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19 luglio 2015 - 3 Av 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Jonathan Sacks, rabbino
L'odio ferisce chi è odiato, ma distrugge colui che odia.
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
I fatti degli ultimi giorni preoccupano giustamente tutti i democratici. In Italia c’è il razzismo. Non è un residuo di un altro tempo, ma un modo di esprimere l’identità nazionale di questo nostro tempo.
Dunque si tratta di dare una risposta al razzismo che c’è trattando questo problema non come un malinteso o come ‘buona fede estorta’.
Quella convinzione, tuttavia, trae forza anche da altro. E qui non c’entra il razzismo, ma la crisi della democrazia.
 
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L’emergenza profughi
e la xenofobia in Italia
La rabbia contro gli immigrati delle periferie italiane, da quelle romane a quelle venete, protagonista oggi delle riflessioni di molti quotidiani. Corriere e Repubblica tornano a Casale San Nicola (provincia di Roma) per raccontare il clima che si respira nel quartiere dove venerdì corso manifestanti contrari all'arrivo di alcuni migranti si sono scontrati con la polizia. A guidare le violenze, i militanti di Casapound. “I fascisti ci hanno usato per avere una ribalta”, dichiara uno dei manifestanti al Corriere mentre una delle donne che guida il presidio anti-immigrati - 19 i profughi ospitati nelle strutture di Casale San Nicola, “Tutti sono da dieci mesi in Italia, identificati con le impronte, in attesa dello status di rifugiato e iscritti al servizio sanitario, parlano o studiano italiano” spiega la cooperativa a cui sono affidati - , dichiara “Noi non siamo razzisti! Noi proteggiamo solo il nostro territorio dagli extra-comunitari!”. A cavalcare la rabbia dei cittadini, Casapound e la Lega di Matteo Salvini, protagonista nelle stesse ore di un'altra violenta manifestazione anti-immigrati, questa volta in Veneto, a Quinto. Qui l'arrivo dei migranti è stato impedito con la forza e il tentativo è di ripetere il blocco anche a Eraclea, altra cittadina veneta. “Qui finché non se ne andranno”, dichiara Salvini, appoggiato dal governatore Luca Zaia (Corriere del Veneto).

Cacciare i rifugiati. Furio Colombo sul Fatto Quotidiano analizza il clima anti-immigrati che percorre la penisola (e non solo) e punta il dito contro la politica e chi fomenta questo clima di tensione. “C’era uno squallido presidente di Regione che si è recato sul posto a dare il sigillo d’approvazione della autorità allo squarciare dei materassi, - scrive Colombo in riferimento alla manifestazione di Quinto- e alla cacciata dei cento rifugiati accampati in case senza luce, dicendo le frasi senza senso 'stanno africanizzando il Veneto', 'porta no qui tutta l’Africa', la stessa immatura menzogna dei bulli che pestano a scuola i ragazzini immigrati”.

Xenofobia o neorazzismo. Secondo lo storico Franco Cardini, intervistato da La Stampa, quanto sta accadendo in Italia non è razzismo ma xenofobia: “Quando il fenomeno del diverso smette di essere affascinante e di suscitare curiosità, - dichiara Cardini - ma diventa massiccio e quindi minaccioso, a prevalere è il pregiudizio, e l’africano torna a essere negraccio schifoso”. Per lo storico la soluzione è applicare il sistema di integrazione adottato in Germania con l'immigrazione turca. Di neorazzismo scrive invece Donatella Di Cesare sul Corriere della Sera per definire quanto accade in Italia: il neorazzismo “può fare a meno di parlare di «razze»; basta richiamarsi all'ideale per cui “ognuno deve vivere nel proprio paese» e all'esigenza di rimettere a posto gli individui”.


Mogherini e l'accordo modello. “L'accordo è stato reso necessario dall'assenza di fiducia. L'Iran ha ogni interesse a realizzarlo, così come la comunità internazionale ha interesse ad appoggiarli. Sulle regole si può ricostruire la fiducia”, così il capo della diplomazia europea Federica Mogherini descrive l'accordo sul nucleare siglato dalle potenze occidentali con l'Iran. Un accordo che, per Mogherini, potrà essere un modello per altre crisi internazionali. E sulle critiche del primi ministro Benjamin Netanyahu all'intesa con il regime degli Ayatollah, Mogherini sostiene che: “il pericolo numero uno della regione è il sovrapporsi di diversi stati di crisi. Ho spiegato a Netanyahu che tutto era nell'interesse d'Israele e dell'intera regione. Non aumenta il rischio. Lo diminuisce”.

