Benedetto
Carucci Viterbi,
rabbino
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L'uomo
- nel suo percorso di elevazione spirituale - sperimenta continuamente
passi avanti e indietro. Questo, alla fine della sua vita, è il
messaggio di Mosè quando dice "Non potrò più uscire ed entrare".
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee
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"In
nome della nostra umanità, dei nostri principi e valori, chiediamo alle
autorità e ai cittadini dei nostri Paesi di dare ai rifugiati tutto
l’aiuto necessario perché possano trovare un rifugio sicuro e provare
la gioia di decidere del loro stesso futuro”.
È un passo di un appello degli intellettuali dell’Europa centrale, pubblicato due giorni fa.
Il richiamo alla “nostra umanità” non modificherà la convinzione di
maggioranza. Solo dimostrando che una scelta diversa da quella attuale
è economicamente vantaggiosa, ovvero conveniente, allora, forse,
qualcosa cambierà. En passant, si può anche sottolineare che una scelta
diversa è "anche" umana, ma è un dettaglio.
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Israele, nuove tensioni
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Dopo
gli scontri a Gerusalemme, proseguiti anche in questo fine settimana, a
far aumentare la tensione tra israeliani e palestinesi sono stati i
missili lanciati nelle ultime quarantottore dalla Striscia di Gaza. Due
razzi sono stati intercettati dal sistema anti-missili Iron Dome mentre
un colpo di mortaio è caduto nei pressi di un’abitazione a Sderot, nel
sud del Paese, senza provocare vittime. Solo l’Osservatore Romano
dedica spazio all’escalation di violenza che toccano anche la Capitale,
dove da Rosh HaShanah vanno in scena scontri – in particolare nei
pressi della moschea Al Aqsa – tra manifestanti palestinesi, con lancio
di pietre e molotov, e polizia israeliana. Tra i luoghi più coinvolti,
l’area del Monte del Tempio o Spianata delle Moschee, luoghi sacri sia
per gli ebrei sia per i musulmani. Nelle scorse ore per stemperare la
situazione, riporta il quotidiano vaticano, sono intervenuti i rabbini
capo di Israele David Lau e Yitzhak Yosef che hanno rivolto un appello
ai leader religiosi islamici e di altre religioni per “lavorare insieme
per arrestare immediatamente la violenza a Gerusalemme e nei suoi
dintorni”. Oggi il primo ministro Benjamin Netanyahu si riunirà con il
suo gabinetto di sicurezza per valutare la situazione.
Il destino di Assad e della Siria. Dopo il dispiegamento di forze
deciso dal presidente russo Vladimir Putin a sostegno di Bashar Al
Assad e le conseguenti tensioni con Washington, da parte americana
arriva un segnale di apertura. Il segretario John Kerry, scrive La
Stampa, ipotizza un ruolo temporaneo di Assad nel futuro della Siria:
un’opzione sino ad ora esclusa dallo stesso Kerry ma ora rimessa sul
tavolo per cercare di aprire una nuova fase di trattative che ponga
fine alla sanguinosa guerra civile siriana. In realtà, come spiega il
quotidiano di Torino, la Casa Bianca è pessimista sulla possibilità di
intraprendere la via diplomatica, con le forze ribelli decise a
destituire immediatamente il dittatore Assad.
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HELLER, LEAVITT, SCURATI E NAFISi a pordenone
La cultura unica possibile tutela
contro i misfatti delle dittature
A
poche ora dalla conclusione e mentre si consumano le ultime battute di
questa edizione 2015 Pordenonelegge lascia respirare l’aria del grande
salto di qualità. Il festival entra nella sua età matura, e non solo
per la crescita di qualità di un programma che in questi giorni di
settembre ha offerto centinaia di incontri e innumerevoli occasioni
d’incontro. Ma anche per la sua capacità di svincolarsi dal modello che
mostra sempre di più la propria fragilità delle giornate di svago nelle
città salotto tanto amate dall’Italia progredita.
