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20 settembre 2015 - 7 Tishri 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
L'uomo - nel suo percorso di elevazione spirituale - sperimenta continuamente passi avanti e indietro. Questo, alla fine della sua vita, è il messaggio di Mosè quando dice "Non potrò più uscire ed entrare".
 
David Bidussa,
storico sociale
delle idee
"In nome della nostra umanità, dei nostri principi e valori, chiediamo alle autorità e ai cittadini dei nostri Paesi di dare ai rifugiati tutto l’aiuto necessario perché possano trovare un rifugio sicuro e provare la gioia di decidere del loro stesso futuro”.
È un passo di un appello degli intellettuali dell’Europa centrale, pubblicato due giorni fa.
Il richiamo alla “nostra umanità” non modificherà la convinzione di maggioranza. Solo dimostrando che una scelta diversa da quella attuale è economicamente vantaggiosa, ovvero conveniente, allora, forse, qualcosa cambierà. En passant, si può anche sottolineare che una scelta diversa è "anche" umana, ma è un dettaglio.
Israele, nuove tensioni
Dopo gli scontri a Gerusalemme, proseguiti anche in questo fine settimana, a far aumentare la tensione tra israeliani e palestinesi sono stati i missili lanciati nelle ultime quarantottore dalla Striscia di Gaza. Due razzi sono stati intercettati dal sistema anti-missili Iron Dome mentre un colpo di mortaio è caduto nei pressi di un’abitazione a Sderot, nel sud del Paese, senza provocare vittime. Solo l’Osservatore Romano dedica spazio all’escalation di violenza che toccano anche la Capitale, dove da Rosh HaShanah vanno in scena scontri – in particolare nei pressi della moschea Al Aqsa – tra manifestanti palestinesi, con lancio di pietre e molotov, e polizia israeliana. Tra i luoghi più coinvolti, l’area del Monte del Tempio o Spianata delle Moschee, luoghi sacri sia per gli ebrei sia per i musulmani. Nelle scorse ore per stemperare la situazione, riporta il quotidiano vaticano, sono intervenuti i rabbini capo di Israele David Lau e Yitzhak Yosef che hanno rivolto un appello ai leader religiosi islamici e di altre religioni per “lavorare insieme per arrestare immediatamente la violenza a Gerusalemme e nei suoi dintorni”. Oggi il primo ministro Benjamin Netanyahu si riunirà con il suo gabinetto di sicurezza per valutare la situazione.

Il destino di Assad e della Siria. Dopo il dispiegamento di forze deciso dal presidente russo Vladimir Putin a sostegno di Bashar Al Assad e le conseguenti tensioni con Washington, da parte americana arriva un segnale di apertura. Il segretario John Kerry, scrive La Stampa, ipotizza un ruolo temporaneo di Assad nel futuro della Siria: un’opzione sino ad ora esclusa dallo stesso Kerry ma ora rimessa sul tavolo per cercare di aprire una nuova fase di trattative che ponga fine alla sanguinosa guerra civile siriana. In realtà, come spiega il quotidiano di Torino, la Casa Bianca è pessimista sulla possibilità di intraprendere la via diplomatica, con le forze ribelli decise a destituire immediatamente il dittatore Assad.
 
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  davar
netanyahu sugli scontri a gerusalemme
Chi c'è dietro alle violenze
La giustizia israeliana deve accettare la proposta del governo di applicare misure più severe contro chi lancia pietre o molotov. È quanto a dichiarato il Primo ministro d'Israele Benjamin Netanyahu, durante la riunione di inizio settimana del suo gabinetto di sicurezza. Il riferimento è alla recente escalation di violenza che ha coinvolto in particolare Gerusalemme, con duri scontri tra manifestanti palestinesi e le forze dell'ordine israeliane e diversi episodi di attacchi a civili (nella vigilia di rosh hashanah il lancio di pietre ha causato la morte del sessantaquattrenne Alexander Levlovitz e il ferimento di altre due persone). “Questa è una norma che deve essere applicata a ogni cittadino di Israele, ogni residente e da ogni giudice – ha affermato Netanyahu parlando del pacchetto di nuovi provvedimenti – Una condanna minima obbligatoria sarà prevista per chi lancia pietre”.
Nel mondo arabo le immagini degli scontri nella zona identificata, come il Monte del Tempio dagli ebrei e la Spianata delle Moschee per i musulmani, ha sollevato pesanti critiche e accuse nei confronti di Israele. Sulla questione è intervenuto il Premier Netanyahu dichiarando che il suo governo non ha nessun interesse a modificare lo status quo dell'area e che l'escalation delle ultime settimane è da imputare ai Fratelli musulmani, all'Autorità palestinese e ai movimenti islamisti presenti in Israele. “Chiunque si lamenti dello sviluppo delle ultime vicende non dovrebbe rivolgersi a Israele ma a Ramallah, a Gaza, agli istigatori in Galilea e sfortunatamente anche in Turchia”.
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HELLER, LEAVITT, SCURATI E NAFISi a pordenone
La cultura unica possibile tutela
contro i misfatti delle dittature

