 |

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
|
Questa
è la storia di Paolo e Ravit e di un matrimonio tra un vicentino non
ebreo e una israeliana ebrea. Una storia che gira il mondo tra Bangkok,
Vicenza, Israele, tre figli e molte vite diverse. Ravit nasce da una
famiglia ashkenazita israeliana che fino a una generazione fa, quella
dei suoi nonni, era osservante e con forti legami con il mondo dei
chassidim di Gur. Il padre di Ravit, dopo aver servito l’esercito di
Israele, si allontana dalla tradizione ebraica dei genitori pur
rimanendo un ebreo che celebra il kiddush il venerdì sera e va al
tempio per le feste. La figlia, Ravit, viene presa dal mondo, dai
viaggi e da un marito non ebreo e da una vita a Vicenza, città italiana
senza presenza ebraica ( tranne un meraviglioso cimitero che
probabilmente è molto bello da visitare per la Giornata Europea della
Cultura Ebraica) dove lei, Ravit, porta una mezuzà e celebra il kiddush
ogni venerdì sera come suo padre fa da sempre.
Paolo sposa Ravit con rito civile, vivono insieme, sono felici e
acconsente che i suoi figli maschi siano circoncisi a otto giorni dalla
nascita e siano educati ebraicamente secondo i ritimi di Ravit.
|
|
Leggi
|
Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
|
Per
ricordare a Padova la figura di Samuel David Luzzatto, a 150 dalla
morte, è prevista un’importante occasione d’incontro domenica 25
ottobre. Moltissimi israeliani saranno presenti, anche perché con
l'occasione si riuniranno i discendenti del rabbino Isacco Pardo
(allievo di Shadal e per lungo tempo rabbino a Verona) che sono
numerosi, di qua e di là dal Mediterraneo.
|
|
 |
Razzi sul Nord d'Israele L'esercito: "Sono
siriani"
|
Sono
almeno quattro i razzi caduti nella parte nord di Israele, al confine
con il Libano: due sulle alture del Golan, due in Alta Galilea. Secondo
quanto riferisce il portavoce dell'esercito israeliano, gli ordigni
sarebbero stati lanciati dalla Siria. La notizia è riportata (in breve)
su una manciata di quotidiani.
Allarme terrorismo intanto al Cairo, dove è esplosa un'autobomba
dell'Isis: decine i feriti. Di ieri anche la notizia del rapimento di
quattro militanti di Hamas da parte di gruppi affiliati al Califfato.
L'episodio sarebbe avvenuto nel Sinai e segnerebbe un nuovo momento di
tensione tra diverse realtà del terrorismo islamico.
Fino a che punto può spingersi il cattivo gusto? Ce lo chiedevamo sul
notiziario quotidiano di ieri, portando all'attenzione dei lettori
l'imbarazzante campagna pubblicitaria di BT Italia. Ambientata
all'interno del Pantheon, ma degli evidenti richiami a un luogo simbolo
della Shoah e della sua testimonianza.
Scrive Repubblica: “Non è sfuggita al notiziario quotidiano dell'Unione
delle Comunità Ebraiche una stridente analogia dell'immagine costruita
per la campagna pubblicitaria con un emiciclo di foto che fa parte
della storia del dolore di ogni ebreo, la sala forse più celebre e
visitata dello Yad Vashem”.
Il Corriere invece tradisce l'ansia di cavare d'impaccio la
multinazionale delle telecomunicazioni di fronte a una figura tanto
imbarazzante e riporta la notizia in maniera distorta immaginando una
"polemica rientrata" quando invece si trattava della semplice denuncia
di una scelta infelice e di un disastroso infortunio pubblicitario.
