 |

Paolo Sciunnach,
insegnante
|
“Se
un uomo [il padre] ha un figlio [maschio] traviato [che devia dalla
retta via] e ribelle [che si oppone con violenza], che ruba, mangia [in
un certo modo] carne e beve [in un certo modo] vino in eccesso, e non
ascolta [deve poter ascoltare] la voce di suo padre e alla voce di sua
madre e, pur diffidandolo e castigandolo [devono saper educare], non dà
loro ascolto. Suo padre e sua madre [insieme e d’accordo] lo
prenderanno, lo porteranno [devono essere in grado di prenderlo] dagli
anziani della sua città, presso il tribunale del suo luogo di
residenza, e diranno [parlando con le stesse parole] agli anziani della
sua città: ‘questo nostro figlio [naturale] è traviato e ribelle, non
dà ascolto alla nostra voce [devono parlare con la stessa voce], è un
ingordo di carne e un ubriacone di vino’. Allora tutti gli uomini
incaricati dal tribunale di quella città lo lapideranno e morirà e così
estirperai colui che compie il male di mezzo a te. Il tribunale dovrà
rendere pubblico l’accaduto così che tutto Israele sentirà quanto è
successo e ne avranno timore”.
|
|
Leggi
|
Anna
Foa,
storica
|
20
settembre 1870, Roma diventa capitale e gli ebrei ricevono la piena
emancipazione. 18 settembre 1938, solo sessantotto anni dopo, Mussolini
annuncia a Trieste le leggi razziste, che non solo rovesciano
l’emancipazione del 1870 ma preludono alla Shoah. Due date vicinissime
di settembre. Ricordiamocele in questi giorni che quest’anno sono anche
di raccoglimento e di penitenza. Ricordiamole mentre intorno a noi il
razzismo sembra riemergere, anche se non ne siamo noi i principali
obiettivi. Mentre i profughi affogano e l’Ungheria crea muri di filo
spinato. Il razzismo, l’odio del diverso, non ha confini. Quello che
oggi tocca gli altri è già successo a noi e può succedere di nuovo
anche a noi: barriere, respingimenti, confini chiusi. Il nazionalismo,
orrida bestia, che rialza la testa, il sogno europeo infranto.
Pensiamoci, in questi giorni così importanti.
|
 |
Grecia, vince Syriza
Alba Dorata terzo partito |
La
Grecia si affida di nuovo alla sinistra di Alexis Tsipras e del suo
partito Syriza, usciti ieri vincitori dalle elezioni tenutesi nel
paese. Con il 35 per cento dei voti conquistati e l’appoggio della
destra nazionalista di Anel, Tsipras può contare sulla maggioranza
assoluta in parlamento. I greci, osserva Repubblica, decidono dunque di
dare un’altra chance al leader che aveva portato il suo partito alla
scissione, con il fallimento della rimonta dei rivali di Nea
Demokratia. Ma a preoccupare è il successo dell’estrema destra di Alba
Dorata che si conferma terzo partito in Grecia con il superamento per
la prima volta della soglia del 7 per cento, il più votato tra i
disoccupati e tra i giovani sotto i 24 anni. La crisi economica e
l’emergenza profughi ha permesso alla retorica di Alba Dorata,
movimento di ispirazione neonazista, noto per i suoi attacchi
antisemiti e le violenze contro i migranti, di riscuotere un certo
successo tra le fasce più deboli della società greca. “Mi aspettavo
anche di più”, commenta intervistato da Repubblica il portavoce e
numero due del partito di estrema destra Ilias Kasidiaris, sotto
processo per associazione a delinquere e per l’omicidio di un rapper di
sinistra. Secondo lui Tsipras fallirà una seconda volta e si tornerà a
nuove elezioni a breve. “Siamo gli unici davvero contrari alla
dittatura finanziaria tedesca. Gli unici che lottano contro l’invasione
degli stranieri. Ma ci hanno emarginato dalla tv pubblica – l’attacco
di Kasidiaris – e nessuno ha potuto davvero leggere il nostro
programma”. “Noi non siamo nazisti”, si difende invece l’esponente di
Alba Dorata Artemis Matthaiopoulos sul Corriere della sera. “La gente
continua a interpretare male il nostro simbolo – afferma – che non è
una svastica rovesciata, ma un fregio dell’Antica Grecia. Tutto un
equivoco”. Difficile interpretare male le fotografie di persone con
braccia tese, l’uso spregiudicato della retorica antisemita, la
violenza contro oppositori politici e i profughi per le strade greche.
Israele, nuove misure contro i lanci di sassi e molotov.
