 Jonathan Sacks,
rabbino
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Non
esiste nessuno per cui valga la pena provare ammirazione che non sia
mai incorso in molti fallimenti lungo la via del successo.
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Anna
Foa,
storica
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È una frase famosa di Bertold Brecht, tante volte citata: “Disgraziati
quei paesi che hanno bisogno di eroi!”, eppure, ho l’impressione che
abbiamo finito con l’interpretarla come un incitamento a rifuggire
dall’eroismo, invece che come una spinta ad assumerci le nostre
responsabilità (fra le quali c’è anche quella di preoccuparci del bene
di tutti, e non solo di quello nostro o dei nostri famigliari). Certo
che in un mondo in cui questo fosse la norma non ci sarebbe bisogno di
eroismo. Invece… Guardate gli addetti alle ferrovie francesi che
davanti al terrorista armato si chiudono a chiave nella loro cabina
senza preoccuparsi dei passeggeri (e un alto funzionario delle ferrovie
afferma che hanno agito come prescritto!). E meno male che c’erano quei
coraggiosi militari americani in borghese che non ci sono stati tanto a
pensare su. No, direi che la viltà è ovunque la norma e l’eroismo
l’eccezione. E allora forse bisogna rivalutare l’eroismo, comunque lo
si voglia chiamare. Pensando all’esempio che ha dato a tutti Khaled
Asaad, l’ottantaduenne archeologo di Palmira decapitato per aver difeso
i tesori archeologici di Palmira e con essi la civiltà stessa, e
l’onore degli esseri umani di fronte ai macellai dell’IS, i nuovi
barbari.
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Il ritorno di Jihadi John |
Per
la prima volta con il viso scoperto, torna a parlare in video Jihadi
John, il boia dell’Isis divenuto celebre per il suo perfetto accento
britannico e simbolo dei foreign fighters, i jihadisti che hanno
lasciato la loro casa in Europa per unirsi al terrorismo degli
estremisti islamici. Nel video l’uomo, riporta Repubblica, si presenta
come Mohammed Emwazi e lancia minacce al suo paese d’adozione. “Jihadi
John – scrive Domenico Quirico sulla Stampa – è il riassunto di due
cose. Gli occhi. E poi il coltello”. Giunge intanto la notizia della
distruzione da parte dell’Isis del tempio di Baal Shamin a Palmira. Il
monumento, considerato tra i più preziosi della città, risaliva
all’epoca dei fenici (Repubblica).
Teheran, riapre l’ambasciata inglese. Ha riaperto ieri, dopo quattro
anni, l’ambasciata londinese in Iran. La bandiera è stata issata alla
presenza del ministro degli Esteri britannico Philip Hammond. La
chiusura era avvenuta a seguito di un assalto dell’edificio da parte di
alcuni manifestanti che sfilavano contro l’appoggio di Londra al regime
di sanzioni internazionali contro il programma nucleare iraniano
(Corriere della Sera).
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demenza digitale - conati di antisemitismo Al prof esimio non piace Israele
Testa
coronata della cultura e del mondo accademico italiano, titolare delle
cattedre di Storia del pensiero politico contemporaneo e di Teorie e
storia della democrazia all'Università di Torino oltre che ideatore del
FestivalStoria, autore per la casa editrice Einaudi, firma della
rivista Micromega, il professor Angelo d’Orsi non è immune da una
grande malattia di questi tempi: la demenza digitale.
Pagine Ebraiche di settembre, fra pochi giorni in distribuzione,
pubblica un testo del suo collega Luca Michelini, professore di Storia
del pensiero economico dell'Università di Pisa e autore tra gli altri
del volume "Alle origini dell'antisemitismo nazional-fascista. Maffeo
Pantaleoni e 'La vita italiana' di Giovanni Preziosi 1915-1924" (ed.