Città operaia destinata a essere perpetua cerniera fra la maniera
d’intendere l’operosità dei friulani e quella dei veneti, a combinare
le aspirazioni forti, ma anche deludenti, della grande industria con le
tradizioni di una piccola imprenditoria che continua a trainare
l’Italia, Pordenone si sta rivelando uno dei territori più interessanti
per sperimentare una via nazionale alla salvezza che passa attraverso
importanti investimenti sulla cultura.
Anche gli scempi urbanistici che hanno degradato e distorto negli anni
’50 e ’60 la frettolosa crescita del tessuto cittadino si lasciano
perdonare attraverso la capacità di distribuire su tutto il territorio
le tante occasioni di incontro.
Il Festival, che richiama ormai nella Destra Tagliamento decine di
migliaia di visitatori, continua a parlare anche a una popolazione
interregionale attenta e disponibile a combinare il desiderio di fare
cultura con il progetto di rendere la cultura un fattore economico di
crescita.
Gli spunti offerti dal programma sono innumerevoli e l’interesse per
gli enzimi ebraici che traspaiono in ogni angolo non si limitano certo
alle occasioni di incontro con il giornale dell’ebraismo italiano
Pagine Ebraiche, che a Pordenone rappresenta ormai un appuntamento
consolidato.
In una rapida successione durante le giornate del Festival le presenze
si moltiplicano e il pubblico continua implacabile a mettersi
ordinatamente in coda per riempire tutti gli spazi disponibili.
Di bellezza e utopia parla con Riccardo Mazzeo la filosofa ungherese
Agnes Heller. Una ricerca, la sua, che ha preso le mosse dalle
persecuzioni di cui è stata testimone, della scomparsa del padre nel
gorgo della Shoah, del faticoso cammino della ricostruzione e della
difesa degli ideali di democrazia e di progresso anche negli anni della
dittatura stalinista.
La pensatrice ha discusso con Zygmunt Bauman, nel libro La bellezza
(non) salverà il mondo, quali prospettive esistano affinché la bellezza
possa rendere migliore il mondo in cui viviamo, ed è questo il primo
punto di cui si parla a Pordenonelegge. Si passa poi all’attualità
del libro di Thomas Moore, Utopia, pubblicato circa mezzo millennio fa,
nel 1516: che cosa può suggerirci quel libro per illuminare il tempo
presente, esiste un collegamento che non si è interrotto e che magari
ha acquisito forza ulteriore nel corso di questi cinquecento anni?
L’intervista si chiude prendendo in esame le utopie più fertili nella
nostra epoca e i pericoli che si annidano nelle utopie stesse, il loro
rovescio infernale, le distopie che non sono più quelle di Orwell,
Zamiatin e Huxley del secolo scorso, ma piuttosto forse quella del
libro di Michel Houellebecq La possibilità di un'isola.
Heller traccia con sicurezza i confini fra i territori della speranza
praticabile e quelli delle ideologie divoratrice lo fa tirando le somme
del suo lunghissimo itinerario di sopravvissuta, più volte scampata
agli orrori del Novecento e alle incertezze del tempo presente.
Assistente di György
Lukács all'università di Budapest, fu espulsa dall’ateneo nel 1959 e i
suoi scritti sottoposti al veto di pubblicazione; riammessa nel 1963
all'Accademia delle scienze, divenne tra i più noti esponenti della
cosiddetta Scuola filosofica di Budapest. Allontanata dall'Accademia
nel 1973, nel 1978 accettò un incarico presso l'università di Melbourne
per trasferirsi poi alla New York University, dove ricopre la cattedra
intitolata a Hannah Arendt. La sua ricerca, ispirata a una lettura del
marxismo in chiave antieconomicista e antropologica, è prevalentemente
rivolta alla ricostruzione di un orizzonte etico.
Torna al momento cruciale del Novecento, sospeso fra distruzione e
speranza di liberazione, il popolare romanziere americano David
Leavitt. L’autore del Ballo di famiglia, che negli Usa insegna teoria e
tecnica della scrittura nelle università, a Pordenone racconta i
segreti del suo ultimo romanzo, I due Hotel Francforts, ambientato fra
gli esuli in fuga dall’orrore del nazismo e del fascismo nella Lisbona
del 1940.
