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11 settembre 2015 - 27 Elul 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
Rabbi Nachman di Breslav nei Likute’ Etzot riflettendo sulla teshuvah insegna che per poter davvero allontanarsi dal peccato bisogna essere coraggiosi e forti. Perché la teshuvah richiede molto coraggio. Il coraggio di cambiare vita, il coraggio di non nascondersi dietro la routine delle piccole immoralità quotidiane, il coraggio di ammettere i propri errori, il coraggio della trasparenza di ciò che siamo e del miglioramento di ciò che dovremmo essere. Per fare teshuvah ci vuole il coraggio dell’onestà di ogni giorno: ingrediente fondamentale da aggiungere al seder di Rosh Hashanah.
 
Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
La migrazione epocale a cui stiamo assistendo dall’Europa chiama i governi a un’assunzione di responsabilità a cui non mi pare siano pronti.
Non si tratta di trattare la questione sulla base delle emozioni. Se Facebook e Instagram riproducono le durissime immagini del corpo di un bimbo annegato su una spiaggia – immagini che scatenano le pulsioni giustamente caritatevoli e piene di buoni propositi di decine di migliaia di europei – l’intera questione non può essere trattata sul piano emergenziale. Il tema di fondo è la programmazione e la gestione delle ondate migratorie. Chi governa è chiamato appunto a programmare e gestire, e non solo a rispondere a un’emergenza.  Su questo, l’Europa denuncia tutto i suo ritardo e la sua mancanza di unità.
 
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Guerra in Siria, la Russia scende in campo
“Blindati russi in azione con le insegne siriane e ufficiali dei ‘Marines’ del Mar Nero che gridano ordini in russo”. Così la Stampa, tra gli altri, racconta la discesa in campo della Russia di Putin in difesa della Siria di Assad. Un’azione osservata con attenzione da Israele: il ministro della Difesa Moshe Yaalon parla di arrivo “di aerei da combattimento, elicotteri e team russi a Latakia” e spiega: “L’intento della Russia è usare l’aviazione per consentire alle truppe siriane di riconquistare il territorio perduto”.
 
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  davar
La lettera di Cameron, Hollande e Merkel
"L'accordo nucleare tutela Israele
e argina la minaccia iraniana"

L'intesa sul nucleare iraniano serve a proteggere Israele e la regione dalla minaccia del regime di Teheran. È quanto sostengono David Cameron, Francois Hollande e Angela Merkel in un'editoriale apparso nelle scorse ore sul Washington Post.

Il primo ministro britannico, il presidente francese e la cancelliera tedesca, alla vigilia del voto del Congresso Usa (fissato per il 17 settembre), intervengono dalle colonne del quotidiano americano per rivendicare la bontà dell'intesa siglata lo scorso 14 luglio a Vienna – assieme a Stati Uniti, Cina e Russia - e per rassicurare Israele. “Sosteniamo pienamente questo accordo – scrivono i tre leader europei – perché raggiunge gli obiettivi che ci eravamo prefissati”, ovvero fermare l'Iran nella sua corsa verso la bomba nucleare. Un progetto, quello di Teheran, “che costituiva una seria minaccia, non solo alla sicurezza dei paesi confinanti con l'Iran e per Israele, ma anche per le nostre nazioni. Una corsa all'armamento nucleare nel Medio Oriente avrebbe introdotto un disastroso nuovo fattore destabilizzante all'interno di una regione già instabile”.
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qui mantova - festivaletteratura
Gavron: 'Tutta Israele è casa mia'
“We are all Jews, around here” ossia “Noi siamo tutti ebrei, qui” ha affermato Corrado Augias, piccato ed evidentemente in affanno ieri pomeriggio al Festivaletteratura durante l’incontro intitolato “Le colline della discordia” dedicato – almeno così sarebbe dovuto essere – all’ultimo libro dello scrittore israeliano Assaf Gavron, recentemente tradotto da Giuntina.

Un’affermazione, la sua, accolta dall’enorme pubblico raccoltosi a Palazzo San Sebastiano con un brusio pieno di aspettativa, che risultava quasi pacato dopo le reazioni vivaci e decisamente rumorose che avevano punteggiato tutto il dibattito.
Aveva paragonato “i fanatici religiosi ebrei” all’Isis, Augias, suscitando prima un boato di applausi e poi, al momento del dibattito, un intervento molto duro che chiedeva di spiegare un’affermazione “Decisamente incomprensibile, e che stona in bocca a una persona che si è appena definita convintamente sionista”. Durante l’incontro, infatti, più che di libri e letteratura, il dialogo fra Augias e Gavron ha affrontato la complessa situazione israeliana, con il giornalista che ha voluto sottolineare “Io sono sionista, ma sionista nel senso che questa parola aveva negli anni Quaranta. E il progetto politico di Israele nel frattempo si è trasformato, è diventato un progetto religioso”.
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francia - l'impegno per gli immigrati
"Aiutare, un
dovere ebraico"
Un contributo “per fare vivere l'imprescindibile versetto biblico 'Amerai lo straniero come te stesso, perché sei stato straniero in terra d'Egitto' (Levitico, XIX, 34)”. È quanto si sono impegnate a dare le maggiori istituzioni ebraiche francesi su iniziativa del Gran Rabbino Haïm Korsia e del Consistoire Central Israélite de France per portare il proprio aiuto nell'emergenza profughi che affligge l'Europa. Ai rifugiati arrivati nei confini del paese sarà dunque offerta assistenza in campo amministrativo e medico, sostegno psicologico e umano, e accoglienza nel quadro di strutture già esistenti di bambini rimasti orfani. Una necessità, quella dell'aiuto reciproco, messa già in evidenza dal presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica dal tema “Ponti e AttraversaMenti”, che ha voluto dedicare “a quella parte dell’umanità, innocente e indifesa, che è costretta ad una fuga disperata dalla propria terra per tentare di salvare la vita propria e dei propri figli”, invitando a una presa di coscienza da parte di istituzioni e società civile.


