
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Rabbi
Nachman di Breslav nei Likute’ Etzot riflettendo sulla teshuvah insegna
che per poter davvero allontanarsi dal peccato bisogna essere
coraggiosi e forti. Perché la teshuvah richiede molto coraggio. Il
coraggio di cambiare vita, il coraggio di non nascondersi dietro la
routine delle piccole immoralità quotidiane, il coraggio di ammettere i
propri errori, il coraggio della trasparenza di ciò che siamo e del
miglioramento di ciò che dovremmo essere. Per fare teshuvah ci vuole il
coraggio dell’onestà di ogni giorno: ingrediente fondamentale da
aggiungere al seder di Rosh Hashanah.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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La
migrazione epocale a cui stiamo assistendo dall’Europa chiama i governi
a un’assunzione di responsabilità a cui non mi pare siano pronti.
Non si tratta di trattare la questione sulla base delle emozioni. Se
Facebook e Instagram riproducono le durissime immagini del corpo di un
bimbo annegato su una spiaggia – immagini che scatenano le pulsioni
giustamente caritatevoli e piene di buoni propositi di decine di
migliaia di europei – l’intera questione non può essere trattata sul
piano emergenziale. Il tema di fondo è la programmazione e la gestione
delle ondate migratorie. Chi governa è chiamato appunto a programmare e
gestire, e non solo a rispondere a un’emergenza. Su questo,
l’Europa denuncia tutto i suo ritardo e la sua mancanza di unità.
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Guerra in Siria, la Russia scende in campo |
“Blindati
russi in azione con le insegne siriane e ufficiali dei ‘Marines’ del
Mar Nero che gridano ordini in russo”. Così la Stampa, tra gli altri,
racconta la discesa in campo della Russia di Putin in difesa della
Siria di Assad. Un’azione osservata con attenzione da Israele: il
ministro della Difesa Moshe Yaalon parla di arrivo “di aerei da
combattimento, elicotteri e team russi a Latakia” e spiega: “L’intento
della Russia è usare l’aviazione per consentire alle truppe siriane di
riconquistare il territorio perduto”.
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La lettera di Cameron, Hollande e Merkel
"L'accordo nucleare tutela Israele
e argina la minaccia iraniana"
L'intesa
sul nucleare iraniano serve a proteggere Israele e la regione dalla
minaccia del regime di Teheran. È quanto sostengono David Cameron,
Francois Hollande e Angela Merkel in un'editoriale apparso nelle scorse
ore sul Washington Post.
Il
primo ministro britannico, il presidente francese e la cancelliera
tedesca, alla vigilia del voto del Congresso Usa (fissato per il 17
settembre), intervengono dalle colonne del quotidiano americano per
rivendicare la bontà dell'intesa siglata lo scorso 14 luglio a Vienna –
assieme a Stati Uniti, Cina e Russia - e per rassicurare Israele.
“Sosteniamo pienamente questo accordo – scrivono i tre leader europei –
perché raggiunge gli obiettivi che ci eravamo prefissati”, ovvero
fermare l'Iran nella sua corsa verso la bomba nucleare. Un progetto,
quello di Teheran, “che costituiva una seria minaccia, non solo alla
sicurezza dei paesi confinanti con l'Iran e per Israele, ma anche per
le nostre nazioni. Una corsa all'armamento nucleare nel Medio Oriente
avrebbe introdotto un disastroso nuovo fattore destabilizzante
all'interno di una regione già instabile”.
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qui mantova - festivaletteratura Gavron: 'Tutta Israele è casa mia'
“We
are all Jews, around here” ossia “Noi siamo tutti ebrei, qui” ha
affermato Corrado Augias, piccato ed evidentemente in affanno ieri
pomeriggio al Festivaletteratura durante l’incontro intitolato “Le
colline della discordia” dedicato – almeno così sarebbe dovuto essere –
all’ultimo libro dello scrittore israeliano Assaf Gavron, recentemente
tradotto da Giuntina.
Un’affermazione,
la sua, accolta dall’enorme pubblico raccoltosi a Palazzo San
Sebastiano con un brusio pieno di aspettativa, che risultava quasi
pacato dopo le reazioni vivaci e decisamente rumorose che avevano
punteggiato tutto il dibattito.
Aveva
paragonato “i fanatici religiosi ebrei” all’Isis, Augias, suscitando
prima un boato di applausi e poi, al momento del dibattito, un
intervento molto duro che chiedeva di spiegare un’affermazione
“Decisamente incomprensibile, e che stona in bocca a una persona che si
è appena definita convintamente sionista”. Durante l’incontro, infatti,
più che di libri e letteratura, il dialogo fra Augias e Gavron ha
affrontato la complessa situazione israeliana, con il giornalista che
ha voluto sottolineare “Io sono sionista, ma sionista nel senso che
questa parola aveva negli anni Quaranta. E il progetto politico di
Israele nel frattempo si è trasformato, è diventato un progetto
religioso”.
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francia - l'impegno per gli immigrati "Aiutare, un dovere ebraico"
Un
contributo “per fare vivere l'imprescindibile versetto biblico 'Amerai
lo straniero come te stesso, perché sei stato straniero in terra
d'Egitto' (Levitico, XIX, 34)”. È quanto si sono impegnate a dare le
maggiori istituzioni ebraiche francesi su iniziativa del Gran Rabbino
Haïm Korsia e del Consistoire Central Israélite de France per portare
il proprio aiuto nell'emergenza profughi che affligge l'Europa. Ai
rifugiati arrivati nei confini del paese sarà dunque offerta assistenza
in campo amministrativo e medico, sostegno psicologico e umano, e
accoglienza nel quadro di strutture già esistenti di bambini rimasti
orfani. Una necessità, quella dell'aiuto reciproco, messa già in
evidenza dal presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Renzo Gattegna in occasione della Giornata Europea della Cultura
Ebraica dal tema “Ponti e AttraversaMenti”, che ha voluto dedicare “a
quella parte dell’umanità, innocente e indifesa, che è costretta ad una
fuga disperata dalla propria terra per tentare di salvare la vita
propria e dei propri figli”, invitando a una presa di coscienza da
parte di istituzioni e società civile.