A poche ora dalla conclusione e mentre si consumano le ultime battute di questa edizione 2015 Pordenonelegge lascia respirare l’aria del grande salto di qualità. Il festival entra nella sua età matura, e non solo per la crescita di qualità di un programma che in questi giorni di settembre ha offerto centinaia di incontri e innumerevoli occasioni d’incontro. Ma anche per la sua capacità di svincolarsi dal modello che mostra sempre di più la propria fragilità delle giornate di svago nelle città salotto tanto amate dall’Italia progredita.
Città operaia destinata a essere perpetua cerniera fra la maniera d’intendere l’operosità dei friulani e quella dei veneti, a combinare le aspirazioni forti, ma anche deludenti, della grande industria con le tradizioni di una piccola imprenditoria che continua a trainare l’Italia, Pordenone si sta rivelando uno dei territori più interessanti per sperimentare una via nazionale alla salvezza che passa attraverso importanti investimenti sulla cultura.
Anche gli scempi urbanistici che hanno degradato e distorto negli anni ’50 e ’60 la frettolosa crescita del tessuto cittadino si lasciano perdonare attraverso la capacità di distribuire su tutto il territorio le tante occasioni di incontro.
Il Festival, che richiama ormai nella Destra Tagliamento decine di migliaia di visitatori, continua a parlare anche a una popolazione interregionale attenta e disponibile a combinare il desiderio di fare cultura con il progetto di rendere la cultura un fattore economico di crescita.
Gli spunti offerti dal programma sono innumerevoli e l’interesse per gli enzimi ebraici che traspaiono in ogni angolo non si limitano certo alle occasioni di incontro con il giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche, che a Pordenone rappresenta ormai un appuntamento consolidato.
In una rapida successione durante le giornate del Festival le presenze si moltiplicano e il pubblico continua implacabile a mettersi ordinatamente in coda per riempire tutti gli spazi disponibili.
Di bellezza e utopia parla con Riccardo Mazzeo la filosofa ungherese Agnes Heller. Una ricerca, la sua, che ha preso le mosse dalle persecuzioni di cui è stata testimone, della scomparsa del padre nel gorgo della Shoah, del faticoso cammino della ricostruzione e della difesa degli ideali di democrazia e di progresso anche negli anni della dittatura stalinista.
La pensatrice ha discusso con Zygmunt Bauman, nel libro La bellezza (non) salverà il mondo, quali prospettive esistano affinché la bellezza possa rendere migliore il mondo in cui viviamo, ed è questo il primo punto di cui si parla a Pordenonelegge. Si passa poi all’attualità del libro di Thomas Moore, Utopia, pubblicato circa mezzo millennio fa, nel 1516: che cosa può suggerirci quel libro per illuminare il tempo presente, esiste un collegamento che non si è interrotto e che magari ha acquisito forza ulteriore nel corso di questi cinquecento anni? L’intervista si chiude prendendo in esame le utopie più fertili nella nostra epoca e i pericoli che si annidano nelle utopie stesse, il loro rovescio infernale, le distopie che non sono più quelle di Orwell, Zamiatin e Huxley del secolo scorso, ma piuttosto forse quella del libro di Michel Houellebecq La possibilità di un'isola.
Heller traccia con sicurezza i confini fra i territori della speranza praticabile e quelli delle ideologie divoratrice lo fa tirando le somme del suo lunghissimo itinerario di sopravvissuta, più volte scampata agli orrori del Novecento e alle incertezze del tempo presente. Assistente di György
Lukács all'università di Budapest, fu espulsa dall’ateneo nel 1959 e i suoi scritti sottoposti al veto di pubblicazione; riammessa nel 1963 all'Accademia delle scienze, divenne tra i più noti esponenti della cosiddetta Scuola filosofica di Budapest. Allontanata dall'Accademia nel 1973, nel 1978 accettò un incarico presso l'università di Melbourne per trasferirsi poi alla New York University, dove ricopre la cattedra intitolata a Hannah Arendt. La sua ricerca, ispirata a una lettura del marxismo in chiave antieconomicista e antropologica, è prevalentemente rivolta alla ricostruzione di un orizzonte etico.
