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30 settembre 2015 - 17 Tishri 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“O cieli, prestate ascolto e io parlerò! Possa la terra ascoltare le parole della mia bocca”, (Devarìm 32, 1). Il Grande Rabbì Israel di Salant, fondatore della Tnuat ha-Mussàr, ha detto riguardo a questo verso: “Nonostante sia vero che la bocca è lontana dal cuore come il cielo è lontano dalla terra, nonostante tutto, i nostri occhi vedono che dal cielo scende la pioggia e dalla terra germogliano piante”.
David
Assael,
ricercatore
Davvero imperscrutabili i criteri di selezione delle notizie da parte dell’informazione italiana. Abbiamo passato un’estate a seguire ogni starnuto di Varoufakis e ogni alzata di sopracciglio di Schauble (ho sentito analisi di psicologi interpellati sulla mimica facciale dei leader europei), ma sul voto catalano di domenica scorsa, potenzialmente altrettanto esplosivo per gli equilibri del Continente, pochissime parole. Il Tg1 delle 20.00 ha dato la precedenza a servizi sulle piante aromatiche, il Tg7 ha invece insistito sui vari gossip politici nostrani. Purtroppo, però, la realtà va avanti anche se non se ne parla e se non la si interpreta, si manifesta all’improvviso e in tutta la sua durezza. La situazione spagnola è l’ennesima espressione di un imperante irrazionalismo europeo, che comprende populismo di destra, di sinistra, sovranisti (neologismo lepenista e leghista), indipendentisti, muri di varia natura, partiti nazistoidi… Tutti diversi, ma accomunati da un atteggiamento: quando chiedi loro come possa realizzarsi un progetto politico che fa acqua da tutte le parti, ti urlano in faccia qualche slogan e la discussione si chiude lì. Come si faccia a dialogare in queste condizioni resta un mistero, speriamo in un ravvedimento collettivo: pessimismo della ragione, ottimismo della volontà.
L'impegno dell'Onu
per la guerra in Siria
Un impegno congiunto per risolvere la delicata situazione siriana e sconfiggere lo Stato Islamico. Segnali di parziale disgelo sono emersi a New York tra Russia e Stati Uniti, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dedicata alla lotta contro l’Isis, che vede impegnati 65 paesi membri. La riapertura del dialogo tra Washington e Mosca è iniziata lunedì con il lungo colloquio a porte chiuse tra i presidenti Barack Obama e Vladimir Putin, primo incontro formale da due anni, in cui si è ribadita la volontà di coordinare l’azione militare contro il nemico comune del Califfato, ma sul futuro ruolo del presidente siriano Bashar Assad, non si è trovato un accordo. Sempre difeso da Putin come “unico governo legittimo e baluardo nella lotta al terrorismo”, per Obama l’annientamento dei jihadisti passa necessariamente per l’uscita di scena di Assad. E mentre il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha lanciato l’allarme sul boom dei terroristi provenienti da tutto il mondo per rafforzare i ranghi del Califfato, il presidente Usa ha voluto aprire con un messaggio di fiducia, riporta la Repubblica, osservando che l’Isis “in Iraq e Siria è circondato da forze che vogliono eliminarlo, abbiamo visto che può essere sconfitto sul campo, alla fine perderà perché non ha nulla da offrire se non disperazione e distruzione”.

Renzi: “La Libia è la priorità”. “In Siria l’unica via possibile è restituire la parola alla politica. Ma in questo momento un nemico pericoloso, il Daesh, sta alle nostre porte e rischia di affermarsi in Africa partendo dalla Libia”. Queste le parole pronunciate dal premier italiano Matteo Renzi dal podio del Palazzo di Vetro, riportate da Repubblica. Non è dunque la Siria ma la Libia la priorità per l’Italia, pronta – ha affermato Renzi – “se il governo libico ce lo chiederà, a prendere un ruolo guida in un meccanismo di stabilità del paese con il sostegno della comunità internazionale”.

Netanyahu: “L’Onu ponga fine all’odio”. “Chiederò di mettere fine a questa istigazione selvaggia, Israele intende mantenere lo status quo e desidera la pace con i palestinesi”. Queste le parole (riportate in una breve dal Mattino) del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in partenza per il vertice Onu a New York, in riferimento alle nuove giornate di scontri tra manifestanti palestinesi, armati di bombe molotov e pietre, e polizia israeliana nei pressi della Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Come ha scritto ieri Avvenire, l’inizio degli scontri ha coinciso con la fine della festività islamica di El Aid al Adha, l’inizio di quella ebraica di Sukkot, e l’anniversario dell’inizio della seconda Intifada.
 
