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2 agosto 2015 - 17 Av 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
“Non uccidere” (dalla parashà di Vaethanan, letta ieri, che contiene la seconda versione dei dieci comandamenti). Senza ma. Senza selezione falsamente giustificativa delle vittime. Senza riflessioni su maggiore o minore risalto nei media. E non perché dovremmo essere eticamente migliori. Non uccidere dice la Torà. Punto
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
Gli atti a Beit El e a Nablus testimoniano la nascita di un nuovo soggetto politico che fa del popolo la sua categoria fondativa: popolo come depositario della tradizione e dell’autenticità della storia e dell’identità della nazione e come titolare della sovranità tradita da una classe politica che non ne rappresenta i bisogni. Per quel soggetto politico la violazione della legge che c’è non è punibile, perché quell’atto testimonia che il “popolo” si riprende in mano il suo destino tradito e abbandonato dai “politici”. Sono i due pilastri dei movimenti populistici odierni nella nostra Europa. Movimenti dalle molte facce (di destra e di sinistra), ma tutti intolleranti, convinti di essere la rappresentazione del “Bene” e per questo portatori di una nuova redenzione: dal FN di Marine Le Pen a Ukip di Nigel Farage; da M5S di Beppe Grillo a Podémos di Pablo Iglesias, tanto per ricordarne alcuni. Nel variegato mondo dei populismi attuali mancava un movimento che avesse (oltre a una vocazione messianica, che li riguarda tutti) una profonda identità teologica. Ora c’è.
Uniti contro il terrore
“Combattere insieme il terrorismo, da qualsiasi direzione esso provenga”. Questo l’intento manifestato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un colloquio telefonico con il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas. Netanyahu ha reso visita ai familiari del piccolo Ali Saad Dawabsheh, ricoverati in un ospedale di Tel Aviv con gravissime ustioni sul corpo. “Più che vergogna provo dolore, perché membri del mio popolo hanno scelto la via del terrorismo e hanno perso il volto umano”, le parole del presidente Reuven Rivlin (minacciato ieri di morte da alcuni estremisti). Ferma condanna all’ultima spirale di violenze è arrivata anche dalla società civile israeliana, che ha partecipato a due manifestazioni di piazza organizzate a Gerusalemme e Tel Aviv (come riporta, tra gli altri, il Messaggero). Nel frattempo rimane alta la tensione. È morto al Palestine Medical Complex il 17enne palestinese ferito negli scontri con la polizia israeliana esplosi nella notte tra venerdì e sabato nei pressi di un checkpoint militare vicino Ramallah. Subito dopo i suoi funerali, a cui hanno partecipato in migliaia, sono esplosi nuovi disordini a Jazalon, e poi anche nel villaggio di Kusra, in Cisgiordania. Intervistato da Avvenire, il leader del partito israeliano d’opposizione Yesh Atid, Yair Lapid, ha commentato: “Faremo di tutto per evitare che la tensione di questi giorni sfoci in una terza Intifada, ma anche i palestinesi devono fare la loro parte”

Turchia, offensiva contro i curdi. Si è intensificata nelle ultime ore l’offensiva dell’esercito turco con numerosi raid arerei contro le milizie curde del Pkk in Siria e nell’Iraq settentrionale. Una situazione delicata, descrive il Corriere della sera, destinata a rompere la tregua che durava dal 2012-13 e a far tornare nella zona un nuovo ciclo di violenze e attentati.

Intesa con l’Iran, parlano gli ebrei americani. Il Corriere fa il punto sul livello di consenso ottenuto dall’intesa sul nucleare iraniano tra gli ebrei statunitensi, mentre è ancora incerta l’approvazione da parte del Congresso. Secondo il Financial Times, che ha fatto una media fra i sondaggi, una maggioranza abbastanza ampia della comunità ebraica considererebbe l’accordo positivo nonostante la presenza di punti deboli.
                                
