Jonathan Sacks, rabbino
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L'odio ferisce chi è odiato, ma distrugge colui che odia.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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I
fatti degli ultimi giorni preoccupano giustamente tutti i democratici.
In Italia c’è il razzismo. Non è un residuo di un altro tempo, ma un
modo di esprimere l’identità nazionale di questo nostro tempo.
Dunque si tratta di dare una risposta al razzismo che c’è trattando
questo problema non come un malinteso o come ‘buona fede estorta’.
Quella convinzione, tuttavia, trae forza anche da altro. E qui non c’entra il razzismo, ma la crisi della democrazia.
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L’emergenza profughi
e la xenofobia in Italia |
La
rabbia contro gli immigrati delle periferie italiane, da quelle romane
a quelle venete, protagonista oggi delle riflessioni di molti
quotidiani. Corriere e Repubblica tornano a Casale San Nicola
(provincia di Roma) per raccontare il clima che si respira nel
quartiere dove venerdì corso manifestanti contrari all'arrivo di alcuni
migranti si sono scontrati con la polizia. A guidare le violenze, i
militanti di Casapound. “I fascisti ci hanno usato per avere una
ribalta”, dichiara uno dei manifestanti al Corriere mentre una delle
donne che guida il presidio anti-immigrati - 19 i profughi ospitati
nelle strutture di Casale San Nicola, “Tutti sono da dieci mesi in
Italia, identificati con le impronte, in attesa dello status di
rifugiato e iscritti al servizio sanitario, parlano o studiano
italiano” spiega la cooperativa a cui sono affidati - , dichiara “Noi
non siamo razzisti! Noi proteggiamo solo il nostro territorio dagli
extra-comunitari!”. A cavalcare la rabbia dei cittadini, Casapound e la
Lega di Matteo Salvini, protagonista nelle stesse ore di un'altra
violenta manifestazione anti-immigrati, questa volta in Veneto, a
Quinto. Qui l'arrivo dei migranti è stato impedito con la forza e il
tentativo è di ripetere il blocco anche a Eraclea, altra cittadina
veneta. “Qui finché non se ne andranno”, dichiara Salvini, appoggiato
dal governatore Luca Zaia (Corriere del Veneto).
Cacciare i rifugiati. Furio Colombo sul Fatto Quotidiano analizza il
clima anti-immigrati che percorre la penisola (e non solo) e punta il
dito contro la politica e chi fomenta questo clima di tensione. “C’era
uno squallido presidente di Regione che si è recato sul posto a dare il
sigillo d’approvazione della autorità allo squarciare dei materassi, -
scrive Colombo in riferimento alla manifestazione di Quinto- e alla
cacciata dei cento rifugiati accampati in case senza luce, dicendo le
frasi senza senso 'stanno africanizzando il Veneto', 'porta no qui
tutta l’Africa', la stessa immatura menzogna dei bulli che pestano a
scuola i ragazzini immigrati”.
Xenofobia o neorazzismo. Secondo lo storico Franco Cardini,
intervistato da La Stampa, quanto sta accadendo in Italia non è
razzismo ma xenofobia: “Quando il fenomeno del diverso smette di essere
affascinante e di suscitare curiosità, - dichiara Cardini - ma diventa
massiccio e quindi minaccioso, a prevalere è il pregiudizio, e
l’africano torna a essere negraccio schifoso”. Per lo storico la
soluzione è applicare il sistema di integrazione adottato in Germania
con l'immigrazione turca. Di neorazzismo scrive invece Donatella Di
Cesare sul Corriere della Sera per definire quanto accade in Italia: il
neorazzismo “può fare a meno di parlare di «razze»; basta richiamarsi
all'ideale per cui “ognuno deve vivere nel proprio paese» e
all'esigenza di rimettere a posto gli individui”.
Mogherini e l'accordo modello. “L'accordo è stato reso necessario
dall'assenza di fiducia. L'Iran ha ogni interesse a realizzarlo, così
come la comunità internazionale ha interesse ad appoggiarli. Sulle
regole si può ricostruire la fiducia”, così il capo della diplomazia
europea Federica Mogherini descrive l'accordo sul nucleare siglato
dalle potenze occidentali con l'Iran. Un accordo che, per Mogherini,
potrà essere un modello per altre crisi internazionali. E sulle
critiche del primi ministro Benjamin Netanyahu all'intesa con il regime
degli Ayatollah, Mogherini sostiene che: “il pericolo numero uno della
regione è il sovrapporsi di diversi stati di crisi. Ho spiegato a
Netanyahu che tutto era nell'interesse d'Israele e dell'intera regione.