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  davar
QUI NEW YORK - l'appello del premier d'israele
Netanyahu: "L'Onu si muova
contro la minaccia iraniana"

È l’Iran il tema al centro dell’intervento di oggi del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ma nelle scorse ore, in partenza per New York, aveva anche dichiarato l’intenzione di chiedere “di mettere fine a questa istigazione selvaggia” e che “Israele intende mantenere lo status quo e desidera la pace con i palestinesi”, in riferimento alle nuove giornate di scontri tra manifestanti palestinesi, armati di bombe molotov e pietre, e polizia israeliana nei pressi della Spianata delle Moschee a Gerusalemme. E al Palazzo di Vetro si rivolgerà, a distanza di poche ore, anche il presidente dell’Aurorità palestinese Mahmoud Abbas.
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la riflessione di sergio della pergola
I numeri da declinare al futuro
Quanti saranno gli ebrei del 2050 e come saranno distribuite le comunità ebraiche del futuro? A delineare i due scenari possibili, quello migliore che vede una crescita degli ebrei a 20 milioni e l’ipotesi peggiore che vede il numero stabilizzarsi sui 14 milioni, è il demografo dell'Università Ebraica di Gerusalemme Sergio Della Pergola in articolo sul numero di Pagine Ebraiche attualmente in distribuzione che vi proponiamo nella sua versione integrale. Nel suo testo, che è stato pubblicato contemporaneamente in lingua ebraica e inglese sul quotidiano israeliano Yedioth Ahoronot, Della Pergola conclude: “I numeri in aumento rappresentano una grande sfida in termini di infrastrutture e di qualità dell’ambiente, ma buone soluzioni non sono impossibili se consideriamo il caso di Singapore, dove la densità di popolazione è molto maggiore rispetto a quella di Israele, o anche l’Arizona dove in un ambiente desertico identico a quello del Negev vivono oltre 5 milioni di persone. Poi ci sono le minacce dell’ayatollah Khamenei che annuncia che fra 25 anni Israele non esisterà più. Quello che è certo è che fra 25 anni non esisterà più Khamenei. Soprattutto, è essenziale che chi di dovere nel sistema politico israeliano prenda le decisioni giuste per affrontare correttamente il futuro demografico previsto nel 2050, perché il 2050 arriverà”.

All’inizio del nuovo anno 5776, il popolo ebraico conta circa 14.300.000 persone secondo una definizione simile a quella della Corte Suprema israeliana. Per essere ebreo oggi prima di tutto conta la volontà di autoidentificarsi con il popolo ebraico, attraverso l’intera gamma tra il molto religioso e l’antireligioso, senza però aderire a un’altra religione. Del totale mondiale, circa 6,3 milioni di ebrei (oltre a più di 360.000 familiari che non sono registrati come ebrei dal ministero dell’Interno) vivono in Israele, circa 8 milioni vivono nella Diaspora, di cui 5,7 milioni negli Stati Uniti e 2,3 milioni in tutti gli altri paesi (principalmente in Francia, Canada, Regno Unito, Russia, Argentina, Germania, Australia e Brasile).
Una proiezione al 2050 propone uno scenario alto di 20 milioni di ebrei in Israele e in tutto il mondo e uno scenario basso di 14 milioni. Uno scenario intermedio di 17 milioni significa che nel 2050 il popolo ebraico potrebbe ritornare alle sue dimensioni anteriori alla Shoah. Nell’era attuale di instabilità non solo in Medio Oriente, ma anche in Europa e in altre parti del mondo, ogni tentativo di previsione dei prossimi decenni è difficile e incerto. Ancora più difficile è immaginare il futuro del popolo ebraico, in Israele e nella Diaspora. La profezia, come sappiamo, è stata data ai pazzi, ai ciechi e agli infanti.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme

Pagine Ebraiche, ottobre 2015
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qui milano
Le nuove pagine di BookCity

Sul palcoscenico di Bookcity, la rassegna milanese dedicata interamente al libro e alla letteratura, gli scrittori israeliani saranno di nuovo protagonisti: dopo David Grossman e Amos Oz, nell'edizione di quest'anno – che si svolgerà dal 22 al 25 ottobre - a rappresentare la cultura israeliana saranno Abraham Yehoshua e Judith Katzir. Due presenze che, all'interno della fitta agenda del festival (oltre 800 eventi, 1700 ospiti e 200 sedi diverse per un'iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dal Comitato promotore BookCity composto da Fondazione Corriere della Sera, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri), testimoniano l'interesse sempre vivo in Italia per la realtà israeliana e per i suoi scrittori. Ma all'interno di Bookcity, il cui programma è stato presentato oggi a Palazzo Reale a Milano, grande rilievo avranno anche diverse voci dell'ebraismo italiano (e non solo) e molti appuntamenti saranno strettamente connessi alla tradizione e ai valori ebraici. Tra questi, il dialogo a più voci organizzato alla Sinagoga Centrale di Milano in cui, sul tema dei “Mondi nascosti”, in cui si confronteranno Antonia Arslan, rav Roberto Della Rocca, Oscar Giannino, David Parenzo e Adrée Ruth Shammah. Lo storico David Bidussa sarà invece tra i protagonisti della riflessione "Resistenza e violenza. Il dialogo tra Norberto Bobbio e Claudio Pavone" mentre al saggista Stefano Levi Della Torre è affidata l'analisi delle figure presenti nella Divina Commedia. Come raccontare la Shoah ai bambini, è invece uno degli interrogativi a cui risponderà indirettamente la Testimone Liliana Segre che al Teatro Franco Parenti presenterà il suo libro "Fino a quando la mia stella brillerà", racconto autobiografico sulla tragedia delle persecuzioni anti-ebraiche diretto ai più giovani.  