|
|
Leggi
|
|
|
COMUNICAZIONE
- l'imbarazzante analogia
Bt
Italia: "Con lo Yad Vashem coincidenza puramente casuale"
Fino
a che punto può spingersi il cattivo gusto? È l'interrogativo che ci
siamo posti sul notiziario quotidiano di ieri a proposito della
campagna pubblicitaria lanciata dalla multinazionale British Telecom
per celebrare i suoi venti anni di attività in Italia. Una campagna
diffusa attraverso alcuni magazine la cui immagine simbolo, con al
centro l'allegra e sorridente squadra di BT Italia, richiama purtroppo
alla mente qualcosa di assai meno spensierato: una delle sale più note
del Memoriale dello Yad Vashem di Gerusalemme, tra le massime
testimonianze universali del ricordo della Shoah. “Diverso è il
messaggio, ma l'analogia appare imbarazzante” si leggeva sul
notiziario, facendo riferimento a questo clamoroso infortunio della
comunicazione, esercitando il nostro diritto di critica e lasciando ai
lettori una risposta al nostro quesito.
Riceviamo oggi una garbata nota dall’Ufficio stampa della
multinazionale, cui preme in particolare chiarire che “L'immagine
utilizzata è quella del Pantheon, che rappresenta, da più di duemila
anni, l'espressione massima della gloria di Roma e di cui è immagine
nei secoli”.
Grazie
per la precisazione, ma non è certo quello il punto: l'avevamo visto da
soli (e segnalato) che il contenitore della campagna è il Pantheon, non
lo Yad Vashem. Ci mancherebbe pure. Ma la questione è un'altra: la
piena sovrapponibilità sia concettuale che spaziale delle due immagini.
Non abbiamo ragione di dubitare della buona fede dei guru di BT Italia
e non risulta alcuna "polemica" in corso tra diversi enti, ma solo
perplessità destinate a restare.Leggi
|
la
rassegna settimanale di melamed
Da
Venezia a New York,
la censura della discordia
Melamed
è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo
italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a
educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna
viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno
responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune
settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione
settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate
sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter
settimanale di melamed cliccare qui.
È necessariamente multilingue la selezione della rassegna stampa di
melamed di questa settimana: è il New York Times - il 14 agosto
sull’edizione internazionale e il 19 sull’edizione principale - il
primo giornale straniero ad occuparsi della ormai ben nota vicenda dei
libri proibiti a Venezia dal sindaco Luigi Brugnaro. Dal racconto di
come si sia arrivati a decidere di bandire 49 libri per bambini che
erano stati scelti come strumento per educatrici e docenti per dare
risposta alle franche curiosità dei bambini sull'handicap, le
differenze, il sesso e l'omosessualità il discorso sul New York Times
passa alle difficoltà con cui in Italia sono state approvate leggi
sull’omofobia.
Leggi
|
Grazie |
Anche
in questi giorni d’agosto, come d’abitudine, la redazione ha continuato
a compiere senza interruzioni il proprio lavoro. Niente di
straordinario, i colleghi sanno che i nostri notiziari sono da sempre
pubblicati regolarmente ogni giorno che non sia Shabbat o una solennità
ebraica e appaiono anche nei cinque giorni in cui i quotidiani italiani
non sono in edicola.
Quello che invece mi sembra straordinario è constatare con quanta
passione e con quanta regolarità i nostri collaboratori, senza
eccezioni rigorosamente volontari e non retribuiti, continuino
immancabilmente, salvo rarissimi infortuni, a compiere la loro opera. A
tutti loro va il nostro plauso e la nostra gratitudine, il loro
entusiasmo ci rende più dolci le strade in salita.
|
|
Isolare
la violenza |
In
generale è una buona cosa che gli ebrei non parlino con una voce
unica, ma a volte si sente la necessità di avere un mezzo per
distinguere le voci isolate degli estremisti da quelle della
maggioranza. Forse più che le dichiarazioni di principio sarebbe utile
qualche prescrizione o divieto, perché nell'ebraismo i principi si
incarnano in azioni concrete. Per esempio non si potrebbero dichiarare
non casher i prodotti certificati dai rabbini che incoraggiano o
difendono la violenza? Forse in pratica è già così, ma proclamarlo
ufficialmente non potrebbe forse contribuire a fare chiarezza rendendo
più esplicito il loro isolamento?