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  davar
i rabbini italiani sui recenti fatti di sangue
"Responsabili di violenze
fuori dalla via ebraica"

“Le parole più efficaci in linea con quella che è la nostra identità e i valori che vogliamo testimoniare le ha pronunciate il presidente Rivlin: non è la nostra via, non è la via del popolo d’Israele”. Parte da queste affermazioni rav Giuseppe Momigliano, presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, per esprimere la ferma condanna, a titolo personale e a nome di tutto il rabbinato italiano, per i fatti di sangue delle ultime ore: il rogo nel villaggio palestinese di Kfar Douma in cui ha perso la vita la vita il piccolo Ali Saad Dawabsheh, l’attacco omofobo contro i manifestanti del Gay Pride di Gerusalemme. Oltranzismo e fanatismo religioso la radice comune dei due orrendi episodi. “Sono gesti contrari a qualsiasi valore ebraico. Per questo – dice rav Momigliano – è importante che contro questa barbarie si levi una voce forte, un unico fronte che dal rabbinato arriva alla società civile. E che dalle parole si passi immediatamente ai fatti. Quello che sta succedendo in Israele in queste ore fa ben sperare”. Resta la preoccupazione per l’ambiente e i disvalori in cui sono maturate tali azioni. Ed è fondamentale, incalza il rav, una riflessione sul tema della responsabilità. Sia individuale che collettiva.

Il rabbino capo di Roma, rav Riccardo Di Segni, è telegrafico: “Tutti questi comportamenti non hanno a niente a che fare con la legge ebraica, la halakhah. Non c’è altro da aggiungere”. Perché su questo punto, afferma, non servono letture particolari. La linea è chiara e non interpretabile diversamente.
Rav Benedetto Carucci Viterbi, preside delle scuole ebraiche di Roma, tratta questo tema nel suo consueto contributo domenicale. Una riflessione che parte dal comandamento ‘Non uccidere’. “Non uccidere senza ma – dice il rav – senza selezione falsamente giustificativa delle vittime, senza riflessioni su maggiore o minore risalto nei media”. Perchè ‘non uccidere’ lo dice la Torah. “Punto”.
Rav Pierpaolo Pinhas Punturello, rappresentante per l’Italia dell’organizzazione Shavei Israel, sottolinea l’importanza di un “Tikkun Olam”, il concetto ebraico di riparazione del mondo. Queste le sue parole: “Il gesto di un haredì che ha accoltellato alcuni manifestanti al gay pride di Gerusalemme e il brutale incendio di una casa vicino Ramallah con la conseguente morte di un bambino di 18 mesi schiacciano senza possibilità di respiro gli orizzonti della mia identità ebraica”. Il Tikkun Olam diventa così una necessità e un obbligo morale “che cade come un macigno su ognuno di noi”.
Rav Adolfo Locci, rabbino capo di Padova, cita il passo dal Deuteronomio che recita “E amerai l’Eterno tuo Dio”. E spiega: “I maestri del Midrash insegnano che questo verso si riferisce all’amore verso Dio che si deve far nascere nelle altre persone, come fece Abramo nostro padre. Non è però sufficiente, per adempiere a questa mitzvà, il nostro personale amore, bisogna considerare soprattutto quello che riusciamo a far scaturire negli altri attraverso il nostro insegnamento e il nostro esempio”. E quindi, conclude il rav, “guai a coloro che sono vergogna per la Torah e il popolo di Israele”.

