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Paolo Sciunnach,
insegnante
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Ritengo
che le fonti classiche della letteratura rabbinica non affermino
specificamente che un’attrazione personale e interiore omosessuale sia
intrinsecamente peccaminosa, anche se considerata innaturale. Tuttavia,
è bene sottolineare che colui che abbia praticato rapporti omosessuali
lasciando che le sue attrazioni innaturali trovino il loro compimento,
è responsabile davanti a D-o per le sue azioni.
Se però egli fa Teshuvah (pentimento), ad esempio cessando le azioni
immorali, pentendosi di quello che ha fatto, scusandosi personalmente
con D-o, promettendo di non ripetere mai più tali comportamenti, egli
può essere perdonato da D-o (in modo simile a tutte le altre
trasgressioni).
In quest’ottica, nessun’etica edonistica, anche se chiamata ‘amore’,
può giustificare l’omosessualità più di quanto possa legittimare
l’adulterio o l’incesto, per quanto questi atti possano talvolta essere
genuinamente interpretati come ‘amore e consenso reciproco’. Da questo
punto di vista quindi è possibile considerare l’omosessuale ebreo come
si considera un ebreo che non sia osservante in qualsiasi altra
maniera, come, ad esempio, un ebreo che guidi il giorno del Shabbat, o
colui che non segua le prescrizioni della casherut, ecc… Nello stesso
tempo però, non si istiga una ‘caccia alle streghe’ contro coloro che
sono già singoli membri di una comunità. Si afferma quindi con vigore
la tradizionale prescrizione per l’eterosessualità dal punto di vista
Halakhico, ma nello stesso tempo non ci si oppone alla piena parità
civile per gay e lesbiche nella società civile, nella vita nazionale e
istituzionale, in una dimensione puramente secolare.
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Anna
Foa,
storica
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La
notizia che migliaia di persone siano scese in piazza a Sousse per
manifestare contro il terrorismo è di quelle che ti sembrano come se
una luce apparisse in mezzo all’oscurità più fitta. E pensi che allora
non tutto è perduto. Quei tunisini, uomini e donne, che sono scesi in
piazza nel luogo dove poco prima si era realizzato il massacro,
cantando l’inno nazionale, hanno compiuto un gesto di coraggio che noi,
dai nostri paesi democratici dove le manifestazioni sono senza rischi,
non ci immaginiamo neppure. Queste persone ci dicono che la rivoluzione
in Tunisia ha messo davvero in moto un processo di democratizzazione.
Che il cammino verso la democrazia è possibile ovunque, anche in paesi
musulmani. E che noi non dobbiamo abbandonarli, perchè la loro sorte è
la nostra sorte.
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Accordo nucleare in Iran,
troppi nodi da risolvere |
Era
fissato a domani il termine per la firma dell’accordo sul nucleare
iraniano tra Teheran e le potenze occidentali. Ma un accordo definitivo
non è stato raggiunto per cui i negoziati continueranno oltre la data
prevista. Troppi i nodi ancora da risolvere. “E – scrive oggi la Stampa
– mentre le parti impegnate nel colloqui, i Paesi del 5+1 (Usa, Gran
Bretagna, Cina, Francia e Germania), restano a Vienna, il ministro
degli Esteri iraniano Zarif è tornato a Teheran per un giorno di
consultazioni con i leader del Paese”. Gli argomenti più spinosi che
limitano l’accordo, aspramente criticato da Israele preoccupato per la
sua sicurezza, sono le modalità di monitoraggio e le limitazioni che
l’Occidente vorrebbe porre al programma nucleare iraniano.
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La manifestazione internazionale a ginevra
Il mondo ebraico va in piazza:
"Per Israele chiediamo giustizia"
“La
sfida più grande e priorità più importante per noi è che il Consiglio
per i Diritti umani sia equo nel giudizio di tutti i suoi membri,
altrimenti perde la sua efficacia e dunque la sua ragione di esistere”
ha dichiarato nelle scorse ore a Ginevra Robert Singer, direttore del
World Jewish Congress.