Marsilio), che ha scelto di riportare un dialogo sconcertante ma
rivelatore avvenuto fra i due studiosi di fronte alla platea di
Facebook. Un motivo in più per denunciare come anche nel mondo
accademico e anche fra tanti cosiddetti progressisti il morbo
dell'antisemitismo, spesso camuffato dietro a grossolane critiche allo
Stato d'Israele, resti sempre in agguato.
Qualche
tempo fa ho pubblicato con Marsilio una ricerca sulle origini
dell’antisemitismo nazional-fascista italiano, che ebbe due
protagonisti d’eccezione, ovvero Maffeo Pantaleoni, il più importante
economista italiano del periodo (assieme a Vilfredo Pareto), e Giovanni
Preziosi, destinato a guidare la politica razziale della Repubblica di
Salò. Quella ricerca per me è stata importante, perché ho dovuto
immergermi in una tematica molto complessa e fortemente
interdisciplinare, per quanto sul piano della storia del pensiero
economico, la disciplina che pratico, il rapporto tra scienza economica
ed antisemitismo sia un tema “classico”. Ho approfondito a più riprese
l’argomento, sia sul piano scientifico, con alcuni saggi (p.es sulle
Interdizioni israelitiche di Cattaneo) e convegni, di respiro
internazionale, sia sul piano più propriamente politico, vista
l’insorgenza di nuovo antisemitismo neofascista anche in Italia.
Ebbene, su Facebook mi è capitato di avere questo scambio di battute
con il collega e professor Angelo d’Orsi.
Angelo d’Orsi: “Renzi, ancora lui. Strabiliante giocoliere, ogni giorno
inventa una nuova capriola, ogni giorno racconta una scempiaggine che
fa impallidire il Grande Barzellettiere che lo ha preceduto e di cui è
il vero, autentico erede. Stavolta è la politica estera; stavolta è
Israele, che è divenuto testimonial della perenne campagna elettorale
di un presidente del Consiglio mai eletto neppure in Parlamento. La
visita in Medio Oriente, cominciata con Israele, forse complice il
caldo, ha fatto proferire dalla bocca dell’imperterrito giovanotto
fiorentino sciocchezze sesquipedali. Abbiamo dovuto sentire che Israele
rappresenta le nostre radici (e per evitare di spiegare nostre di chi?
Renzi ha immediatamente aggiunto: di tutto il mondo, niente meno! Ah,
sacra ignoranza!). E come se non bastasse ci ha proposto uno Stato
colonialista di insediamento, che occupa abusivamente terre altrui, e
che esercita un’azione quotidiana volta allo sradicamento violento
della popolazione palestinese, Israele, come modello del futuro. E
forse, a ben riflettere, non ha neppure tutti i torti, il ducetto
toscano: nell’era della post-democrazia, uno Stato come Israele,
fondato sulla violenza, sulla menzogna e sulla sopraffazione, può ben
diventare l’esempio virtuoso da imitare. In fondo, ancora una volta,
Renzi ci aiuta: a renderci conto di quanto le politiche di cui egli è
alfiere (da quelle sociali a quelle scolastiche, dalla politica
economica a quella internazionale) siano deleterie, e a far prendere
coscienza della necessità di liberarsi di questo governo che rasenta
l’infamia, e spesso va persino oltre”. (...)
Luca Michelini, Università di Pisa
da Pagine Ebraiche, settembre 2015
(Immagine tratta dal libro "Demenza digitale" di Manfred Spitzer, ed. Corbaccio, 2013)
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firenze, LA GIORNATA DEI PONTI - UGO CAFFAZ "Accoglienza, diamo l'esempio"
Torna
domenica 6 settembre l’appuntamento con la Giornata Europea della
Cultura Ebraica, dedicata a “Ponti e AttraversaMenti” e con Firenze
città capofila. Abbiamo chiesto di declinare il concetto ad alcuni
fiorentini noti per il loro impegno in questo campo. Ecco cosa ci ha
risposto Ugo Caffaz, antropologo e coordinatore degli eventi per la
Memoria della Regione Toscana.
