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21 settembre 2015 - 8 Tishri 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
“Se un uomo [il padre] ha un figlio [maschio] traviato [che devia dalla retta via] e ribelle [che si oppone con violenza], che ruba, mangia [in un certo modo] carne e beve [in un certo modo] vino in eccesso, e non ascolta [deve poter ascoltare] la voce di suo padre e alla voce di sua madre e, pur diffidandolo e castigandolo [devono saper educare], non dà loro ascolto. Suo padre e sua madre [insieme e d’accordo] lo prenderanno, lo porteranno [devono essere in grado di prenderlo] dagli anziani della sua città, presso il tribunale del suo luogo di residenza, e diranno [parlando con le stesse parole] agli anziani della sua città: ‘questo nostro figlio [naturale] è traviato e ribelle, non dà ascolto alla nostra voce [devono parlare con la stessa voce], è un ingordo di carne e un ubriacone di vino’. Allora tutti gli uomini incaricati dal tribunale di quella città lo lapideranno e morirà e così estirperai colui che compie il male di mezzo a te. Il tribunale dovrà rendere pubblico l’accaduto così che tutto Israele sentirà quanto è successo e ne avranno timore”.
 
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Anna
Foa,
storica
20 settembre 1870, Roma diventa capitale e gli ebrei ricevono la piena emancipazione. 18 settembre 1938, solo sessantotto anni dopo, Mussolini annuncia a Trieste le leggi razziste, che non solo rovesciano l’emancipazione del 1870 ma preludono alla Shoah. Due date vicinissime di settembre. Ricordiamocele in questi giorni che quest’anno sono anche di raccoglimento e di penitenza. Ricordiamole mentre intorno a noi il razzismo sembra riemergere, anche se non ne siamo noi i principali obiettivi. Mentre i profughi affogano e l’Ungheria crea muri di filo spinato. Il razzismo, l’odio del diverso, non ha confini. Quello che oggi tocca gli altri è già successo a noi e può succedere di nuovo anche a noi: barriere, respingimenti, confini chiusi. Il nazionalismo, orrida bestia, che rialza la testa, il sogno europeo infranto. Pensiamoci, in questi giorni così importanti.
Grecia, vince Syriza
Alba Dorata terzo partito
La Grecia si affida di nuovo alla sinistra di Alexis Tsipras e del suo partito Syriza, usciti ieri vincitori dalle elezioni tenutesi nel paese. Con il 35 per cento dei voti conquistati e l’appoggio della destra nazionalista di Anel, Tsipras può contare sulla maggioranza assoluta in parlamento. I greci, osserva Repubblica, decidono dunque di dare un’altra chance al leader che aveva portato il suo partito alla scissione, con il fallimento della rimonta dei rivali di Nea Demokratia. Ma a preoccupare è il successo dell’estrema destra di Alba Dorata che si conferma terzo partito in Grecia con il superamento per la prima volta della soglia del 7 per cento, il più votato tra i disoccupati e tra i giovani sotto i 24 anni. La crisi economica e l’emergenza profughi ha permesso alla retorica di Alba Dorata, movimento di ispirazione neonazista, noto per i suoi attacchi antisemiti e le violenze contro i migranti, di riscuotere un certo successo tra le fasce più deboli della società greca. “Mi aspettavo anche di più”, commenta intervistato da Repubblica il portavoce e numero due del partito di estrema destra Ilias Kasidiaris, sotto processo per associazione a delinquere e per l’omicidio di un rapper di sinistra. Secondo lui Tsipras fallirà una seconda volta e si tornerà a nuove elezioni a breve. “Siamo gli unici davvero contrari alla dittatura finanziaria tedesca. Gli unici che lottano contro l’invasione degli stranieri. Ma ci hanno emarginato dalla tv pubblica – l’attacco di Kasidiaris – e nessuno ha potuto davvero leggere il nostro programma”. “Noi non siamo nazisti”, si difende invece l’esponente di Alba Dorata Artemis Matthaiopoulos sul Corriere della sera. “La gente continua a interpretare male il nostro simbolo – afferma – che non è una svastica rovesciata, ma un fregio dell’Antica Grecia. Tutto un equivoco”. Difficile interpretare male le fotografie di persone con braccia tese, l’uso spregiudicato della retorica antisemita, la violenza contro oppositori politici e i profughi per le strade greche.