Anna Segre, insegnante
|
|
Silenzio |
Il
silenzio, non quello di un luogo remoto o dell'eterno, ma quello di chi
si arrende, di chi fa finta che niente stia accadendo e chiude
consapevolmente gli occhi. “Raqqa is Being Slaughtered Silently”, così
si chiama una rete nascosta di coraggiosi giornalisti che documenta i
quotidiani abusi dei diritti umani che avvengono a Raqqa, la capitale
della Siria occupata dal Daesh. Una resistenza al regime jihadista
combattuta con telefonini e videocamere, che forse un giorno verrà
ricordata come oggi non dimentichiamo lo sforzo dei pochi gruppi che si
opposero al nazismo in Germania, come per esempio la Weisse Rose. Nelle
foto e nei video si vedono strade deserte, negozi chiusi, pozze di
sangue sull'asfalto... immagini di uno stato costruito sulla paura e la
violenza al di là di qualunque distopia orwelliana. Eppure sembra che
il mondo si stia ormai assuefacendo a tanto orrore. I guerriglieri
curdi, gli unici autoctoni che dall'instaurazione del Daesh non hanno
mai smesso di combattere, stanno subendo una dura repressione anche da
parte della “democratica” Turchia, e le piazze europee, che tanto sono
insorte per altre guerre e violazioni, sembrano restare del tutto in
silenzio. Un lungo sonno avvolge una decadente Europa. Ma come
spiegare, che un mondo che in oltre mezzo secolo non è riuscito ancora
a riconoscere l'esistenza di Israele, abbia invece ormai quasi
accettato l'occupazione di un regime fondato concretamente sul
genocidio e su qualunque tipo di orrore?
Francesco Moises Bassano, studente
Laicità,
parliamo di cose serie |
Dunque
la "questione" della preghiera dell'alpino censurata si è rivelata un
ballon d'essai e appare quindi inutile perdere tempo a discuterne:
peraltro sarebbe bastato dare un'occhiata a qualsiasi serio sito che
parli degli alpini per leggerne la storia, comprese le modifiche
intervenute sin dal 1972. Se
sia stata sollevata per ignoranza o "sapendo di mentire" poco cambia:
di insopportabile vi è questo continuo uso strumentale, ormai in
pratica quotidiano, di certe tematiche nel dibattito politico, con un
sempre maggior numero di improbabili "difensori della fede" che poi,
magari, citano pure il "libera Chiesa in libero Stato" di Cavour che,
invece, è il sunto della vera laicità che si basa sulla neutralità
della sfera pubblica rispetto a qualsiasi visione religiosa, con
funzione di garante della libertà di tutti e tra tutti, nella comune
osservanza delle leggi civili.
In questo contesto, pertanto, non è un problema il fatto che ciascuno
faccia il proprio mestiere e tiri l'acqua al proprio mulino, purché la
sfera pubblica rimanga appunto neutrale e non coinvolta.
Ecco quindi che nelle forze armate, come nelle altre istituzioni
pubbliche, espressioni troppo identitarie appaiono comunque inopportune
e non coerenti con quell'uguaglianza delle fedi dinanzi allo Stato pur
prevista dalla Costituzione.
Ne siamo invece pieni, nonostante la bufala dell'alpino, a partire
dalla scuola pubblica nella quale, a spese di tutti i vari credenti e
dei non credenti, la sola religione cattolica è insegnata.
Cerchiamo di spostare quindi il dibattito sull'evoluzione della società
italiana in senso veramente laico, condizione che consente a tutti di
esprimersi alla pari, di essere rispettati e di dialogare tra uguali,
senza strumentali accuse di "offese" che servono solo ad alimentare un
perverso dibattito politico.
Gadi Polacco
|
|
|
|
|