Al mitico Café Suiça due giovani coppie americane attendono di essere
imbarcate sulla nave che li porterà in patria sani e salvi. Sono
giovani, belli, soprattutto sposati. Sono anche felici? I quattro ad
ogni modo non potrebbero essere più diversi: Pete e Julia Winters
arrivano da Parigi, dove per anni hanno diviso una doverosa e sedata
vita coniugale; Edward e Iris sono sofisticati, bohemian, in preda
all'ansia sociale ed erotica. Lo stato di sospensione neutrale del
Portogallo è lo sfondo ideale in cui tutto si allenta e le apparenze a
lungo mantenute iniziano a scricchiolare. Ognuno di loro tenta
disperatamente di nascondere qualcosa: le origini ebraiche di Julia,
l'improbabile intesa tra Pete ed Edward, gli ultimi disperati sforzi di
Iris per non vedere la verità e salvare il proprio matrimonio
Leavitt, che in Italia è di casa, racconta molti risvolti di una storia
profondamente intrecciata con i destini ebraici e svela molti dettagli
di esperienze italiane che proprio al pubblico italiano e agli ebrei
italiani rischiano spesso di passare inosservate.
Quello che ci è più vicino è a volte proprio ciò che è più difficile svelare e conoscere a fondo.
Così come Antonio Scurati, a Pordenone accompagnato da Emanuele Trevi
ci aiuta a capire quello che avremmo dovuto sempre sapere. Che cosa ha
rappresentato il No al fascismo dell’ebreo Leone Ginzburg e di coloro
che lo affiancarono, raccontando Il tempo migliore della nostra vita,
cui il giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche
ha dedicato nelle scorse settimane un approfondimento. Il racconto di
Scurati ci mette di fronte a Leone Ginzburg e ad altri forti personaggi
di grande rilievo, illustri per destino e per vocazione, dipanando
sotto i nostri occhi anche la storia delle persone comuni, delle
memorie personali e della sparsa inadeguatezza dei documenti e dei
“reperti” dell’esistenza: chi siamo noi nella storia? La vicenda
esemplare di Leone Ginzburg serve anche a comprendere come la
letteratura e la cultura valgano anche e soprattutto se costituiscono
un atto di ribellione contro l’ingiustizia e la discriminazione.
Molta
emozione e molta attesa serpeggiava proprio per questo motivo fra il
pubblico al momento di incontrare Azar Nafisi, la letterata iraniana
che conduce da lunghi anni una dura battaglia contro il regime di
Teheran. Proprio in Iran la scrittrice ha insegnato letteratura
angloamericana in varie università, finché le graduali restrizioni del
governo degli ayatollah non hanno reso impossibile la sua opera. Nel
1997 si è trasferita negli Stati Uniti e nel 2008 ha assunto la
cittadinanza americana. Oggi vive a Washington e insegna alla School of
Advanced International Studies della Johns Hopkins University. Nel suo
primo libro, Leggere Lolita a Teheran (Adelphi 2004), racconta come la
letteratura, frequentata in segreto e clandestinità negli anni bui di
un regime mostruoso, costituisca per molti l’unica speranza di
salvezza, l’unica via di fuga, ma anche l’unica premessa perché le cose
possano effettivamente cambiare. Nel suo ultimo testo, La Repubblica
dell’Immaginazione, che arriva ora in versione italiana, la scrittrice
allarga i confini del territorio di libertà che vorrebbe presidiare e
lo fa ripercorrendo le pagine memorabili di tre immensi autori
americani: l’Huckleberry Finn di Mark Twain, il Babbit di Sinclair
Lewis e Il cuore è un cacciatore solitario di Carson McCullers. Una
grande lezione di letteratura che vale più di ogni altro strumento per
combattere le prevaricazioni, ma soprattutto una lezione di amore per
la libertà del pensiero e dell’espressione. Il bene più prezioso da
tutelare, nelle mostruose dittature islamiche come da casa nostra, per
preservare un mondo in cui la diversità e il confronto brillino come
l’unico reale presidio, come l’unica prevenzione praticabile contro i
misfatti della bestialità.