Israele, nuove misure contro i lanci di sassi e molotov. Arriva dopo giorni di scontri violenti alla Spianata delle Moschee e di tiro di sassi e molotov contro la polizia nei sobborghi arabi di Gerusalemme e in Cisgiordania, l’approvazione da parte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu delle nuove misure, già annunciate negli scorsi giorni, per reprimere i violenti. Tra le altre cose, è prevista, in certi casi e determinate condizioni, la possibilità per le forze dell’ordine di rispondere ai lanci aprendo il fuoco. “Le pietre e le bottiglie incendiarie – ha spiegato – sono armi letali: possono uccidere e hanno già ucciso”. Il Messaggero riporta inoltre il braccio di ferro di Netanyahu con il procuratore generale Yehuda Weinstein, secondo cui le leggi attuali sono sufficienti. Il premier ha invece rigettato l’accusa politica avanzata dal mondo arabo e da Ramallah che Israele voglia cambiare lo status quo sulla Spianata delle Moschee, rassicurando sul fatto di essere “vincolato al suo mantenimento”.

Colombo e i “nuovi fascisti”. “Fascismo e nazismo sono in grado di riportare con vigore all’attenzione dei più deboli (compresi interi governi) il mito della frontiera”, scrive Furio Colombo in un editoriale sul Fatto Quotidiano criticando duramente il risorgere a suo avviso di tali ideologie nella risposta dell’Europa all’emergenza migranti. “Solo con la Shoah l’Europa è scesa più in basso. Ma un secondo grande sacrificio umano sta per compiersi, proprio da parte di un nuovo ente politico, economico e culturale che era stato creduto e sognato come la grande risposta all’orrore dei massacri. Ricordiamoci – il monito di Colombo – i nomi dei nuovi fascisti”.
 
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  davar
israele
L'UE e le etichette pericolose
L'etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania inizierà dal prossimo ottobre. È quanto ha dichiarato nelle scorse ore un alto funzionario dell'Unione europea alla radio dell'esercito israeliano Galei Tsahal. Sarebbe dunque imminente l'entrata in vigore del provvedimento, duramente criticato dal governo di Gerusalemme, che vuole introdurre una differenziazione all'interno del made in Israel, specificando quali prodotti provengono dalle aziende che operano negli insediamenti israeliani presenti nella West Bank. L'iniziativa era stata caldeggiata in una lettera firmata da sedici ministri degli Esteri europei – tra cui quello italiano – e definita come “un passo importante per la piena implementazione della politica dell’Unione Europea in relazione alla difesa della soluzione dei due Stati”. Secondo i diplomatici europei – appoggiati dalla risoluzione approvata lo scorso 11 settembre a larga maggioranza dal Parlamento europeo - la proposta delle etichette sarebbe dovuto  alla “continua espansione di insediamenti israeliani illegali nei Territori occupati palestinesi (secondo la definizione usata nella lettera) e negli altri territori occupati da Israele dal 1967 che minacciano la prospettiva di un accordo giusto e definitivo”. “È semplicemente una distorsione della giustizia e della logica che credo faccia male alla pace; non la promuove”, la risposta del Primo ministro Benjamin Netanyahu, dopo il voto dell'Assemblea di Strasburgo. “Le radici del conflitto non sono i territori, non sono gli insediamenti – aveva ribadito il Premier – Sappiamo cosa è accaduto in passato quando l'Europa ha etichettato i prodotti ebraici”.
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pordenonelegge
Quando il successo culturale
è anche valore economico