Al
suo fianco decine di istituzioni e organizzazioni ebraiche, riunitesi
oggi nella città svizzera per protestare contro il trattamento
riservato a Israele dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni
Unite (Unhrc). Una protesta indetta in concomitanza con la
presentazione proprio a Ginevra, sede dell’Unhrc, del rapporto stilato
da una commissione Onu sul conflitto esploso lo scorso anno a Gaza tra
Israele e Hamas. Nel rapporto (pubblicato lo scorso 22 giugno),
duramente contestato dal governo di Gerusalemme, si accusa sia
l’esercito israeliano sia i terroristi di Hamas di “crimini di guerra”
e violazioni del diritto internazionale.
“Vogliamo
chiarire alle Nazioni Unite che applicare due pesi e due misure nel
giudicare Israele, dipingendolo falsamente come un violatore seriale
dei diritti umani o anche solo mettendo uno Stato democratico nella
medesima categoria di Hamas e di altre organizzazioni terroristiche non
solo è ingiusto, ma danneggia gravemente anche la reputazione dell’Onu
e la salvaguardia dei diritti umani stessi”.
L’appello
di Singer, a nome del World Jewish Congress, organizzazione che ha
promosso la manifestazione odierna, nata per sottolineare il
pregiudizio dimostrato sino ad oggi dal Consiglio per i diritti umani
dell’Onu nei confronti di Israele: basti pensare che dalla sua
creazione (nel 2006), il 35 per cento dei rapporti discussi in seo al
Consiglio erano legati a Israele.
Francesca Matalon
(Nell'immagine in alto la protesta a Ginevra, in basso l'intervento del direttore del World Jewish Congress Robert Singer).
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l'intervento del rav jonathan sacks 'Le guerre si vincono con le armi Alla pace si arriva con le idee'
Nel
2003 ero con il professor Bernard Lewis, grande studioso dell’Islam,
quando gli venne chiesta una previsione su cosa sarebbe successo in
Iraq.
La sua risposta fu memorabile: “Sono uno storico, per cui posso fare
previsioni solo sul passato. Per di più sono uno storico in pensione,
per cui perfino il mio passato è superato”.
Memore di quella risposta faccio solo la previsione più semplice
possibile, ossia che la battaglia contro Al Qaeda, Al Shabaab, Boko
Haram, ISIS e le loro altre infinite varianti sarà il conflitto che
definisce la prossima generazione. E per ovvie ragioni. Primo, come
hanno spiegato Ori Brafman e Rod Beckstrom nel loro libro The Starfish
and the Spider c’è una differenza tra una stella marina e un ragno: un
ragno, se decapitato, muore, mentre una stella marina può rigenerarsi
interamente a partire da anche uno solo dei suoi raggi.
L’Islam radicale è come una stella marina, non come un ragno, e anche
se Al Qaeda e ISIS venissero sconfitti, tornerebbero in altra forma, e
con altri nomi. In secondo luogo nonostante gli sforzi compiuti negli
ultimi quattordici anni dall’Occidente, l’Islam radicale è oggi molto
più forte di quanto non fosse allora.
Come ha scritto Moses Naim in “The End of Power”, le guerre
asimmetriche consegnano sempre più spesso la vittoria nelle mani del
fronte militarmente più debole. I termini di conflitto stanno cambiando
e noi non abbiamo ancora trovato una risposta a questa forma dirompente
di innovazione.
Terzo, ci troviamo di fronte un fenomeno ignoto all’Occidente sin dalle
guerre di religione del XVI e del XVII secolo, che quando terminavano
in un luogo ricominciavano in un altro, finendo per durare più di un
secolo.
Gli stessi fattori di allora sono ancora presenti: il malcontento per
il potere, diffusamente percepito come corrotto (la Chiesa cattolica
allora, i regimi nazionalisti laici oggi); la protesta che prende forma
religiosa, in un tentativo di tornare alla primitiva purezza della fede
come era in principio; e la rivoluzione delle tecnologie
dell’informazione, che ha permesso a coloro che altrimenti sarebbero
stati gruppi marginali di insoddisfatti di aggirare tutte le strutture
di potere esistenti. Poi la rivoluzione della stampa, con YouTube,
Facebook e gli altri social media, di cui ISIS è fra gli utenti più
esperti.
