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13 agosto 2015 - 28 Av 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
“Banìm attèm l-Ha-Shèm E-lokekhèm, lo’ thithgodedù we-lo’ thasìmu qorchà ben ‘enekhèm la-mèth”, “Voi siete figli del Signore D.o vostro, non fatevi incisioni e non radetevi tra i vostri occhi per un morto”.
Queste disposizioni sono evidentemente legate ad usanze pagane dalle quali l’Ebreo deve tenersi lontano. Così le classifica il Maimonide, così le intendono la maggioranza dei commentatori.
 
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David Zebuloni, studente
Occhi verdi. Qualche ciocca castana si intravede dal capo rigorosamente coperto da un fazzoletto floreale. Un sorriso contagioso.
Lei è Hadas Sahat: moglie, madre e insegnante a Issie Shapira, la prestigiosa scuola per bambini affetti da disturbi fisici e mentali.
 
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Sugli urtisti è scontro
Il Corriere riferisce delle tensioni in corso tra Comunità ebraica romana e amministrazione cittadina sugli urtisti, i venditori di ricordi costretti ad abbandonare le zone limitrofe ai monumenti della Capitale. Il tavolo negoziale aperto nelle scorse settimane non avrebbe portato a nessun risultato, tanto che nell'articolo si evocano “promesse tradite” da parte del Campidoglio e si parla di una forte contrapposizione tra sindaco e rabbino capo. “Di Segni-Marino, è rottura per gli urtisti”, il titolo del Corriere.
Ungheria, un muro da record. Sarà terminato in tempi record il muro alzato dall’Ungheria per respingere i migranti in arrivo dai Balcani. Annunciati a giugno da Orban, i quasi duecento chilometri di piloni di acciaio rinforzati col filo spinato al confine con la Serbia sono quasi pronti: è prevista infatti per fine agosto l’inaugurazione dell’opera affidata all’esercito e costruita da militari e disoccupati, tenuti a rispondere alla chiamata dello stato, in cambio di un reddito minimo. E dal primo settembre tutto il muro sarà presidiato dai soldati, ancora non è chiaro se autorizzati a sparare contro le migliaia di migranti, prevalentemente pachistani, afghani e siriani che attraversano i Balcani, spesso a piedi. Dopo lo sdegno iniziale il silenzio dell’Europa - scrive Repubblica - sarebbe dovuto alla diffusa consapevolezza che chi arriva qui non vuole restare in Ungheria. E, commenta un funzionario di polizia locale, l’esibizione di forza di Orban conviene a molti, in Europa.
 
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  davar
israele
Il Leviatano e la sfida energetica
Dopo un lungo dibattito, forse ci siamo e Leviathan conoscerà il suo futuro. È stato infatti annunciato l'accordo tra il governo di Gerusalemme e il consorzio petrolifero americano guidato dalla Noble Energy in merito alla gestione dei giacimenti di gas - in particolare sullo sfruttamento di quello ribattezzato Leviathan - a largo delle coste israeliane. Come riporta il New York Times, dopo mesi di contrasti iniziati con la bocciatura da parte dell'autorità di controllo per l'energia della prima bozza di intesa, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato oggi l'accordo, affermando che “porterà nei prossimi anni centinaia di miliardi di shekel a favore dei cittadini israeliani”.
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Qui roma - urtisti, parla il presidente gigli
Gli ambulanti si sentono traditi
"Ci stanno prendendo in giro"

“La situazione è drammatica, per certi versi paradossale. Appena pochi mesi fa il Campidoglio patrocinava una bella mostra dedicata alla nostra categoria. Oggi lo stesso ci ha allontanati dalle nostre occupazioni. Cosa dobbiamo pensare?”.
Fabio Gigli (nell’immagine), presidente degli urtisti, ha sempre difeso con forza un concetto: il degrado di Roma niente ha a che fare con il lavoro svolto dai venditori di ricordi, antico mestiere appannaggio da oltre un secolo degli ambulanti della Comunità ebraica romana. Un mestiere oggi a rischio, dopo il recente allontanamento dalle zone di maggior interesse turistico e con le forti divergenze (ora di pubblico dominio) emerse nel confronto tra sindaco e leadership comunitaria.