Khamenei, “morte agli Usa e a Israele”. Torna a farsi sentire la voce della guida suprema iraniana, l'ayatollah Khamenei, invocando la distruzione del nemico americano e di Israele (La Stampa). In un discorso per la fine del Ramadan (festività segnata da violenze in tutto il Medio Oriente, come racconta Guido Olimpio sul Corriere) Khameni alza muri al dialogo con gli americani e usa la nota retorica anti-israeliana. Per il Fatto, un linguaggio che denuncia il tentativo di mantenere il controllo sull'area ultraconservatrice iraniana, contraria all'accordo siglato con le potenze occidentali.
 
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  davar
i lavori delL'ASSISE DEL’EBRAISMO ITALIANO
Strategia delle risorse e Bilancio
Il Consiglio progetta il futuro

La presentazione e l’attenta analisi dei confortanti risultati della raccolta Otto per mille di quest’anno, che fa registrare un livello di adesioni mai raggiunto in precedenza, l’approvazione del Bilancio 2014, un caloroso saluto alla nuova presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, che si è rivolta ai Consiglieri manifestando apprezzamento e speranza per una fase di costruttiva collaborazione e di intesa fra le diverse realtà ebraiche. I lavori del Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si sono aperti affrontando i complessi temi di un intenso ordine del giorno in un clima di dibattito aperto e di stretta collaborazione fra i Consiglieri. Dopo aver ascoltato la relazione introduttiva del Presidente dell’Unione Renzo Gattegna, un documento che assume anche una forte valenza programmatica, e la relazione dell’assessore al Bilancio Noemi Di Segni, il Consiglio ha approvato il Bilancio all’unanimità. I lavori proseguono nel corso della giornata, prendendo in considerazione anche numerosi altri temi, come il progetto di revisione e semplificazione dei contributi comunitari, le modifiche allo Statuto dell’ebraismo italiano e la cooptazione per la copertura dei posti rimasti vacanti a causa delle dimissioni di alcuni Consiglieri romani.

L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE RENZO GATTEGNA
“Il progresso dell'Unione
e la comunicazione intelligente”
 
In occasione della riunione del Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, nella sua relazione introduttiva, il presidente UCEI Renzo Gattegna è così intervenuto:

L’ordine del giorno di questa seduta sembra prevedere adempimenti di ordinaria amministrazione. Ma in realtà comprende argomenti di grande importanza come:
l’approvazione del Bilancio del 2014, il riparto dell’8 per mille, le variazioni al Bilancio del 2015, la modifica degli articoli 29 e 30 dello Statuto, la cooptazione di 5 consiglieri indicati dalla Comunità di Roma e l’abbandono del ricorso presentato da Eugenio Calò che, come sapete, ha chiesto al Collegio dei Probiviri una dichiarazione di illegittimità di questo Consiglio e la nullità di tutte le delibere adottate dal maggio 2014 fino ad oggi e infine l’esame dei progetti proposti dalle Commissioni.