Non aumenta il rischio. Lo diminuisce”.
Khamenei, “morte agli Usa e a Israele”. Torna a farsi sentire la voce
della guida suprema iraniana, l'ayatollah Khamenei, invocando la
distruzione del nemico americano e di Israele (La Stampa). In un
discorso per la fine del Ramadan (festività segnata da violenze in
tutto il Medio Oriente, come racconta Guido Olimpio sul Corriere)
Khameni alza muri al dialogo con gli americani e usa la nota retorica
anti-israeliana. Per il Fatto, un linguaggio che denuncia il tentativo
di mantenere il controllo sull'area ultraconservatrice iraniana,
contraria all'accordo siglato con le potenze occidentali.
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i lavori delL'ASSISE DEL’EBRAISMO ITALIANO
Strategia delle risorse e Bilancio
Il Consiglio progetta il futuro
La
presentazione e l’attenta analisi dei confortanti risultati della
raccolta Otto per mille di quest’anno, che fa registrare un livello di
adesioni mai raggiunto in precedenza, l’approvazione del Bilancio 2014,
un caloroso saluto alla nuova presidente della Comunità ebraica di Roma
Ruth Dureghello, che si è rivolta ai Consiglieri manifestando
apprezzamento e speranza per una fase di costruttiva collaborazione e
di intesa fra le diverse realtà ebraiche. I lavori del Consiglio
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si sono aperti affrontando
i complessi temi di un intenso ordine del giorno in un clima di
dibattito aperto e di stretta collaborazione fra i Consiglieri. Dopo
aver ascoltato la relazione introduttiva del Presidente dell’Unione
Renzo Gattegna, un documento che assume anche una forte valenza
programmatica, e la relazione dell’assessore al Bilancio Noemi Di
Segni, il Consiglio ha approvato il Bilancio all’unanimità. I lavori
proseguono nel corso della giornata, prendendo in considerazione anche
numerosi altri temi, come il progetto di revisione e semplificazione
dei contributi comunitari, le modifiche allo Statuto dell’ebraismo
italiano e la cooptazione per la copertura dei posti rimasti vacanti a
causa delle dimissioni di alcuni Consiglieri romani.
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L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE RENZO GATTEGNA
“Il progresso dell'Unione
e la comunicazione intelligente”
In
occasione della riunione del Consiglio dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane, nella sua relazione introduttiva, il presidente UCEI
Renzo Gattegna è così intervenuto:
L’ordine del giorno di questa seduta sembra prevedere adempimenti di
ordinaria amministrazione. Ma in realtà comprende argomenti di grande
importanza come:
l’approvazione del Bilancio del 2014, il riparto dell’8 per mille, le
variazioni al Bilancio del 2015, la modifica degli articoli 29 e 30
dello Statuto, la cooptazione di 5 consiglieri indicati dalla Comunità
di Roma e l’abbandono del ricorso presentato da Eugenio Calò che, come
sapete, ha chiesto al Collegio dei Probiviri una dichiarazione di
illegittimità di questo Consiglio e la nullità di tutte le delibere
adottate dal maggio 2014 fino ad oggi e infine l’esame dei progetti
proposti dalle Commissioni.
Soffermandoci sull’aspetto economico, ritengo che possiamo essere molto
soddisfatti dei risultati conseguiti per la raccolta dell’8 per mille
erogata nell’anno in corso.
Si tratta di una importante conferma della forte crescita delle firme a nostro favore e quindi delle somme erogate.
Nell’arco di pochi anni stiamo assistendo a un incremento costante e significativo dei consensi.
Le firme che nell’anno di erogazione 2010 (anno di dichiarazione 2007)
erano 64340, arrivano oggi, nell’anno di erogazione 2015 (anno di
dichiarazione 2012) a 87510. La raccolta, che nell’anno di erogazione
2010 era a 4.252.371 euro, si è attestata sui 5.809.088 euro, segnando
un risultato mai registrato in precedenza.
La tabella allegata, che sottopongo alla vostra attenzione, mostra i
risultati di questi ultimi anni, merita di essere analizzata con
attenzione e porta ad alcune riflessioni di natura strategica e
politica.