Presidente, il quadro appare ogni giorno più complesso. Come vi state muovendo?
Molte strade sono aperte, ci stiamo ragionando sopra. Di certo non ci arrendiamo. Tra le opzioni che stiamo vagliando l’organizzazione di una manifestazione per fine mese, così da sensibilizzare l’opinione pubblica sul nostro destino. Siamo in piena emergenza sociale, ed è bene che ve ne sia consapevolezza.

Quali effetti ha avuto il vostro spostamento?
L’effetto di un disastro. Il perché è evidente: i nostri clienti sono quasi esclusivamente turisti. E di turisti, nella nuova collocazione, neanche l’ombra.

È possibile quantificare la perdita?
Gli incassi sono calati in media dell’80 per cento rispetto a prima: ad oggi i colleghi più ‘fortunati’ guadagnano 15-20 euro al giorno. Ripeto, i più fortunati. Così c’è stato chi è dovuto ricorrere all’abusivismo, perché per assurdo si sente più tutelato.
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Dafdaf estate
I Tipi da spiaggia
Come ogni anno DafDaf d’estate si trasforma un poco, aggiungendo alle solite immancabili rubriche alcune pagine giocose, leggere, adatte anche ai più piccoli. Nel numero 59 del giornale ebraico dei bambini è in particolare l'illustratrice Roberta Bridda a regalare ai giovani lettori e alle loro famiglie un’idea preziosa, che ha voluto presentare lei stessa.
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jciak
X-Man va in Medio Oriente
Visti gli ultimi sviluppi, mettere pace in Medio Oriente è un lavoro da supereroi. E chissà, forse X-Man è quello giusto. Non ci resta dunque che aspettare il prossimo autunno, quando arriverà nei cinema il documentario di Bryan Singer (qui ritratto da Matt Baron) dedicato al conflitto tra israeliani e palestinesi. Sull’argomento i lavori, più o meno buoni, non si contano. Ma ciò che conta qui è il nome del regista e produttore, divenuto celebre con la serie di X-Men dopo uno strepitoso successo con “I soliti sospetti” (1995) per il quale Kevin Spacey vinse l’Oscar come migliore attore non protagonista e Christophe Mc Quarrie quello per la migliore sceneggiatura originale.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - Razzismo di ritorno
Giorni fa, nella mia rubrica Ponti&Muri su Sette/Corriere della Sera, ragionavo di neorazzismo e di quanto a mio parere il pericolo venga sottovalutato o per nulla individuato da troppi italiani. Scontate le molte lettere di dissenso e insulti, ma tant'è. C'è però una e-mail che voglio riportare perché spiega meglio di complesse analisi come e quanto questo neorazzismo ignorante sia - la storia per la verità dovrebbe avercelo già insegnato - visceralmente legato a pregiudizi antiebraici se non a forme di antisemitismo tout court. La lettera, firmata, è riportata integralmente, eccetto un paio di passaggi rimaneggiati perché altrimenti incomprensibili.
"Ehi Ste, sommessamente, pudicamente, delicatamente, con un sussurro: datti una calmata. non banalizzare i tuoi alati concetti con fascisti-razzisti -xenofobi odianti- smargiassanti-imbarbariti-sogghignanti- barrieristi-dissennati è una litania quasi come "bella ciao" oramai troppo prezzemolata e banalizzata. Citare Mosè non è poi una citazione assennata visto che ha occupato facendo sloggiare gli indigeni nativi come hanno fatto e stanno facendo i suoi propronipoti che ben prima degli ungari hanno costruito un solido e ben cementificato muro".
E pensare che di fronte al neorazzismo dilagante anche tra noi ebrei c'è chi fa spallucce, o si gira dall'altra parte, o addirittura plaude
.

