Se però egli fa Teshuvah (pentimento), ad esempio cessando le azioni immorali, pentendosi di quello che ha fatto, scusandosi personalmente con D-o, promettendo di non ripetere mai più tali comportamenti, egli può essere perdonato da D-o (in modo simile a tutte le altre trasgressioni).
In quest’ottica, nessun’etica edonistica, anche se chiamata ‘amore’, può giustificare l’omosessualità più di quanto possa legittimare l’adulterio o l’incesto, per quanto questi atti possano talvolta essere genuinamente interpretati come ‘amore e consenso reciproco’. Da questo punto di vista quindi è possibile considerare l’omosessuale ebreo come si considera un ebreo che non sia osservante in qualsiasi altra maniera, come, ad esempio, un ebreo che guidi il giorno del Shabbat, o colui che non segua le prescrizioni della casherut, ecc… Nello stesso tempo però, non si istiga una ‘caccia alle streghe’ contro coloro che sono già singoli membri di una comunità. Si afferma quindi con vigore la tradizionale prescrizione per l’eterosessualità dal punto di vista Halakhico, ma nello stesso tempo non ci si oppone alla piena parità civile per gay e lesbiche nella società civile, nella vita nazionale e istituzionale, in una dimensione puramente secolare.
 
Anna
Foa,
storica
La notizia che migliaia di persone siano scese in piazza a Sousse per manifestare contro il terrorismo è di quelle che ti sembrano come se una luce apparisse in mezzo all’oscurità più fitta. E pensi che allora non tutto è perduto. Quei tunisini, uomini e donne, che sono scesi in piazza nel luogo dove poco prima si era realizzato il massacro, cantando l’inno nazionale, hanno compiuto un gesto di coraggio che noi, dai nostri paesi democratici dove le manifestazioni sono senza rischi, non ci immaginiamo neppure. Queste persone ci dicono che la rivoluzione in Tunisia ha messo davvero in moto un processo di democratizzazione. Che il cammino verso la democrazia è possibile ovunque, anche in paesi musulmani. E che noi non dobbiamo abbandonarli, perchè la loro sorte è la nostra sorte.
 
 
 
Accordo nucleare in Iran,
troppi nodi da risolvere
Era fissato a domani il termine per la firma dell’accordo sul nucleare iraniano tra Teheran e le potenze occidentali. Ma un accordo definitivo non è stato raggiunto per cui i negoziati continueranno oltre la data prevista. Troppi i nodi ancora da risolvere. “E – scrive oggi la Stampa – mentre le parti impegnate nel colloqui, i Paesi del 5+1 (Usa, Gran Bretagna, Cina, Francia e Germania), restano a Vienna, il ministro degli Esteri iraniano Zarif è tornato a Teheran per un giorno di consultazioni con i leader del Paese”. Gli argomenti più spinosi che limitano l’accordo, aspramente criticato da Israele preoccupato per la sua sicurezza, sono le modalità di monitoraggio e le limitazioni che l’Occidente vorrebbe porre al programma nucleare iraniano.
 
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  davar
La manifestazione internazionale a ginevra
Il mondo ebraico va in piazza:

"Per Israele chiediamo giustizia"
“La sfida più grande e priorità più importante per noi è che il Consiglio per i Diritti umani sia equo nel giudizio di tutti i suoi membri, altrimenti perde la sua efficacia e dunque la sua ragione di esistere” ha dichiarato nelle scorse ore a Ginevra Robert Singer, direttore del World Jewish Congress.

Al suo fianco decine di istituzioni e organizzazioni ebraiche, riunitesi oggi nella città svizzera per protestare contro il trattamento riservato a Israele dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc). Una protesta indetta in concomitanza con la presentazione proprio a Ginevra, sede dell’Unhrc, del rapporto stilato da una commissione Onu sul conflitto esploso lo scorso anno a Gaza tra Israele e Hamas. Nel rapporto (pubblicato lo scorso 22 giugno), duramente contestato dal governo di Gerusalemme, si accusa sia l’esercito israeliano sia i terroristi di Hamas di “crimini di guerra” e violazioni del diritto internazionale.
Vogliamo chiarire alle Nazioni Unite che applicare due pesi e due misure nel giudicare Israele, dipingendolo falsamente come un violatore seriale dei diritti umani o anche solo mettendo uno Stato democratico nella medesima categoria di Hamas e di altre organizzazioni terroristiche non solo è ingiusto, ma danneggia gravemente anche la reputazione dell’Onu e la salvaguardia dei diritti umani stessi”.
L’appello di Singer, a nome del World Jewish Congress, organizzazione che ha promosso la manifestazione odierna, nata per sottolineare il pregiudizio dimostrato sino ad oggi dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu nei confronti di Israele: basti pensare che dalla sua creazione (nel 2006), il 35 per cento dei rapporti discussi in seo al Consiglio erano legati a Israele.