Arriva dopo giorni di scontri violenti alla Spianata delle Moschee e di
tiro di sassi e molotov contro la polizia nei sobborghi arabi di
Gerusalemme e in Cisgiordania, l’approvazione da parte del primo
ministro israeliano Benjamin Netanyahu delle nuove misure, già
annunciate negli scorsi giorni, per reprimere i violenti. Tra le altre
cose, è prevista, in certi casi e determinate condizioni, la
possibilità per le forze dell’ordine di rispondere ai lanci aprendo il
fuoco. “Le pietre e le bottiglie incendiarie – ha spiegato – sono armi
letali: possono uccidere e hanno già ucciso”. Il Messaggero riporta
inoltre il braccio di ferro di Netanyahu con il procuratore generale
Yehuda Weinstein, secondo cui le leggi attuali sono sufficienti. Il
premier ha invece rigettato l’accusa politica avanzata dal mondo arabo
e da Ramallah che Israele voglia cambiare lo status quo sulla Spianata
delle Moschee, rassicurando sul fatto di essere “vincolato al suo
mantenimento”.
Colombo e i “nuovi fascisti”.
“Fascismo e nazismo sono in grado di riportare con vigore
all’attenzione dei più deboli (compresi interi governi) il mito della
frontiera”, scrive Furio Colombo in un editoriale sul Fatto Quotidiano
criticando duramente il risorgere a suo avviso di tali ideologie nella
risposta dell’Europa all’emergenza migranti. “Solo con la Shoah
l’Europa è scesa più in basso. Ma un secondo grande sacrificio umano
sta per compiersi, proprio da parte di un nuovo ente politico,
economico e culturale che era stato creduto e sognato come la grande
risposta all’orrore dei massacri. Ricordiamoci – il monito di Colombo –
i nomi dei nuovi fascisti”.
|
|
Leggi
|
|
|
pordenonelegge
Quando il successo culturale
è anche valore economico
Grande
è la soddisfazione a Pordenone soprattutto per il direttore e per il
presidente della Fondazione Pordenonelegge – rispettivamente Giovanni
Pavan e Michela Zin – che quest’anno per la seconda volta ha avuto in
carico la parte organizzativa della manifestazione che ha chiuso ieri
la sua sedicesima edizione. Il direttore artistico, Gian Mario
Villalta, insieme ai curatori Alberto Garlini e Valentina Gaparet, ha
sottolineato, con giustificato entusiasmo: “Non capita spesso, per gli
autori, di trovarsi bloccati a firmare copie del proprio libro per
un’ora dopo l’incontro, ma a Pordenonelegge in questi giorni è stato
frequente. Incentivare la corsa al dato numerico di fine manifestazione
non è la nostra priorità ma i dati sono oggettivi: più incontri, oltre
300, più autori, ben 460, e più location, una quarantina circa
perennemente esaurite e col pubblico assiepato intorno che spesso
eguagliava quello che aveva trovato posto a sedere. Certamente quello
2015 è stato un pubblico impressionante sia nei luoghi di incontro che
sotto i tendoni dei libri e per le strade del centro storico”.
Leggi
|
qui roma - ye'ud
I nuovi progetti e le sfide
per il leader del domani
“Ye’ud
è un’esperienza particolare perché appena finisce si rigenera
immediatamente. E infatti questo incontro che segna il punto di arrivo
dell’edizione 2015 scandisce anche la partenza di una nuova sfida per
il 2016”. Così lo psicologo Dan Wiesenfeld ha accolto ieri al Centro
Bibliografico UCEI i giovani protagonisti di Ye’ud, il corso di leader
training organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
L’appuntamento, a distanza di sei mesi dal seminario intensivo svoltosi
in Israele in collaborazione con la World Zionist Organization, ha
offerto l’opportunità al gruppo, proveniente da diverse comunità
ebraiche italiane, di riunirsi e mettere insieme le idee al fine di
avviare nuovi progetti che vanno dalla programmazione di un grande
evento dedicato ai giovani previsto per giugno, ad una nuova gestione,
più consapevole, dei canali di comunicazione. Degli obbiettivi
concreti, dunque, per mettere in pratica gli insegnamenti appresi da
Ye’ud che si propone di creare una leadership comunitaria attiva e
consapevole. Ad intervenire è stato poi il rav Roberto Della Rocca che
ha preso spunto da un passo della Torah.
Leggi
|
Oltremare
- La spesa |
Pensieri
da serata pre-kippur ai fornelli: quando taglio il sedano, in questo
caso per fare il brodo del bollito misto, il mio cervello entra in
risonanza stagionale e si mette a cantare “Avadim Aiynu” come se fosse
Pesach; l’uvetta israeliana (grande come i boccini neri delle bocce di
metallo di una volta) mi ricorda gli esploratori che per primi videro
la Terra d’Israele e il tralcio di vite smisurato che portarono, e che
adesso è il simbolo del Ministero del turismo; i finocchi non si
trovano in questa stagione, ci casco tutti gli anni e poi sulla tavola
prima del digiuno mi mancano come un pezzetto di casa. Sotto le feste
ebraiche, anche qui che non si deve fare equilibrismi con i giorni di
vacanza, l’approvvigionamento è il perno di tutta la fine dell’estate.