Stefano Jesurum, giornalista
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Agosto
L'11 agosto 1948, esattamente 27 anni dopo la mia amata nonna Soliska z.l., nasceva il patriota ceco Jan Palach, simbolo della lotta contro la repressione sovietica della Primavera a di Praga. Quattro anni prima, l'11 agosto 1944, Firenze era stata ufficialmente liberata dall'occupazione tedesca, anche se poi la battaglia per rendere sicura la città, soprattutto dai franchi tiratori repubblichini sparsi da Alessandro Pavolini, era durata per tutto il mese di agosto.
Ma noi commemoriamo il giorno 11 perché allora, alle sei del mattino, era suonata la Martinella di Palazzo Vecchio. Il 3 agosto 1944 erano iniziati i combattimenti, con i tedeschi che avevano fatto saltare i cinque ponti sull’Arno risparmiando solo Ponte Vecchio. Le truppe tedesche si ritirano nella notte tra 10 e 11 agosto, ma fino al 13 è libero solo Oltrarno. Per tutta la seconda metà di agosto la battaglia continua strada per strada; il 27 agosto si cessa di sparare in centro, il 30 anche in periferia. La battaglia di Firenze è finita.
La notte del 27 luglio, l'esercito tedesco in ritirata decide di fare esplodere la Sinagoga, utilizzata sino ad allora come magazzino per i beni rubati ai fiorentini ebrei e come garage per le motociclette, minandola al suo interno. A mezzanotte, i militari tedeschi aiutati dai fascisti fanno esplodere le mine nel Tempio senza peraltro riuscire a distruggerlo. Tra il 1947 e il 1951, saranno spesi oltre 9 milioni di lire per il restauro.
A salvare i Sefarim ci aveva pensato a suo tempo il Rabbino capo, Nathan Cassuto zt.l. Chissà perché, quando penso ad un Rabbino capo ho in mente figure autorevoli il cui carisma, nel mio immaginario, viene sicuramente anche dall'avere una certa età, e invece il Rabbino Cassuto a pensarci si è trovato in piena guerra, a guida della Keillah fiorentina, a soli trentaquattro anni. Un ragazzo, diremmo oggi.
Nathan sarà catturato il 26 novembre 1943 a seguito della spiata dell'SS italiana Marco Ischio, il quale si era finto interprete nella sede dell'Azione Cattolica dove Rav Cassuto, il cardinale Elia Della Costa (in quale, tanto per dare un'idea di che uomo fosse, al passaggio di Hitler in visita nel maggio 1938 aveva fatto chiudere le persiane dell’Arcivescovado in faccia al Führer), e altri esponenti della Comunità ebraica e del clero locale cooperavano con la Delegazione Assistenza Emigrati Ebrei per decidere come e dove trovare rifugio agli ebrei braccati dai nazifascisti. Prendevano parte alle riunioni anche il cognato di Nathan, Saul Campagnano, oltre a Raffaele Cantoni, Matilde Cassin, Don Leto Casini e Joseph Ziegler, l'ebreo polacco che capendo poco l'italiano aveva bisogno di un interprete, e quell'interprete purtroppo in realtà era Marco Ischio.
Nathan Cassuto avrebbe potuto tentare la fuga dal treno che lo avrebbe condotto ad Auschwitz il 6 febbraio 1944, durante una sosta del convoglio a Prato, ma non volle abbandonare gli altri deportati. In realtà, egli avrebbe potuto raggiungere Eretz Israel già da tempo, ma aveva rinunciato per non lasciare sola la Comunità fiorentina in un periodo tanto drammatico. Del lavoro intrapreso dal Rabbino Cassuto nella Delasem, Matilde Cassin ricorda: Il Tempio di Firenze continuava a riempirsi di frotte di profughi, era una vera e propria marea umana di gente piena di paura e di disperazione. Nathan era sempre calmo e risoluto ed aveva una parola di conforto per ognuno. Lavorava giorno e notte...
Non sappiamo esattamente quando e dove il Rabbino Cassuto è morto, e per diversi anni dopo la fine della guerra alcune strazianti dichiarazioni rese da sopravvissuti lo hanno visto vivo e sulla strada di casa, ma l'ultima testimonianza certa lo vuole a Gross Rosen nel febbraio del 1945, evacuato nelle estenuanti 'marce della morte' con cui i soldati tedeschi spostavano a piedi e in condizioni disumane i prigionieri per non lasciarli liberi nelle mani dei soldati sovietici che stavano liberando la Polonia.