“Ai tempi di La Pira si usciva dalla guerra. Il mondo era diviso, ma
c’era una voglia diffusa di pace. Adesso sembra tutto da buttare via:
il terrorismo islamico, i fallimenti dell’Onu, il dramma dei migranti.
La partita è complicata, terribilmente complicata. Ma dobbiamo
giocarla”. Ugo Caffaz, antropologo, usa una metafora calcistica. Il
tema è quello che, da sempre, gli sta più a cuore: studiare il passato,
attualizzarne la lezione. Per questo, annuncia, gli appuntamenti
toscani del prossimo Giorno della Memoria saranno dedicati ad
‘accoglienza e respingimenti’. Un tema di stringente attualità che
parla di ponti mancati e di ponti andati invece a buon fine. Come
quelli costruiti dal mondo ebraico italiano, particolarmente attivo in
questo senso.l popolo ebraico
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LA SFIDA DI STEVE MAMAN, LO "SCHINDLER EBREO"
"Così salvo le donne dall'Isis"
Lo
“Schindler ebreo”. Così è stato definito Steve Maman (nell'immagine),
il quarantenne canadese nato in Marocco da una famiglia sefardita, che
da otto mesi ha iniziato una campagna di raccolta fondi per salvare
donne e bambine irachene, cristiane e yazide, strappandole dalle mani
dell'Isis.
“Dopo le violenze e le efferatezze perpetrate dai miliziani dello Stato
Islamico - spiega Maman - ho sentito l'esigenza di fare qualcosa. Si sa
che quando si finisce ostaggi dell'Isis, per le donne l'epilogo sarà
solo uno”. “Perché lo faccio? - prosegue – Semplice: perché sono ebreo
e faccio parte di quella generazione che è figlia di sopravvissuti alla
Shoah. Noi abbiamo dovuto aspettare sei anni prima che qualcuno venisse
a salvarci”.
Ed è proprio per questo che il canadese, imprenditore a capo di una
ditta che produce oggetti di cristallo e murano, ha deciso di avviare,
attraverso la piattaforma gofundme, un crowdfunding intitolato
"Liberation of Christian and Yazidi Children of Iraq" che si propone di
raccogliere i fondi al fine di riscattare le migliaia di donne
catturate dal Califfato, rivendute ai combattenti e ridotte alla
schiavitù sessuale.
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Summer u al via
L'incontro dei giovani ebrei.
Si vota una nuova leadership
C'è
attesa e un pizzico di emozione nella voce di Jane Braden-Golay (nella
foto, durante un intervento alla Commissione Europea), presidente della
European Union of Jewish Students,
nel presentare la Summer University, la convention annuale
dell'organizzazione che nei prossimi giorni riunirà più di trecento
giovani ebrei delle unioni studentesche di tutta Europa per una
settimana, quest'anno in Portogallo, che coincide anche con i suoi
ultimi giorni in carica. Si terranno infatti giovedì le elezioni per il
rinnovo della presidenza e del consiglio, ruolo per cui tra gli altri è
candidata la presidente dell'Unione Giovani Ebrei d'Italia Talia
Bidussa. A sostituire Braden-Golay potrebbero essere invece l'olandese
Hester Van Trommel oppure il tedesco Benjamin Fischer.
Quella portoghese è la trentaduesima edizione dell'evento, che unisce
programmi educativi e attività di intrattenimento in un'estiva cornice
marittima. Dal 1983 la European Union of Jewish Students promuove
questo programma “credendo fortemente nel futuro di un ebraismo europeo
che dia il suo contributo alla società e sia inclusivo, rafforzando le
radici di una gioventù che si trova a confronto con molte battaglie,
tra cui quella della discriminazione in tutte le sue forme, e
stimolandoli a esprimere e condividere la loro identità ebraica”,
sintetizza Jane.