(Nell'immagine, un disegno di Giorgio Albertini che ritrae rav Haim Korsia)
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la rassegna settimanale di melamed
Gli italiani credono nella scuola
Melamed è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter settimanale di melamed cliccare qui.

Gli italiani credono nella scuola

“Gli italiani credono nella scuola e ne capiscono più di quanto pensano media, politici, docenti, sindacalisti. Critici, ma non negativi. Danno un voto di 7 meno meno alla capacità della scuola di ‘formare la cultura degli studenti’ e una netta insufficienza a come prepara al lavoro. Promossi i test Invalsi e le riforme più coraggiose”. Dopo presidi, docenti, ministri e sindacati, sono ora gli studenti e le famiglie a parlare, in un sondaggio concepito da Roger Abravanel e Luca D’Agnese, gli autori di “La ricreazione è finita, scegliere la scuola, trovare il lavoro”, che mostra come la richiesta sia di introdurre novità più coraggiose, più ore in classe e la valutazione dei professori. (Corriere, 10 settembre)

Ada Treves twitter @atrevesmoked
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rosh hashanah 5776 - qui roma
Un anno per le responsabilità
“Non fece passare Israele nel suo territorio”, è detto due volte nella Torah (Bemidbar 20:21 e 21:23) su due popoli, Edomei e Emoriti che rifiutarono il transito agli ebrei che dovevano entrare nella terra promessa; “non vi sono venuti incontro con pane e acqua” (Devarim 23:5) è il brutto ricordo che ci hanno lasciato nelle stesse circostanze Moabiti e Ammoniti.
Non possiamo affrontare queste giornate senza un riferimento alle nostre esperienze antiche e sacre e di incredibile attualità che ci dettano umanità e solidarietà, ma non possiamo neppure, come ha sottolineato rav Laras nel suo messaggio, astenerci dall’esprimere preoccupazioni per la sorte dei luoghi dove viviamo, attraversati da un flusso migratorio imponente che mette in discussione tutti gli equilibri su cui si basa la nostra pacifica esistenza.
È un inizio di anno che dobbiamo affrontare come sempre serenamente ma nel quale non si può essere indifferenti agli scenari che ci circondano e alle implicazioni per il futuro. Più delle altre feste sarà forse Sukkòt, alla fine, a rappresentarci il senso della nostra fragilità e precarietà, ma affinché si possa risolvere il problema con gioia, perché la festa è comunque occasione di gioia, dovremo prima far pace con noi stessi, con chi ci circonda e con Chi ci ha creato e ci vuole a Lui vicini. In questi giorni Israele è stata coperta, in un eccezionale fenomeno metereologico, da una enorme nube di sabbia. Sabbia in ebraico si dice chol ed è la stessa parola che indica il materiale e il profano. La nube si dissolverà presto ma è da intendere anche come una grande metafora, la separazione tra qodesh e chol, tra sacro e profano. L’augurio per tutti è che le feste del nuovo anno portino una crescita in qedushà, in responsabilità, in gioia autentica, che ci possano dare la forza e gli strumenti giusti per affrontare le difficoltà. Che finisca l’anno con tutte le sue cose cattive, e cominci un anno veramente dolce.

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma

rosh hashanah 5776 - qui milano
Un anno per le scuole
Rosh Hashanah è un momento di esame di coscienza e propositi per il futuro. Ne propongo uno. C’è un passo molto noto del ‘Chovot halevavòt’ – I doveri dei cuori di Bahia Ibn Pakuda che dice che un po’ di luce può scacciare molto buio. L’idea che è alla base di questo passo è che è estremamente difficile combattere il buio, combattere il male, scacciarlo. Ma si può usare un sistema diverso: aumentare la luce cioè, fuori di metafora, crescere spiritualmente. Credo che l’elemento fondamentale di crescita spirituale nelle nostre comunità sia l’educazione ebraica e in particolare le scuole ebraiche. Le scuole ebraiche sono ormai da molto tempo in grave difficoltà ma su queste scuole si gioca il nostro presente e il nostro futuro.

Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano
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rosh hashanah 5776 - qui trieste
Un anno per la solidarietà
Lasciamo alle spalle un anno difficile, segnato da gravi fatti che hanno colpito il nostro popolo e non solo. Vediamo civili inermi, di culture e tradizioni diverse dalla nostra, costretti a fuggire da guerre e violenze inenarrabili, obbligati a esodi di portata biblica che riportano alla memoria le pagine più oscure della nostra storia.
Il nostro auspicio è che il nuovo anno segni la fine di queste tragedie umane e porti con sé l’agognata pace.
Auguro alle nostre comunità serenità e coesione affinché le sfide che ci aspettano possano essere affrontate insieme con coraggio e lungimiranza per il futuro ebraico delle generazioni a venire.

Shanà Tovà.

Alessandro Salonichio, presidente Comunità ebraica Trieste

rosh hashanah 5776 - qui venezia
Un anno per ritrovarsi
Auguro che ognuno possa dire “per me è stato creato il mondo” per l’opera che svolge nella famiglia e nella comunità.

Auguro che ognuno possa esprimere senza compromessi e senza timori il proprio ebraismo in pubblico.
Auguro che ognuno possa trovare tre minuti al giorno da dedicare allo studio della Torah. Auguro che ognuno possa trovare tre minuti al giorno da dedicare alla mitzvà “ama per il prossimo tuo come per te stesso”.

Scialom Bahbout, rabbino capo di Venezia
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rosh hashanah 5776 - qui padova
Un anno di regole
Di nuovo, l’anno trascorso ci ha messo di fronte ad eventi che non avremmo mai voluto immaginare: vere e proprie guerre di banditismo, che utilizzano l’arma del terrore mistificandola come azione di fede al solo fine di conquista e di potere; ondate di popolazioni in fuga o alla ricerca di una dignità della propria esistenza, anche al prezzo di una altissima percentuale di vite perdute; nuovi sconvolgimenti delle economie mondiali, che di volta in volta abbattono i miti e le teorie del progresso; e potremmo continuare…

Davide Romanin Jacur,

presidente Comunità ebraica di Padova
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rosh hashanah 5776 - qui siena
Un anno per la misericordia
L’inizio del nuovo anno ebraico ci richiama a riflettere con rigore sul nostro operato. Rosh Hashanah dura due giorni anche in Erez Israel. Da Rabbi Shim’on bar Yochai ci viene un grande insegnamento: se i nostri Maestri non avessero aggiunto il secondo giorno di Rosh Hashanah, il mondo sarebbe stato già distrutto. Nel primo giorno D-o giudica il mondo con rigore, mentre nel secondo il giudizio viene mitigato.

rav Crescenzo Piattelli, Siena
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rosh hashanah 5776 - qui pisa
Un anno di ponti
Per questo mio primo messaggio come presidente, voglio augurare a tutte le Comunità un felice anno di Ponti e AttraversaMenti, usando la felice espressione della Giornata Europea della Cultura Ebraica appena conclusa. Infatti sono convinto che le nostre Keillot avranno un futuro se avremo la volontà di non chiuderci in un percorso autoreferenziale, ma facendo delle nostre tradizioni e della nostra vita una strada da condividere con tutti, considerando le nostre specificità come un tesoro su cui continuamente investire.

Maurizio Gabbrielli, presidente Comunità ebraica di Pisa
pilpul
Dall'odio alla solidarietà
Sembra che un gran numero di cittadini europei abbia improvvisamente rovesciato la propria opinione riguardo ai rifugiati. È vero che la gente cambia idea facilmente ma è anche vero che molti hanno l’abitudine di dare per scontato che tutti siano d’accordo con loro, e trovano sempre qualcuno disposto a crederci.

Anna Segre, insegnante
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La speranza
Se i numerosi Orbán, hanno intravisto negli arrivi di rifugiati in questi giorni la fine dell’Europa ‘per come la conosciamo’ o la vicina realizzazione del progetto ‘eurabico’, Gad Lerner dalla finestra opposta vi ha visto romanticamente “la marcia del futuro proletariato europeo”. Forse, uno dei due è una Cassandra, o forse entrambi dovrebbero fare come Bergoglio una visita dall’ottico.

Francesco Moises Bassano, studente
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La maldicenza oggi
È indubbiamente vero che la società multimediale e dei social ha estremamente facilitato, per giunta senza confini, l’espandersi della cosiddetta maldicenza e quindi è comprensibile e utile che si scriva e si parli molto delle regole per evitare di fare lashòn harà, appunto maldicenza.

Gadi Polacco
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La luce di Rosh Hashanah
“Se invano – canta Bialik – avrete cercato luce del sole per gli occhi uscite e createla dal nulla! Estraetela dal sasso, scavatela dalle rocce, attingetela alle pareti del vostro cuore. Il Dio della luce è eterno, perché appena scoperto si sprigiona e non cessa mai… Vivete, lavorate molto e sperate!”.

Ilana Bahbout
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