Quel che è certo, da diverse fonti, è che a Birkenau in ottobre Nathan aveva osservato il suo ultimo digiuno di Kippur, e che rav Cassuto ebbe sempre D-o con sé e insieme l'amore per il prossimo suo, aiutando i compagni con gentilezza e compostezza. Sereno e scherzoso lo doveva essere sin da bambino, se a tredici anni, il 30 maggio 1923, aveva scritto nel sonetto Vorrei...: “Vorrei mangiare come più mi piace / vorrei quando son grande esser dottore […] / vorrei arrivare fino all'anno duemila / starmene ognor tranquillo a casa mia / ed ogni seccator mandare a spasso.”
Insediatosi a Firenze il 4 febbraio del 1943, Nathan arriva quando la Keillah sta non solo facendo fronte ai propri problemi, ma anche aiutando altre Comunità come Split, sotto occupazione italiana dal 1941. Pochi giorni dopo l'armistizio reso noto l'8 settembre 1943, il Rabbino Cassuto riesce persino a far riprendere la Shechità, proibita dal regime fascista nel 1938. Ma è troppo tardi, ormai. Sabato 11 settembre i tedeschi completano l'occupazione di Firenze, e Nathan dopo aver messo al sicuro i propri familiari nel Convento della Calza inizia a darsi da fare freneticamente, senza trascurare i suoi doveri religiosi. Nel suo ultimo discorso, tenuto dal pulpito del Tempio per Rosh HaShanah il 30 settembre 1943, Nathan cerca soprattutto di mettere in guardia gli ebrei fiorentini dalle spaccature interne, che sono notevoli. Per Kippur, il 9 ottobre, il Rabbino decide di tenere il Tempio chiuso come misura precauzionale, e l'ultima volta che parla pubblicamente alla sua Keillah sarà nella Sukkà in giardino, il 20 ottobre, Shabbat di Sukkot: “Ora vi debbo dare una notizia terribile. A Roma, nonostante il sacrificio dell’oro, i nazisti hanno razziato i nostri fratelli e li hanno mandati in Germania. Siete sciolti da questo momento da ogni obbligo di frequentare il Tempio, ora andate; ci ritroveremo certamente, con l’auto di D-o, quando tutto sarà finito.”
I primi saranno arrestati il 6 e di nuovo il 26 novembre (data dell'irruzione in tre conventi fiorentini, tra cui quello del Carmine), dai soldati tedeschi coadiuvati dagli sgherri di Mario Carità, il reparto servizi speciali della 92a legione della Guardia Nazionale Repubblicana. Altri ebrei presenti a Firenze saranno arrestati nella primavera del 1944, con l'ignobile trappola della convocazione per la distribuzione delle tessere annonarie, e di nuovo con il rastrellamento alla casa di riposo ebraica in maggio. Saranno deportati in 343 fiorentini e circa 500 includendo i rifugiati confluiti in città. Solo una ventina di loro farà ritorno, tra cui 14 fiorentini. Le più piccole deportate, Elena e Fiorella Calò, furono assassinate a pochi mesi di vita. Della liberazione di Firenze, e della ripresa della vita religiosa, ricorda Gaio Sciloni: “Il 25 agosto del 1944, riaprimmo il Tempio in Via delle Oche con Fernando Belgrado, ma c’era un problema: mancavano i Sefarim […] che erano stati tutti nascosti nella Villa dei Sarfatti, a Fiesole, sopra Firenze, e in altri posti vari, cantine, pozzi, nel timore che i tedeschi potessero razziarli. Naturalmente non si poteva andare avanti fin lì, ma senza Sefer Torah era impossibile riaprire il Tempio. Allora dissi al Rabbino Belgrado: ‘So che c’è un Sefer Torah alla Biblioteca Nazionale, se è kasher o no non lo so, bisogna andare a vedere’. Così andai alla Biblioteca Nazionale, il cui bibliotecario era il mio vecchio professore di matematica al Liceo Michelangelo di Firenze […] il quale mi dette questo Sefer Torah, che io portai in braccio, in mezzo al fischiare delle pallottole, sino in Via delle Oche. E quando Fernando Belgrado mi vide saltellare su e giù con il Sefer, cominciò a gridare: ‘Cosa fai? Balli con un Sefer Torah in mezzo alla strada!’.