gv Leggi
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i dati sull'italia e le discriminazioni
La diffusione dei pregiudizi,
i politici primi responsabili
“Antropologi
e sociologi hanno spesso utilizzato la categoria dall’ambivalenza nelle
loro ricerche circa l’atteggiamento delle maggioranze nei confronti
dello straniero. Dagli studi di Simmel in poi, polarità analitiche come
attrazione e repulsione, vicinanza e lontananza, amore e odio, sono
spesso servite come assi concettuali con i quali costruire immagini
complesse della diversità culturale. Si è spesso trattato di contributi
di grande rilievo, in altri casi ci sono state rappresentazioni di
maniera, intrise di romanticismo ingenuo. A giudicare tuttavia da
quanto sta accadendo in Italia negli ultimi anni – e con
un’accelerazione particolarissima in questi mesi – questo tradizionale
approccio analitico alla diversità sembra, almeno in un caso,
assolutamente logoro e non più utilizzabile. Nei confronti di Rom,
Sinti e Caminanti (RSC), infatti, ogni alone di romanticismo benevolo
sembra scomparso dalla percezione comune, e delle vecchie coppie
analitiche non è rimasto che il polo negativo: la repulsione appunto, e l’odio.
Secondo i dati rilevati nel 2014 dal Pew Research Center, un istituto
nonpartisan di ricerca con sede a Washington, l’Italia è il paese
europeo in cui si registra la percentuale più alta di giudizi negativi
nei confronti della comunità RSC: 85% degli intervistati, più di
quattro italiani su cinque. Come spesso accade quando si parla di
pregiudizio – e di antisemitismo – questa straordinaria unanimità
negativa non ha particolarmente bisogno che il “nemico” costituisca
davvero una presenza massiccia e incombente. Al contrario, il
pregiudizio può facilmente dilatare le dimensioni del suo oggetto,
mitizzarne la portata, e moltiplicare l’allarme senza troppo riguardo
per i dati reali. E appunto questi ultimi, secondo le stime più recenti
(2014) della Commissione Europea, dicono che fra i paesi europei
l’Italia comprende una quota comparativamente fra le più basse di Rom,
Sinti e Caminanti: 0,25% della popolazione totale, molto minore che non
la Svizzera, ad esempio, e meno della metà che non la Francia. La
Spagna, al contrario, mostra contemporaneamente la maggior presenza e
la minor quota di atteggiamenti pregiudizialmente negativi. D’altra
parte, quanto poco nel nostro paese si sappia – di concreto, preciso e
reale – sul tema Rom è dimostrato da una ricerca condotta nel 2008
dall’ISPO – Italiani, Rom e Sinti a confronto – dalla quale risultava
che la quota di intervistati che rispondevano correttamente a una serie
di domande elementari riguardanti i Rom, non superava lo 0,1%, cioè,
praticamente, una scatola vuota
Enzo Campelli, sociologo, Pagine Ebraiche Settembre 2015 Leggi
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Qui Roma – Ye’ud
Formare i leader di domani
Ha
preso il via nelle scorse ore l’ultimo appuntamento dell’edizione di
Ye’ud 2015, il future leader training organizzato dall’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane. Ad aprire l’incontro, lo psicologo Dan
Wiesenfeld per un follow up dopo il viaggio in Israele organizzato lo
scorso marzo in collaborazione con la World Zionist Organization. “Lo
scopo della giornata di oggi – spiega rav Roberto Della Rocca che
interverrà oggi pomeriggio – è quello di proseguire la formazione di
una leadership comunitaria consapevole e di alto livello, di
interrogarsi sui nuovi modi per coinvolgere e aggregare i giovani oltre
a riflettere sui nuovi mezzi di comunicazione”.