Francesca Matalon

(Nell'immagine in alto la protesta a Ginevra, in basso l'intervento del direttore del World Jewish Congress Robert Singer).
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l'intervento del rav jonathan sacks
'Le guerre si vincono con le armi Alla pace si arriva con le idee'
Nel 2003 ero con il professor Bernard Lewis, grande studioso dell’Islam, quando gli venne chiesta una previsione su cosa sarebbe successo in Iraq.
La sua risposta fu memorabile: “Sono uno storico, per cui posso fare previsioni solo sul passato. Per di più sono uno storico in pensione, per cui perfino il mio passato è superato”.
Memore di quella risposta faccio solo la previsione più semplice possibile, ossia che la battaglia contro Al Qaeda, Al Shabaab, Boko Haram, ISIS e le loro altre infinite varianti sarà il conflitto che definisce la prossima generazione. E per ovvie ragioni. Primo, come hanno spiegato Ori Brafman e Rod Beckstrom nel loro libro The Starfish and the Spider c’è una differenza tra una stella marina e un ragno: un ragno, se decapitato, muore, mentre una stella marina può rigenerarsi interamente a partire da anche uno solo dei suoi raggi.
L’Islam radicale è come una stella marina, non come un ragno, e anche se Al Qaeda e ISIS venissero sconfitti, tornerebbero in altra forma, e con altri nomi. In secondo luogo nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi quattordici anni dall’Occidente, l’Islam radicale è oggi molto più forte di quanto non fosse allora.
Come ha scritto Moses Naim in “The End of Power”, le guerre asimmetriche consegnano sempre più spesso la vittoria nelle mani del fronte militarmente più debole. I termini di conflitto stanno cambiando e noi non abbiamo ancora trovato una risposta a questa forma dirompente di innovazione.
Terzo, ci troviamo di fronte un fenomeno ignoto all’Occidente sin dalle guerre di religione del XVI e del XVII secolo, che quando terminavano in un luogo ricominciavano in un altro, finendo per durare più di un secolo.
Gli stessi fattori di allora sono ancora presenti: il malcontento per il potere, diffusamente percepito come corrotto (la Chiesa cattolica allora, i regimi nazionalisti laici oggi); la protesta che prende forma religiosa, in un tentativo di tornare alla primitiva purezza della fede come era in principio; e la rivoluzione delle tecnologie dell’informazione, che ha permesso a coloro che altrimenti sarebbero stati gruppi marginali di insoddisfatti di aggirare tutte le strutture di potere esistenti. Poi la rivoluzione della stampa, con YouTube, Facebook e gli altri social media, di cui ISIS è fra gli utenti più esperti.

Rav Jonathan Sacks

(Questo discorso è stato pronunciato da rav Sacks alla “UK-Israel Shared Strategic Challenges Conference” che si è tenuta a Londra il 22 giugno scorso. La traduzione è di Ada Treves)
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israele - la visita del capo della farnesina
Gentiloni e la pace da rilanciare

Ancora giorni di tensione in Israele, mentre inizia in queste ore la visita nella regione del ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. Una soldatessa dell’esercito di Difesa israeliano è stata accoltellata nei pressi di Betlemme da una donna palestinese. I media israeliani riportano che la vittima dell’assalto, ventenne, già ricoverata all’ospedale Hadassa di Gerusalemme, avrebbe subito delle ferite al collo e sarebbe in condizioni tra il moderato e il serio.
In attesa della visita nella regione del premier Matteo Renzi, in programma a luglio, come annunciato dal viceministro degli Esteri israeliano Tzipi Hotovely nel corso della sua visita a Expo la scorsa settimana, fitta l’agenda del titolare della Farnesina, in missione in Medio Oriente con l’obiettivo, tra le altre cose, di cercare di riaprire la strada per i negoziati di pace tra israeliani e palestinesi.
Nella giornata di martedì, Gentiloni incontrerà il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Reuven Rivlin. Prevista inoltre una visita allo Yad Vashem e al Tempio e Museo di arte ebraica italiana U. Nahon, dove il ministro avrà modo di intrattenersi con i rappresentanti della Hevrat Yehudei Italia, l’associazione degli italiani di Gerusalemme. Ad accompagnare Gentiloni nella visita sarà anche l’ambasciatore in Israele Francesco Maria Talò.