Il Tempio maggiore resterà inagibile fino al Rosh HaShana 5707 (25 settembre 1946). Loretta Bemporad, una bambina sopravvissuta, racconta che sua madre Frida Chludnewitz sarà ringraziata con il Mi Sheberach per aver offerto la stoffa per la Yeriath HaEchal. A ricordare invece i soldati della Brigata ebraica che hanno liberato Firenze sono in diversi ragazzini, tra cui Rirì Lattes Fiano e Lionella Viterbo. Si distinguono nella ricostruzione della vita comunitaria sopratutto Ariel Avissar di Gerusalemme, il quale per un anno si occuperà della scuola elementare insegnando ebraico ma anche la hora, ed Elihau Lubiski del Kibbutz Degania, dal dicembre 1944 direttore della Casa del Pioniere (Bet Helauz). I soldati portano alla Keillah fiorentina viveri e giochi per i bambini, e il sionismo. Lo stesso Emanuele Pacifici z.l. fu salvato da Eliahu Lubinski, il quale lo raccolse nel convento delle Suore della Congregazione di Santa Marta a Settimiano, e fece in modo ch'io fossi affidato alla Comunità di Firenze e poi riportato a Roma. Mi feci riconoscere dopo aver recitato due versi dello Scemà a voce alta, nel dubbio che potesse essere un soldato tedesco travestito... Emanuele era sì un ragazzino, ma non certo ingenuo! Quel momento, dell'abbraccio con il soldato dopo aver iniziato a dire lo Shemà, resterà per sempre nei suoi ricordi: finalmente non solo ebrei braccati, umiliati, costretti a nascondersi come topi e assassinati, ma anche combattenti per la Libertà.”
A Firenze Ariel ed Elihau affittano il teatro in Via del Sole e il Modernissimo in Via Cavour per organizzare una recita dei bambini della Keillah e cercare di dare loro l'infanzia che le leggi razziste prima e la persecuzione fisica poi avevano negato. A Villa Bencistà, verso Fiesole, la Brigata ebraica apre un centro di recupero per ragazzi reduci dai lager, e se la Bricha li prepara all’aliah, i ragazzi della comunità di Firenze come Rirì e Nedo Fiano hanno il compito di allietarli con rappresentazioni e recite. Ma non tutti restano. Il 22 maggio 1945 partono da Taranto la sorella di Nathan, Hulda, con i suoi due figli e i tre bambini sopravvissuti dei quattro di Nathan e Anna Di Gioacchino z.l.: Susanna, David e Daniel. La moglie di Cassuto, a sua volta deportata e sopravvissuta a Birkenau, li raggiungerà in novembre. Mancheranno Nathan e la loro bambina più piccola, Eva z.l., che aveva solo quaranta giorni quando Anna era stata arrestata il 29 novembre 1943. Anna Di Gioacchino ritroverà i tre figli in Eretz Israel, sarà assunta come tecnico di laboratorio presso l'Istituto di Patologia all’Ospedale Hadassah a Har HaZofim, cadrà assassinata nel convoglio medico attaccato da bande arabe il 14 aprile 1948. Neppure lei, come Nathan, è riuscita ad arrivare fino all'anno duemila. Che il suo ricordo sia di benedizione
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Sara Valentina Di Palma
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Da Hiroshima a Teheran
Leggo oggi l'osservazione di Paolo Sciunnach, insegnante: "A 70 anni da Hiroshima non abbiamo imparato nulla: facciamo gli accordi con l'Iran sul nucleare".
Non avendo imparato molto, mi sembra che si tratti di due cose un po' diverse: nel 1945 una strage che, seppure nel modo più tragico, ha prodotto la fine di una guerra; adesso di accordi che (almeno nelle intenzioni dei proponenti, sebbene i dubbi possano essere legittimi) una o più guerre vorrebbero evitare.
Ma lo stesso insegnante citava non molto tempo fa Rabban Gamliel "Procurati un rav e togliti ogni dubbio (non risparmiare domande)": bene, mi tolga un dubbio, che alternativa propone lui?