Torna al momento cruciale del Novecento, sospeso fra distruzione e speranza di liberazione, il popolare romanziere americano David Leavitt. L’autore del Ballo di famiglia, che negli Usa insegna teoria e tecnica della scrittura nelle università, a Pordenone racconta i segreti del suo ultimo romanzo, I due Hotel Francforts, ambientato fra gli esuli in fuga dall’orrore del nazismo e del fascismo nella Lisbona del 1940.
Al mitico Café Suiça due giovani coppie americane attendono di essere imbarcate sulla nave che li porterà in patria sani e salvi. Sono giovani, belli, soprattutto sposati. Sono anche felici? I quattro ad ogni modo non potrebbero essere più diversi: Pete e Julia Winters arrivano da Parigi, dove per anni hanno diviso una doverosa e sedata vita coniugale; Edward e Iris sono sofisticati, bohemian, in preda all'ansia sociale ed erotica. Lo stato di sospensione neutrale del Portogallo è lo sfondo ideale in cui tutto si allenta e le apparenze a lungo mantenute iniziano a scricchiolare. Ognuno di loro tenta disperatamente di nascondere qualcosa: le origini ebraiche di Julia, l'improbabile intesa tra Pete ed Edward, gli ultimi disperati sforzi di Iris per non vedere la verità e salvare il proprio matrimonio
Leavitt, che in Italia è di casa, racconta molti risvolti di una storia profondamente intrecciata con i destini ebraici e svela molti dettagli di esperienze italiane che proprio al pubblico italiano e agli ebrei italiani rischiano spesso di passare inosservate.
Quello che ci è più vicino è a volte proprio ciò che è più difficile svelare e conoscere a fondo.
Così come Antonio Scurati, a Pordenone accompagnato da Emanuele Trevi ci aiuta a capire quello che avremmo dovuto sempre sapere. Che cosa ha rappresentato il No al fascismo dell’ebreo Leone Ginzburg e di coloro che lo affiancarono, raccontando Il tempo migliore della nostra vita, cui il
giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche ha dedicato nelle scorse settimane un approfondimento. Il racconto di Scurati ci mette di fronte a Leone Ginzburg e ad altri forti personaggi di grande rilievo, illustri per destino e per vocazione, dipanando sotto i nostri occhi anche la storia delle persone comuni, delle memorie personali e della sparsa inadeguatezza dei documenti e dei “reperti” dell’esistenza: chi siamo noi nella storia? La vicenda esemplare di Leone Ginzburg serve anche a comprendere come la letteratura e la cultura valgano anche e soprattutto se costituiscono un atto di ribellione contro l’ingiustizia e la discriminazione.
Molta emozione e molta attesa serpeggiava proprio per questo motivo fra il pubblico al momento di incontrare Azar Nafisi, la letterata iraniana che conduce da lunghi anni una dura battaglia contro il regime di Teheran. Proprio in Iran la scrittrice ha insegnato letteratura angloamericana in varie università, finché le graduali restrizioni del governo degli ayatollah non hanno reso impossibile la sua opera. Nel 1997 si è trasferita negli Stati Uniti e nel 2008 ha assunto la cittadinanza americana. Oggi vive a Washington e insegna alla School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University. Nel suo primo libro, Leggere Lolita a Teheran (Adelphi 2004), racconta come la letteratura, frequentata in segreto e clandestinità negli anni bui di un regime mostruoso, costituisca per molti l’unica speranza di salvezza, l’unica via di fuga, ma anche l’unica premessa perché le cose possano effettivamente cambiare. Nel suo ultimo testo, La Repubblica dell’Immaginazione, che arriva ora in versione italiana, la scrittrice allarga i confini del territorio di libertà che vorrebbe presidiare e lo fa ripercorrendo le pagine memorabili di tre immensi autori americani: l’Huckleberry Finn di Mark Twain, il Babbit di Sinclair Lewis e Il cuore è un cacciatore solitario di Carson McCullers. Una grande lezione di letteratura che vale più di ogni altro strumento per combattere le prevaricazioni, ma soprattutto una lezione di amore per la libertà del pensiero e dell’espressione. Il bene più prezioso da tutelare, nelle mostruose dittature islamiche come da casa nostra, per preservare un mondo in cui la diversità e il confronto brillino come l’unico reale presidio, come l’unica prevenzione praticabile contro i misfatti della bestialità.
 