Qui Milano - Il corso dell'Ame
Rispettare la dignità del paziente
Un corso di etica medica dedicato alla cura dei pazienti e al rispetto della loro dignità. È il tema su cui si incardina l’iniziativa “Insieme per prenderci cura”, il corso che prenderà il via domani presso l’Aula magna Mangiagalli del Policlinico di Milano.

Un progetto nato dalla collaborazione dell’Associazione Medica Ebraica con la Biblioteca Ambrosiana, il Coreis, il Collegio Ipasvi e la Fondazione Irccs Ca’ Granda, ideato per confrontarsi su un processo di cura che tenga conto della dimensione spirituale della persona assistita, con particolare riferimento alle tre religioni monoteiste: Islam, Cristianesimo, Ebraismo. Il primo appuntamento (ore 17.00) sarà dedicato a “L’umanizzazione dell’ospedale: dall’architettura alla multiculturalità”, a cui seguiranno altri otto appuntamenti che daranno diritto a crediti Ecm per gli operatori della sanità e crediti formativi per gli studenti.
“Al centro del nostro programma poniamo l’attenzione alla persona umana, con la sua dignità, integrità fisica, morale e spirituale, messa alla prova dalla situazione di fragilità e bisogno indotta dalla malattia”, aveva evidenziato il presidente dell’Ame Giorgio Mortara (nella foto) nel presentare il progetto lo scorso aprile.
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elezioni
Mantova, Colorni alla presidenza
Sarà nuovamente Emanuele Colorni a guidare la Comunità ebraica di Mantova. I risultati delle elezioni della piccola Keillah lombarda hanno infatti sancito la sua conferma alla presidenza della Comunità, incarico già ricoperto dal 2012 a oggi.  Colorni è inoltre vicepresidente di “Man Tovà – La città della manna buona”, l'associazione culturale che anima la città con incontri sulla tradizione ebraica, l'eredità mantovana e i suoi sapori.
In Consiglio sono stati eletti inoltre Miriam Jarè, che ricoprirà il ruolo di Segretario e Aldo Norsa, che avrà l'incarico di Consigliere. 

Informazione - international edition
Solidarietà e futuro
“Quando abbiamo capito che potevamo fare qualcosa per aiutare queste persone nel mezzo della tragedia, ci siamo detti che questa era la nostra missione, che non potevamo girare la testa dall’altra parte”. Riprende le parole di Roberto Jarach, vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, la rubrica Italics della settimana a firma di Daniela Gross.
Raccontati al pubblico internazionale di Pagine Ebraiche sono il dramma dei migranti che raggiungono l’Italia a migliaia e l’iniziativa del Memoriale di Milano di allestire al suo interno un’area per accoglierli durante la notte.
Una donna al vertice della Comunità ebraica di Roma. Ruth Dureghello è la prima presidente della storia. Pagine Ebraiche International Edition ne traccia un ritratto, riprendendo anche i contenuti di un colloquio pubblicato sul numero di luglio del giornale dell’ebraismo italiano, attualmente in distribuzione.


Rossella Tercatin
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pilpul
 Oltremare - Generazioni
Il passare delle generazioni è di solito una espressione astratta. A meno che uno non si trovi per un’ora nel riquadro colorato pieno di fiori con intorno la bianchissima piazza rettangolare formata dall’Habima e dall’Auditorium, in centro a Tel Aviv. In centro alla mia Tel Aviv, se non altro. Come ogni città, oguno ha la sua.
Arrivando in una sera di inizio d’estate, alla fine di un giugno per niente appiccicaticcio e afoso, La spianata è occupata in maggioranza da bambini saltellanti e ovviamente a piedi nudi, che si appendono ai piccoli alberelli piantati pochi anni fa, quasi fatti su misura per loro, corrono o gattonano sui passaggi in legno fra le aiuole curatissime e dai colori così forti da dare un piccolo giramento di testa.
La luce del tramonto esalta il colore di ogni triangolo fiorito che compone il giardino, contro il bianco assoluto della piazza e dei palazzi intorno. La musica classica o jazz diffusa dagli altoparlanti mimetizzati nei gradini intorno al giardino, su cui ci si siede, aggiungerebbe un tocco di perfetta poesia, se non fosse che il brulicare di umanità e bambini la copre del tutto. Ma ecco che il passaggio delle generazioni avviene, sotto i nostri occhi
.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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