Rav Jonathan Sacks
(Questo discorso è stato
pronunciato da rav Sacks alla “UK-Israel Shared Strategic Challenges
Conference” che si è tenuta a Londra il 22 giugno scorso. La traduzione
è di Ada Treves)
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israele - la visita del capo della farnesina
Gentiloni e la pace da rilanciare
Ancora
giorni di tensione in Israele, mentre inizia in queste ore la visita
nella regione del ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. Una
soldatessa dell’esercito di Difesa israeliano è stata accoltellata nei
pressi di Betlemme da una donna palestinese. I media israeliani
riportano che la vittima dell’assalto, ventenne, già ricoverata
all’ospedale Hadassa di Gerusalemme, avrebbe subito delle ferite al
collo e sarebbe in condizioni tra il moderato e il serio.
In attesa della visita nella regione del premier Matteo Renzi, in
programma a luglio, come annunciato dal viceministro degli Esteri
israeliano Tzipi Hotovely nel corso della sua visita a Expo la scorsa
settimana, fitta l’agenda del titolare della Farnesina, in missione in
Medio Oriente con l’obiettivo, tra le altre cose, di cercare di
riaprire la strada per i negoziati di pace tra israeliani e palestinesi.
Nella giornata di martedì, Gentiloni incontrerà il primo ministro
israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente Reuven Rivlin. Prevista
inoltre una visita allo Yad Vashem e al Tempio e Museo di arte ebraica
italiana U. Nahon, dove il ministro avrà modo di intrattenersi con i
rappresentanti della Hevrat Yehudei Italia, l’associazione degli
italiani di Gerusalemme. Ad accompagnare Gentiloni nella visita sarà
anche l’ambasciatore in Israele Francesco Maria Talò.
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Qui Milano - Il corso dell'Ame
Rispettare la dignità del paziente
Un
corso di etica medica dedicato alla cura dei pazienti e al rispetto
della loro dignità. È il tema su cui si incardina l’iniziativa “Insieme
per prenderci cura”, il corso che prenderà il via domani presso l’Aula
magna Mangiagalli del Policlinico di Milano.
Un
progetto nato dalla collaborazione dell’Associazione Medica Ebraica con
la Biblioteca Ambrosiana, il Coreis, il Collegio Ipasvi e la Fondazione
Irccs Ca’ Granda, ideato per confrontarsi su un processo di cura che
tenga conto della dimensione spirituale della persona assistita, con
particolare riferimento alle tre religioni monoteiste: Islam,
Cristianesimo, Ebraismo. Il primo appuntamento (ore 17.00) sarà
dedicato a “L’umanizzazione dell’ospedale: dall’architettura alla
multiculturalità”, a cui seguiranno altri otto appuntamenti che daranno
diritto a crediti Ecm per gli operatori della sanità e crediti
formativi per gli studenti.
“Al centro del nostro programma poniamo l’attenzione alla persona
umana, con la sua dignità, integrità fisica, morale e spirituale, messa
alla prova dalla situazione di fragilità e bisogno indotta dalla
malattia”, aveva evidenziato il presidente dell’Ame Giorgio Mortara
(nella foto) nel presentare il progetto lo scorso aprile.
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Oltremare
- Generazioni |
Il
passare delle generazioni è di solito una espressione astratta. A meno
che uno non si trovi per un’ora nel riquadro colorato pieno di fiori
con intorno la bianchissima piazza rettangolare formata dall’Habima e
dall’Auditorium, in centro a Tel Aviv. In centro alla mia Tel Aviv, se
non altro. Come ogni città, oguno ha la sua.
Arrivando in una sera di inizio d’estate, alla fine di un giugno per
niente appiccicaticcio e afoso, La spianata è occupata in maggioranza
da bambini saltellanti e ovviamente a piedi nudi, che si appendono ai
piccoli alberelli piantati pochi anni fa, quasi fatti su misura per
loro, corrono o gattonano sui passaggi in legno fra le aiuole
curatissime e dai colori così forti da dare un piccolo giramento di
testa.
La luce del tramonto esalta il colore di ogni triangolo fiorito che
compone il giardino, contro il bianco assoluto della piazza e dei
palazzi intorno. La musica classica o jazz diffusa dagli altoparlanti
mimetizzati nei gradini intorno al giardino, su cui ci si siede,
aggiungerebbe un tocco di perfetta poesia, se non fosse che il
brulicare di umanità e bambini la copre del tutto. Ma ecco che il
passaggio delle generazioni avviene, sotto i nostri occhi.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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