(Nell'immagine, un disegno di Giorgio Albertini che ritrae rav Haim Korsia)
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la rassegna settimanale di melamed
Gli italiani credono nella scuola
Melamed
è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo
italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a
educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna
viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno
responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune
settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione
settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate
sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter
settimanale di melamed cliccare qui.
Gli italiani credono nella scuola
“Gli italiani credono nella scuola e ne capiscono più di quanto pensano
media, politici, docenti, sindacalisti. Critici, ma non negativi. Danno
un voto di 7 meno meno alla capacità della scuola di ‘formare la
cultura degli studenti’ e una netta insufficienza a come prepara al
lavoro. Promossi i test Invalsi e le riforme più coraggiose”. Dopo
presidi, docenti, ministri e sindacati, sono ora gli studenti e le
famiglie a parlare, in un sondaggio concepito da Roger Abravanel e Luca
D’Agnese, gli autori di “La ricreazione è finita, scegliere la scuola,
trovare il lavoro”, che mostra come la richiesta sia di introdurre
novità più coraggiose, più ore in classe e la valutazione dei
professori. (Corriere, 10 settembre)
Ada Treves twitter @atrevesmoked
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rosh hashanah 5776 - qui roma Un anno per le responsabilità
“Non
fece passare Israele nel suo territorio”, è detto due volte nella Torah
(Bemidbar 20:21 e 21:23) su due popoli, Edomei e Emoriti che
rifiutarono il transito agli ebrei che dovevano entrare nella terra
promessa; “non vi sono venuti incontro con pane e acqua” (Devarim 23:5)
è il brutto ricordo che ci hanno lasciato nelle stesse circostanze
Moabiti e Ammoniti.
Non possiamo affrontare queste giornate senza un riferimento alle
nostre esperienze antiche e sacre e di incredibile attualità che ci
dettano umanità e solidarietà, ma non possiamo neppure, come ha
sottolineato rav Laras nel suo messaggio, astenerci dall’esprimere
preoccupazioni per la sorte dei luoghi dove viviamo, attraversati da un
flusso migratorio imponente che mette in discussione tutti gli
equilibri su cui si basa la nostra pacifica esistenza.
È un inizio di anno che dobbiamo affrontare come sempre serenamente ma
nel quale non si può essere indifferenti agli scenari che ci circondano
e alle implicazioni per il futuro. Più delle altre feste sarà forse
Sukkòt, alla fine, a rappresentarci il senso della nostra fragilità e
precarietà, ma affinché si possa risolvere il problema con gioia,
perché la festa è comunque occasione di gioia, dovremo prima far pace
con noi stessi, con chi ci circonda e con Chi ci ha creato e ci vuole a
Lui vicini. In questi giorni Israele è stata coperta, in un eccezionale
fenomeno metereologico, da una enorme nube di sabbia. Sabbia in ebraico
si dice chol ed è la stessa parola che indica il materiale e il
profano. La nube si dissolverà presto ma è da intendere anche come una
grande metafora, la separazione tra qodesh e chol, tra sacro e profano.
L’augurio per tutti è che le feste del nuovo anno portino una crescita
in qedushà, in responsabilità, in gioia autentica, che ci possano dare
la forza e gli strumenti giusti per affrontare le difficoltà. Che
finisca l’anno con tutte le sue cose cattive, e cominci un anno
veramente dolce.
Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma
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Dall'odio alla solidarietà |
Sembra
che un gran numero di cittadini europei abbia improvvisamente
rovesciato la propria opinione riguardo ai rifugiati. È vero che la
gente cambia idea facilmente ma è anche vero che molti hanno
l’abitudine di dare per scontato che tutti siano d’accordo con loro, e
trovano sempre qualcuno disposto a crederci.
Anna Segre, insegnante
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La speranza |
Se
i numerosi Orbán, hanno intravisto negli arrivi di rifugiati in questi
giorni la fine dell’Europa ‘per come la conosciamo’ o la vicina
realizzazione del progetto ‘eurabico’, Gad Lerner dalla finestra
opposta vi ha visto romanticamente “la marcia del futuro proletariato
europeo”. Forse, uno dei due è una Cassandra, o forse entrambi
dovrebbero fare come Bergoglio una visita dall’ottico.
Francesco Moises Bassano, studente
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La maldicenza oggi |
È
indubbiamente vero che la società multimediale e dei social ha
estremamente facilitato, per giunta senza confini, l’espandersi della
cosiddetta maldicenza e quindi è comprensibile e utile che si scriva e
si parli molto delle regole per evitare di fare lashòn harà, appunto
maldicenza.
Gadi Polacco
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La luce di Rosh Hashanah |
“Se
invano – canta Bialik – avrete cercato luce del sole per gli occhi
uscite e createla dal nulla! Estraetela dal sasso, scavatela dalle
rocce, attingetela alle pareti del vostro cuore. Il Dio della luce è
eterno, perché appena scoperto si sprigiona e non cessa mai… Vivete,
lavorate molto e sperate!”.
Ilana Bahbout
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