Si pianificano queste settimane tenendosi tempi larghi per fare la
spesa, cercare prodotti cui durante l’anno non si penserebbe affatto, e
ci si scambiano ricette con pressoché chiunque, di solito sconosciuti
emeriti in fila alla cassa del supermercato, dopo che ci si è spiati
sfacciatamente i contenuti dei rispettivi carrelli.
Daniela Fubini, Tel Aviv
Leggi
|
|
La signora con le borse |
È
iniziato un anno fa e si chiama come una famosa canzone di Arik
Einstein: Progetto “Gveret im salim”– “La signora con le borse della
spesa”. L’iniziativa è di alcuni liceali insieme a studenti
universitari che ogni giovedì tra le 16:00 e le 18:00 si presentano al
mercato di Mahanè Yehuda a Gerusalemme e, in cambio di una storia,
aiutano anziani e passanti a trasportare la loro spesa: cestini,
cassette e sacchetti ricolmi di verdura, frutta e mercanzie di ogni
genere. Arrivano vestiti con uno sgargiante grembiulino giallo e con un
bel sorriso porgono aiuto. Tutti accettano volentieri di essere aiutati
e di essere ascoltati: storie del passato, piccoli momenti di eroismo e
di paura nelle guerre, l’aliyah da un Paese lontano, le fughe, le
nostalgie. I ragazzi ascoltano rapiti, divertiti e l’entusiasmo dilaga
in tutta Israele. Un altro modo per lasciare un mondo migliore di
quello che abbiamo trovato. Gmar hatimah tovah.
Angelica Edna Calò Livne
|
|
Darius Milhaud
|
Mi
piace prendere appunti quando sono in viaggio e non solo per fissare
sulla carta i ricordi, ma perché ogni luogo racconta una storia che è
bello continuare a leggere anche quando si ritorna nella quotidianità.
E in ogni storia ritrovo immagini e memorie della vita ebraica, ma
soprattutto torno ad ascoltarne l’espressione musicale. La vacanza in
Costa Azzurra mi ha condotta a Villa Kerylos e Villa Rotschild, in cui
si intrecciano le storie di due grandi famiglie della borghesia ebraica
colta e facoltosa nella Francia a cavallo tra ‘800 e ‘900 e nella
puntata a Aix en Provence ho riscoperto la figura di Darius Milhaud,
compositore prolifico, autore di circa 450 opere. Ebreo originario di
Marsiglia e pronipote di un fondatore della sinagoga di Aix en
Provence, studia al conservatorio di Parigi e all’età di 28 anni entra
a far parte del Gruppo dei Sei, evoluzione di quel circolo musicale
nato da un’idea del compositore Eric Satie e appoggiato fortemente da
Jean Cocteau, a cui fra l’altro è dedicato un museo davvero
interessante a Menton. Il Gruppo dei Sei, che annovera fra i suoi
componenti anche Francis Poulenc, si pone in netta contrapposizione con
lo stile romantico e sperimenta nuove forme di dialogo tra i diversi
generi musicali e tra le diverse espressioni artistiche.
Maria Teresa Milano
Leggi
|
Guardare al passato |
All’entrata
di Auschwitz, là dove ha inizio il cammino che porta ai forni
crematori, i gestori del museo hanno installato lunghe docce con acqua
vaporizzata. Secondo loro gli accaldati turisti, durante i giorni più
torridi dell’estate, hanno bisogno di comfort. Un gesto bonario che
difetta di sensibilità e di simbolicità, o piuttosto una potente
rimozione, una dimenticanza del fatto che il termine ‘docce’ ad
Auschwitz conserverà in eterno un unico irredimibile significato? I
gestori protestano in difesa degli ‘innocenti’ strumenti di ristoro, ma
sono grida stonate. Così come stonate sarebbero le rimostranze dei
visitatori. Pensare che si possa entrare in quel luogo dopo essersi
rinfrescati dall’afa è un modo per sconfessarlo, ed è già una
profanazione. È difficile capire se si tratta di lapsus involontario o
di perfidia calcolata e mascherata da sbadataggine, un dubbio che tocca
anche quegli immemori tedeschi, che giorni fa hanno messo 21 migranti
nell’ex campo di concentramento di Buchenwald.
Tiziana Della Rocca
Leggi
|
|
|
|