L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dal 2008 ha deciso di uscire
dal silenzio e ha iniziato a creare gli strumenti idonei che sono
serviti ad acquisire una voce autorevole.
Ha rinunciato a costose e inutili campagne pubblicitarie, ha rinunciato
a slogan inefficaci e inadeguati, e si è posta in relazione con tutte
le Istituzioni e l’opinione pubblica italiana per svolgere il suo ruolo
di rappresentante di un ebraismo italiano vivo, moderno, aggiornato, di
un ebraismo che orgogliosamente guarda ai propri principi e valori
passati e presenti, e che intende lavorare per un futuro di libertà e
di progresso.
Abbiamo voluto affrontare senza paura la sfida che proviene da un mondo
nel quale chi non comunica e non dialoga correttamente, chi non è
capace di manifestare con orgoglio e con chiarezza la propria identità
e di valorizzare le differenze e le specificità, finisce ai margini
della società.
Abbiamo rifiutato qualsiasi chiusura, qualsiasi isolamento civile e
culturale, qualsiasi forma di passività di fronte ai pregiudizi.
Tutto ciò non è stato da noi realizzato in maniera emotiva e
passionale, ma logica, razionale e affidabile, senza eccessi, senza
protagonismi, senza esibizionismi, senza sovraesposizione mediatica, in
definitiva tentando di convincere gli interlocutori diffondendo
argomenti fondati e verificabili e non proclami autoreferenziali,
appariscenti ma effimeri.
Abbiamo ritenuto che un ebraismo chiuso, perennemente ridotto a una
difesa passiva, oppresso dal terrore, come quello che è toccato ai
nostri genitori e ai nostri nonni e che ha raggiunto il fondo
dell’abisso con la Shoah, oggi produrrebbe solo gravi danni e
consoliderebbe lo stereotipo dell’ebreo diverso e isolato, “una vittima
predestinata”.
L’ebraismo, nell’attuale momento storico, non ha da temere né il
dialogo, né il confronto e deve convincersi che ora, dopo tanti secoli,
sono maturate le condizioni e si presenta l’occasione, forse
irripetibile, di occupare lo spazio e di svolgere il ruolo che gli
spetta in tutti i campi.
Questa valutazione si basa su molteplici considerazioni:
Abbiamo conquistato i diritti che ci spettano e l’unico modo per
consolidarli è esercitarli con equilibrio, con costanza e con tenacia
Gli ebrei, che vivono in vari paesi, non sono mai stati così liberi e vivono quasi tutti integrati in società democratiche
Lo Stato di Israele non è mai stato così forte e popoloso e rimane
l’unica realtà libera, democratica e laica di tutto il Medio Oriente.
I nemici di Israele e degli ebrei si stano logorando in crudeli e disumani conflitti tribali.
Non è più sostenibile l’idea che ogni forma di apertura è pericolosa
perché avrebbe come conseguenza l’assimilazione; la conoscenza e
l’informazione sono ormai a disposizione di tutti e qualsiasi forma di
censura, oltre che inutile, è tecnicamente impraticabile.
Inoltre nell’ebraismo non è mai esistito un pensiero unico e il dibattito è sempre stato un irrinunciabile metodo di studio.
Ritengo quindi che l’apertura al confronto, se ben gestita, non può che
produrre un rafforzamento nei propri principi, uno studio più
approfondito e una preparazione più adeguata.
Il futuro che dobbiamo predisporre, il solo che può affascinare ed
entusiasmare i nostri figli e i nostri nipoti, dovrà essere
caratterizzato dal coraggio fisico e culturale di accettare tutte le
sfide e tutti i confronti, uscendone vittoriosi, come veri interpreti
del ricco patrimonio di civiltà che ci caratterizza: senza fanatismi e
senza integralismi, rispettosi della libertà di pensiero e di
manifestazione del pensiero, forti oppositori dell’idolatria, in tutte
le forme nelle quali essa possa manifestarsi.
Ho parlato di un’occasione storica in quanto ritengo di ravvisare una
novità nel fatto che i nostri valori destano un forte e diffuso
interesse e possono essere, finalmente, compresi e condivisi da tutti
coloro che aspirino ad un futuro, l’unico possibile, nel quale
prevalgano la pacifica convivenza e il rispetto reciproco tra persone
diverse.