David Ajò, chimico
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Non capisco perché, proprio da parte nostra, in ambienti comunitari, si commetta lo stesso errore che critichiamo spesso tra i gentili. Quando un ebreo qualsiasi compie un atto inconsulto subito tutti i mezzi di comunicazione titolano "ebreo uccide tizio". Persino nel caso della Lehman Brothers ovviamente si trattava di due ebrei e non di due semplici speculatori. Stesso trattamento ovviamente quando si parla di zingari, albanesi, arabi o qualsiasi altra persona che non sia italiana e al contempo cattolica apostolica. Ebbene se si critica, giustamente, questo atteggiamento discriminatorio nei media dei gentili, non si comprende per quale ragione i media ebraici italiani alla prova dei fatti non si comportano coerentemente. Infatti, in merito all´omicidio di una ragazza durante il gay pride di Gerusalemmene, nel riferirsi al barbaro assassino lo si è identificato come un fanatico ultraortodosso e non semplicemente come un pazzo malato mentale. Che la persona sia nata (suppongo) all´interno di una famiglia haredi e che come haredi vesta, non vuol dire nulla. Non ha nulla di ebraico un comportamento del genere e non può nemmeno essere assimilato al comportamento di Pinchas (kanai). Una persona che uccide un'altra persona può soltanto essere definita un assassino. Ci si guarda invece molto bene dal dire che l'attentato terroristico ai danni della famiglia araba verrebbe da ambienti fanatici "dati leumi" (sionisti religiosi). Non è nemmeno la prima volta che avvengono di questi fatti e la matrice è sempre stata sionista religiosa, però in questo caso ci si guarda bene (e giustamente dico io) dal rivelarlo. Per quale ragione si usano due pesi e due misure? Per quale ragione l'ebraismo italiano, ideologicamente inserito in ambito sionista religioso, nel riferirsi ai fatti di Gerusalemme parla di fanatico ultraortodosso mentre per l'attentato terroristico (questa e altre volte) non cita la matrice sionista religiosa? Personalmente, pur essendo haredi, non ritengo che sia corretto attaccare chi non è della mia stessa opinione usando tristi fatti di cronaca. Sarebbe cosa gradita se altrettanto facesse l'ebraismo sionista italiano evitando così di incorrere nel grave peccato di delazione presso i gentili.

Yehuda Abramson, bachur yeshiva
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Time out - Un po' di confusione
Identità multiple o identità complesse. Il tema in un mondo globalizzato è di attualità e non riguarda solo noi. Di certo c'è solo che le risposte facili di chi crede che sia tutto o bianco o nero sono le peggiori. Se d'identità complesse si parla, lasciateci almeno il diritto di avere un po' di confusione.

Daniel Funaro, studente
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moked è il portale dell'ebraismo italiano
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