Grande è la soddisfazione a Pordenone soprattutto per il direttore e per il presidente della Fondazione Pordenonelegge – rispettivamente Giovanni Pavan e Michela Zin – che quest’anno per la seconda volta ha avuto in carico la parte organizzativa della manifestazione che ha chiuso ieri la sua sedicesima edizione. Il direttore artistico, Gian Mario Villalta, insieme ai curatori Alberto Garlini e Valentina Gaparet, ha sottolineato, con giustificato entusiasmo: “Non capita spesso, per gli autori, di trovarsi bloccati a firmare copie del proprio libro per un’ora dopo l’incontro, ma a Pordenonelegge in questi giorni è stato frequente. Incentivare la corsa al dato numerico di fine manifestazione non è la nostra priorità ma i dati sono oggettivi: più incontri, oltre 300, più autori, ben 460, e più location, una quarantina circa perennemente esaurite e col pubblico assiepato intorno che spesso eguagliava quello che aveva trovato posto a sedere. Certamente quello 2015 è stato un pubblico impressionante sia nei luoghi di incontro che sotto i tendoni dei libri e per le strade del centro storico”.
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gli oscar del piccolo schermo
Jewish Emmy, la notte del trionfo
della scorrettezza in televisione

È di nuovo arrivato il momento dell’anno in cui tocca fare un bilancio di euforiche esultanze e cocenti delusioni, tra un po’ di sano glitter da red carpet e quell’affetto esagerato che si prova solo per i personaggi protagonisti di interminabili serie a puntate, dopo la notte degli Emmy Awards, i cosiddetti Oscar della televisione. E mentre ci si preparava a successi annunciati e domandava quali sarebbero state invece le sorprese di serie di nicchia portate alla ribalta o telenovele mielose ingiustamente premiate, in rete si moltiplicavano le “Guide ai Jewish Emmy”, per non farsi cogliere impreparati sulla massiccia presenza ebraica nel mondo del piccolo schermo. E la verità è che affidarsi a uno solo di questi vademecum non basta, perché ognuno di essi porta alla luce nuovo jewish pride.

(Nell’immagine il cast di “Game of Thrones” con le statuette degli Emmy Awards)
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qui ferrara
Meis a porte aperte
Sono state numerose le persone che ieri hanno scelto di visitare il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara che ha aperto il suo cantiere al pubblico in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Un’opportunità unica, la prima dopo la decisione dello stanziamento di sette milioni di euro da parte del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini per accelerare il completamento dell’opera, resa possibile grazie al Segretariato del MiBACT e alla FondazioneMeis che hanno permesso ai visitatori di accedere gratuitamente nell’area sulla quale sorgerà il Museo. Il gruppo ha guardato con i propri occhi l’avanzamento dei lavori guidati dai funzionari del ministero oltre che da Carla Di Francesco, membro della Fondazione Meis e responsabile unico del progetto e cantiere.

(La fotografia è della pagina Facebook del Meis)
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qui roma - ye'ud
I nuovi progetti e le sfide
per il leader del domani 

“Ye’ud è un’esperienza particolare perché appena finisce si rigenera immediatamente. E infatti questo incontro che segna il punto di arrivo dell’edizione 2015 scandisce anche la partenza di una nuova sfida per il 2016”. Così lo psicologo Dan Wiesenfeld ha accolto ieri al Centro Bibliografico UCEI i giovani protagonisti di Ye’ud, il corso di leader training organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L’appuntamento, a distanza di sei mesi dal seminario intensivo svoltosi in Israele in collaborazione con la World Zionist Organization, ha offerto l’opportunità al gruppo, proveniente da diverse comunità ebraiche italiane, di riunirsi e mettere insieme le idee al fine di avviare nuovi progetti che vanno dalla programmazione di un grande evento dedicato ai giovani previsto per giugno, ad una nuova gestione, più consapevole, dei canali di comunicazione. Degli obbiettivi concreti, dunque, per mettere in pratica gli insegnamenti appresi da Ye’ud che si propone di creare una leadership comunitaria attiva e consapevole. Ad intervenire è stato poi il rav Roberto Della Rocca che ha preso spunto da un passo della Torah.
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pagine ebraiche - international edition
Settembre, un mese fra cultura
e riflessione sul futuro