Soffermandoci sull’aspetto economico, ritengo che possiamo essere molto soddisfatti dei risultati conseguiti per la raccolta dell’8 per mille erogata nell’anno in corso.
Si tratta di una importante conferma della forte crescita delle firme a nostro favore e quindi delle somme erogate.
Nell’arco di pochi anni stiamo assistendo a un incremento costante e significativo dei consensi.
Le firme che nell’anno di erogazione 2010 (anno di dichiarazione 2007) erano 64340, arrivano oggi, nell’anno di erogazione 2015 (anno di dichiarazione 2012) a 87510. La raccolta, che nell’anno di erogazione 2010 era a 4.252.371 euro, si è attestata sui 5.809.088 euro, segnando un risultato mai registrato in precedenza.
La tabella allegata, che sottopongo alla vostra attenzione, mostra i risultati di questi ultimi anni, merita di essere analizzata con attenzione e porta ad alcune riflessioni di natura strategica e politica.
L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dal 2008 ha deciso di uscire dal silenzio e ha iniziato a creare gli strumenti idonei che sono serviti ad acquisire una voce autorevole.
Ha rinunciato a costose e inutili campagne pubblicitarie, ha rinunciato a slogan inefficaci e inadeguati, e si è posta in relazione con tutte le Istituzioni e l’opinione pubblica italiana per svolgere il suo ruolo di rappresentante di un ebraismo italiano vivo, moderno, aggiornato, di un ebraismo che orgogliosamente guarda ai propri principi e valori passati e presenti, e che intende lavorare per un futuro di libertà e di progresso.
Abbiamo voluto affrontare senza paura la sfida che proviene da un mondo nel quale chi non comunica e non dialoga correttamente, chi non è capace di manifestare con orgoglio e con chiarezza la propria identità e di valorizzare le differenze e le specificità, finisce ai margini della società.
Abbiamo rifiutato qualsiasi chiusura, qualsiasi isolamento civile e culturale, qualsiasi forma di passività di fronte ai pregiudizi.
Tutto ciò non è stato da noi realizzato in maniera emotiva e passionale, ma logica, razionale e affidabile, senza eccessi, senza protagonismi, senza esibizionismi, senza sovraesposizione mediatica, in definitiva tentando di convincere gli interlocutori diffondendo argomenti fondati e verificabili e non proclami autoreferenziali, appariscenti ma effimeri.
Abbiamo ritenuto che un ebraismo chiuso, perennemente ridotto a una difesa passiva, oppresso dal terrore, come quello che è toccato ai nostri genitori e ai nostri nonni e che ha raggiunto il fondo dell’abisso con la Shoah, oggi produrrebbe solo gravi danni e consoliderebbe lo stereotipo dell’ebreo diverso e isolato, “una vittima predestinata”.
L’ebraismo, nell’attuale momento storico, non ha da temere né il dialogo, né il confronto e deve convincersi che ora, dopo tanti secoli, sono maturate le condizioni e si presenta l’occasione, forse irripetibile, di occupare lo spazio e di svolgere il ruolo che gli spetta in tutti i campi.
Questa valutazione si basa su molteplici considerazioni:
Abbiamo conquistato i diritti che ci spettano e l’unico modo per consolidarli è esercitarli con equilibrio, con costanza e con tenacia
Gli ebrei, che vivono in vari paesi, non sono mai stati così liberi e vivono quasi tutti integrati in società democratiche
Lo Stato di Israele non è mai stato così forte e popoloso e rimane l’unica realtà libera, democratica e laica di tutto il Medio Oriente.
I nemici di Israele e degli ebrei si stano logorando in crudeli e disumani conflitti tribali.
Non è più sostenibile l’idea che ogni forma di apertura è pericolosa perché avrebbe come conseguenza l’assimilazione; la conoscenza e l’informazione sono ormai a disposizione di tutti e qualsiasi forma di censura, oltre che inutile, è tecnicamente impraticabile.
Inoltre nell’ebraismo non è mai esistito un pensiero unico e il dibattito è sempre stato un irrinunciabile metodo di studio.
Ritengo quindi che l’apertura al confronto, se ben gestita, non può che produrre un rafforzamento nei propri principi, uno studio più approfondito e una preparazione più adeguata.
Il futuro che dobbiamo predisporre, il solo che può affascinare ed entusiasmare i nostri figli e i nostri nipoti, dovrà essere caratterizzato dal coraggio fisico e culturale di accettare tutte le sfide e tutti i confronti, uscendone vittoriosi, come veri interpreti del ricco patrimonio di civiltà che ci caratterizza: senza fanatismi e senza integralismi, rispettosi della libertà di pensiero e di manifestazione del pensiero, forti oppositori dell’idolatria, in tutte le forme nelle quali essa possa manifestarsi.
Ho parlato di un’occasione storica in quanto ritengo di ravvisare una novità nel fatto che i nostri valori destano un forte e diffuso interesse e possono essere, finalmente, compresi e condivisi da tutti coloro che aspirino ad un futuro, l’unico possibile, nel quale prevalgano la pacifica convivenza e il rispetto reciproco tra persone diverse.

Renzo Gattegna,
Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane


qui milano - memoriale della shoah
L'accoglienza ai profughi
Binario 21 non dimentica 

È un impegno quotidiano e silenzioso quello del Memoriale della Shoah di Milano Binario 21, da quasi un mese trasformato per la notte in un centro di accoglienza temporaneo. Il luogo simbolo della Memoria di Milano ha infatti aperto le sue porte lo scorso 23 giugno per dare ospitalità ad alcuni dei profughi sbarcati in Italia dopo le drammatiche traversate del Mediterraneo. Un risposta concreta, quella del Memoriale, all'emergenza migranti da tempo sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e in questi giorni al centro di veri e propri scontri in alcune zone d'Italia (Quinto di Treviso e Casale San Nicola, in provincia di Roma, su tutte). E mentre alcuni cittadini protestano contro l'arrivo dei migranti, ogni giorno a Milano, al Memoriale, i volontari della Comunità di Sant'Egidio si occupano di gestire l'accoglienza di uomini, donne e bambini – per lo più eritrei – fuggiti dall'Africa. “Questo luogo è un costante stimolo a confrontarsi su se stessi, - aveva dichiarato a Pagine Ebraiche il vicepresidente del Memoriale e vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach - a mettere in pratica gli insegnamenti della Memoria e così non potevamo esimerci da dare il nostro contributo”.