a.s. twitter @asmulevichmoked
israele - società civile mobilitata
Risposta ferma contro l'odio
“Le fiamme si stanno diffondendo nella nostra terra, fiamme di violenza, fiamme di odio, fiamme di credenze false e distorte. Fiamme che danno luogo allo spargimento di sangue, in nome della Torah, in nome della legge, in nome della moralità, in nome di un amore per la terra d'Israele”. Queste le parole con cui il capo dello Stato Reuven Rivlin si è rivolto alle molte centinaia di persone ritrovatesi a Gerusalemme, in Kikar Tziyon, per una manifestazione collettiva di sdegno dopo gli ultimi tragici accadimenti.
La mobilitazione della società civile è stata immediata e forte, e nelle stesse ore i cittadini di tutto il paese sono scesi anche nelle piazze di Tel Aviv, Haifa e Beersheva. “Basta odio gratuito”, chiedevano i cartelli che svettavano sopra la folla, alcune mani verso il cielo erano dipinte di rosso a segnalare l'orrore per lo spargimento di sangue. “Per i cittadini d'Israele, lo Stato ebraico e democratico d'Israele, bisogna oggi far suonare un campanello d'allarme”, ha invocato Rivlin. “Non saremo dei fanatici, non saremo prepotenti, non diventeremo uno Stato anarchico”.
In contemporanea, anche Kikar Rabin a Tel Aviv si riempiva di migliaia di persone, chiamate dall'organizzazione Peace Now. Alla folla si sono rivolti numerosi esponenti di tutti i partiti della Knesset, tra cui Isaac Herzog, leader del partito d'opposizione HaMaḥane HaẒioni, e Amir Peretz, dello stesso gruppo, e la presidente di Meretz Zehava Galon. Inoltre, ha preso la parola Nasser Dawabsheh, lo zio del piccolo Ali. La sua famiglia si trova al momento ricoverata all'ospedale a Tel Aviv con ustioni gravi. Straziante la sua testimonianza: “Perché Ali è stato ucciso? Diciotto mesi, cos'aveva fatto? Cosa aveva fatto agli abitanti degli insediamenti? Chiediamo che sia ponga fine alla sofferenza”.
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qui mantova, qui pordenone
Cultura a porte aperte 
Presentati a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, i programmi del Festivaletteratura di Mantova e di Pordenonelegge mantengono le aspettative. I due storici festival culturali che aprono la stagione autunnale già non avevano sofferto in maniera drammatica della crisi negli scorsi anni, e nel 2015 tornano prepotentemente a ricordare al mondo che la cultura, la letteratura, la conoscenza non passano di moda. Pur se molto diversi, si tratta di due appuntamenti che mostrano senza esitazione come unire intelligenza, coraggio, curiosità ed entusiasmo sia una scelta premiante, sempre.
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qui firenze - luce sul coraggio di montedomini
Una nuova Memoria da scrivere 
Una botola segreta nel bagno del vecchio collegio femminile. Uno sgabuzzino nascosto in un armadio. Luoghi antichi, custodi di una memoria quasi perduta. Su
Repubblica Firenze l’emozionante racconto di come le suore di Montedomini avrebbero salvato alcuni ebrei durante la persecuzione nazifascista.
Una storia ancora da scrivere in molte sue pieghe e che mette in gioco diverse professionalità. Unite nella sfida/ambizione di recuperare memorie scritte e orali da parte di chi trovò rifugio e comporre una nuova straordinaria pagina di coraggio.
“Noi stiamo continuando a spulciare il nostro archivio ma ci piacerebbe che questo racconto potesse diventare anche un appello a parenti o ai figli di chi fu forse salvato”, afferma il direttore della struttura Emanuele Pellicanò, interpellato dal giornalista Ernesto Ferrara. Ed è una chiamata cui si uniscono tra gli altri il presidente Luigi Paccosi e l’assessore al sociale del Comune di Firenze Sara Funaro.
“Non la prima missione apparentemente impossibile – si legge su Repubblica – lo sa bene Adam Smulevich, fiorentino, giornalista di Pagine Ebraiche, che proprio in questo modo, appello dopo appello, insieme a Funaro riuscì a provare i salvataggi di Bartali che poi fu riconosciuto Giusto fra le nazioni”.
in viaggio con taglit
Le parole di Ben Gurion
Roma, Milano, Firenze, Palermo, Malta, Verona, Venezia, Bologna, Torino, Trieste, ma anche Svizzera, Regno Unito e Lettonia. Vengono da tutta Italia (e non solo) i ragazzi in viaggio con l’edizione tricolore di Taglit-Birthright, organizzazione che offre la possibilità di visitare Israele a giovani dai 18 ai 26 anni. Su Pagine Ebraiche le testimonianze dei partecipanti.
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pilpul
Ciò che resta della Resistenza 
Per celebrare la sua “resistenza” personale contro l’allora “editto bulgaro” – correva l’anno 2002 e Silvio Berlusconi da Sofia aveva appena messo all’indice tre note firme della Rai – un gigionesco ed egocentrico Michele Santoro cantò, in esordio della sua trasmissione, alcune strofe di «Bella ciao». Fu uno strazio di note, di tonalità e di ragioni ma l’escamotage dell’identificarsi con i motivi, non solo canori, della lotta di Liberazione parve funzionare. L’autobeatificazione, infatti, pagò. Berlusconi oggi sta dietro le quinte della politica, pur continuando a manovrarne alcuni settori, mentre Santoro continua a recitare sul palcoscenico mediatico la sua partitura. Pari e patta. Quasi due facce della medesima medaglia, ancorché di conio differente. Detto questo, qual è il vero nesso tra le abili comparsate pubbliche di un populista televisivo e una traiettoria, quella compiuta dalla memoria collettiva della Resistenza, nelle sue molteplici declinazioni? Più propriamente, insieme ad un’identità esiste anche un’eredità della Resistenza?

Claudio Vercelli
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