Renzo Gattegna,
Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
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qui milano - memoriale della shoah
L'accoglienza ai profughi
Binario 21 non dimentica
È
un impegno quotidiano e silenzioso quello del Memoriale della Shoah di
Milano Binario 21, da quasi un mese trasformato per la notte in un
centro di accoglienza temporaneo. Il luogo simbolo della Memoria di
Milano ha infatti aperto le sue porte lo scorso 23 giugno per dare
ospitalità ad alcuni dei profughi sbarcati in Italia dopo le
drammatiche traversate del Mediterraneo. Un risposta concreta, quella
del Memoriale, all'emergenza migranti da tempo sulle prime pagine dei
quotidiani nazionali e in questi giorni al centro di veri e propri
scontri in alcune zone d'Italia (Quinto di Treviso e Casale San Nicola,
in provincia di Roma, su tutte). E mentre alcuni cittadini protestano
contro l'arrivo dei migranti, ogni giorno a Milano, al Memoriale, i
volontari della Comunità di Sant'Egidio si occupano di gestire
l'accoglienza di uomini, donne e bambini – per lo più eritrei – fuggiti
dall'Africa. “Questo luogo è un costante stimolo a confrontarsi su se
stessi, - aveva dichiarato a Pagine Ebraiche il vicepresidente del
Memoriale e vicepresidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Roberto Jarach - a mettere in pratica gli insegnamenti della Memoria e
così non potevamo esimerci da dare il nostro contributo”.
(nell'immagine i volontari della Comunità di Sant'Egidio al Memoriale
della Shoah di Milano assieme ad alcuni profughi eritrei).
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la cerimonia con iL SINDACO NARDELLA
Firenze, un premio per i Giusti
“Onorata nostra storia di pace”
Sono
pagine di storia nel senso letterale del termine quelle che sfoglia il
sindaco del capoluogo toscano, Dario Nardella, accogliendo il
riconoscimento conferito a Firenze dalla Fondazione Raoul Wallenberg
per il contributo profuso da molti suoi cittadini nel mettere in salvo
ebrei perseguitati sotto il nazifascismo. Tra le mani del sindaco il
libro degli ospiti che hanno varcato la soglia di Palazzo Vecchio. Due
le pagine su cui si focalizza la sua attenzione: quella del 9 maggio
’38, giorno dell’incontro tra Mussolini e Hitler in riva all’Arno;
quella dell’11 agosto, dove invece la grafia è quella dei liberatori.
Due date a delimitare quello che fu un ampio spettro di possibile
scelte: la complicità con il regime, oppure il suo rifiuto; la
delazione, oppure l’eroismo. E ancora, il terribile richiamo
dell’indifferenza.
“Un premio per i fiorentini e la città: Firenze si conferma simbolo
della memoria, della Resistenza e della tutela dei valori di democrazia
e libertà, e ricorda alle giovani generazioni la sua grande storia di
pace” ha dichiarato Nardella ricevendo la medaglia conferita da Eduardo
Eurnekian e Baruch Tenembaum, rispettivamente presidente e fondatore
della Fondazione. Nella delegazione della Comunità ebraica che ha preso
parte all’evento la presidente Sara Cividalli, il consigliere UCEI
Dario Bedarida e il presidente dell’Opera del Tempio Ebraico Renzo
Funaro. Accanto al primo cittadino l’assessore comunale al welfare e
alle pari opportunità Sara Funaro e l’assessore alle relazioni
internazionali Nicoletta Mantovani.
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Le fidanzate della morte |
Tutto
passa, ogni cosa sembra scorrere, nulla si tiene. E tutto si ripete.
Ancora una volta in Nigeria, si torna a parlare del gruppo terrorista
dei Boko Haram (un’espressione della lingua hausa che significa
«l’educazione occidentale è peccaminosa», unendo il termine Boko, ossia
«educazione occidentale», all’arabo Haram, che rimanda ad un divieto
legale così come al peccato), alleatosi con il Daesh, il cosiddetto
Stato islamico, che intende instaurare un califfato universale.
In realtà se il nome di battaglia è questo, l’organizzazione jihadista,
salafita e takfirita (ossia che basa la sua predicazione sull’accusa,
rivolta ad altri musulmani, di essere apostati; l’espressione araba
takfir rimanda alla radice kafir, «infedele») è altrimenti conosciuta
come Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e il
Jihad (Jamāʿat Ahl al-Sunna li-daʿwa wa l-Jihād).
Claudio Vercelli
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