(nell'immagine i volontari della Comunità di Sant'Egidio al Memoriale della Shoah di Milano assieme ad alcuni profughi eritrei).

la cerimonia con iL SINDACO NARDELLA
Firenze, un premio per i Giusti
“Onorata nostra storia di pace”

Sono pagine di storia nel senso letterale del termine quelle che sfoglia il sindaco del capoluogo toscano, Dario Nardella, accogliendo il riconoscimento conferito a Firenze dalla Fondazione Raoul Wallenberg per il contributo profuso da molti suoi cittadini nel mettere in salvo ebrei perseguitati sotto il nazifascismo. Tra le mani del sindaco il libro degli ospiti che hanno varcato la soglia di Palazzo Vecchio. Due le pagine su cui si focalizza la sua attenzione: quella del 9 maggio ’38, giorno dell’incontro tra Mussolini e Hitler in riva all’Arno; quella dell’11 agosto, dove invece la grafia è quella dei liberatori. Due date a delimitare quello che fu un ampio spettro di possibile scelte: la complicità con il regime, oppure il suo rifiuto; la delazione, oppure l’eroismo. E ancora, il terribile richiamo dell’indifferenza.
“Un premio per i fiorentini e la città: Firenze si conferma simbolo della memoria, della Resistenza e della tutela dei valori di democrazia e libertà, e ricorda alle giovani generazioni la sua grande storia di pace” ha dichiarato Nardella ricevendo la medaglia conferita da Eduardo Eurnekian e Baruch Tenembaum, rispettivamente presidente e fondatore della Fondazione. Nella delegazione della Comunità ebraica che ha preso parte all’evento la presidente Sara Cividalli, il consigliere UCEI Dario Bedarida e il presidente dell’Opera del Tempio Ebraico Renzo Funaro. Accanto al primo cittadino l’assessore comunale al welfare e alle pari opportunità Sara Funaro e l’assessore alle relazioni internazionali Nicoletta Mantovani.
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la DELEGAZIONE DELL'ATENEO ROMANo in israele
Technion-Sapienza, insieme
per la ricerca scientifica

Sull’asse Roma-Haifa la missione di un gruppo di docenti dell’Università Sapienza di Roma, guidati dal rettore Eugenio Guadio, in visita in queste ore ad una delle eccellenze d’Israele: il Technion, fucina di premi Nobel e tra i luoghi di scienza e ricerca più accreditati al mondo. Accompagnati dai rappresentanti dell’Italian Technion Society, associazione presieduta da Piero Abbina che da anni lavora per costruire un ponte accademico tra i due paesi, i docenti della Sapienza sono coinvolti nel fitto programma di incontri della tre giorni israeliana del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini. Obiettivo della missione: consolidare il rapporto di collaborazione già in atto tra i due atenei e al tempo stesso implementare nuove iniziative e nuove strategie condivise. “La missione – spiega Abbina a Pagine Ebraiche – è focalizzata sia sull’università in sé che sui rapporti tra università e industria, approfondendo le sfide più importanti sviluppate proprio ad Haifa. Faccio l’esempio di Rewalk, progetto che è venuto incontro alle esigenze di chi aveva perso l’uso degli arti inferiori e che ha conquistato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale”.
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j-ciak - Jerusalem Film Festival
"Tikkun" fa incetta di premi
È stato “Tikkun” di Avishai Sivan a spuntare il primo premio come miglior film al Jerusalem Film Festival, che oggi chiude i battenti. Film di grande potenza poetica, Tikkun si immerge nel mondo degli ultraortodossi di Gerusalemme mettendo in scena una drammatica crisi di coscienza, che coinvolge padre e figlio in uno scontro silenzioso destinato a sfociare in tragedia.
Il film, che si è aggiudicato il Haggiag Family Award for Israeli Cinema, modula la vicenda alternando scene di crudo realismo a visioni simboliche aggiudicandosi anche il premio per il migliore script mentre Khalifa Natour, attore arabo-israeliano che nel film interpreta il padre, ottiene il premio Haggiag come migliore attore protagonista. Shai Goldman, che è riuscito a imprimere al film un’atmosfera sospesa e profondamente straniante, ottiene il premio Anat Pirchi per la migliore cinematografia.

Daniela Gross
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pilpul
Le fidanzate della morte
Tutto passa, ogni cosa sembra scorrere, nulla si tiene. E tutto si ripete. Ancora una volta in Nigeria, si torna a parlare del gruppo terrorista dei Boko Haram (un’espressione della lingua hausa che significa «l’educazione occidentale è peccaminosa», unendo il termine Boko, ossia «educazione occidentale», all’arabo Haram, che rimanda ad un divieto legale così come al peccato), alleatosi con il Daesh, il cosiddetto Stato islamico, che intende instaurare un califfato universale.
In realtà se il nome di battaglia è questo, l’organizzazione jihadista, salafita e takfirita (ossia che basa la sua predicazione sull’accusa, rivolta ad altri musulmani, di essere apostati; l’espressione araba takfir rimanda alla radice kafir, «infedele») è altrimenti conosciuta come Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e il Jihad (Jamāʿat Ahl al-Sunna li-daʿwa wa l-Jihād).

Claudio Vercelli
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