gv
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i dati sull'italia e le discriminazioni 
La diffusione dei pregiudizi,
i politici primi responsabili

“Antropologi e sociologi hanno spesso utilizzato la categoria dall’ambivalenza nelle loro ricerche circa l’atteggiamento delle maggioranze nei confronti dello straniero. Dagli studi di Simmel in poi, polarità analitiche come attrazione e repulsione, vicinanza e lontananza, amore e odio, sono spesso servite come assi concettuali con i quali costruire immagini complesse della diversità culturale. Si è spesso trattato di contributi di grande rilievo, in altri casi ci sono state rappresentazioni di maniera, intrise di romanticismo ingenuo. A giudicare tuttavia da quanto sta accadendo in Italia negli ultimi anni – e con un’accelerazione particolarissima in questi mesi – questo tradizionale approccio analitico alla diversità sembra, almeno in un caso, assolutamente logoro e non più utilizzabile. Nei confronti di Rom, Sinti e Caminanti (RSC), infatti, ogni alone di romanticismo benevolo sembra scomparso dalla percezione comune, e delle vecchie coppie analitiche non è rimasto che il polo negativo: la repulsione appunto,
e l’odio.
Secondo i dati rilevati nel 2014 dal Pew Research Center, un istituto nonpartisan di ricerca con sede a Washington, l’Italia è il paese europeo in cui si registra la percentuale più alta di giudizi negativi nei confronti della comunità RSC: 85% degli intervistati, più di quattro italiani su cinque. Come spesso accade quando si parla di pregiudizio – e di antisemitismo – questa straordinaria unanimità negativa non ha particolarmente bisogno che il “nemico” costituisca davvero una presenza massiccia e incombente. Al contrario, il pregiudizio può facilmente dilatare le dimensioni del suo oggetto, mitizzarne la portata, e moltiplicare l’allarme senza troppo riguardo per i dati reali. E appunto questi ultimi, secondo le stime più recenti (2014) della Commissione Europea, dicono che fra i paesi europei l’Italia comprende una quota comparativamente fra le più basse di Rom, Sinti e Caminanti: 0,25% della popolazione totale, molto minore che non la Svizzera, ad esempio, e meno della metà che non la Francia. La Spagna, al contrario, mostra contemporaneamente la maggior presenza e la minor quota di atteggiamenti pregiudizialmente negativi. D’altra parte, quanto poco nel nostro paese si sappia – di concreto, preciso e reale – sul tema Rom è dimostrato da una ricerca condotta nel 2008 dall’ISPO – Italiani, Rom e Sinti a confronto – dalla quale risultava che la quota di intervistati che rispondevano correttamente a una serie di domande elementari riguardanti i Rom, non superava lo 0,1%, cioè, praticamente, una scatola vuota

Enzo Campelli, sociologo, Pagine Ebraiche Settembre 2015
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Qui Roma – Ye’ud 
Formare i leader di domani
Ha preso il via nelle scorse ore l’ultimo appuntamento dell’edizione di Ye’ud 2015, il future leader training organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Ad aprire l’incontro, lo psicologo Dan Wiesenfeld per un follow up dopo il viaggio in Israele organizzato lo scorso marzo in collaborazione con la World Zionist Organization. “Lo scopo della giornata di oggi – spiega rav Roberto Della Rocca che interverrà oggi pomeriggio – è quello di proseguire la formazione di una leadership comunitaria consapevole e di alto livello, di interrogarsi sui nuovi modi per coinvolgere e aggregare i giovani oltre a riflettere sui nuovi mezzi di comunicazione”.