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qui milano
In piazza per Israele
Un
presidio per esprimere solidarietà a Israele e affermare la contrarietà
rispetto ai tentativi di delegittimazione portati avanti da alcuni
contro il Paese. Una risposta pacata e civile a chi ieri a Milano aveva
attaccato e invocato il boicottaggio dell'esibizione dell'artista
israeliano Idan Raichel, in città per un concerto al Teatro Puccini
assieme alla cantante Ornella Vanoni e parte della rassegna MiTo. Poco
prima dello spettacolo si è svolta a piazza Lima la manifestazione in
sostegno di Idan Raichel e contro ogni forma di delegittimazione della
cultura e della realtà israeliana. Presenti diversi rappresentanti
della Comunità ebraica milanese, tra cui il presidente Raffaele Besso,
l'assessore alla Cultura Davide Romano assieme a Daniele Nahum,
responsabile Cultura PD Milano e Provincia. A dare una testimonianza di
solidarietà tra gli altri anche il segretario provinciale del Pd Pietro
Bussolati.
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L’esodo e il declino |
L’Europa
come Unione non esiste più. Non almeno quella pensata e profilata dagli
accordi succedutisi dagli anni Ottanta in poi. Sta venendo a mancare
ciò che doveva esserne l’elemento basico, i medesimi Stati sovrani.
Ovvero, quanto si sta progressivamente dissolvendo è la sovranità con
le sue molteplici attribuzioni, a partire dal costituire la capacità di
esercitare un potere vincolante all’interno di uno spazio geografico,
territoriale e antropico determinato. Ad essa non si sostituisce un
governo continentale, plausibilmente basato sulla consensualità, la
partecipazione e la responsabilità degli uni nei confronti degli altri,
bensì una serie scoordinata e contraddittoria di spinte e controspinte,
occasionate da un permanente stato di emergenza, da una persistente
fibrillazione senza soluzione. I vertici europei, le riunioni fiume, i
simposi e le consultazioni, le conferenze e le infinite mediazioni che
ad esse si accompagnano, sembrano sempre più spesso assomigliare a dei
grotteschi esercizi di stile, fini a se stessi così come ad alimentare
il falso convincimento, condiviso da una burocrazia autocratica, di
essere al centro del processo decisionale.
Claudio Vercelli
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Porta Pia 5776 |
Fiscalità
delle attività degli enti religiosi, accuse alla Chiesa di ingerenze
nella politica nazionale, simboli religiosi cattolici nei luoghi
pubblici, richieste di nuovi diritti civili e così via, sono argomenti
sempre in discussione, anche in questi giorni, che dimostrano come la
carenza di laicità permanga forte in Italia.
Nemmeno il dibattito su profughi e immigrati si salva, in una insana e
contrapposta polarizzazione tra chi li vede “angeli” a prescindere e
chi li individua come “demoni” a prescindere, senza la volontà di
considerarli, invece, quali individui e come tali portatori di diritti
e doveri da applicare secondo legge. Ecco allora che improbabili
“difensori della fede” di una supposta “nostra cultura”, non di rado a
corrente alternata, insorgono e si gettano strumentalmente nella
mischia. Nel celebrare il 145mo della Breccia di Porta Pia non si
compie, quindi, un atto nostalgico bensì si ravviva la percezione
dell’esigenza che il raggiungimento di una vera società aperta, quindi
laica, sia obbiettivo primario essenziale.
Gadi Polacco
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Trieste-Tel Aviv. Il suono vivo |
Le
Selihot alla scuola dei miei figli, venerdì mattina. L’Haron Hakodesh è
quello del vecchio tempio aschkenazita di Trieste – di cui ho spesso
scritto – tempio in cui pregavano i miei antenati. Oggi questo Haron
Hakodesh non fa parte di alcun museo, e non viene celebrato nella
Giornata della cultura ebraica europea. Perchè è vivo, si trova in un
tempio di Tel Aviv, e decine di bambini vi fanno tefilà, tra loro il
bisnipote di un ebreo triestino, che è nato in Erez Israel e suona lo
Shofar per la sua scuola.
Michele Steindler
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