Settembre, il mese della cultura. Sull’uscita settimanale dell’edizione di Pagine Ebraiche rivolta al pubblico non italiano, tanti spunti dedicati ad alcuni tra i numerosi eventi che si svolgono in questo periodo, tradizionalmente ricco di festival e manifestazioni. Ad aprire è un bilancio della Giornata europea della Cultura ebraica, che da Firenze al resto di Italia ha costituito anche un’occasione di riflessione sulla grande sfida che interessa in questi mesi le società europee, quella dei rifugiati.

Rossella Tercatin
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qui roma
Una targa per ricordare la ricerca
di Giancarlo Spizzichino

“Tra queste mura fece della ricerca storica la ricerca del bene di questa Comunità e la perseguì”, recita la targa apposta nelle scorse ore nei locali dell’Archivio Storico della Comunità ebraica di Roma in onore di Giancarlo Spizzichino, scomparso lo scorso anno all’età di 76 anni. Un’iniziativa voluta per ricordare il significativo contributo di Spizzichino, che fu una delle colonne dell’archivio della Keillah romana, a cui hanno presenziato, al fianco dei famigliari, il presidente della Comunità capitolina Ruth Dureghello, il rabbino capo Riccardo Di Segni e il direttore del Dipartimento di cultura ebraica Claudio Procaccia. Nei diversi interventi che si sono succeduti Spizzichino è stato ricordato con affetto e stima, sottolineando il contributo che le sue ricerche hanno dato nel ricostruire il passato e le tradizioni della Comunità della Capitale.

trieste - la redazione alla scuola interpreti
Informazione Bechol Lashon
Proseguono a ritmo serrato all’Università degli studi di Trieste gli incontri preparatori‎ fra la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e i volontari iscritti alla prestigiosa Scuola superiore traduttori e interpreti che si sono candidati a svolgere il proprio tirocinio di lavoro in ambiente giornalistico.
Una collaborazione resa possibile dall’accreditamento dell’Unione nella rosa degli enti autorizzati ad offrire questa esperienza di formazione e che potrà rivelarsi utile anche nello sviluppo di canali informativi plurilingui, Bechol Lashon, di cui il notiziario Pagine Ebraiche 24 International edition costituisce un primo banco di prova.

(Nell’immagine alcuni studenti della Scuola alle prova d’esame della sessione autunnale).

sorgente di vita
Festività ebraiche
Il capodanno ebraico, il giorno del digiuno, la festa delle capanne: una riflessione del rabbino Scialom Bahbout sulle ricorrenze di questo periodo apre la puntata di Sorgente di vita di domenica 20 settembre. La scansione del tempo e il ricordo di eventi biblici si unisce al ciclo della natura e all’alternarsi delle stagioni. Segue un servizio su “Pecore in erba”, il film del regista esordiente Alberto Caviglia presentato al festival di Venezia.
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 pilpul
 Oltremare - La spesa
Pensieri da serata pre-kippur ai fornelli: quando taglio il sedano, in questo caso per fare il brodo del bollito misto, il mio cervello entra in risonanza stagionale e si mette a cantare “Avadim Aiynu” come se fosse Pesach; l’uvetta israeliana (grande come i boccini neri delle bocce di metallo di una volta) mi ricorda gli esploratori che per primi videro la Terra d’Israele e il tralcio di vite smisurato che portarono, e che adesso è il simbolo del Ministero del turismo; i finocchi non si trovano in questa stagione, ci casco tutti gli anni e poi sulla tavola prima del digiuno mi mancano come un pezzetto di casa. Sotto le feste ebraiche, anche qui che non si deve fare equilibrismi con i giorni di vacanza, l’approvvigionamento è il perno di tutta la fine dell’estate. Si pianificano queste settimane tenendosi tempi larghi per fare la spesa, cercare prodotti cui durante l’anno non si penserebbe affatto, e ci si scambiano ricette con pressoché chiunque, di solito sconosciuti emeriti in fila alla cassa del supermercato, dopo che ci si è spiati sfacciatamente i contenuti dei rispettivi carrelli.