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qui roma
Cinema, Israele protagonista 
Trentasette film, documentari e serie tv da ventiquattro paesi; incontri con scrittori, registi e omaggi a divi indimenticabili: torna il 16 ottobre la Festa del cinema di Roma, la kermesse, giunta alla sua decima edizione, che dà appuntamento all’Auditorium Parco della Musica e che quest’anno vede come direttore artistico lo scrittore americano d’adozione Antonio Monda. Tra i paesi protagonisti del festival, non mancherà Israele, che si conferma essere una delle voci più innovative del panorama cinematografico e che presenterà a Roma la serie tv Fauda e l’opera corale Sport, due prove coraggiose nelle quali si riflette sul conflitto israelo-palestinese.
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l'intervista alla regista lena dunham
Il femminismo e i giovani,
le grandi sfide di Hillary 

Femminismo, moda, i problemi sociali della gioventù e i suoi mille tormenti interiori. A discutere di tutto questo è la sessantottenne Hillary Clinton, intervistata dall’attrice, sceneggiatrice e regista ebrea statunitense – o meglio, di Brooklyn – Lena Dunham, nella prima uscita della sua nuova newsletter intitolata “Lenny”, crasi tra il suo nome e quello della collega e co-autrice Jenni Konner. Come lei stessa spiega in “Girls”, la serie tv da lei ideata, scritta, diretta e recitata che l’ha portata alla ribalta ma Hilary ha ammesso di non guardare, Dunham vuole essere “la voce della mia generazione, o almeno una voce di una generazione”. E dunque con nessuno meglio di lei avrebbe potuto affrontare i temi che riguardano la situazione dei ventenni americani di oggi – caratterizzati dagli stessi ideali brucianti e sogni di gloria dei coetanei di qualsiasi altro decennio, ma con sfide socio-economiche del tutto nuove – e ancor più nello specifico delle ventenni americane di oggi, la candidata alle primarie democratiche per le elezioni presidenziali del 2016, ex segretario di Stato, ex First Lady, sempre donna di successo.

(Nell'imagine, un disegno di Meryl Rowin)
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pilpul
Ticketless - Destre 
Vincenzo Pinto è un giovane ricercatore di storia contemporanea che da anni svolge ricerche sul rapporto fra la destra e gli ebrei. Studioso anti-conformista, a suo modo ribelle, ha compreso come il panorama di ricerche, in Italia ma non solo, sia sbilanciato a sinistra, trascurando il lungo e intenso scambio di amorosi sensi che gli ebrei europei hanno saputo intrattenere con il mondo conservatore. Esce adesso dalla casa editrice Le Lettere “In nome della patria. Ebrei e cultura di destra nel Novecento”, dove sono raccolti contributi su Jabotinsky, Isaac Kadmi-Cohen, Joseph G. Klausner, Hans J. Schoeps e, per l’Italia, un interessantissimo saggio su Ettore Ovazza, fatto uscire, finalmente, dagli schemi biografici 'tragici', entro i quali è stato costretto. Di Ovazza Pinto analizza gli scritti, i saggi, le opere di narrativa ricostruendo con precisione i contorni di una figura particolare, non unica nel panorama italiano degli anni Trenta (la sua prosa ricorda Pitigrilli).

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Etichette 
Non è ancora facile valutare quale sarà l’incidenza pratica della recente delibera presa, a grande maggioranza, dal Parlamento Europeo – su sollecitazione di diversi governi nazionali, tra cui quello italiano -, che impone di etichettare come tali i prodotti israeliani realizzati negli insediamenti, permettendo ai consumatori di non acquistarli, esprimendo così la loro disapprovazione per la presenza delle colonie ebraiche nei territori palestinesi. Quel che è certo è che tale risoluzione appare vile e cinica sul piano morale, e scellerata e velenosa sul piano politico. Ammesso che la sua intenzione fosse veramente quella di risolvere il problema delle colonie, è assolutamente certo che i suoi effetti andranno nella direzione esattamente contraria, dal momento che non farà che allontanare enormemente ogni minima possibilità di soluzione negoziata del conflitto, e quindi del connesso problema delle colonie. Perché questo problema, anche se la Signora Europa pare ignorarlo, è una conseguenza della guerra, non una sua causa. Lo ha generato la guerra, non è stato esso a generarla. Basta leggere un qualsiasi sussidiario scolastico per ricordarlo.

Francesco Lucrezi, storico
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