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apre il sinodo valdese
Libertà religiosa, bene di tutti
“La
libertà è radice e prolungamento di ogni fede religiosa e la libertà
religiosa è alla radice delle libertà civili”. Con queste parole si
apre il messaggio che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella
ha inviato al Moderatore della Tavola Eugenio Bernardini in occasione
del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Aperto ieri a Torre
Pellice, centro delle cosiddette “valli valdesi” a poca distanza da
Torino, il Sinodo è il massimo organo decisionale della storica
minoranza cristiana e, come ha scritto Mattarella, “È un momento
importante di riflessione e di crescita non soltanto per i credenti
evangelici, e per il dialogo ecumenico, ma per l’intera società
italiana”.
Oltre
al messaggio del Presidente della Repubblica è arrivato un telegramma
di papa Bergoglio, che ha augurato di “cooperare al servizio
dell’umanità, in particolare in difesa della dignità della persona
umana, nella promozione della giustizia e della pace e nel dare
risposte comuni alla sofferenza che affligge tanta gente, specialmente
i poveri e i più deboli”. Fra i temi al centro delle riflessioni dei
180 componenti del Sinodo, che riunisce sia pastori che laici,
particolare attenzione sarà data all’interculturalità e alla libertà
religiosa in Italia. Come ha sottolineato negli scorsi giorni
Bernardini “L’Italia continua a vivere una profondissima crisi
economica e sociale e come chiese siamo chiamati a interrogarci sul
nostro ruolo nella società”, e il Sinodo affronterà anche il tema
dell’accoglienza dei rifugiati e dei migranti.
a.t. twitter @atrevesmoked
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Oltremare
- Il dottor Stranamore |
Il
semaforo passa al rosso e mi fermo, ritorno indietro di qualche passo
per mettermi all’ombra, che anche quel minuto di sole (e anche alle
nove del mattino) si può ben evitare in questa estate che ci ha
arrostito anche la pazienza. Dalla nuova angolatura, mi entra nel campo
visivo dell’angolo dell’occhio destro qualcosa che potrebbe essere una
lontana bandiera italiana e quindi metto a fuoco e resto a bocca aperta
lì, in mezzo alla strada, per un quarto di secondo di troppo – finché
le persone si girano a guardare che cosa mi ha trasformata in una
statua di sale. La bandiera non è italiana, ha solo i colori del
tricolore, ma è la bandiera iraniana. Cubitale. Su di un gigantesco
sfondo bianco, con accanto una bandiera israeliana, e sopra la scritta
“In questo palazzo, prossima apertura: l’Ambasciata iraniana”. Sei
piani interi, tetto incluso, di un palazzo arrotondato che fa angolo
con la centralissima Kikar Rabin, su Frishman – la strada che porta
plotoni di francesi fino alla spiaggia giorno e notte. Non so ancora
spiegare questo maxicartellone pubblicitario, perché non ho capito che
cosa dovrebbe pubblicizzare, ma ho fiducia che fra pochissimo tempo lo
scoprirò. Però questo brivido di totale surrealismo politico, piantato
in mezzo al cuore della Tel Aviv frenetica e lavoratrice, mi ha
prodotto una dolorosa nostalgia per Peter Sellers. No, non ho preso un
colpo di sole. Una delle più fondamentali interpretazioni di Peter
Sellers è stata quella in “Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho
imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba”. Quel titolo mi torna
in testa come un mantra in questi giorni, quando ex politici fanno
dichiarazioni quantomeno fuori luogo su quando e come Bibi avrebbe
dovuto e potuto sganciare bombe sull’Iran, e non lo ha poi fatto. Me lo
immagino come nei film degli anni della guerra fredda, con la valigetta
incatenata al polso, dite voi chi è schiavo di chi. Lui non lo so, noi
abbiamo imparato a ignorare la bomba e ad amare Tel Aviv. A ciascuno il
suo titolo.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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