Daniela Fubini, Tel Aviv
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La signora con le borse 
È iniziato un anno fa e si chiama come una famosa canzone di Arik Einstein: Progetto “Gveret im salim”– “La signora con le borse della spesa”. L’iniziativa è di alcuni liceali insieme a studenti universitari che ogni giovedì tra le 16:00 e le 18:00 si presentano al mercato di Mahanè Yehuda a Gerusalemme e, in cambio di una storia, aiutano anziani e passanti a trasportare la loro spesa: cestini, cassette e sacchetti ricolmi di verdura, frutta e mercanzie di ogni genere. Arrivano vestiti con uno sgargiante grembiulino giallo e con un bel sorriso porgono aiuto. Tutti accettano volentieri di essere aiutati e di essere ascoltati: storie del passato, piccoli momenti di eroismo e di paura nelle guerre, l’aliyah da un Paese lontano, le fughe, le nostalgie. I ragazzi ascoltano rapiti, divertiti e l’entusiasmo dilaga in tutta Israele. Un altro modo per lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato. Gmar hatimah tovah.

Angelica Edna Calò Livne
Darius Milhaud
Mi piace prendere appunti quando sono in viaggio e non solo per fissare sulla carta i ricordi, ma perché ogni luogo racconta una storia che è bello continuare a leggere anche quando si ritorna nella quotidianità. E in ogni storia ritrovo immagini e memorie della vita ebraica, ma soprattutto torno ad ascoltarne l’espressione musicale. La vacanza in Costa Azzurra mi ha condotta a Villa Kerylos e Villa Rotschild, in cui si intrecciano le storie di due grandi famiglie della borghesia ebraica colta e facoltosa nella Francia a cavallo tra ‘800 e ‘900 e nella puntata a Aix en Provence ho riscoperto la figura di Darius Milhaud, compositore prolifico, autore di circa 450 opere. Ebreo originario di Marsiglia e pronipote di un fondatore della sinagoga di Aix en Provence, studia al conservatorio di Parigi e all’età di 28 anni entra a far parte del Gruppo dei Sei, evoluzione di quel circolo musicale nato da un’idea del compositore Eric Satie e appoggiato fortemente da Jean Cocteau, a cui fra l’altro è dedicato un museo davvero interessante a Menton. Il Gruppo dei Sei, che annovera fra i suoi componenti anche Francis Poulenc, si pone in netta contrapposizione con lo stile romantico e sperimenta nuove forme di dialogo tra i diversi generi musicali e tra le diverse espressioni artistiche.

Maria Teresa Milano
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Guardare al passato
All’entrata di Auschwitz, là dove ha inizio il cammino che porta ai forni crematori, i gestori del museo hanno installato lunghe docce con acqua vaporizzata. Secondo loro gli accaldati turisti, durante i giorni più torridi dell’estate, hanno bisogno di comfort. Un gesto bonario che difetta di sensibilità e di simbolicità, o piuttosto una potente rimozione, una dimenticanza del fatto che il termine ‘docce’ ad Auschwitz conserverà in eterno un unico irredimibile significato? I gestori protestano in difesa degli ‘innocenti’ strumenti di ristoro, ma sono grida stonate. Così come stonate sarebbero le rimostranze dei visitatori. Pensare che si possa entrare in quel luogo dopo essersi rinfrescati dall’afa è un modo per sconfessarlo, ed è già una profanazione. È difficile capire se si tratta di lapsus involontario o di perfidia calcolata e mascherata da sbadataggine, un dubbio che tocca anche quegli immemori tedeschi, che giorni fa hanno messo 21 migranti nell’ex campo di concentramento di Buchenwald.

Tiziana Della Rocca
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