qui milano 
In piazza per Israele
Un presidio per esprimere solidarietà a Israele e affermare la contrarietà rispetto ai tentativi di delegittimazione portati avanti da alcuni contro il Paese. Una risposta pacata e civile a chi ieri a Milano aveva attaccato e invocato il boicottaggio dell'esibizione dell'artista israeliano Idan Raichel, in città per un concerto al Teatro Puccini assieme alla cantante Ornella Vanoni e parte della rassegna MiTo. Poco prima dello spettacolo si è svolta a piazza Lima la manifestazione in sostegno di Idan Raichel e contro ogni forma di delegittimazione della cultura e della realtà israeliana. Presenti diversi rappresentanti della Comunità ebraica milanese, tra cui il presidente Raffaele Besso, l'assessore alla Cultura Davide Romano assieme a Daniele Nahum, responsabile Cultura PD Milano e Provincia. A dare una testimonianza di solidarietà tra gli altri anche il segretario provinciale del Pd Pietro Bussolati.

pilpul
L’esodo e il declino
L’Europa come Unione non esiste più. Non almeno quella pensata e profilata dagli accordi succedutisi dagli anni Ottanta in poi. Sta venendo a mancare ciò che doveva esserne l’elemento basico, i medesimi Stati sovrani. Ovvero, quanto si sta progressivamente dissolvendo è la sovranità con le sue molteplici attribuzioni, a partire dal costituire la capacità di esercitare un potere vincolante all’interno di uno spazio geografico, territoriale e antropico determinato. Ad essa non si sostituisce un governo continentale, plausibilmente basato sulla consensualità, la partecipazione e la responsabilità degli uni nei confronti degli altri, bensì una serie scoordinata e contraddittoria di spinte e controspinte, occasionate da un permanente stato di emergenza, da una persistente fibrillazione senza soluzione. I vertici europei, le riunioni fiume, i simposi e le consultazioni, le conferenze e le infinite mediazioni che ad esse si accompagnano, sembrano sempre più spesso assomigliare a dei grotteschi esercizi di stile, fini a se stessi così come ad alimentare il falso convincimento, condiviso da una burocrazia autocratica, di essere al centro del processo decisionale.

Claudio Vercelli
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Porta Pia 5776
Fiscalità delle attività degli enti religiosi, accuse alla Chiesa di ingerenze nella politica nazionale, simboli religiosi cattolici nei luoghi pubblici, richieste di nuovi diritti civili e così via, sono argomenti sempre in discussione, anche in questi giorni, che dimostrano come la carenza di laicità permanga forte in Italia.
Nemmeno il dibattito su profughi e immigrati si salva, in una insana e contrapposta polarizzazione tra chi li vede “angeli” a prescindere e chi li individua come “demoni” a prescindere, senza la volontà di considerarli, invece, quali individui e come tali portatori di diritti e doveri‎ da applicare secondo legge. Ecco allora che improbabili “difensori della fede” di una supposta “nostra cultura”, non di rado a corrente alternata, insorgono e si gettano strumentalmente nella mischia. Nel celebrare il 145mo della Breccia di Porta Pia non si compie, quindi, un atto nostalgico bensì si ravviva la percezione dell’esigenza che il raggiungimento di una vera società aperta, quindi laica, sia obbiettivo primario essenziale.


Gadi Polacco
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Trieste-Tel Aviv. Il suono vivo
Le Selihot alla scuola dei miei figli, venerdì mattina. L’Haron Hakodesh è quello del vecchio tempio aschkenazita di Trieste – di cui ho spesso scritto – tempio in cui pregavano i miei antenati. Oggi questo Haron Hakodesh non fa parte di alcun museo, e non viene celebrato nella Giornata della cultura ebraica europea. Perchè è vivo, si trova in un tempio di Tel Aviv, e decine di bambini vi fanno tefilà, tra loro il bisnipote di un ebreo triestino, che è nato in Erez Israel e suona lo Shofar per la sua scuola.

Michele Steindler




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